FAMIGLIA GATTINO – RICARDI DI NETRO

I RICARDI DI NETRO E I GATTINO

LA DAMIGELLA DI MEUGLIANO

Per parlare della “damigella di Meugliano”, ultima corolla d’una soave antologia ottocentesca in Valchiusella, e capire chi fu, cosa fece e cosa la rese così particolare e popolare, oltre alla sua posizione sociale, occorre premettere le sue origini:

IL CASATO DEI CONTI RICARDI DI NETRO.

I conti Ricardi, (anche segnati come Riccardi) signori di Netro e Groscavallo, sono una nobile famiglia piemontese che in passato fu tra le più in vista dell’aristocrazia piemontese e della politica subalpina.

Originario del biellese, il casato annovera tra i suoi personaggi di rilievo diversi condottieri e alti prelati come Monsignor Davide Ricardi di Netro (Biella 1833 – Torino 1897), figlio del conte Giambattista e della contessa Eugenia Bonino di Chiavazza, che fu professore di teologia dogmatica, Vicario Generale di Biella, in seguito Vescovo di Ivrea dal 1878 al 1886, poi di Novara dal 1886 al 1892 ed infine arcivescovo di Torino dal 1892 al 1897 e come Monsignor Alessandro Ottaviano Ricardi di Netro, (Biella 1808 – Torino 1870) vescovo di Savona e Noli dal 1842 al 1867, poi arcivescovo di Torino dal  1867 al 1870, il quale celebrò le nozze tra Umberto I di Savoia e Margherita di Savoia, avvenute nel 1868.

Oggi, a Castellamonte, soggiorna sovente il conte Tomaso.

Mons. Davide Ricardi

Mons. Davide Ricardi di Netro

IL CONTE ERNESTO

Il conte Ernesto Ricardi di Netro, uno dei tredici figli del conte Felice Federico e della nizzarda contessa Giulia Spitalieri di Cessole, nacque a Torino il 27 giugno 1816, frequentò l’Accademia Militare prestando sevizio dapprima nelle Guardie Nobili, indi, fu chiamato dal generale La Marmora a far parte del costituendo reggimento dei bersaglieri, raggiungendo il grado di Maggiore. Combatté nella campagna del 1848/49, nelle battaglie di Goito e Novara, nelle quali rimase ferito. Fu collocato a riposo il 19 febbraio 1850.

Abbandonata la carriera militare, divenne assessore alla Pubblica Istruzione della Città di Torino; durante il suo mandato si interessò della fondazione delle scuole per i bambini ciechi e rachitici e a tale opera donò una delle sue proprietà sul lungo Dora. Sua fu la costituzione del monte pensioni per i maestri elementari, primo in Italia.

Fu anche assessore a Meugliano e deputato in Parlamento per due legislature.

Nel gennaio 1853 fu designato quale Vice Governatore del Principe Ereditario Umberto di Savoia.

Da questa carica però si dimise nel febbraio del 1854, in seguito alla morte del suocero Senatore Giuseppe Antonio Gattino di Meugliano, al quale dovette succedere, prendendo le redini della sua industria e della cospicua fortuna connessa.

Grazie a lui, venne a studiare in Valchiusella  lo scienziato Quintino Sella.

Sposò la meuglianese Augusta Gattino.

Morì a Torino il giorno dell’Epifania del 1892.

Conte Ernesto Ricardi

Ernesto Ricardi di Netro

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Quintino Sella

LA FAMIGLIA GATTINO DI MEUGLIANO.

Nel XIX secolo la famiglia Gattino fu tra le più ricche e potenti del Regno di Sardegna. Proprietaria di un grosso complesso siderurgico che raggiunse il suo massimo sviluppo durante le guerre napoleoniche e risorgimentali e di cui facevano parte le miniere di Traversella e le fucine di Meugliano, seppe incrementare la sua attività con il felice connubio di accentramento industriale, associandosi con la società Mongenet di Pont Saint Martin.

Rifornì di armi Napoleone e per undici anni ebbe il privilegio di vendita per casa Savoia.

