PIETRO FONTANA RAVA

Sor Pero

IL “SOR PERO”  O  “PERO MATAS”

Da una sorella dell’Avvocato Gian Giacomo Domenico Bertarione (vedi pagina a lui dedicata sul nostro sito)  nacque il 6 novembre 1781 Pietro Giuseppe Fontana Rava. Dopo la laurea e l’abilitazione a svolgere l’ufficio di notaio, divenne segretario comunale di Vico e cancelliere della locale Regia Giudicatura.

Lo storico Giacomo Felice Saudino vedi pagina a lui dedicata sul nostro sito) lo definisce uomo dal carattere affabile e gioviale, cultore dell’amicizia.

Fu lui, in prima persona, a radunare i congiurati valbrossesi 12 marzo 1821 e con essi, il giorno seguente, scese ad Ivrea, dove, coadiuvato da Allemanni, Palma, Aymini e Trompeo, dapprima fu autori della violenta scarcerazione di Turinetti e dello studente Ciochetti, per poi proclamare trionfalmente la costituzione di Spagna al Palazzo di Città. Chi ne parlò in seguito, descrisse l’evento con terrore, quasi che fosse stata un’orda di barbari armati ed urlanti.

La tradizione vuole che egli abbia pagato un intero maiale quale colazione ai suoi compagni, presso l’antico Albergo della Merla.

Il 30 marzo dello stesso anno fece trarre in arresto il capitano Avogadro di Collobiano e il maggiore Faverges che diffondevano i proclami di re Carlo Felice esule a Modena.

Dopo la repressione dei moti, una sentenza del 13 aprile 1822 lo condannò a venti anni di carcere, commutato poi in esilio a vita.

Singolare la storia del tentativo della sua cattura. Le guardie reali, giunte a tarda notte a Vico per arrestarlo, furono sviate da una donna cui avevano chiesto informazioni su dove il Fontana abitasse, la quale, dopo averli dirottati, andò ad avvisare del pericolo l’interessato. Egli poté quindi fuggire in modo alquanto rocambolesco – pare calandosi dal tetto su un vicino albero – e rifugiarsi in Svizzera prima, poi, attraversando la Francia dove incontrò l’amico Mazzini, in Spagna dove si arruolò nella legione degli emigrati italiani col soprannome di Sor Pero (soprannome che gli era dato in Vico).

Dopo di che, combatté con Pacchiotti nella battaglia di Liers nel 1823. Qui fu arrestato e condotto a Bourges.

Da questo suo esilio scrisse ad Abbondio Chialiva (vedi pagina a lui dedicata sul nostro sito) : “Ho saputo che ho combattuto contro l’amico Carlo (Carlo Alberto n.d.a.) e mi spiace di non averlo incontrato nella mischia per chiedergli notizia di quella cera Costituzione”.

Dopo il rilascio andò esule a Bruxelles, poi ad Amsterdam e quindi a Lione, ove rimase fino al 1848 collaborando, ancora una volta, con Mazzini per la costituzione della Congrega di quella città. In Francia fu anche membro influente della Società degli Amici del Popolo di Parigi.

Rimane incerta la data della revoca della sua pena, anche se è possibile che egli sia stato compreso nell’indulto del 24 marzo 1842.

Da Bruxelles scriveva ancora a Chialiva: “Ormai avvezzo alle disgrazie, le sopporto con animo sereno, contento di noi aver avuto di mira mai altro che il benessere dei miei simili”.

In esilio usò lo pseudonimo di Pero Matas (matas in dialetto di Vico significa poveretto, disgraziato).

Ritornato a Vico nel 1848, minato nella salute, fu circondato dall’affetto e dalla condivisione dei suoi compaesani.

Si spense nella sua casa la sera del 1 novembre 1849.

All’atto della morte il comune di Vico gli dedicò la via principale del paese (via Sor Pero) che poi in epoca fascista venne denominata via Roma per poi essere intitolata, dopo il 1960, a Giacomo Saudino (dirigente dell’Olivetti e munifico testatore).

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