14 OTTOBRE 1944 IN VALLE (1ª parte) VICO


79 Chiesa e canonica

L’ARCIPRETE E L’UFFICIALE TEDESCO

È il 14 ottobre 1944. Per tutta la valle si diffonde un grido terrificante: “Arivon i toder” (arrivano i tedeschi ). Ognuno cerca di mettersi in salvo.

I partigiani e i pochi uomini rimasti in paese, cercano rifugio nelle malghe e nei cascinali verso i monti. Un brivido d’orrore scuote la valle, un bagno di sangue la invade. Ad Alice Superiore il prevosto don Martino Gedda viene freddato barbaramente con una revolverata.

A Traversella l’eroismo del rettore don Giovanni Battista Ghiringhello, non serve ad evitare una ecatombe. Il buon presule, che si era parato dinanzi ai condannati a morte col mantello aperto per offrire la propria vita in cambio di quella di quegli sventurati, viene messo da parte con violenza. Intanto alcune case del paese sono date alle fiamme. In varie zone della valle vengono compiuti efferati omicidi. Nel territorio del comune di Meugliano, sulle rive del Chiusella (o secondo i registri parrocchiali nella zona della Pineta) vengono assassinati quattro giovani che fuggivano ed avevano invano chiesto pietà ai loro inseguitori, dei soldati nazisti. Saranno alcuni uomini di Vico a ricuperare quei corpi e a trasportarli, con dei mezzi di fortuna, tra cui alcune scale, fino in paese. Qui verranno lavati e sepolti.

La piazza di Vico è occupata dalle truppe nazionalsocialiste le quali hanno sede provvisoria nella casa della G.I.L.

Nella canonica l’arciprete don Pietro Aimino è seriamente preoccupato per la sorte degli anziani ospiti della casa di riposo da lui fondata tredici anni prima. Corre in chiesa per prendere con sé il Santissimo e portarlo al ricovero, il luogo più sicuro da eventuali profanazioni. Giunto al ricovero, sente una voce interiore farsi sempre più prepotente. Egli capisce che non è lì che il Signore lo vuole in quel momento, ma in paese, dove qualcosa di tragico sta accadendo tra i suoi parrocchiani. Ripercorre in fretta la strada. Il municipio e la caserma dei carabinieri stanno bruciando. Nel cortile della posta la famiglia Streito viene tenuta sotto minaccia delle armi per l’intera giornata. I militi tedeschi sono infuriati perché non hanno trovato uomini in paese. L’ufficiale grida che è un luogo di traditori e banditi e minaccia di dare alle fiamme tutto il resto del paese oltre a compiere orribili rappresaglie.

Don Aimino forte del suo dialogo interiore col Signore, si avvicina all’ufficiale e con l’ausilio di un cappellano militare tedesco al quale egli si rivolge in latino e che farà da interprete, afferma con calma: «Non vi sono traditori a Vico, non ci saranno attacchi a sorpresa. Gli uomini sono in gran parte via per lavoro. Fidatevi. Sono qui io, prendetemi come ostaggio, ma non distruggete le nostre povere case».

Il marziale soldato tedesco scruta quel prete dalla tonaca lisa che si presenta con tanto coraggio e insieme con tanta umiltà e vuole concedergli la sua fiducia. Promette che se nelle ventiquattro ore successive non si verificheranno incidenti, le sue truppe sgombreranno pacificamente il paese.

Intanto nella casa della G.I.L. vengono interrogati alcuni partigiani e il padre di uno di essi, precedentemente catturati fuori Vico.

Don Aimino chiede la grazia per quei cinque uomini, anzi ragazzi. Questo non gli verrà concesso, ma gli sarà permesso, prima dell’esecuzione, di confessarli e di raccogliere i loro effetti personali per recapitarli alle famiglie.

Il 15 ottobre i cinque uomini verranno fucilati sul muro davanti al cimitero.

Intanto le ventiquattro ore sono trascorse. L’arciprete, tenacemente, si presenta dall’ufficiale nazista per ricordargli la sua promessa, ma questi, stizzito probabilmente dal fatto di non aver trovato ciò che cercava, risponde arrogante e forte della sua posizione: «Voi non sapete con chi state parlando». Don Aimino ribatte fulmineo: «Si, lo so! Voi siete, o almeno spero siate, un uomo d’onore».

La tensione è alta: quanto ardire nelle parole di quel prete lacero e disarmato! Don Aimino però non è senza difese. Le sue armi sono la fede e la speranza e il voto che ha fatto a Sant’Antonio.

Quel militare era, secondo le previsioni dell’arciprete, davvero un uomo d’onore. Le truppe tedesche si ritirano senza ulteriori violenze.

Chi può sapere come fece don Aimino ad avvertire i partigiani a non attaccare il paese durante l’occupazione dei tedeschi? La gente si strinse festosa attorno al suo parroco, il quale palesò subito il suo voto: «Ho promesso che se tutto finiva senza altre brutalità, avrei fatto erigere una chiesa dedicata alla Madonna delle Grazie e Sant’Antonio da Padova là, al Ricovero».

10 don Pietro Aimino a Vico

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