LE INCISIONI RUPESTRI IN VALCHIUSELLA

(a cura di Adriano Collini e Giorgio Gambino)

 

 

 

 

 

Introduzione

La ricerca archeologica in Valchiusella non è approdata, fino a questo punto a grandi risultati. Esistono, è vero, alcune emergenze che meriterebbero di essere studiate, ma su di esse si è ben lungi dal poter costruire anche la minima ipotesi interpretativa. Alludiamo, ad esempio, ai terrazzamenti posti a quota 2000 nel Vallone dei Corni, che Bovis e Petitti hanno ben descritto in Valchiusella archeologica, o al tumulo di Drusacco, che, per come si propone, non può essere considerato prodotto della natura, o, ancora, a quei pochi resti che si possono scorgere a Pian Camp, di cui lo stesso Riccardo Petitti ha fornito un’ottima descrizione, o alla stele megalitica di Lugnacco, studiata recentemente da Enrico Gallo e Michele Gedda.
Anche se alcune osservazioni a riguardo sono state fatte, è doveroso ammettere che, in assenza di reperti archeologici associati al contesto e ancorati ad una chiara stratigrafia, qualsiasi riflessione possa essere stata fatta non risulta suffragata dalla benché minima prova scientifica. I reperti rinvenuti in superficie o nella torbiera di Alice testimoniano una presenza e consentono confronti culturali, ma nulla di più, proprio perché avulsi da un insieme coerente di dati archeologici.
Lungi da noi, con questo, l’intenzione di invalidare quanto scritto in proposito fino a questo momento. Stando così le cose è più che giustificato qualsiasi tentativo di fornire una qualche spiegazione, purché il processo che lo regge sia ancorato al rispetto della coerenza logica e non soltanto alla fantasia. Il serio ed affascinante lavoro di Riccardo Petitti si muove proprio in questa direzione e, oltretutto, ha il merito di aver destato la curiosità di molti. Onore al merito.
Per quelle altre evidenze archeologiche che sono le incisioni rupestri, valgono le stesse osservazioni: l’unica opportunità di approfondimento del loro studio, sta nella possibilità di procedere a confronti con incisioni rinvenute e studiate in altre aree geografiche e magari, talvolta, associate ad altri elementi che consentono di datare i petroglifi, pur se con una certa approssimazione o solo in termini di datazione relativa. È quello che è successo, per esempio, a proposito delle incisioni della Pera dij Crus.
Quella che segue vuole semplicemente presentarsi come breve sintesi su quanto è stato scritto, sino ad oggi, sul tema delle incisioni rupestri in Valchiusella.

 

La Pera dij crus (foto 1 e 2)

Il masso fu descritto una prima volta nel 1971 da Bovis e Petitti in Valchiusella archeologica. Da allora è stato oggetto di un intenso pellegrinaggio turistico e di alcuni studi seri e approfonditi.
La Pera si trova a quota 1600 sul sentiero che da Tallorno sale al Colle Dondogna. Dall’abitato si impiegano circa 45 minuti per raggiungere il sito che ospita le incisioni

foto 1 La Pèra dij Crus

Foto 1: la Pèra dij Crus

Nella loro pubblicazione Bovis e Petitti avevano avanzato ipotesi circa la datazione delle incisioni e in ordine alla funzione che esse potevano avere.
Nonostante il fatto che i due ricercatori non avessero riscontrato sovrapposizioni, e quindi nonostante si trovassero nelle condizioni di non poter definire una cronologia relativa, avevano supposto che le incisioni fossero state fatte in tempi diversi ad illustrare e a ribadire uno stesso argomento. Ipotizzavano, per confronto con incisioni rinvenute in altre aree (Valcamonica, Vercors, Cevenne Occidentali), che le prime fasi fossero riconducibili all’ultimo scorcio del neolitico e che, nel complesso, si trattasse di un lavoro esplicatosi in diverse fasi successive, e, date le differenze tra quelli che paiono i segni più antichi ed i più recenti, abbracciante un lasso di tempo notevole.
In relazione alla funzione per la quale le incisioni erano state fatte i due autori scrivevano: Più attendibile, tuttavia, ci sembra, l’ipotesi di un luogo di culto (scelto qui per particolari ragioni), frequentato semplicemente da gente stanziata a Tallorno, da cui forse saliva in processione per celebrarvi i propri riti. Che luogo di culto si tratti, ne fanno fede, oltre che le particolari caratteristiche dello stesso, la presenza di coppelle usate nel loro pieno significato magico-relgioso. La natura dei riti è abbastanza chiaramente illustrata dalle incisioni.

