CASTELLO D’ARUNDELLO (PECCO)

 

Dai documenti dell’epoca si deduce che nel 1176 Filiberto e Oberto figli del conte Enrico di San Martino e i signori di Loranzè acquistarono da certi fratelli Griva o Riva di origine longobarda la rocca, evidentemente considerata un luogo strategico sulla vallata del Chy, e ivi edificarono il loro castello.

 

Dice il Bertolotti che “detti San Martino, come gli altri, avevano il titolo dal nome del loro principale castello, così i suddetti si dissero di Arundello”.

 

Non è certa invece l’origine del toponimo Arundel, mentre non è stata ancora dimostrata l’ipotesi di un legame con il noto casato del Sussex inglese dei conti d’Arundel fatta dallo stesso Bertolotti; vero è che nel 1241 Pietro II di casa Savoia, valente condottiero, entra solennemente in Londra e avrebbe potuto essere accompagnato nelle sue gesta d’oltremanica da un cadetto del ramo San Martino d’Arundello.

 

La teoria, fascinosa, evoca suggestivamente quel Medioevo in cui i pellegrini e gli uomini d’armi percorrevano in lungo e largo un’Europa senza frontiere in nome ciascuno del proprio credo, più celeste o più terreno che fosse.

 

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Il castello conobbe altre vicende, fu dato alle fiamme e per buona parte distrutto durante la rivolta del Tuchinaggio verso la fine del 1300 e in seguito ricostruito dai conti; con l’annessione delle terre canavesane al ducato di Savoia perse la sua importanza di sentinella vigilante sulla valle del Chy.

 

Dell’edificio originale restano oggi la torre sud con l’adiacente corpo centrale ed alcuni muri perimetrali.Estinti gli Arundello, il castello e la giurisdizione passarono ai Pochettini di Serravalle fino a quando alla metà dell’Ottocento, dopo altri due incendi, Monsignor Pochettini, vescovo di Ivrea, mise ad incanto il possedimento che fu aggiudicato a Minellono Giovan Battista di Gauna.

 

Legate al castello esistono, ovviamente, allusioni a fantasmi, una giovane triste fanciulla, vagante inquieta per le stanze del maniero, e alcune classiche leggende, tra cui quella del lago di Chy che occupava buona parte del territorio della bassa valle e che sarebbe stato prosciugato, per amore della bella castellana di Pecco, dal suo principe innamorato come prova impostagli per averla in sposa.

 

Accanto al castello si trova una piccola cappella dedicata alla Madonna della Neve, nei secoli scorsi meta di pellegrinaggio da parte dei contadini dei dintorni per preghiere propiziatorie nei periodi di forte siccità.

 

Mauro Mabritto.

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