GINO RIVATA

 

Casa di Novareglia di Rivata

GINO RIVATA: VALCHIUSELLA A OLIO E CARBONCINO

Forse nell’ambiente della pittura si è un po’ “imperdonabilmente” affievolita la memoria di Gino Rivata, ma la Valchiusella non può dimenticarlo né come pittore, né come uomo.

Gino RivataNato a Torino il 5 dicembre 1908 da Giuseppe Teodoro Rivata e da Giuseppina Pierina Maria Giustina Resplendino, Luigi Annibale Giuseppe, detto Gino, compì i suoi studi e mosse i suoi primi passi nel mondo dell’arte nella capitale subalpina. La nonna materna Julienne Stephanie Virginie Houbloup in Resplendino era nata a Mennecy , un paese a sud di Parigi.  A Parigi si trasferì con il padre “tailleur d’habits” e ne seguì la professione. Quando la famiglia Resplendino si trasferì a Torino la Julienne avviò una sartoria in città, nel palazzo all’angolo tra l’attuale via Garibaldi e piazza Castello.

Fu elencata fra le più rinomate sarte di Torino.

Il suocero di Julienne era “foriere” del Re Carlo Felice, e aveva seguito il sovrano a Cagliari durante il periodo francese.

A Cagliari aveva sposato una figlia di un sardo che aveva servito l’Armata Sarda come musicista per ben 48 anni, combattendo sei campagne di guerra.

Il padre di Gino era figlio di un cittadino di San Damiano d’Asti e di una friulana, all’epoca austriaca.

Gino, sposatosi con Eugenia Vianello (detta Geni), figlia del noto impresario Giovanni Vianello, si trasferì ben presto a Vico, attratto com’era dalla natura e dai paesaggi della Valchiusella.

Non c’è angolo caratteristico, né architettonico che non sia stato da lui riprodotto su tela o a carboncino. Oggi, le sue opere, tra le altre cose, ricoprono il ruolo di “memoria storica” degli edifici della vecchia Vico, o della vecchia Traversella o di altri borghi, che ormai non esistono più o sono stati stravolti dalle ristrutturazioni.

Erano un appuntamento irrinunciabile i suoi vernissage, perché la gente accorreva ad ammirare la sua arte e a riscoprire angoli della valle che magari non aveva mai osservato con attenzione, ma che la vivacità intellettiva di Rivata aveva colto nella sua essenza. Molti salotti di Vico conservano un suo dipinto.

La sua tecnica pittorica si esprimeva al meglio nella paesaggistica e nell’uso di colori tenui, non per niente i suoi paesaggi autunnali sono eccellenti anhce per gli ottimi effetti di resa delle atmosfere.

A sua reminiscenza, due enormi dipinti raffiguranti l’uno le passeggiate, l’altro i costumi tipici di Vico che era, fino a poco tempo fa, esposto sotto la tettoria della piazza principale del paese e che è in attesa di essere ricollocato, nonché il restauro conservativo del dipinto di Pisone rappresentante l’Ultima Cena, ritoccato dal Davico, poi dal Serralunga nel 1904 e infine da Rivata nel 1969, esposto nel presbiterio della chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista.

Emblematici della sua personalità, alcuni scritti dell’artista carichi d’amore per la piccola valle prealpina.

Con i valligiani strinse un profondo rapporto di amicizia e di solidarietà, frutto del suo carattere aperto e leale.

Concluse i suoi giorni all’età di ottantacinque anni a Vico, nella casa di Via dei Martiri, stroncato da un male incurabile e amorevolmente assistito dalla moglie, il 10 marzo 1994.

Riposa nel cimitero del paese.

Si ringrazia il signor Eraldo Padovano, genero della sorella di Gino Rivata, per le informazioni fornite a riguardo di questo personaggio.

(dalla collezione di Daniele Buffoli)

(dalla collezione di Daniele Buffoli)

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da altre collezioni:

Foto 1: Casa nel concentrico di Novareglia – carboncino 1965

Foto 2: Casa oggi demolita in via 13 marzo 1821 a Vico collezione privata – carboncino 1971

Foto 3: Bosco denominato “Pera Groosa” nei pressi di Drusacco collezione privata – olio su tela 1972

Casa di Vico

Pera Grosa

UN RINGRAZIAMENTO A ERALDO PADOVANO PER IL MATERIALE FORNITOCI PER LA REALIZZAZIONE DEL VIDEO

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