foto 2 Particolare della Pèra dij Crus

Foto 2: particolare della Pèra dij Crus

Nel 1980 Rossi e Micheletta presentarono sul Bulletin d’Études Préhistoriques et Archéologiques Alpines i risultati di un loro studio sulla Péra affermando che sul masso era presente una base limitata di figure antropomorfe preistoriche alla quale, nel tempo, erano andate ad aggiungersi incisioni riferibili ad altre due fasi, una di cristianizzazione del masso a mezzo di croci semplici e l’altra di trasformazione delle croci semplici in figure antropomorfe tramite l’aggiunta delle ‘gambe’. Questi due autori negavano recisamente, dunque, che l’intero complesso fosse ascrivibile alla preistoria o alla protostoria, anche perché, a loro dire, la prima fase resta per ora molto difficile da precisare.
Ovviamente il loro intervento era destinato a suscitare una polemica che in effetti seguì e che si rivelò anche piuttosto accesa.
Il Bulletin d’Études Préhistoriques et Archéologiques Alpines, nell’annata 1992-93, diede l’opportunità a Petitti di confrontarsi con Rossi. In quell’occasione corresse la propria ipotesi e spostò i termini cronologici per le incisioni della Pera alle ultime fasi della preistoria, mentre Rossi affermò in maniera piuttosto categorica che i petroglifi dell’Alta Valchiusella, così come di altre regioni alpine, sono di età storica e non preistorica. Erano passati tredici anni, ma, fondamentalmente, nonostante la revisione autocritica di Petitti, le differenze d’opinione restavano.
Alcuni anni dopo, nel 2000, sul Bollettino della Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti, Arcà, Fossati e Marchi, sulla base del loro rilievo e studio delle incisioni, sostennero che, tra loro solo 12 sono vere e proprie croci, a fronte di altre 57 che sono con ogni evidenza prevalenti figure antropomorfe, contraddicendo così in termini molto netti quanto sostenuto da Rossi.
In ordine al problema della datazione essi affermarono che appare innegabile la presenza di figure antropomorfe sulla Pera dij Crus, per le quali l’insieme dei confronti stilistici porta a rendere tanto probabile una chiara attribuzione preistorica, articolata nella possibile alternativa tra età del Rame e un arco cronologico Bronzo Recente-prima età del Ferro, quanto improbabile una pertinenza ad epoche successive.
Da allora nessuno si è più occupato della Pera dij Crus.
Sono ormai passati quasi quarant’anni dalla prima pubblicazione di Bovis e Petitti, un altro mezzo secolo di cui le vetuste incisioni si sono caricate.

 

Il masso coppellato di Pasquà (figg. 3, 4 e 5)

Percorrendo il sentiero che da Fondo sale verso gli alpeggi del Pra (quota 1495), ad un certo punto si giunge all’alpe Pasquà. Qui, al margine del piano, prima che il pendìo, nel scendere verso Tallorno, assuma rilevante pendenza, si trova un masso di dimensioni considerevoli sul quale sono incise decine di coppelle.

Foto 3: il masso di Pasquà

Petitti ne ha fornito una descrizione ed un rilievo sul Bollettino della Società Accademica di Storia ed Arte Canavesana nel lontano 1986: La superficie superiore, piuttosto irregolare, è costellata da almeno 65 coppelle e da alcuni segni cruciformi, oltre che da un recente segno trigonometrico.

Foto 4: rilievo di Riccardo Petitti
(tratto da )

Dopo di lui di questa roccia si è occupato il Gibelli, che a sua volta ha provveduto al rilievo della superficie incisa evidenziandovi 85 coppelle.

Foto 5: rilievo di Luciano Gibelli
(tratto da Incisioni rupestri alpine)

Dal masso di Pasquà è ben visibile, sull’altro versante della valle centrale, la Pera dij Crus.
Poco più in basso, scendendo lungo il pendìo posto all’inverso, altri due massi incisi piuttosto interessanti si trovano alla Ciua.

