L’ABETINA DI FONDO

Analisi strutturale dell’abetina di Fondo di Valchiusella (Traversella – Torino)

Mario Pividori*, Isabella Ballauri del Conte**

Copia di PICT0301

* Dipartimento di Agronomia, Selvicoltura e Gestione del Territorio – Università di Torino

** Dottore in Scienze Forestali e Ambientali, libero professionista


 1. Premessa e scopi del lavoro

L’areale dell’abete bianco (Abies alba Miller) presenta una limitata estensione dovuta principalmente alla scarsa plasticità che questa specie dimostra nei confronti delle condizioni climatiche. L’areale europeo è in fase di riduzione a favore dell’abete rosso e del faggio; questo declino, cominciato circa 2000 anni fa, è causato probabilmente dalle variazioni climatiche e dall’azione antropica, accompagnate da fenomeni di moria in tempi recenti (LARSEN, 1986 in Gabbrielli et Alii, 1990). E’ necessario inoltre tenere conto del fenomeno conosciuto come “moria dell’abete bianco”, per spiegare il quale sono state formulate diverse ipotesi, pur non avendo ancora accertato con sicurezza i fattori responsabili (Gabbrielli et Alii, 1990; Bernetti, 1995).

A livello italiano l’abete bianco si trova maggiormente nei boschi misti delle Alpi orientali, poiché verso occidente è limitato dalla maggiore diffusione del larice e del pino silvestre.

Per quanto riguarda l’areale piemontese, l’abete bianco è presente nella zona alpina di questa Regione (Regione Piemonte – I.P.L.A., 1981), ad esclusione di qualche valle esterna per limiti ecologici (Val Sangone, Valle Grana) o a causa dell’intervento dell’uomo (Alpi Biellesi, Val Vermenagna). Occorre precisare però che le abetine, soprattutto quelle pure, non sono molto diffuse nelle vallate piemontesi: nella zona che dalla Val Sesia (VC) giunge fino alla Valle di Susa (TO) il bosco di Fondo di Valchiusella costituisce l’unico popolamento di abete bianco di una certa consistenza.


2. Descrizione della stazione

L’abetina si trova sulla destra orografica della parte alta della Valchiusella, nell’alto Canavese, in corrispondenza dell’abitato di Fondo, frazione del Comune di Traversella (TO). L’orientamento est-ovest e le condizioni climatiche sono favorevoli alla presenza di questa specie.

La Valchiusella risulta caratterizzata da due substrati differenti (Carta Geologica d’Italia scala 1:100.000): il versante orografico a valle di Traversella è costituito da un substrato morenico; in tutte le altre zone della valle la formazione prevalente è a gneiss minuti e micascisti. La quasi totalità della Valchiusella fa parte delle unità di paesaggio n° 97 e 98 e della classe di capacità d’uso V (REGIONE PIEMONTE – I.P.L.A., 1982), classificazione che identifica i suoli con forti limitazioni che ne restringono l’utilizzazione al solo pascolo e bosco; queste limitazioni sono di carattere stazionale e pedologico: forti pendenze, superficialità del suolo, pietrosità, rocciosità.

L’andamento delle precipitazioni è equinoziale, con massimo assoluto in primavera e relativo in autunno; il regime è continentale molto attenuato. Anche nei mesi estivi, che presentano piovosità ridotte rispetto agli altri periodi dell’anno, la capacità del terreno di trattenere l’umidità fa sì che le piante abbiano sempre una buona disponibilità di acqua. Il Servizio Idrografico del Ministero dei Lavori Pubblici fornisce i dati registrati nella stazione di Succinto nel trentennio 1921-1950: le precipitazioni medie annue sono di 1891 mm; la temperatura media annua registrata nella stazione di Traversella (REGIONE PIEMONTE, 1980) è di 12,02° C. Gli inverni possono essere molto nevosi.

L’area in cui si trova l’abete bianco è compresa tra 1250 e 1500 m s.l.m., con esposizione Nord; la superficie complessiva è di circa 130 ettari e può essere grossolanamente divisa in due zone, quella occupata dal popolamento originario e quella di espansione della specie. La proprietà è di privati, riuniti in un Consorzio.

