GIAN GIACOMO DOMENICO BERTARIONE

Bertarione

BERTARIONE, IDEALISTA E PATRIOTA

Se è vero che la storia della Valchiusella è costellata di eroiche figure di valorosi combattenti per un alto ideale di pace e libertà, tra di esse un posto di particolare rilievo ebbe l’avvocato Gian Giacomo Domenico Bertarione.

Nato a Vico il 31 maggio 1777, figlio di uno stimato notaio, Gian Giacomo a vent’anni si trovò già a combattere nella Rivoluzione Francese, infervorato com’era dai principi liberali ed umanitari che credette di vedere in essa.

Di ritorno in valle diresse i moti insurrezionali del 1821 e fu insostituibile punto di riferimento di diversi rivoluzionari canavesani, cui era noto sotto lo pseudonimo di ‘Comandante la Guardia Nazionale’.

Suonarono per quattro ore a martello le campane di Vico e di tutta la valle, nella fatidica notte del 13 marzo 1821 e, sotto la guida di Gian Giacomo, molti patrioti si diressero a Ivrea per unirsi ai congiurati che proclamarono la costituzione spagnola. Chi narra i fatti dell’epoca, sostiene che tutta la popolazione valbrossese, accesa dalle parole di libertà dell’avvocato Bertarione, si strinse attorno a lui, portandolo in trionfo.

Falliti però i tentativi insurrezionali, Gian Giacomo dovette fuggire in Svizzera e, a Ginevra divenne in poco tempo un apprezzato giurista e pubblicista. Scriveva da Ginevra: «Merito tutta l’attenzione di voi e del mondo intero; che se il mondo conoscesse il mio core e i miei ideali, non mi perseguiterebbe così spietatamente».

Condannato in patria a vent’anni di prigione, fu costretto a rimanere lontano da Vico dove aveva moglie e figli: tuttavia quando la consorte Ugolina si adoperò per chiedere, attraverso l’intercessione del conte di Clermont, la grazia a re Carlo Felice, Gian Giacomo rispose duramente che prima dei doveri della famiglia, sentiva più prepotente il dovere verso la patria e la libertà. Una decisione questa che può apparire incomprensibile nella sua crudezza, ma che sottolinea quanto egli credesse nella libertà da dare ai suoi conterranei, che egli amava come figli.

Rifiutata la clemenza del re di Sardegna, Bertarione partì, alla volta di Parigi, dove fu apprezzato giornalista e intimo amico di rivoluzionari del calibro di Remusat e Trelat. Nella capitale francese, allo scoppiare d’una ennesima rivolta, scese in piazza senza indugio a lottare ancora contro l’oppressione del popolo.

In questi combattimenti sulla barricata di Montmartre, il 3 luglio 1830, colpito da una lancia, il tenace, valoroso vicolese cessò di vivere.

Oggi a Vico, a Ivrea e a Parigi esiste una strada intitolata a lui.

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