MARTINO VALER

Martino Agostin Valer

MARTINO AGOSTIN VALER

IL LAVORATORE NOMADE

Nella bella casa che si trova in fondo all’abitato di Drusacco, l’11 giugno 1871, nacque Martino Agostin Valer. Pur non avendo avuto, come la stragrande maggioranza dei suoi coetanei convalligiani, la possibilità di compiere studi superiori, seppe sopperire a questa carenza con una profonda cultura autodidatta, costruita grazie alle sue brillanti qualità intellettive.

Dopo il servizio militare, partì per il Transvaal per lavorare alla costruzione di opere ferroviarie del tutto innovative. Qui i capi di Valer notarono la sua capacità di adattamento, la sua resistenza al lavoro e il suo ingegno, nonché la straordinaria qualità di non far frapporre alcun ostacolo alla realizzazione di un incarico e per tale motivo, al termine dei lavori, lo proposero per la realizzazione di ferrovie in Asia Minore, paese ove lavorò dal 1904 al 1908. Il suo curriculum proseguì in modo sorprendente: toccando ogni continente, questo intraprendente valchiusellese si trovò dapprima in Cile dal 1908 al 1911 e, dopo un breve rimpatrio, in Russia nel 1914 per la costruzione della Transiberiana, la ferrovia più lunga del mondo che conta oltre novemila chilometri di rotaie. In questa esperienza Valer incontrò molti convalligiani, soprattutto di Rueglio.

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Ponte della Transiberiana

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Stazione della Transiberiana

Negli anni successivi, Martino si occupò di incarichi in Cina e nel Giappone, per poi approdare in Australia, nel Madagascar e in altre regioni africane.

La ferrovia di Tien Tsin ((天津) e i ponti di Ju Nam lo videro tra i loro artefici. Specialmente questo secondo lavoro, che presentò insidie e richiese complesse analisi geologiche, fu uno dei fiori all’occhiello di questo straordinario uomo. In Cina ricevette un premio per due arditi ponti ferroviari ad arcate in muratura con travatura metallica di eccezionali dimensioni ed altezza, tanto che ne riportarono le documentazioni tecniche e fotografiche alcune importanti riviste settoriali dell’epoca.

Il suo temperamento audace e la capacità di lavorare con squadre di uomini molte volte inesperti, sottolinearono la capacità organizzativa di Martino Valer che fu tra i suoi principali talenti.

Le sue qualità impagabili furono applicate anche in Italia. Valer lavorò infatti alla realizzazione della Bologna – Firenze ferroviaria e alla galleria degli Appennini lunga diciotto chilometri, opera che gli valse la medaglia d’oro all’Esposizione di Torino.

Sua Maestà Vittorio Emanuele III gli conferì il titolo di Cavaliere del Regno.

Ritiratosi a vita privata, come si può immaginare per un uomo così dinamico, non rimase certo inoperoso. Nel 1929 divenne il primo podestà di Valchiusa (la municipalità con sede a Vico che, con decreto del governo fascista, accorpava i comuni di Vico, Drusacco, Trausella, Meugliano e Brosso). In questo incarico profuse tutte le sue conoscenze, non solo culturali (conosceva infatti innumerevoli lingue e dialetti esotici) ma soprattutto pratiche nel campo dell’edilizia e della viabilità. Sotto il suo mandato venne potenziata la rete stradale e costruito l’acquedotto di Vico.

Sia lui che il suo successore alla guida del comune, Annibale Bertarione, seppero essere dei podestà super partes ed agirono per il bene del paese secondo coscienza, tant’è vero che anche dopo la caduta del fascismo, i valligiani dovettero riconoscere la loro condotta retta e irreprensibile.

Nel 1931 Valer entrò anche a far parte, con Annibale Bertarione, del primo consiglio d’amministrazione del Ricovero dei Poveri Vecchi, fondato e presieduto dall’arciprete di Vico don Pietro Aimino.

Una vita certamente fuori dall’ordinario quotidiano e carica di doti intellettive e umane e di quella indomita dignità e forza di volontà che furono proprie di tanti valchiusellesi di umili origini, i quali dal poco o nulla che avevano, seppero creare opere mirabili.

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L’acquedotto di Vico

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