LA STREGA DI CASASSE

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Si narra – e c’è chi su queste storie non osa fare dell’ironia -, che molti anni or sono nella borgata di Casasse, la quale sorge a pochi metri da Cantoncello, ovvero sul versante opposto a Succinto, vivesse una vecchia strega.

Era una megera nel vero senso della parola: brutta, piena di bubboni e nei pelosi, gobba e con un carattere a dir poco impossibile.

Era figlia di un’altra strega e nipote d’una strega; insomma, il suo albero genealogico era fatto di sole streghe.

A Casasse, che era una borgata molto più grande di come la si vede oggi, la vecchia arpia non aveva rapporti con nessuno, e tutti avevano sommo timore di avvicinarla o di rivolgerle la parola, anzi, non osavano nemmeno guardarla per paura di una sua reazione incontrollata.

La malvagia vecchia viveva quindi in totale, volontario isolamento, e le andava bene così!

Tutto filò liscio per anni, fino a quando un giorno che la ella faceva di ritorno dagli Strup (le malghe di proprietà del comune di Meugliano, site a breve distanza), le capitò di credere di cogliere un sorriso denigratorio rivolto a lei sul viso di due bambini di Casasse che stavano giocando a biglie vicino al sentiero.

I fumi cominciarono ad uscire dalle orecchie della strega, la quale si ritirò nella sua cascina fino a notte.

Dopo il tramonto, si sa, le streghe raddoppiano i loro poteri e la loro forza e, a dire il vero, nella megera era aumentata anche l’ira nefasta.

Quando tutti furono a dormire, si avvicinò alle povere case dei due bambini e cominciò a scuoterne le fondamenta con una forza erculea fino a rovinarle irrimediabilmente.

Poi, ritiratasi nuovamente nella sua casa e non essendo ancora spenta in lei la collera, con inaudito furore prese a scuotere anche quei muri che le crollarono addosso.

Tolte le macerie, non si trovò mai il corpo della strega, e poiché quelle creature non possono morire senza aver prima passato i propri poteri a qualcun altro, pare che ancora oggi a Casasse si aggiri nottetempo lo spirito malvagio e iracondo della strega che fa rabbrividire i passanti con le sue urla funeste.

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Andrea Tiloca, Mauro Gillio, Enrico Bovio
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