Grazie a questi magnati, nel 1818, fu costruito il ponte d’accesso a Traversella in località Cali. Sempre ai Gattino si deve l’erezione della cappella di Meugliano e il cospicuo contributo per la costruzione della grandiosa chiesa parrocchiale di Traversella. Su impulso di questi industriali, infine, nel 1827, si diede inizio ai lavori per la strada rotabile da Traversella a Ponte Preti di Strambinello che fu portata a termine a loro totali spese.

Nicolao Gattino

Niccolò Gattino

IL SENATORE ANTONIO

Giuseppe Antonio Gattino, figlio del fondatore dell’impero industriale valchiusellese avvocato Nicolao o Niccolò, fu davvero un potente e ricco magnate, noto e influente personaggio dell’economia sabauda, benefattore dei poveri, non solo in valle. Ricoprì la carica di assessore a Ivrea e a Torino, Senatore dal 1848 al 1854.  Fu molto amato per la sua magnanimità.

Ebbe un’unica figlia, Augusta.

Si spense a Torino nel febbraio del 1854.

FLAMINIA, LA DAMIGELLA DI MEUGLIANO

Dal matrimonio fra Augusta Gattino e il conte Ernesto Ricardi di Netro, nacque a Torino, nel 1851, Flaminia. La nobile fanciulla crebbe nel soffuso mondo della Torino bene dell’epoca.

Veniva chiamata la “Damigella” anche per distinguerla dalla madre, cui spettava l’appellativo gentilizio di contessa. Era una ragazza piccola e gracile dai costumi sobri, dal fare discreto. Sulla sua giovinezza si sa poco, ma si è molto favoleggiato. Pare che ella avesse nutrito un amore, osteggiato dal padre, per un capitano dei Dragoni. Per ora non ci è dato sapere se questa sia solo una leggenda o la verità. Lei non ne faceva mai menzione.

Ciò che si conosce maggiormente è la sua vita in età matura. Trascorreva l’inverno nel sontuoso palazzo di Via Alfieri 6 a Torino, per poi partire a maggio alla volta della sua non meno lussuosa abitazione di Meugliano.

Qui portava la sua piccola corte composta da due creàle (cameriere personali), dal maggiordomo, dal cocchiere, e dal cuoco Giacomo Cargnino. A Meugliano ritrovava il giardiniere e il maestro cappellano del paese che era da lei remunerato.

Non amava il cicaleccio e lo sfarzo dei salotti cittadini, perciò conduceva un’esistenza molto appartata.

A Meugliano scendeva di buon mattino, al braccio di una creàle, nel salone principale o nel padiglione estivo, col suo immancabile scialle di lana sulle minute spalle e il foulard legato sotto il mento. Dopo una frugale colazione, iniziava a lavorare a maglia o a ricamare. Intesseva meravigliosi corredi che poi regalava alle ragazze da marito più povere. La sua “piccola corte” era sempre frequentata da queste umili contadine, alle quali la damigella elargiva con prodigalità. Si intratteneva con loro per pochi minuti, come faceva anche con gli altri ospiti, parlando prevalentemente in dialetto torinese. Non voleva essere ringraziata, lasciava la sua beneficiata dicendole semplicemente: «C’am disa c’am veul bin, c’am daja an basin» (mi dica che mi vuol bene, mi dia un bacio).

Anche ai suoi rari ricevimenti serali poneva termine con una frase in dialetto: «E alura, bona neuit a tuti»(e allora, buona notte a tutti). A questa calma e serena esortazione, ognuno sapeva che la serata era conclusa.

Una grande festa si svolgeva solo per la festa patronale di Meugliano, San Bartolomeo, il 24 agosto. Allora la corte si ingrandiva, ospitando nobili, prelati e gente del paese.

Amava fare un’uscita pomeridiana in carrozza nei suoi estesi possedimenti che comprendevano le colline che propendono verso Brosso, oppure dirigersi verso Trausella.

Nel chiuso ambiente valchiusellese, la figura di questa nobildonna era certo di grande interesse e suscitava curiosità e una sorta di meravigliata invidia.