Il bosco originario è attualmente puro, ma in passato era sicuramente presente il faggio, che si trova oggi solo in formazioni di ridotta estensione nei pressi del popolamento. L’espansione del bosco è limitata dall’orografia del terreno, che presenta il torrente Chiusella nel fondovalle ed il Rio Ribordone ad ovest, e dalla presenza a monte delle piste di discesa del comprensorio sciistico di Palit. L’unica direzione in cui l’abetina può diffondersi è verso est, dove si trovano i pascoli e i coltivi abbandonati.

Nelle zone limitrofe ed interne al bosco si trovano le specie tipiche dell’Abetina oligotrofica a Festuca flavescens su campi di massi.

2.1. Stato attuale:

Bosco originario:

La presenza in questa valle di importanti miniere di ferro ha causato nei secoli passati anni di intenso sfruttamento che compromisero fortemente la stabilità del popolamento; per salvaguardare il bosco e conservare l’importante funzione protettiva nel 1844 l’abetina di Fondo venne bandita (in base alle disposizioni fornite dalle Regie Lettere Patenti del 1833) e da quell’anno è vietato tagliare alberi senza prima aver ottenuto un’autorizzazione che deve essere concessa dai soci della consorteria proprietaria del bosco, i quali non hanno mai effettuato utilizzazioni rilevanti all’interno del nucleo originario, né cure colturali che potessero in qualche modo interferire con l’evoluzione naturale del popolamento. Dal 1927 ad oggi solo una richiesta è stata inoltrata ed accolta nel 1993 per l’autorizzazione al taglio di 6 piante di abete bianco con diametro a 1,30 m non inferiore a cm 60.

Gli alberi schiantati a causa del peso della neve, o quelli morti in piedi a seguito di un forte trauma, di origine meccanica o patogena, non sono mai stati prelevati e si trovano tuttora, ricoperti da muschi e da funghi. All’interno del bosco non è quindi raro incontrare delle radure invase da alte erbe e rododendro, originatesi in seguito a deperimenti o schianti di piante che rimangono in piedi a decomporsi, oppure allo sradicamento di esemplari sulle cui radici oggi cresce la rinnovazione di abete bianco. In alcune di queste aperture si può osservare l’ingresso delle latifoglie, in particolare di sorbo degli uccellatori, sorbo montano, acero, betulla, salicone. La pressoché inesistente pressione antropica ha permesso a questo popolamento di mantenere l’aspetto di un bosco naturale, caratteristica che costituisce un elemento di attrazione, non solo per gli addetti ai lavori.

Zona di espansione:

Il bosco di abete bianco ha avuto una notevole espansione, testimoniata in primo luogo dal fatto che il nucleo originario, che da fonti storiche risultava essere di circa 13 ettari all’inizio di questo secolo, copre oggi una superficie di circa 21 ettari. E’ possibile osservare come, oltre ad aver occupato i terreni adiacenti al bosco vecchio, la diffusione dell’abete abbia interessato principalmente due zone, ad est e a monte del popolamento di origine.

La superficie attualmente interessata dal processo di colonizzazione da parte dell’abete bianco è di circa 110 ettari. Esiste inoltre un’area invasa da arbusti (rododendro) e da qualche esemplare di latifoglia pioniera (betulla, salicone) che si frappone tra queste due zone di espansione, unite da una fascia che si estende tra 1100 e 1160 m s.l.m., occupata da latifoglie e gruppi di abete bianco: è probabile che l’attività pastorale sia stata svolta, su questo terreno non ancora boscato, più a lungo che sui pascoli vicini, e sia cessata solo di recente consentendo l’ingresso delle specie preparatorie per la probabile futura colonizzazione da parte dell’abete. Il fatto che in questo processo di espansione del popolamento, che non è stato in alcun modo condizionato dall’uomo, l’abete si trovi sempre in consociazione con le latifoglie, indica che la purezza del popolamento originario è stata conseguente all’intervento dell’uomo che ha prelevato le latifoglie, soprattutto faggio, ma anche acero, che probabilmente si trovavano frammiste alla conifera.


3. Materiali e metodi

Per l’individuazione della localizzazione e distribuzione attuale del popolamento sono state analizzate la CTR ortofotocarta e CTR carta al tratto, sez. N° 114050 Valchiusella, scala 1:10.000 e la foto aerea del volo effettuato nel 1990.

