ITALO TIBALDI

 ITALO TIBALDI, SOPRAVVIVERE AI LAGER E NON PERDERNE LA MEMORIA

Italo 2Italo Tibaldi era nato a Pinerolo il 16 maggio 1927.

Trasferitosi con la famiglia a Torino, proprio in questa città venne catturato dalle truppe naziste il 9 gennaio 1944 e internato nel campo di concentramento di Mauthausen come detenuto politico col numero di matricola 42307. Qui rimase fino alla liberazione avvenuta il 6 maggio 1945.

Degli 8126 internati di Mauthausen, hanno potuto tornare a casa solo 850.

Italo non è stato solo un sopravvissuto ma uno studioso.

Ha affrontato di petto il doloroso e falcidiante ricordo di quei mesi e dei loro orrori, e ha messo in piedi un incredibile canale di ricerca che si è realizzato in un archivio preziosissimo che è oggi conservato presso la fondazione Memoria della Deportazione di Milano. Questo eccellente archivio ha dato vita all’opera Il libro dei deportati, un lavoro corredato di relazioni, studi critici ed approfondimenti. Qui, ogni documento è analizzato con perizia dai ricercatori dell’università di Torino.

Tibaldi, per molti anni, ha tenuto incontri e seminari sul tema della deportazione politica e razziale.

Il suo motto è stato: “Non moriremo in silenzio”.

Lo scopo del suo impegno era uno solo: lasciare una memoria provata ed innegabile della deportazione. Grazie a lui, rimane una documento incancellabile di migliaia di nomi e di vite.

Tornato in Italia è stato funzionario della Regione Piemonte ed ha svolto la sua professione di geometra.

Nel 1980 si trasferì in Valchiusella, prima a Meugliano, poi a Vico. In trent’anni non è certo stato inattivo. Oltre al suo instancabile lavoro di ricerca, è stato presente nel campo amministrativo ricoprendo per un breve periodo la carica di Sindaco di Vico e, per un mandato, quella di Presidente della Comunità Montana Valchiusella.

Da ricordare il suo impegno di organizzatore dell’annuale viaggio della memoria a Mauthausen.

Italo cittadino onorario 1Il 27 gennaio 2009, Giorno della Memoria, è stato ricevuto al Quirinale dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al quale ha presentato la sua ultima opera. Nel giugno dello stesso anno è stato insignito della cittadinanza onoraria dal Comune di Vico (nella foto con l’allora sindaco di Vico Giacinto Cappelletto).

Tra le sue pubblicazioni, ricordiamo anche il Calendario della Deportazione Italiana dell’Aned, una scorrevole dispensa gradevolmente illustrata da Rita Totini Zanderigo.

A Vico ha sempre ricevuto con piacere chi volesse scambiare opinioni o richiedere informazioni, perché asseriva di sentire ancora il dovere della testimonianza a salvaguardia della memoria.

Dopo un breve epriodo di malattia, con accanto la sorella Graziella e alcuni amici cari, si è spento la sera del 13 ottobre 2010. Riposa nel cimitero di Vico Canavese.

Dal retro copertina de “Il libro dei deportati”:  Il procedere inesorabile delle generazioni sta riducendo il numero dei testimoni ancora in vita; essi sono come tali insostituibili, ma la loro lezione non deve andare perduta. Le loro voci possono e devono essere tramandate. Bisogna renderle inattaccabili di fronte agli ‘assassini della memoria’.

Nella foto in alto, Italo Tibaldi a Vico presenta “Il libro dei deportati” .

Di seguito: Italo a Vico col suo amico Valeriano Puccini Zanderigo

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Un ultimo saluto da Andrea (l’autore della pagina di questo sito): Caro Italo, non voglio tessere i tuoi elogi, né enumerare i tuoi indubbi DSC_3283meriti, altri lo hanno fatto e lo faranno certo meglio di me. Voglio solo salutare l’uomo, l’amico, il fratello, il compaesano. Tu eri una di quelle presenze che “riempiva” e sapeva offrire una compagnia intellettualmente stimolante, e ciò è sempre cosa assai rara.

Hai saputo accettare e rammentare a tutti noi che il Signore dà e il Signore prende: ci concede i suoi doni e, a tempo debito, ce li toglie. Tutto gli appartiene. Ti sei rimesso alla Sua volontà anche nella tua ultima sofferenza, tu che di sofferenze ne avevi provate fin dall’adolescenza. Hai visto l’orrore della follia umana nell’età in cui un uomo comincia a vivere, eppure non ti sei mai commiserato, ma hai avuto la forza di rinascere dall’orrore dei lager e di testimoniare. Io credo che il più grande dono che ti ha fatto il Signore sia stata quella “sapientia cordis” per cui hai compreso appieno che chi può uccidere e annientare il corpo, non ha alcun potere sull’anima e sullo spirito. Questo è l’insegnamento di Gesù che hai fatto tuo e che ti ha dato la forza di testimoniare e di non far stendere un velo di oblio sulla vergogna della violenza.

Che il Signore ti accolga nel suo abbraccio di misericordia.

Questa foto e quella col sindaco sono di Carlo D’Orio

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Inseriamo un commento pervenutoci fuori sito:

Ho conosciuto Italo Tibaldi a maggio 2010 durante il pellegrinaggio ai Campi. Le sue parole hanno emozionato e coinvolto i ragazzi e gli adulti e pensavo che ancora a lungo avrebbe svolto il suo impegno di testimone della storia. Con dolore e gratitudine per quanto ha fatto, invio alla sorella un pensiero affettuoso.

  Luciana Morabito     figlia di deportato     

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