Conoscere la Valchiusella tra presente e passato

Panorama prima del 1891 panorama di Trausella prima del 1891

TRAUSELLA OGGETTO DI UN “BREVE” PAPALE

Giovanni Francesco Albani, salito al soglio pontificio nel 1700 col nome di Clemente XI, nel suo lungo pontificato durato ventuno anni, ebbe ad occuparsi anche di una questione inerente il paese di Trausella. Con ogni probabilità egli, essendo nato a Urbino, non aveva mai sentito parlare di questo piccolo borgo piemontese e verosimilmente la questione riguardante Trausella fu analizzata da una delle Segreterie Pontificie. In ogni caso il “Breve” che riguarda i pascoli trausellesi porta il suo sigillo.

Occorre premettere che il “Breve” è un documento emanato dal Papa e siglato con l’anello piscatorio.

A seguito di questo “Breve” datato 13 giugno 1718, venne pubblicato un Rotulo Monitorale nel quale si attesta che la comunità di Trausella ha «ottenuto e posseduto, tenghino e possedino da tempo immemorabile in qua nella Valle di Brozzo, diversi beni comuni, o sian pascoli, ed in specie tre montagne denominate una Pinnacanor, l’altra Piera e l’altra Giaccio Vecchio, con loro fabbriche pel ricovero dei bestiami e robbe e lo debba dir e propallar con esprimer le loro coherenze antiche e moderne sotto pena di scomunica papale».

Il Rotulo continua invitando: «chi sapesse che in qualche tempo sian state rotte, guastate, nascoste, trasportate o alzate le Pichere (pietre che segnavano il confine n.d.a.) e fatte delle nuove nel finaggio di detto Giaccio Vecchio, della Bora di Valchiusella, ossia verso il Canton del Gaydo, Perotto del Fondo, Cantoncello e verso la montagna di Bordevolo».

Il Rotulo termina richiamando: «chi sapesse che alcuni anni or sono si sia stata  nottetempo presa una campana della chiesa parrocchiale del luogo della comunità rottolante, lo debba dire o restituire alla comunità rottolante sotto pena di scomunica papale».

Il Papa quindi certifica le proprietà contro qualsiasi contestazione, richiamava le coscienze ad aver cura dei pascoli e degli alpeggi, all’onestà tra i malgari e anche a denunciare trasgressioni e in particolar modo furti sacrileghi, comminando uno dei più gravi castighi come la scomunica.

L’esito di queste disposizioni è a noi sconosciuto. Nella parrocchia, istituita nel 1659, esisteva una prima piccola chiesa parrocchiale, sostituita dall’attuale del XIX secolo e fino a noi la campana citata del “Breve” papale non è pervenuta.

Clemente XiClemente XI  e il suo stemmastemma Clemente XI

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