Nell’archivio storico del Comune di Valchiusella, attualmente custodito a Traversella, sono conservati i documenti relativi agli anni 1638 – 1939, data in cui il Comune, formato da 11 borgate, venne soppresso ed i singoli abitati annessi come frazioni al Comune di Traversella.

Presso l’archivio storico del Corpo Forestale dello Stato è stato possibile consultare i registri delle domande presentate per ottenere l’autorizzazione al taglio di piante ad alto fusto.

3.1. Rilievi:

I rilievi sono stati effettuati tra il tardo autunno del 1996 e la primavera del 1997; i parametri ricercati sono stati diversi a seconda che riguardassero l’area occupata dal popolamento originario o la sua zona di espansione.

3.1.1. Determinazione della struttura:

Per determinare la struttura del popolamento e realizzarne una rappresentazione grafica è stato tracciato un transect di 2493,6 m2 sul piano topografico, lungo la curva di livello dei 1290 m s.l.m. Utilizzando questo tipo di area di saggio, che permette di rilevare i dati entro una lunga striscia nel bosco, viene ridotto il carattere di soggettività implicito nella scelta del punto di partenza (BERNETTI et LA MARCA, 1983).

Di tutte le piante comprese all’interno dell’area sono stati rilevati la specie ed il diametro a 1,30 m.

Sono stati inoltre rilevati i parametri dendrometrici utili per lo studio della struttura del popolamento e per la sua rappresentazione grafica:

  • altezza della pianta e altezza di inserzione della chioma sul fusto,

  • quattro raggi di proiezione della chioma, perpendicolari tra di loro; per convenzione il primo raggio è quello a monte, lungo la linea di massima pendenza, i successivi sono misurati procedendo in senso orario.

3.1.2. Determinazione dell’età ed analisi dendroecologiche:

Per determinare l’età del popolamento originario sono stati campionati 12 alberi all’interno del transect; la scelta delle piante è stata quanto più possibile casuale.

Per stabilire l’età delle piante più vecchie e valutare come sia variato il loro accrescimento nel corso degli anni è stata prelevata 1 carota da 31 piante selezionate tra quelle del piano dominante che presentano diametro maggiore; il bosco è stato diviso in tre fasce altimetriche, all’interno delle quali sono stati prelevati i campioni. Le carote sono state raccolte a 1,30 m utilizzando la Trivella di Pressler.

Per valutare come sia variato l’accrescimento sulle 31 carote prelevate è stata misurata l’ampiezza degli anelli con una macchina conta anelli; con l’ausilio del programma CATRAS le ampiezze sono state messe in relazione con gli anni corrispondenti, ottenendo 31 curve di accrescimento. Analizzando questi dati è stato possibile osservare la presenza di “variazioni repentine”, ossia di sequenze di almeno quattro anelli incrementali contigui nei quali si riscontra una riduzione non graduale nell’accrescimento di almeno il 40%, rispetto al periodo immediatamente precedente della stessa durata; questo parametro è correlato a fattori climatici ed ambientali diversi, di origine biotica o abiotica, la cui azione viene in questo modo evidenziata (SCHWEINGRUBER, 1988; PIVIDORI, 1991). Per ogni campione analizzato è stato individuato l’anno di inizio delle variazioni repentine, sia negative che positive, il loro numero e la loro durata.

3.1.3. Rinnovazione:

Per individuare la presenza di rinnovazione all’interno del bosco originario sono stati realizzati tre transect lungo tre differenti curve di livello: il primo, di 120 m2, a 1260 m s.l.m., gli altri due, entrambi di 200 m2, a 1310 e 1450 m s.l.m.. Le piante contate sono state suddivise in tre categorie, distinguendo plantule, alberi con altezza inferiore a 2 m e quelli più alti di 2 m, ma con diametro a 1,30 m inferiore a 17,5 cm.

