GIACOMO CARETTI

Giacomo Caretti

L’INGEGNER CARETTI IN PRIMO PIANO A VIDRACCO

Giacomo Caretti nacque nel piccolo villaggio di Vidracco il 1 luglio 1909. Seguì il corso di studi superiori al Collegio salesiano Morgando di Cuorgnè, per poi superare brillantemente gli esami da privatista al D’Azeglio di Torino e quindi, nello stesso capoluogo piemontese, frequentò il Politecnico. Di quegli anni lontano dalla valle, i suoi amici ricordavano i suoi frequenti ritorni al paesello a bordo di un’innovativa bicicletta a motore.

Conseguita la laurea in ingegneria, seguì i corsi della Scuola Allievi Ufficiali di Lucca e col grado di sottotenente di complemento, il 1 luglio 1933, fu assegnato al Reggimento del Duca d’Aosta, il V Artiglieria da Campagna di Venaria Reale.

La sua carriera militare terminò col congedo in data 30 gennaio 1934, a seguito di un grave incidente che lo rese claudicante per tutta la vita.

Ritornato a Vidracco, seppe mettere a frutto tutta la sua buona volontà e il suo intelletto.

Tra il 1937 e il ’38 diede corso ad una filodrammatica intitolata a Martino Ceratto (nella foto in basso), altro illustre vidracchese che era pure suo zio materno. L’associazione aveva sede nella sua stessa casa e si prefiggeva di devolvere gli incassi per la realizzazione delle opere pubbliche. Sospesa durante la Seconda Guerra Mondiale, riprese nel 1944 e impegnò i primi incassi per la ristrutturazione del teatrino comunale.

Nel 1939 il sindaco Ceratto gli affidò l’incarico di progettare la nuova casa comunale. Sorse così la costruzione che ospita ancora oggi il municipio, costruita secondo lo stile e i criteri in voga nel ventennio fascista. Dopo questa opera Caretti si mise di buona lena realizzando i progetti per l’acquedotto, per la nuova scuola elementare, per il restauro della facciata della chiesa parrocchiale di San Giorgio e per l’arredo urbano di alcune vie. Entrato in consiglio comunale nel 1946, quattro anni dopo divenne Perito Civico per poi assurgere alla carica di sindaco nel 1956, responsabilità che mantenne fino alla morte.

Nel frattempo, nel 1953, fu tra i promotori del Consiglio di Valle, l’organismo da cui nacquero in seguito le Comunità Montane, di cui divenne prima consulente tecnico e poi vicepresidente, sotto la presidenza dell’avvocato Alessandro Perino di Trausella, dal 1957 al 1965. Sotto la guida di questi due illuminati valligiani e con la collaborazione di altrettanti validi collaboratori, tra cui Egidio Francisco di Drusacco (che assumerà la presidenza nel 1966), si realizzarono considerevoli opere come: l’Associazione Allevatori Valchiusella; il Concorso per il miglioramento della frutticoltura; il Comprensorio di Bonifica Montana; il giornale valligiano “Nôi dla Valciusela” diretto dall’ingegner Tamagno; e la Scuola di Avviamento Professionale con sede a Vico, filiazione ed ampliamento di quella di Rueglio, fondata e vivificata dal prevosto don Bartolomeo Peller. Timonieri di quest’ultima iniziativa furono anche l’arciprete di Vico don Silvio Margherio e il rettore di Traversella don Primo Ceresa. Tanto valsero gli sforzi del primo Consiglio di Valle che, nel 1961 al convegno di Torino, esso fu segnalato come quello che aveva ottenuto i migliori risultati di tutta la Regione Piemonte.

Intanto l’infaticabile attività di Caretti continuò a estendersi in vari settori. Nel 1957 entrò nel Consiglio Direttivo del Bacino Imbrifero Montano Dora Baltea del Canavese in rappresentanza della 3° sezione. Due anni prima, nel 1955, aveva dato vita, con generosa dedizione, al laboratorio I RUR Olivetti di Vidracco, ovvero, ad uno dei più riusciti tentativi di decentramento industriale del Canavese. Mettendo a disposizione ancora una volta la sua abitazione per la prima sede, l’attività di produzione era in grado, con i suoi dieci addetti, di fabbricare mensilmente mille valigette per macchine da scrivere. Il tentativo, pur tra molte difficoltà e traversie affrontate sempre con tenacia dall’ingegner Caretti, nel giro di pochi anni crebbe enormemente. Nel 1962 contava già 137 addetti e il 26 maggio fu inaugurata la nuova sede, benedetta dal Vescovo di Ivrea Monsignor Albino Mensa. La I RUR è stata un fiore all’occhiello per la Olivetti e un grande polmone dell’economia valligiana durante un lungo periodo.

Negli anni dell’amministrazione Caretti, Vidracco vide il maggior fiorire di tutta la sua storia: nel 1960 l’ingegnere fu il regista del film “Vidracco 1960”, nel 1962 il paese vide la nascita del suo acquedotto consortile, nel 1967 la creazione della Mostra di arte valligiana, che resse per alcune fortunate edizioni. Sempre di Caretti è la realizzazione del futuristico monumento all’imprenditore Adriano Olivetti sul monte Cives e suo era anche il progetto, purtroppo mai realizzato, di un nuovo monumento ai caduti che sarebbe dovuto nascere sulle colline di Vidracco, in posizione dominante il Canavese.

Il decennio si concluse in modo favorevole. Nel 1969 trovò attuazione del gemellaggio col villaggio francese di Epehy in Piccardia. Questa località, distrutta durante il secondo conflitto mondiale, esisté nuovamente grazie alla ricostruzione operata dai 3500 operai del già menzionato commendator Martino Ceratto.

Vidracco e la valle intera debbono molto sia a Martino Ceratto che al coraggioso, intraprendente e cristallino Giacomo Caretti, pioniere di sviluppo urbanistico ed umano, uomo che non portò innovazioni per averne un tornaconto personale, né per imporre la propria egemonia, ma unicamente per il bene della sua terra e della sua gente. Persona affabile, molti ricordano ancora il suo immancabile saluto: «Come va la vita?», che contraddistingueva, appunto, il suo essere amico e fratello di ognuno.

Colpito da un tumore alla gola, continuò fino all’ultimo, lottando contro le forze che gli venivano meno, a onorare i suoi impegni.

Vidracco accolse il suo ultimo respiro, esalato il 19 gennaio 1975 e le sue spoglie mortali.

Caretti in montagnaCaretti in montagna    –    Martino Ceratto ceratto_thumb[1]

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