 

Il Sentiero delle Anime (figg. 6, 7, 8, e 9)

La Pera dij Crus non è l’unico masso ad essere diventato meta turistica per qualche centinaio di persone ogni anno. Sorte analoga, ma in misura ben più rilevante, è toccata anche al Sentiero delle Anime. Ciò è avvenuto, riteniamo, per via del richiamo suggerito dalla particolare denominazione assunta dal percorso (quando non si sa, ma probabilmente in un momento piuttosto recente), la quale suggerisce fughe nella fantasia, accostamenti all’esoterico, ricorso ad antiche supposte tradizioni e altro ancora. Chiunque percorra il Sentiero, di conseguenza, può farlo trovando nei massi incisi materia pregiata atta a nutrire i propri personali interessi.

foto 6 Sentiero delle Anime - Mont ed Rivelle

Foto 6: Sentiero delle Anime (Mont ëd Rivelle)

Ad alimentare l’immaginario collettivo hanno contribuito le due descrizioni del Sentiero che sino ad oggi sono state pubblicate e che hanno attribuito le incisioni alla preistoria e che, di tutto il complesso, hanno fornito un’interpretazione organica vincolata da un progetto unitario.
Il Sentiero si sviluppa da un estremo sud-orientale che coincide con la regione Roncole (q. 945), posta poco a monte di Traversella, ad un estremo nord-occidentale, posto ai Piani di Cappia (q. 1339); il suo percorso, superando un dislivello di circa 400 metri, coincide con quello attrezzato per iniziativa della Comunità Montana Valchiusella su progetto del Gibelli e fedelmente riportato sulla nuova carta della valle edita da Muntoni, che evidenzia con precisione i diversi siti interessati dalle incisioni.
La sua prima descrizione, fornita da Bovis e Pettitti, è compresa nel loro saggio Valchiusella archeologica. I due ricercatori considerarono l’insieme delle rocce incise come un qualcosa di strutturato e di topologicamente organizzato e quindi lo valutarono come frutto di una precisa progettazione: questo gruppo di massi incisi, secondo loro, avrebbe segnato e scandito un percorso cultuale.

foto 7 Sentiero delle anime - L'antropomorfo di Piani di Cappia

Foto 7: Sentiero delle Anime (L’antropomorfo di Piani di Cappia)

Una seconda descrizione è dovuta al Gibelli ed è compresa nel suo lavoro Incisioni rupestri alpine.
Circa la datazione di queste incisioni Bovis e Petitti sostennero che erano tutte preistoriche, compresi i cruciformi. Gibelli, pur non esplicitandolo apertamente, ma accostando determinati segni cruciformi a quelli che appaiono su monete celtiche del II e I secolo a.C. dimostrò di essere propenso ad attribuirle a questo periodo e alla cultura celtica

foto 8 Sentiero delle Anime - Carette

Foto 8: Sentiero delle Anime (masso di Carëtte)

Arcà, Fossati e Marchi, nel 1996, provvidero a rilevare le dodici rocce incise del Sentiero, così come avevano fatto per la Pera dij Crus, e confrontarono gli antropomorfi che vi comparivano con quelli presenti sulla Pera: dalla loro analisi si evince che almeno tre dei quattro antropomorfi presenti sul Sentiero sarebbero riferibili alla preistoria. Per quanto riguarda i cruciformi, gli stessi autori li considerarono tutti di epoca storica,

foto 9 Sentiero delle Anime - Traunt

Foto 9: Sentiero delle Anime (masso al Traunt)

Gli autori di queste note, nelle loro riflessioni scritte per il Bulletin d’Études Préhistoriques et Archéologiques Alpines del 2008, accettando i limiti cronologici suggeriti da Arcà, Fossati e Marchi, vale a dire l’età del Rame o, in alternativa, del Bronzo Recente-primo Ferro per gli antropomorfi, e una fase storica per i cruciformi, collegarono questi ultimi, o almeno un preciso tipo di questi, ad un areale ben più vasto e proposero, per alcune rocce, casi di sovrapposizione delle incisioni più evidenti ad altre difficilmente percepibili. Nel complesso condivisero l’osservazione conclusiva di Arcà-Fossati-Marchi: L’esame complessivo permette di evidenziare la presenza di numerose incisioni storiche (croci, date, sigle e filetti). La presenza di figure antropomorfe e di possibili casi di sovrapposizione propone un interessante confronto con la ‘Pera dij Crus’ e suggerisce la necessità di una documentazione e di uno studio più approfondito esteso all’intero ‘corpus’ petroglifico della Valchiusella.