3.1.4. Espansione del bosco:

Per determinare in che modo l’abete bianco abbia colonizzato i pascoli ed i coltivi abbandonati è stata percorsa la zona in cui esso è presente ad est nel nucleo originario; il punto di partenza del transect, a quota 1340 m s.l.m., corrisponde al gruppo di conifere più lontano dal confine del bosco; ogni 100 m è stato individuato un punto dove effettuare i rilievi; complessivamente sono stati analizzati 11 punti, l’ultimo dei quali si trova all’interno del vecchio popolamento: la distanza percorsa, cioè quella che separa il nucleo di colonizzazione più lontano dal bosco vero e proprio, è quindi di circa 1000 m. In corrispondenza di ciascun punto sono state individuate le 4 piante di abete bianco dominanti in un raggio di 50 m; di ogni albero sono stati misurati il diametro a 1,30 m, l’altezza ed è stata prelevata una carota a 50 cm da terra nella parte a monte del fusto; con il relascopio di Bitterlich sono state realizzate 8 aree relascopiche.


4. Risultati

4.1.Indagine storica:

Tra i documenti di maggiore interesse, sono stati rinvenuti dieci moduli, nove dei quali datati 1823 ed uno 1824, con la denominazione “Consegna boschi e selve”. Le informazioni più interessanti sono quelle relative ai possedimenti all’interno del popolamento di abete bianco: i dichiaranti dovevano indicare il nome delle regioni in cui si trovavano i loro terreni, l’estensione in tavole, se il bosco era d’alto fusto, ceduo o misto, l’epoca dell’ultimo taglio e l’età in cui le piante si rendono mature, le specie arboree dominanti, la posizione e le coerenze, cioè i terreni o i possessori confinanti. Le regioni vennero registrate con nomi locali, tutti toponimi riferiti all’abete bianco.

Estensione (tavole)

Se d’alto fusto ceduo o misto

Epoca ultimo taglio

Età in cui si rendono maturi

6

Alto fusto

1781

1844 (1855)

4

Alto fusto

1781

1844 (1855)

60

Alto fusto

1781

1844 (1855)

220,7

Misto

1739

1826

174

Alto fusto

1779

1660

90

Alto fusto

1800

1870

10

Ceduo

1800

1830

18

Misto

1890

1825

18

Ceduo

1803

1830

11

Alto fusto

1750

1840

4,2

Alto fusto

1750

1840

22

Alto fusto

1737

1823

15

Alto fusto

1740

1830

15

Alto fusto

1806

1828

60

Alto fusto

1806

1828

68

Alto fusto

1806

1828

156

Alto fusto

1772

1890

Epoca delle utilizzazioni effettuate nel bosco. Le date segnate in corsivo grassetto sono probabilmente state invertite all’atto della registrazione; questi dati sono stati inseriti per completezza, ma non sono stati presi in considerazione. Le indicazioni di un governo dell’abete bianco a “ceduo” risultano alquanto anomale, per cui è possibile che fossero riferite ad un tipo di gestione che mirava ad ottenere degli assortimenti di ridotte dimensioni. Estratto dai fascicoli “Consegna boschi e selve” presso l’archivio storico del Comune di Valchiusella, 1923-24.

Da questi dati è possibile stabilire che diversi erano gli assortimenti che si volevano ricavare dall’abete bianco, riconducibili grosso modo a due categorie, ottenibili con turni differenti: assortimenti di piccole dimensioni, turno di 24 anni, materiale da costruzione, turno di 85 anni.

E’ inoltre possibile risalire ad un altro dato molto interessante: alberi che sono stati tagliati nei primi anni del Settecento, immaginando che il turno rispettato fosse quello stimato, dovevano già essere presenti almeno nel 1650; si può perciò ipotizzare che l’origine del popolamento sia anteriore alla prima metà del XVII secolo.

Copia di PICT0305

Di proprietà di privati è un documento che fornisce un resoconto relativo alla delibera del C.C. di Valchiusella del 28 agosto 1844 e agli atti che seguirono, con i quali si chiedeva di limitare i tagli nel bosco di abete bianco o di bandirlo, in riferimento alle Regie Lettere Patenti promulgate da Carlo Alberto nel 1833, al fine di salvaguardare il bosco stesso e conservare quindi la sua funzione di protezione dal rischio di frane e valanghe; per una migliore regolazione dei prelievi l’Ufficiale della Regia Intendenza impose la bandita del popolamento il 9 novembre del 1844.

