FAMIGLIA GILLIO

Asilo Gillio

UNA FALIGLIA CHE SI DISTINSE

Non si può in nessun modo asserire che i componenti della famiglia vicolese dei Gillio siano passati inosservati nella lunga storia valligiana e piemontese.

Gian Bernardo Gillio, nato verso la metà del XVIII secolo, si distinse come avvocato, letterato e poeta. Il suo spirito libero lo portò anche a divenire giureconsulto.

Apprezzato e stimato negli ambienti letterari della sua epoca, si distinse particolarmente come fine conoscitore di lingue antiche e moderne.

A lui si deve la traduzione in italiano dell’Henriade di Voltaire.

Suo fratello Pietro, laureatosi in medicina all’ateneo di Torino, nel quale in seguito divenne professore di chirurgia e poi rettore, fu capo della squadra medica dell’esercito sardo e medico personale del re. Le cronache del tempo lo stimarono uno dei cittadini più influenti della capitale subalpina.

Gian Bernardo, sposatosi con la nobildonna Maria Catterina Bertarione di Novareglia, ebbe quattro figli, per l’esattezza due figlie e due figli.

Le figlie di Gian Bernardo furono, Maria Elena Francesca (1786 – 1856) e Maria Petronilla Antonia (1791 – 1843), le quali si distinsero particolarmente per aver gratuitamente insegnato per anni a leggere e a far di conto a diverse compaesane contadine, che non avrebbero potuto permettersi di frequentare una scuola. Di queste due sorelle fu l’idea di creare in valle una scuola-asilo per realizzare la quale lasciarono, alla loro morte, tutti i loro averi. La scuola-asilo, realizzata con mille peripezie tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900, esiste tutt’oggi a Vico e porta ancora il loro nome di famiglia: Asilo Gillio.

I figli di Gian Bernardo furono, Pietro Giuliano e Gian Giacomo, l’uno avvocato e l’altro notaio.

Entrambi divennero tuchini e rivoluzionari famosi e temuti.

Pietro Giuliano Gillio, nato a Vico  nel 1795, si laureò nel 1816 e allo scoppiare dei moti del 1821 era ripetitore al Collegio delle Province. Fu tra i personaggi di spicco del noto marzo rivoluzionario, assieme al fratello Gian Giacomo, di due anni più giovane.

Entrambi appartennero agli eroi di San Salvario, guidati dal capitano Ferrero, assieme al quale marciarono per Alessandria. Famosa e ricca di onori fu, in questa impresa,  la loro sosta ad Asti, durante la quale fecero proseliti per unire gli astigiani alla causa liberale.

Pietro fu acceso sostenitore delle idee di Giovan Battista Vico e autore di numerosi saggi purtroppo inediti.

Fu esule a Barcellona, a Parigi e nel Regno Unito. Da qui scriveva al fratello, prima esule nelle Alpi, poi rientrato in paese, per incoraggiarlo ancora a non smettere la battaglia per le loro opinioni liberali. In una delle più toccanti missive si legge la frase che fu di Tacito: “potius in libertade mori, quam in servitutem vivere” (piuttosto morire libero che vivere schiavo). Da ciò possiamo capire la fierezza del suo carattere e la risolutezza nelle sue azioni.

Nel 1838 fece ritorno a Vico, ridotto ormai ad una larva a causa di una progressiva e inguaribile paralisi che lo aveva colto in Gran Bretagna.

Morì a 45 anni il 1 febbraio 1840.

Gian Giacomo sopravvisse a lui e alle sorelle, ma con la sua morte, avvenuta nel 1876, si spense del tutto questa illustre casata.

Restano dei due fratelli i carteggi dai rispettivi esili con gli pseudonimi di Antonio Polidorino per Pietro e di Zaverio Bruno per Gian Giacomo.

Le lettere più commoventi e toccanti sono quelle scritte al loro cugino abate Giovanni Giuseppe Boglino di Inverso, cavaliere e ufficiale dell’ordine Mauriziano, vice direttore della biblioteca Nazionale di Torino e intimo amico di Silvio Pellico e di Vincenzo Gioberti. Lettere nelle quali si capisce quale sia stata la grandezza di questi uomini che non fu tanto nell’intelletto, ma anzitutto nella purezza dei sentimenti e degli ideali. Entrambi i fratelli avrebbero potuto vivere agiatamente e fare una brillante carriera. Rinunciarono a tutto questo per l’amore verso il prossimo e la libertà, combattendo contro la corruzione e lo sfruttamento della classe politica.

Nella foto in alto la prima sede dell’Asilio Gillio

nel ritratto qui sotto Pietro Giuliano Gillio

Pietro Giuliano Gillio

RESPONSABILE DEL SITO E EDITORS

Luigi Bovio

BVOLMC62M09E379C
  • Andrea Tiloca
  • Enrico Bovio
  • Luigi Bovio
SOCIAL LINKS

CERCA NEL SITO

Traduci »