GIANNI OBERTO

Gianni Oberto

L’AVVOCATO OBERTO, CANAVESANO D.O.C.

Gianni Oberto Tarena si è sempre sentito montanaro e figlio della nostra valle. Nato a Brosso il 9 settembre 1902, a soli diciassette anni, mente si trovava a Mazzè per un comizio del Partito Socialista Italiano, dissentendo dalle asserzioni  del conferenziere, chiese di replicare pubblicamente, ottenendo un buon successo. Egli stesso affermò in seguito di essere nata in quel contesto la sua aspirazione ad entrare nell’ambiente politico.

Conseguita la laurea in giurisprudenza, cominciò ad esercitare, accanto alla politica e alla militanza in Azione Cattolica, la carriera di legale. L’8 settembre 1943, per aver assunto la difesa in un processo di Ivrea, fu arrestato dai tedeschi e internato in un campo di concentramento in Germania per ventidue mesi.

Nel 1951 entrò in consiglio comunale a Ivrea nelle liste della Democrazia Cristiana, partito del quale divenne capogruppo fino al 1974. Sempre nel 1951 fu eletto consigliere provinciale ed entrato in consiglio divenne il primo in Italia a ricoprire l’incarico di Assessore alla Montagna.

Oberto conosceva profondamente le tematiche della montagna, perché in essa era nato e cresciuto. Promotore dell’Ente Parco Gran Paradiso, di cui assunse la presidenza nel 1957 per mantenerla fino alla morte, si fece patrocinatore anche del Salone della Montagna.

Conseguito il Premio fedeltà montanara e la medaglia d’oro per le benemerenze nella cultura nel 1964, venne eletto l’anno successivo quale Presidente della Provincia di Torino, incarico che mantenne fino al 1970, anno in cui si dimise per entrare nel primo Consiglio Regionale.  Per cinque anni ricoprì gli incarichi di Vice Presidente, poi di Presidente del Consiglio Regionale ed in seguito della Giunta (1973 – 1975). La sua fu una presidenza illuminata non solo per l’emanazione dello statuto regionale piemontese, ma altresì per la promulgazione di tante leggi ancora oggi considerate fondamentali negli ordinamenti regionali. Nel 1975, anche se la maggioranza in Regione era passata alla sinistra, fu rieletto consigliere.

Tanti lo ricordano parlare in dialetto, anche nei discorsi pubblici, con passione ed estrinsecare quell’amore per la sua terra, amore e attaccamento che egli definiva come “canavesanità”.

Fu definito uomo di parola, non solo a motivo di essere un buon oratore, ma per il mantenimento ad ogni costo della parola data.

In valle collaborò con gli amministratori dell’epoca, con Egidio Francisco (sindaco di Vico e presidente del Consiglio di Valle, poi consigliere provinciale) e con le istituzioni private.

Ancora in piena attività, si spense a Ivrea la mattina del 12 gennaio 1980.

Oggi la Biblioteca di Ceresole Reale porta il suo titolo.

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Luigi Bovio

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