4.2. Il popolamento:

La struttura del popolamento presenta le seguenti caratteristiche:

  • le piante sono distribuite a gruppi, come tipicamente accade nei boschi dei piani montano e soprattutto subalpino;

  • la densità è piuttosto bassa;

  • all’interno dei singoli gruppi la concorrenza tra le chiome è ridotta poiché gli alberi presentano altezze variabili; questo consente alla maggior parte degli esemplari di avere una chioma ampia e ben distribuita lungo il fusto, con valori pari o addirittura superiori al minimo ottimale di 1/3 dell’altezza della pianta (SCHUETZ, GRUNDNER, MENDELLAZ, 1986 in BERNETTI, 1995);

  • oltre all’abete bianco si trovano solamente pochi esemplari di latifoglie, quindi il soprassuolo può essere definito monospecifico;

  • il bosco si presenta pluristratificato, anche se è possibile distinguere grossolanamente due piani principali: uno dominante costituito dalle piante più vecchie, ed uno dominato comprendente quelle giovani;

Dai rilievi effettuati sono stati ricavati i seguenti dati: statura 25 m, area basimetrica 33,5 m2/ha, provvigione 355 m3/ha, 421 piante ad ettaro delle quali 184 hanno diametro a 1,30 m superiore a 17,5 cm, diametro massimo 101 cm, età massima 220-240 anni. Questi dati permettono alcuni confronti con i valori proposti da Susmel (1980) per le abetine vergini e per quelle miste del Trentino; i parametri che descrivono il popolamento studiato divergono, in molti casi notevolmente, da quelli delle abetine vergini prese come termine di paragone:

  • la statura, che risulta molto inferiore, è in relazione alle condizioni stazionali, prima fra tutte il tipo di terreno: gli abeti crescono su un suolo poco profondo, originatesi dal ricoprimento di una vecchia frana; un fattore limitante così importante impedisce inoltre agli abeti di vivere a lungo, tanto è vero che non sono infrequenti esemplari che danno segni di deperimento precocemente. Inoltre l’altezza delle piante dominanti decresce con l’aumentare della quota, raggiungendo il valore minimo di 17 m al limite superiore del popolamento, mentre l’andamento opposto è registrato dai diametri; il fatto che questi due parametri cambino bruscamente nella parte alta del bosco rispetto alle zone poste a quote inferiori è imputabile al processo di espansione del popolamento verso monte: nella zona di “più recente” e progressiva colonizzazione la minore concorrenza ha forse fatto sì che le piante non dovessero competere per la luce, si sono perciò accresciute meno in altezza, ma maggiormente in diametro;

  • l’area basimetrica, il numero di piante aventi il diametro maggiore di 17,5 cm e la provvigione sono i parametri che presentano valori notevolmente inferiori rispetto a quelli di paragone a causa delle radure presenti all’interno del bosco; la rinnovazione sui bordi di queste aperture è affermata, tanto è vero che quasi due terzi delle piante/ha ha diametro inferiore a 17,5 cm. Le cause che hanno originato queste aree non sono certe, ma è possibile formulare delle ipotesi: la più attendibile fa riferimento ad un evento di forte entità: nel febbraio 1990 l’uragano Viviane, che ha raggiunto una velocità di 230 km/h, ha fortemente danneggiato i boschi di tutta Europa, distruggendo nel complesso 100 milioni di m3 di legname (WANDELER et GUNTER, 1991); il fenomeno conosciuto come “moria dell’abete bianco” potrebbe aver indebolito le piante, rendendole meno resistenti a forti sollecitazioni meccaniche. Qualunque sia stata la causa preponderante, il periodo di stress iniziato circa 40 anni fa e rilevato con l’analisi delle variazioni repentine ha sicuramente contribuito a diminuire la stabilità del popolamento.

La disetaneità è riscontrabile anche dall’andamento della curva di distribuzione dei diametri e dalla curva dell’ipsometrica del popolamento (fig. 4-2, fig. 4-3); la classe di diametro inferiore non è presente poiché la rinnovazione negli anni passati è stata probabilmente stentata, numerose sono invece le piante con diametro di grosse dimensioni. All’interno di ogni classe di diametro si trovano piante che hanno età differente; questa variazione può essere spiegata con la capacità dell’abete bianco di sopportare l’aduggiamento anche per molti anni e tende inoltre a fare escludere un’origine di tipo artificiale recente del bosco. La curva di distribuzione dei diametri presenta un andamento particolare a partire dalla classe 30 cm, rispecchiante quello di un bosco monoplano: il popolamento originario ha subito per secoli una forte pressione antropica che ha portato presumibilmente all’abbattimento di molte piante ed a una conseguente coetanizzazione del bosco; dopo la dichiarazione di bandita del 1844 le utilizzazioni sempre minori, e da quasi un secolo praticamente nulle, hanno permesso al bosco di raggiungere la situazione stratificata attuale, che rivela però questo probabile passato coetaneo.