 

La concentrazione del Giass Very (figg. 10-11-12 e 13)

Sul versante destro della valle, nelle vicinanze della stazione di arrivo degli impianti sciistici dei Palit, si trova l’alpe Giass Very (q. 1610), appartenente ad un’isola amministrativa del comune di Trausella. Ad un centinaio di metri da questa, in località Torretta, è situato l’Osservatorio Faunistico. Proprio qui, in un’area di circa un quarto di ettaro, compresa tra le baite del Giass Very, sono visibili alcune decine di massi sui quali compaiono incisioni che, considerate nel loro complesso, si presentano con una struttura di base uniforme: si tratta di segni cruciformi con i bracci di pari lunghezza i cui estremi sono contrassegnati da piccole coppelle. Molto spesso tale struttura appare geometricamente potenziata da altri orbicoli posti a volte a breve distanza dagli estremi, sul prolungamento di questi, o nei quattro quadranti, più raramente in tutte e due le posizioni, o secondo altre varianti.

foto 10 Un masso inciso al Giass Very

Foto 10: un masso inciso al Giass Very

Prime che gli scriventi se ne occupassero alcuni di tali massi erano già stati segnalati dal Gibelli. Alcuni dei segni cruciformi compresi tra le incisioni del Sentiero delle Anime condividono chiaramente le stesse caratteristiche.
Se ci si sposta un po’ al di là della stazione di arrivo degli impianti si giunge all’antica alpe Piera. Qui si trovano altri massi che ospitano incisioni che condividono le stesse caratteristiche.
Se dal Giass Very, invece, si sale di circa duecento metri, seguendo il sentiero che porta verso la testata del vallone del Ribordone, si giunge, dopo circa tre quarti d’ora di cammino, al Gui. Di qui, scendendo di poche decine di metri di dislivello, si raggiungono, attraversando il piccolo piano acquitrinoso, alcune baite diroccate. Proseguendo per il sentiero, che qui si ritrova e che spiana per un certo tratto, dopo pochi minuti si arriva a un crôtin alla cui sinistra, solo pochi metri più in basso, si può scorgere un magnifico masso di 10 metri x 3 inciso con segni dello stesso tipo e con un insieme di coppelle canalizzate.

foto 11 Un masso inciso al Gui

Foto 11: un masso inciso al Gui

Anche all’alpe Fraschella, che costituisce un’isola amministrativa del comune di Meugliano e che è limitrofa all’alpe Piera, si rinvengono numerosi massi su cui sono incisi segni cruciformi analoghi: si ritrovano agli Strup, al Munt, al Pissolo, al Tayant e, soprattutto, al Giass di Meugliano.
Oltre che in queste località massi incisi con segni rispondenti alle stesse caratteristiche si rinvengono con rilevante intensità sul versante sinistro della Val Savenca. Li troviamo all’alpe Loetto, al Cantello, alla Truvà e alla Trucca di Pal.
Possiamo affermare che questa vasta area comprendente l’alpe Piera-Gias Very, il Gui, l’alpe Fraschella e i siti del versante sinistro della Val Savenca, costituisce il cuore di quella che dagli scriventi è stata definita la concentrazione del Giass Very.

foto 12 Un masso inciso al Giass di Meugliano

Foto 12: un masso inciso al Giass di Meugliano

Al di fuori di questo areale gli stessi segni si rinvengono ancora numerosi, ma su massi isolati, quasi a costituire la periferia della concentrazione. Abbiamo già fatto notare che compaiono su massi del Sentiero delle Anime; sul versante sinistro della Valchiusella sono presenti anche ad Ajello, sopra a Vico, e Petitti ne ha segnalati a Pian Paradis e tra Pian Camp e Pianacrosa. Ma si tratta, in tutti questi casi, di elementi sporadici, così come si presentano quelli rinvenuti in Val Savenca all’alpe Cavallo e a Cavanne, in Valle Sacra a Vasivras, a Frasinetto a Moschietto a Sparone a Truc Bose e alle baite sottostanti il lago di Pratofiorito. Particolarmente sorprendente è la presenza di due cruciformi di tipo ‘Giass Very’ sulla cima del monte Giavino: la loro segnalazione e documentazione fotografica è dovuta a Elio Chiaro, escursionista della sezione eporediese della Giovane Montagna.

foto 13 Le incisioni sulla cima del Giavino

Foto 13: le incisioni sulla cima del monte Giavino (foto Elio Chiaro)

Crediamo che non vi sia più alcun dubbio sul fatto che questo tipo di incisioni sia di epoca storica, ma siamo nello stesso tempo convinti che sino ad oggi esso sia stato sottovalutato in relazione a ciò che può significare per la storia dell’antropizzazione alpina.
Nell’area che abbiamo considerato cuore della concentrazione sono stati rinvenuti alcun altri massi che ci paiono molto interessanti e che, per le loro caratteristiche, andranno studiati a prescindere dal contesto che abbiamo appena descritto.

