Conoscere la Valchiusella tra presente e passato

Noce

IL NOCE DI DURANDO

Nella borgata di Durando, un gruppo infinitesimale di case a pochi metri da Fondo, abitavano poche persone che vivevano di pastorizia. Povero tra i poveri, vi era anche un uomo il cui unico sostentamento era un gigantesco noce che aveva una rigogliosa chioma ed era sempre ricco di frutti. Per quest’uomo le noci erano davvero tutto. Le raccoglieva, le puliva e poi vi ricavava l’olio o le barattava con i generi alimentari di prima necessità; pensava che, in vecchiaia, avrebbe potuto venderlo a buon prezzo a qualche falegname.

Il buon uomo passava molto tempo a curare quella pianta, ma aveva sempre fantasia di divenire ricco e di non dover più pensare a lavorare.

E così, favoleggiando ogni giorno, una notte sognò che uno strano personaggio lo invitava a recarsi sul ponte d’accesso della città di Pavia: là avrebbe raccolto le indicazioni necessarie per recuperare un favoloso tesoro. Benché non fosse mai uscito dal suo guscio e non sapesse nemmeno dove di trovava questa città,l’uomo partì nel cuore della notte e dopo un lungo e faticoso cammino arrivò al fatidico ponte, sul quale scorse subito il bizzarro individuo del sogno che, avvistatolo, cominciò a girargli attorno saltellando e cantando, spiegandogli che il tesoro mirabolante esisteva realmente e si trovava sotto un grosso albero a molti milioni di passi da lì. Il nostro protagonista capì immediatamente che si trattava del suo noce e, con calma encomiabile, si rimise in viaggio verso casa.

Arrivato a Durando nel pomeriggio, abbatté il noce e iniziò subito a scavare con foga, servendosi della pala e anche delle mani. Giunta la notte, prese un po’ di noci e dopo averle aperte a metà e riempite di olio, le accese intorno allo scavo perché gli facessero luce.  Ad un certo punto le sue mani toccarono qualcosa di duro. Egli proseguì con lo scavo e ben presto scoprì uno scrigno di ferro. Lo estrasse, lo aprì con curiosità e fiducia e,  quale meraviglia apparve ai suoi occhi! Perfino la luce fioca delle mezze noci colme di olio, facevano brillare un tesoro straordinario.

In quel medesimo istante gli apparve davanti lo stravagante omino che aveva incontrato a Pavia, il quale, sempre saltellando, cantava con voce stridula:

«Oh Durand, oh Durand,

set agn camp,

set agn prà,

set agn bosch tajà,

ma na nos ca stërmeisa giòie

sna sera mai parlà!

(Oh, Durando, oh Durando, sette anni campo, sette anni prato e sette anni legno tagliato, ma d’una noce che nascondesse gioie non se n’era mai parlato! Significa che in tutta la lunga storia di Durando, di questo tesoro non s’era mai udito parlarne).

Seguendo quella nenia e vedendo piroettare le fiamme sempre più alte intorno a se, l’omino rimase talmente stordito che cadde con la faccia in avanti, rapito da un sonno profondo che durò fino al mattino. Il suo fu però un brusco risveglio.

Il tesoro non c’era più, e il noce giaceva a terra rinsecchito. Il saltellante cantore altri non era che un satanasso imbroglione che si divertiva a rovinare chi inseguiva sogni di ricchezza e si lasciava incantare dalle fantasie.

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26 aprile 2017, 13:39
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