4.3. Età del popolamento:

Su 31 campioni estratti il centro pieno è stato raggiunto in 2 casi, in 6 si è arrivati abbastanza vicino da poter stimare gli anelli mancanti (MOTTA, 1996), mentre nei rimanenti 23 la distanza dal centro non ha permesso una valutazione sicura, per cui le età sono sottostimate .

Le piante dominanti hanno differenti età, variabili circa da 72 a 220 anni, in funzione di diversi fattori, tra cui la quota, e forse a causa di tagli eseguiti in epoche passate.

4.4. Variazioni repentine:

Nel corso degli ultimi 200 anni si sono alternati periodi di crescita ridotta (variazioni negative) e fasi di ripresa (variazioni positive); un comportamento di questo tipo è riscontrabile frequentemente nell’abete bianco (PIVIDORI, 1991) e può essere causato da condizioni meno favorevoli per l’accrescimento della pianta. Il periodo di maggiore crisi risulta essere anche l’ultimo, cominciato all’inizio degli anni Sessanta; quelli avvenuti negli anni precedenti avevano minore durata ed intensità, in quanto sono stati registrati da un numero inferiore di piante; il fatto che negli ultimi 50 anni le variazioni repentine siano presenti su un maggior numero di esemplari è dovuto anche al progressivo invecchiamento del soprassuolo, che reagisce con minore prontezza ai periodi favorevoli.

A partire dagli anni ‘80 le variazioni negative hanno cominciato a diminuire ed un primo segnale di ripresa si ha all’inizio di quel decennio; l’andamento positivo registrato in tutti i campioni a partire dai primi anni ‘90 fa supporre che la crisi sia stata superata.

L’andamento alternato tra periodi di crisi e di ripresa degli accrescimenti concorda con quanto osservato negli ultimi 100 anni nelle abetine dei Vosgi (BECKER et LEVY, 1988) ed in altre zone dell’Europa centrale; anche la recente diminuzione del numero di brusche riduzioni è confrontabile con un’analoga situazione registrata in Europa centrale (BECKER et ALII, 1990).

Non si conosce con certezza la causa di questi periodi di stress, ma è possibile ipotizzare che si tratti di un cambiamento avvenuto a livello più generale: il fenomeno conosciuto come “moria dell’abete bianco” e l’immissione nell’atmosfera di grandi quantità di inquinanti potrebbero rappresentare le cause principali.

4.5. Rinnovazione:

Vista l’estrema purezza all’interno del popolamento originario la rinnovazione dell’abete bianco, specie che trova il suo ottimo nella rinnovazione alternata, incontra difficoltà; si ha infatti la presenza di plantule lungo i bordi delle zone di radura, dove l’erba non è troppo coprente, e nelle zone di ecotono, dove si sta verificando il lento ingresso di sorbo montano, sorbo degli uccellatori, betulla, acero, rododendro e mirtillo. In queste zone la rinnovazione si presenta per piccoli gruppi apparentemente distribuiti in modo casuale sul terreno. Anche la presenza di caprioli e cinghiali ostacola la crescita della rinnovazione, che può essere totalmente mangiata, oppure brucata; nelle zone più facilmente percorribili da questi animali, identificabili dalla presenza di sentieramenti, giacigli, fatte, terreno rivoltato, è molto difficile trovare piante di altezza inferiore a 1,50 m e con diametro a 1,30 m minore di 10 cm. La rinnovazione compare invece in quelle parti del bosco difficilmente accessibili.

I dati raccolti (fig. 4-5) confermano quanto detto: la rinnovazione di abete bianco è molto ridotta, soprattutto il numero di plantule/ha; la presenza di altre specie è insignificante: sono state identificate solo 7 piantine di sorbo degli uccellatori di altezza inferiore a 2 m.

