VITTORIA CAROLA VIGNOLA

VITTORIA CAROLA VIGNOLA

Vittoria Carola Vignola, autrice de “La parlata di Trausella, Appunti e spunti per un dizionario”, Ed. Hever, Ivrea, settembre 2014.
Sono nata nel 1929 a Vico Canavese (Trausella era allora divenuta frazione di Vico). Mi sono laureata in lingue e letterature straniere e specializzata in psico-pedagogia. Ho spesso soggiornato in Inghilterra e, per un anno, negli Stati Uniti.
I miei studi vertevano soprattutto sulla linguistica e sulla didattica dell’insegnamento dell’inglese come lingua straniera.
Ho insegnato inglese per 39 anni, 35 dei quali all’ I.T.C. G. Sommeiller di Torino.
Ho fatto recensioni di testi riguardanti tale insegnamento, tradotto dall’inglese saggi, ed un libro – quest’ultimo con mio marito, Luciano Saffirio, sociologo.
L’interesse, anche per la cultura da cui provengo, quelle radici che ci consentono di essere meno omologati o “macdonalizzati”,
mi ha portato negli anni a riflettere anche sulla mia lingua materna, ad iniziare dalla fonologia, ed a raccogliere parole, modi di dire, detti, proverbi, … ora pubblicati dalla Casa Editrice Hever di Helena Verlucca, Ivrea ( confesso che ho continuato a “raccogliere” anche a libro stampato: un dizionario è un vero e proprio “work in progress”! ).
“La parlata di Trausella” è espressione di gratitudine per la mia famiglia di origine, per Luciano che mi aveva dato anche il gusto della ricerca, per coloro che rammemorano il mondo da cui proveniamo, per le laboriose generazioni che ci hanno tutti preceduti e per la mia valle.
Sarei, inoltre, felice se costituisse uno stimolo per tutti, in ogni paese della valle, a fare ricerca – ognuno con le proprie abilità e competenze – sui tanti aspetti di una cultura in via di sparizione e ad operare CONGIUNTAMENTE per un museo ecologico valligiano affinché ne sia serbata la memoria.

libri mamma

 

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DIALETTO VALCHIUSELLESE

 

 

In occasione della pubblicazione del mio libro “Nata nel borgo dell’acqua fresca” Ornella Rudellat, autrice di “ Giovanni Boglino-Una storia piemontese”, mi ha inviato la e-mail che allego. In essa, da lettrice che penetra oltre le righe, esprime le proprie considerazioni sul mio lavoro, palesando anche il proprio profondo sentire per la quieta e tranquillante bellezza della Valchiusella, dalla quale abbiamo origine entrambe, e per la storia e la cultura della nostra gente.

V.C.Vignola

 

 

 

V.C. Vignola Nata nel paese dell’acqua fresca

Appunti ( ore 2 a.m. 30 aprile)

Moving and soothing …. ecco i due aggettivi che meglio rendono i sentimenti che scaturiscono da una prima veloce lettura del tuo lavoro.

Il testo commuove, riporta a galla sentimenti emozioni, da me condivisi in momenti diversi ma stranamente molto simili e, allo stesso tempo, poi ripara, addolcisce, sfuma le sensazioni più forti, precedentemente predominanti.

Ho visto nascere il tuo lavoro, ho letto qua e là diverse parti del racconto ‘in fieri’, che veniva annotato a mano prima di essere ricopiato sul computer – chiedendomi sempre tuttavia come saresti riuscita a legare il tutto, a dargli una forma compiuta e a rendere la narrazione coinvolgente, interessante , intriguing per il futuro lettore.

Ci sei indubbiamente riuscita, e non era facile.

Ora vedo un racconto che corre e scorre, senza inciampi, come un pezzo di jazz – qui predomina il contrabbasso, là interviene più dolce un sassofono, seguito da uno spunto più acuto che proviene dalla tromba, inseguito dal rullare della batteria – ma poi tutti i suoni si rimescolano, si confondono e si amalgamano, per dare un senso compiuto al lavoro.

Su tutto predomina la ricchezza del linguaggio che riesce a colorire ed esaltare anche le situazioni più umili, più semplici con una variopinta tavolozza di aggettivi, che esaltano e sottolineano le parole a cui si accompagnano.

E’ l’affresco di una vita, della tua vita e allo stesso tempo di una valle che ha una bellezza misteriosa e poco appariscente, forse più visibile a chi non la abita quotidianamente.

E che per fortuna è riuscita a mantenerla nonostante tutto, forse perchè in parte abbandonata nel passato – ed ora, man mano che viene recuperata con un maggiore rispetto delle espressioni culturali del passato, è forse avviata ad un futuro migliore…

E’ anche l’esaltazione della lingua locale che è bene non dimenticare, continuare ad usarla per mantenerla viva, perché possiede sfumature che sono spesso intraducibili in italiano e che sottolineano caratteristiche culturali del luogo.

E’ la cultura delle pietre, delle caratteristiche architettoniche di un passato forse povero ma che ad una lettura più attenta stupisce per la sua bellezza e armoniosità in contrasto con la povertà diffusa dei tempi andati ( gli archi delle ‘lobbie’, i tetti di pietra locale, le scale esterne, i ballatoi di legno..)

E’ la cultura della montagna e di chi la vive come fonte del proprio lavoro , oggi utilizzando le tecnologie moderne che rendono forse meno gravoso l’impegno continuo.

E a ciò si aggiungono i colori, i suoni, gli animali, le persone che la abitano o che l’hanno abitata e che ne fanno o ne hanno fatto la storia, in modi e tempi diversi ma tutti ugualmente importanti.

Il racconto della tua vita, benché predominante e coraggiosamente delineato, diventa quindi canovaccio di un canto corale collettivo. E sottolinea l’importanza della Cultura, sia nell’arricchire la nostra vita che nel fornirci gli strumenti necessari per essere più consapevoli del mondo che ci circonda e per imparare ad apprezzarne le bellezze a difenderle dalla stupidità umana.

E, soprattutto, a guadagnare il rispetto delle persone che ci accompagnano nel nostro cammino e conseguentemente di noi stessi.

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Luigi Bovio

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