Conoscere la Valchiusella tra presente e passato

TRACCE STORICHE

I primi insediamenti supponibili in Valchiusella risalgono, secondo le ricerche intraprese da Bernardo Bovis e Riccardo Petitti a oltre settemila anni fa (Neolitico) e sono comprovati dalla presenza di numerose incisioni rupestri alla Pera dij Crus nel Vallone di Dondogna sopra Traversella e sul Sentiero delle Anime fra Traversella e la frazione Cappia. Altre testimonianze sono datate all’incirca tremila anni fa e sono attestate da uno scavo avvenuto nel XIX secolo nella torbiera di Alice Superiore, nel quale sono venuti alla luce notevoli reperti tra i quali dei tronchi d’albero usati per la costruzione di palafitte. Di rilevante importanza il Menhir di Lugnacco (il primo ritrovato nell’Italia settentrionale).

Il primo popolo stanziale certo in valle è stato quello dei Salassi (popolazione celtica stabilitasi nelle zone canavesane contemporaneamente ai Taurini che occuparono una zona più a sud) e che per primi sfruttarono le risorse minerarie. Di loro rimangono i cosiddetti “muri salassi” in alta valle che erano, presumibilmente, delle fortificazioni.

Dopo decenni di lotte contro i romani, i salassi furono sopraffatti dalle truppe del console Varrone Murena. A quel periodo risale la fondazione dei principali centri abitati.

Oggi, accanto ai toponimi di luoghi di origine romana (Castro = luogo per le esercitazioni militari e Camper = da campis, ossia luogo di campagna – sono due località di Vico), ve ne sono altri più remoti di chiara origine salassa (Strup = branco, evolutosi poi nel provenzale “trope” – è un alpe di Meugliano).

All’epoca di Carlo Magno le due valli, Val di Brosso (oggi alta valle) e la Val di Chy (oggi bassa valle) furono destinate a un ramo dei San Martino, casata che discendeva da Viberto, fratello di re Arduino. I nobili eressero un castello a Brosso e uno a Pecco.

Al 1300 risale la rivolta detta “Tuchinaggio” (derivante forse da tucc un = tutt’uno) che vide un’insurrezione popolare contro i feudatri il cui personaggio di spicco fu Antomio Capra di Meugliano.

Nel 1400 ci fu la fine delle rivolte popolari per mano di casa Savoia.

Il 1500 vide invece un forte contrasto tra i comuni e principalmente tra Brosso e Vico, tra Rueglio e Lugnacco e tra Alice e Vistrorio. Poi ci fu il passaggio di devastanti truppe mercenarie.

Nel 1600 la valle fu sfigurata dal morbo della peste e poi coinvolta dalle ostilità tra la Duchessa Cristina di Francia e i suoi contrapposti.

Nel 1700 la valle insorse contro i giacobini francesi con la rivolta detta “degli Zoccoli” sedata completamente solo dall’avvento napoleonico.

Nel marzo del 1821 vi fu una notevole compromissione con i moti carbonari e molti furono i personaggi di spicco di questo periodo di origine valchiusellese che hanno avuto una notevole risonanza a livello internazionale. Tra i tanti i vicolesi Gian Giacomo Domenico Bertarione, Pietro Fontana Rava, Pietro Giuliano Gillio e Gian Giacomo Gillio, i traversellesi Giuseppe Chialiva e Abbondio Chialiva (amico e sovvenzionatore di Mazzini, Gioberti e Cattaneo), e il brossese Pietro Vola.

Giacomo Felice Saudino, storico e ricercatore, sottoposto a critiche amare e polemiche, destino comune anche a chi si guarda attorno con generosità e disinteresse, rispose così:

“Se è vero che la storia sia maestra della vita d’un popolo, conoscere noi stessi nelle origini e nella evoluzione etnica, storica e sociale, oltreché una soddisfazione morale grandissima è ancora opera civilmente utile e di altissimo progresso. In tale disamina se i commenti possono essere diversi e disparati, la verità sarà sempre una sola.

Se alcuno vorrà indicarmi e difetti e gli errori nei quali sarò trascorso, in quel modo che fra gli onesti uomini si conviene, egli potrà esser sicuro non solo della mia viva riconoscenza, ma ch’io mi studierò pur anche di correggere il mio lavoro quanto il meglio saprò; se però qualche privata passione lo incitasse a mordermi, sappia ch’ei spera invano ch’io punto me ne conturbi o gli risponda”.

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