A lei si dovette l’arredo delle aule scolastiche di Meugliano, ospitate nella casa del cappellano, di sua proprietà. Nell’agosto del 1924, fece una cospicua donazione per le campane di Traversella, tanto che l’amministrazione comunale volle designarla come loro madrina per l’inaugurazione.

Dopo la festa di Ognissanti dello stesso anno partì per Torino e il giorno di San Giacomo del 1925 ritornò a Meugliano. Fu la sua ultima trasferta. Non passò una buona estate, la salute era sempre più malferma. La sua famiglia non era eccessivamente longeva e lei aveva già settantaquattro anni. Spirò dolcemente, così com’era vissuta, al primo piano del suo palazzo meuglianese il 27 ottobre. Tre giorni dopo, dall’ottocentesca residenza, uscì un feretro spoglio e disadorno portato a spalle da sei ragazzi scapoli di Meugliano, com’era suo desiderio. Il muto corteo si recò nella chiesa parrocchiale di Vico ove l’arciprete don Pietro Aimino presiedette la cerimonia esequiale, assieme a don Eligio Adamini da Cantoncello, sacerdote curiale e amico personale della damigella, e a tutti i parroci della vicaria: don Domenico Pagliasotti, priore di Brosso, don Giovanni Battista Ghiringhello, rettore di Traversella, don Andrea Rama, prevosto di Drusacco, don Domenico Arduino, prevosto di Trausella, don Giacomo Bracco, prevosto di Fondo, don Francesco Minola, rettore di Succinto decano del clero valligiano. La parrocchia di Inverso aveva la sede vacante da due anni. All’organo, era preposto l’ultimo cappellano maestro di famiglia don Giuseppe Rivara.

Poi una carrozza funebre partì dal sagrato della chiesa di Vico per scendere verso il cimitero generale di Torino.

Il suo testamento si apre così: Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Tutto a maggior gloria di Dio, col desiderio e l’intenzione di seguire il sentimento e l’esempio dei miei cari genitori …”

La Damigella, la contessa benefica, lasciava erede universale delle sue ingenti sostanze la Piccola Casa della Divina Provvidenza  Cottolengo di Torino. Alcuni legati riguardavano la parrocchia di Vico, il Comune di Meugliano per l’aiuto dei poveri, il cappellano, l’Asilo Gillio di Vico, il primogenito dei suoi cugini Ricardi di Netro, cui andava il palazzo di Torino e il cugino Aleramo Bosco di Ruffino, cui andava il palazzo di Meugliano, ove il caso volle che trent’anni più tardi venisse ad alloggiare un distaccamento del Cottolengo dopo che il responsabile, don Scarca, ebbe comprato il palazzo dai conti Ruffino.

4743241577_9b14f87ec7_m[1] Contessa Flaminia Ricardi di Netro a Meugliano.

La Damigella Flaminia

PALAZZO GATTINO – RICARDI

Palazzo Gattino – Ricardi è una sontuosa costruzione ottocentesca e rimane ancora oggi l’edificio più grande di tutta la Valchiusella, così come la proprietà annessa, comprendente il parco, la collina e i pascoli, è la più estesa di tutte le vallate prealpine canavesane.

Presenta un corpo unico con due ali più sporgenti. Di pregio, il portale con pannelli del sole che ride e del sole che piange, delle ringhiere e cancellate in ferro battuto locale col monogramma A, (Antonio Gattino), e  motivi ornamentali sui cancelli con pigne sormontate da stelle a dodici punte e sfere che rievocano oggetti tipici delle antiche concezioni orientali richiamanti il mito dell’origine del cosmo, ossia la  primordiale narrazione fantastica “dell’ Uovo del mondo”. Insomma, simboli di culti pagani.

Purtroppo è andata persa la sfarzosa fontana delle quattro stagioni che dominava il centro del parco.

Dagli anni sessanta del secolo scorso, quando la casa ospitava la sede del Cottolengo che venne chiusa nell’ottobre del 2000, all’edificio primario è stato aggiunta una manica lunga che vede tra i progettisti il  geometra Pier Angelo Fornelli di Drusacco.

Villa Gattino Ricardi

Una parte del Palazzo Gattino Ricardi

Fucine Gattino

La Fucina Gattino

 

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