 

Il masso di Pissolo (fig. 14)

Se da Issiglio si sale a Praudino, si ha la possibilità di prendere, una volta superate le baite, la meravigliosa mulattiera che conduce a Cantoncello. A mezzo percorso si incontra sulla sinistra un torrente che scende con pendenza piuttosto ripida e poi, dopo poche decine di metri, sulla destra, la baita del Pissolo. Se si abbandona a quel punto la mulattiera e si sale a sinistra lungo il pendìo, si raggiungono le altre baite del Pissolo. Davanti alla più bassa di quota appare in tutta evidenza un grosso masso che fa parte del muro a secco che chiude la parte piana antistante l’abitazione. Questo masso era già stato pubblicato dal Gibelli in Incisioni rupestri alpine.
Sulla sua superficie superiore, che ha dimensioni di 2.50 m. x 1, sono incise profondamente una grande vasca trapezoidale, 22 coppelle e alcune canalette.

foto 14 Il masso del Pissolo

Foto 14: il masso del Pissolo

 

 

 

La rupe del Truc (fig. 15)

Prendendo il sentiero che parte da dietro le due baite superiori del Pissolo, si giunge in poco tempo al Tajant. Qui giunti, se si guarda in alto sulla destra, si scorge la rupe del Truc. Sulla superficie piana di questa rupe, che, precipitando per una trentina di metri, chiude il meraviglioso pascolo del Giass di Meugliano, sono presenti 19 coppelle di vario diametro e di scarsa profondità disposte in ordine sparso.

foto 15 La rupe del Truc

Foto 15: La rupe del Truc

 

Il masso del Munt (fig. 16 e 17)

Preferiamo non fornire la precisa ubicazione di questo masso: le sue condizioni di equilibrio sono tali che i malintenzionati, ovunque presenti, potrebbero farlo precipitare agendo con una semplice leva.

foto 16 Il masso di Munt

Foto 16: Il masso di Munt

Si tratta di un masso ridotto in forma cilindrica a colpi di mazzetta. La sua altezza è di un metro circa. La sua superficie superiore, leggermente convessa, ha un diametro di 1,30 m. e, al centro, ospita una vaschetta rettangolare, con due appendici poco profonde incise a metà dei lati lunghi.

foto 17 Il masso di Munt secondo altra prospettiva

Foto 17: Il masso di Munt secondo altra prospettiva

 

Le incisioni del Cavallaria (fig. 18 e 19)

Le incisioni tipiche della concentrazione del Giass Very non sono presenti sulle pendici del monte Cavallaria, nemmeno sporadicamente. Gli alpeggi posti sopra Brosso ospitano, per contro, numerosi massi incisi, difficilmente riconducibili a un’unica categoria di segni.

foto 18 Un masso inciso di Alpetta

Foto 18: Le incisioni di Alpetta

Si sono rinvenute incisioni nelle località Merdanzone, Rat, Grange Piani, Truc, Case Gino, Spina, Drobbi

foto 19 Un serpentiforme al Merdanzone

Foto 19: Un serpentiforme al Merdanzone

Adriano Collini, insegnante in pensione, e Giorgio Gambino, artigiano, per anni hanno percorso i sentieri della Valchiusella e della Val Savenca alla ricerca di incisioni rupestri. I risultati delle loro ricerche sono riportati nella bibliografia in questo stesso sito.

 

Bibliografia sulle incisioni rupestri della Valchiusella

Arcà A. – Fossati A. – Marchi E.
Sui sentieri dell’arte rupestre, Torino, 1995.

Le figure antropomorfe della Pera dij Cros in Valchiusella e dell’arco alpino occidentale: metodi di rilevamento e considerazioni stilistiche, in Bollettino della Società Piemontese di Archeologìa e Belle Arti, Torino, 2000, pagg. 19-40.

Bovis B. – Petitti R.
Valchiusella archeologica. Incisioni rupestri, Ivrea, 1971

Collini A. – Gambino G.
Antichi sentieri nella Valchiusella. Ricognizione archeologica su nuove incisioni rupestri: visite alle località montane di Giornata, Pissolo, Truc, Giass di Meugliano, Miunda, Piera, Giassvery e Gui, situate sul versante orografico destro della valle, in Bulletin d’Ètudes Préhistoriques et Archéologique Alpines, XVI, Aosta, 2005, pp. 199-215.