La quantità ed il tipo di rinnovazione variano con la quota, in quanto cambiano le condizioni all’interno del bosco. Nelle parti bassa e media del popolamento la presenza di alcune radure e l’ingresso delle latifoglie hanno permesso all’abete di rinnovarsi, nonostante la già citata elevata pressione esercitata da caprioli e cinghiali riduca fortemente il numero delle plantule. La sostituzione degli alberi che sono caduti al suolo avviene a circa 10-20 anni di distanza dalla loro morte (SUSMEL, 1980): questo spiega la mancanza della classe superiore nella fascia di bosco più bassa ed il ridotto numero di esemplari appartenenti alla stessa nella parte media; nella parte alta del popolamento il processo di espansione, la minore quantità di tracce di ungulati, la presenza di latifoglie ed il fatto di essere prossimi ad una zona di ecotono, hanno favorito l’affermazione della rinnovazione in tempi precedenti, per cui sono più numerose le piante con altezza superiore a 2 m e diametro inferiore a 17,5 cm; queste condizioni permettono inoltre alla rinnovazione di essere ben distribuita tra le tre classi.

Il fatto che le piante morte vengano sostituite da nuclei di novellame fa sì che l’area omogenea e coetanea della rinnovazione venga interrotta dalla presenza di alberi di età diverse; grazie a questo processo evolutivo la struttura del popolamento potrà continuare ad essere disetanea e stratificata.

4.6  Espansione del bosco:

I dati ottenuti dai rilievi possono essere riassunti nella seguente tabella:

Punto

D medio

H media

Età pianta più vecchia

G/ha abete

G/ha altre specie

1

10.5

5

45

1

2

2

27,5

8

43

1

0,4

3

36,7

15

39

1

2

4

16,5

8

33

4

8,5

5

15

8

33

6,5

9

6

13

6

30

5,5

13,5

7

17,7

9

30

5

10

8

13

6

33

0,5

0,25

9

0

0

0

0

0

10

0

0

0

0

0

11

46,5

19

160

25

0

Si può notare come nelle zone più lontane dal nucleo originario i diametri e le altezze medie raggiungono valori superiori rispetto a quelli registrati nelle altre aree; gli elevati valori di diametro ed altezza medi registrati possono essere spiegati se messi in relazione con i dati di area basimetrica riferiti agli abeti e alle altre specie presenti (nocciolo, betulla, salice, acero, sorbo montano, sorbo degli uccellatori): nella zona più lontana risulta molto bassa la concorrenza esercitata dalle latifoglie, mentre nelle altre zone, dove queste prevalgono, la loro maggiore velocità di accrescimento, soprattutto nelle fasi giovanili, ha tenuto aduggiati gli abeti. Questo diverso accrescimento non è dovuto a differenze di età, in quanto lungo tutto il transect gli abeti più vecchi hanno un’età stimata di circa 30-40 anni e le minime differenze registrate sono dovute al fatto che il numero di anelli contati non tiene conto del periodo impiegato dalle singole piante per raggiungere l’altezza di 50 cm alla quale sono state prelevate le carote; la durata di questo periodo di crescita è molto difficile da stimare nell’abete bianco, considerando la sua buona tolleranza all’aduggiamento; vista l’età degli esemplari più vecchi, e tenendo conto del periodo impiegato dalle piante per raggiungere l’altezza di 50 cm, si può quindi affermare che l’espansione del bosco sia cominciata all’incirca nel periodo tra le due guerre mondiali, con un processo che ha interessato contemporaneamente tutta la zona oggi occupata.

Nell’ultimo punto rilevato, situato all’interno del popolamento, i valori divergono rispetto a quelli registrati nelle altre zone. Può essere interessante notare che nonostante per tutta la lunghezza del transect gli abeti abbiano la stessa età e più o meno le stesse dimensioni, a circa 400 metri di distanza dal limite del bosco originario si trova un abete di 24 metri di altezza e 62 cm di diametro che, sicuramente di età maggiore, ha probabilmente rappresentato un importante nucleo di disseminazione.