Antichi sentieri nella Valchiusella. Ricognizione archeologica sulle pendici del Monte Cavallaria: visita alle frazioni di Piani, Spina, Serpe, Trucco, Alpetta, Rat, Verna, Bardanzone, Bovio, Serra, Drobbi, in Bulletin d’Études Préhistoriques et ArchéologiquesAlpines, XVI, Aosta, 2005, pp. 217-224.

Antichi sentieri in Val Savenca. Ricognizione archeologica nei siti delle Alpi Loetto, Cantello. Prim Quart, Truvà, Trucca di Pal, in Bulletin d’Études Préhistoriques et Archéologiques Alpines, XVII, Aosta, 2006, pp. 147-166.

Incisioni rupestri in Valchiusella: alcuni confronti, in Bollettino ASAC, n° 7, Ivrea, 2007, pp. 137-157.

Antichi sentieri in Val Savenca. Le incisioni rupestri alle pendici del Gran Munt: alcuni confronti, in Bulletin d’Études Préhistoriques et Archéologiques Alpines, XIX, Aosta, 2008, pp. 153-166.

Il “Sentiero delle Anime” in Valchiusella: confronti e riflessioni, in Bulletin d’Études Préhistoriques et Archéologiques Alpines, XIX, Aoste, 2008, pp. 167-192.

Il processo di cristianizzazione in Valchiusella: stato delle ricerche e questioni di metodo, in Canavèis, n° 13, primavera-estate 2008, pp. 33-39

Ferrero I.
Passeggiate archeologiche in Canavese ed in Valle d’Aosta, Cles, 1994.

Gallo E.-Gedda M.
La stele megalitica di Lugnacco. La storia e la preistoria raccontata dal primo “Menhir” scoperto in Canavese, in Bollettino dell’Associazione di Storia ed Arte Canavesana, n. 4, Ivrea, 2004, pp. 147-164.

Gibelli L.
Incisioni rupestri alpine, Cuorgné, 2001.

Petitti R.
Incisioni rupestri in una zona di montagna in Valle d’Aosta, in Bulletin d’Études Préhistoriques Alpines, Aosta, 1971, pagg. 107-128.

Cinque schede di incisioni rupestri della Valchiusella, in Bollettino della Società Accademica di Storia ed Arte Canavesana, n° 12, Ivrea, 1986, pagg. 171-172.

Sentieri perduti, Romano Canavese, 1987.

‘Pian Camp’, campo fortificato di minatori in Valchiusella, in Bollettino della Società Accademica di Storia ed Arte Canavesana, n° 13, Ivrea, 1987, pagg. 164-190.

Qualche considerazione sulle incisioni rupestri della Valchiusella, in Bulletin d’Études Préhistoriques et Archéologiques Alpines, III-IV, Aosta, 1992-1993, pagg. 177-200.

Segnalazione in Bollettino dell’Associazione di Storia e Arte Canavesana, n° 6, Ivrea, 2006, pp. 150-152.

Rossi M.
Incisioni rupestri in alta Valchiusella: metodologia della ricerca e storicizzazione dei reperti, in Bulletin d’Études Préhistoriques et Archéologiques Alpines, III-IV, Aosta, 1992-1993, pagg. 173-176.

Rossi M. – Micheletta P.
La Pera dij Cros del vallone di Dondogna (Valchiusella) alla luce delle più recenti ricerche, in Bulletin d’Études Préhistoriques et Archéologiques Alpines, XII, Aosta, 1980, pagg. 89-116.

Didascalie per le immagini

1 – La Pera dij Crus

2 – Particolare della Pera dij Crus

3 – Il masso coppellato di Pasquà

4 – Il masso di Pasquà: rilievo Petitti

5 – Il masso di Pasquà: rilievo Gibelli

6 – Il Sentiero delle Anime: masso al Munt ëd Rivelle

7 – Il Sentiero delle Anime: masso del Traunt

8 – Il Sentiero delle Anime: Ròch ëd Tòni

9 – Il Sentiero delle Anime: incisioni di Carëtte

10 – La concentrazione del Giass Very: il masso del Gui

11 – La concentrazione del Giass Very: un masso al Giass d Meugliano

12 – La concentrazione del Giass Very: un masso all’alpe omonima

13 – La concentrazione del Giass Very: un masso al Cantello (Val Savenca)

14 – Il masso di Pissolo

15 – Il masso del Truc

16 – Il masso del Munt

17 – Particolare delle incisioni di Alpetta

18 – Il serpentiforme del Merdanzone

Adriano Collini   Giorgio Gambino

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