5. Conclusioni

Dall’analisi dei dati raccolti e dalla ricerca storica effettuata non si può affermare con certezza se si tratti di un bosco naturale o di origine artificiale, anche se molti sono i fattori che fanno propendere per la prima ipotesi: i dati storici relativi agli anni in cui vennero effettuati gli interventi di taglio, la presenza di toponimi che fanno riferimento all’abete bianco e la struttura del bosco sono tutti elementi che riconducono ad una formazione di origine naturale. Se anche fosse un rimboschimento, risalente almeno al XVII secolo, il lungo periodo di sfruttamento, ma soprattutto i successivi 150 anni di assoluta non gestione, avrebbero fatto sì che il popolamento assumesse l’aspetto ed i processi di evoluzione tipici di un bosco naturale; per questo motivo l’origine artificiale è praticamente da escludere e solo il ritrovamento di una documentazione storica, non esistente presso l’archivio del Comune di Valchiusella né presso quello della parrocchia di Fondo, potrebbe far pensare il contrario.

Nonostante la presenza di radure originatesi in seguito a schianti ed allo sradicamento di alberi anche di grosse dimensioni, di piante che mostrano i segni di una condizione vegetativa non ottimale, di valori di densità, numero di piante e provvigione inferiori rispetto a quelli registrati in boschi di abete bianco in analoghe condizioni di non gestione, il popolamento sembra aver superato la fase di crisi e di stress, che per altro ha interessato molte delle abetine centroeuropee. Diversi sono i fattori che indicano che il bosco si sta avviando verso un processo di ripresa:

Copia di PICT0308

  • gli alberi presentano un coefficiente di rastremazione che indica una buona stabilità a normali sollecitazioni meccaniche;

  • la rinnovazione, dopo il fisiologico periodo di attesa, sta cominciando ad occupare le radure all’interno del bosco;

  • l’ingresso delle latifoglie, che stanno ritornando nel bosco dopo che l’uomo le aveva eliminate, porterà ad una condizione favorevole per il processo di rinnovazione dell’abete;

Attualmente quindi questo bosco non svolge più la sola importante funzione di protezione che in passato portò ad un brusco arresto delle utilizzazioni al suo interno, ma proprio per le sue caratteristiche ed il suo aspetto estremamente naturale ha anche una funzione paesistica, che dovrebbe essere mantenuta.

Non si propongono perciò interventi selvicolturali di alcun tipo nei prossimi anni, anche perché la natura, con gli schianti, ha già provveduto a selezionare le piante del popolamento, riducendone notevolmente la densità; interventi di taglio, anche di tipo sanitario, effettuati asportando dal soprassuolo le piante deperienti e stramature, causerebbero una pericolosa destabilizzazione del bosco e ne rovinerebbero l’aspetto naturale e non antropizzato che rende particolare questo popolamento.

In un futuro non immediato, dopo che il bosco avrà completamente superato la fase attuale ed avrà raggiunto un buon livello di stabilità, sarà forse possibile ipotizzare oculati interventi a fine produttivo, visto che gli incrementi sono comunque di buon livello.

Considerando però la singolarità di questo popolamento, unica abetina di una certa consistenza tra la Val Sesia (VC) e la Valle di Susa (TO), le sue condizioni attuali e l’aspetto estremamente naturale, si ritiene che la migliore gestione si possa realizzare attraverso un periodo di condizione di riserva integrale: in questo modo sarebbe possibile garantire al bosco lo svolgimento delle funzioni protettiva e paesistica, quest’ultima importante anche per l’economia turistica della Valchiusella, potendo nel contempo studiare le dinamiche di evoluzione che si svolgono in un bosco di montagna non soggetto all’influenza dell’uomo.

Nella zona di espansione del popolamento l’abete bianco sembra trovare le condizioni ideali per la sua diffusione, unitamente alle latifoglie sempre presenti; in quest’area è perciò ipotizzabile un naturale processo di colonizzazione di terreni abbandonati e la formazione di un bosco misto di abete bianco e latifoglie mesofile.

In questa zona, attraversata dalla strada sterrata di servizio degli impianti di risalita, si può pianificare un intervento di miglioramento boschivo utile ad accelerare i processi in atto; sarà così possibile utilizzare un certo numero di esemplari di abete in modo da poter soddisfare le richieste da legname da opera dei soci consorzisti senza pesare sul nucleo originario che potrà così svolgereesclusivamente le funzioni che gli competono.

Isabella Ballauri del Conte.

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