Conoscere la Valchiusella tra presente e passato

Tuchinaggio

 

 

Baroni e cavalieri, paggi e scudieri,                                            

villici e artieri scendete a Valperga                                            

ed a Malgrà la forte, in letizia.                                                                                     

Corra la spola e ribatta cadenzando

L’artigian telaio che la pingue Rivarol onora;

taccian le ire, e più non avvampi                                               

Anzasco, non più da Brosso ruini                                              

In chiodata botte il dilaniato corpo

Del signor del sito!

Sia pace e terra fra nobili e tuchini,

storniscano le campane

e rulli il tamburo

e trilli il piffero.

Escan dagli antri le armate plebi,

e scedan a popolar il piano;

Tornin alle case abbandonate

I profughi e le armenta.

Grevi sono al tempo i dieci anni scorsi

Sul prato di sangue spunti il ciclamino

E sul pian della battaglia

Mite, la pecora beli,

annusando il cielo.

Il grande Ibleto, Bona e Jolanda,

Gianni Capra, Ascanio di Burolo,

tutti convengan in sulla notte

al pian d’acquabella,

giungan da Cuorgnè i cento

arditi che a Valperga trassero

l’arme di Carlevato

Di se facendo con petto e cuor gagliardi

Agli inermi usbergo.

Giugan da Pobbia e da Albiano ancora

Le roncolanti plebi

E da Nole sen vengan, e da Ciriè

Le verdi insegne.

Allor di per se suonerai le campane

Note brevi, lunghe, strane.

Suonerai la gloriosa istoria nostra

Scritta col sangue

Per la gente nova.

 

Pace a voi Tuchini dormenti

Il sonno degli eroi.

Gloria a voi dimentichi,

fiera gente di Salassa stirpe.

Dal fondo del sospiro

Stilli unica lacrima,

e sussurri l’acqua

la vostra fede.

 

 

 

 

 

Sorgan i vecchi ad infiorar le spose,

ed il convinto s’appresti

nei perduti casolari.

E così la leggenda corra,

e così la vita passi.

Date alla vergin di Parella sepoltura,

le tronche teste togliete

dalle sanguinanti picche.

Sol fra le messi brilli

L’arme già falciante

Allo sterminio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Brano tratto da   “ la canzone del Canavese” di Flavio Mazzetti

Pubblicato nel 1923 in sole seicento copie.

 

 

 

 

Archivio storico della società di mutuo soccorso fra gli operai di Brosso

 

 

d“ Tuchinaggio” così viene definito il movimento insurrezionale della gleba Canavesana e Valdostana cotro i feudatari,

Durò spietatamente per ben dieci anni, verso il tramonto del secolo xiv con alterne fortune.

Si concluse con il patto di Valperga che assicurò ai villici il diritto di proprietà, il diritto di religione, nonchè quello di dettare propii statuti.

I Savoia riconobbero questi privilegi ai comuni ottenendo in cambio dall’intero Canavese e dalla Valle d’aosta fedeltà e devozione.

La storia particolareggiata di questa rivolta è pressoché impossibile mancando di documenti che negli anni andarono distrutti o persi.

Di quanto si narra nei nostri paesi molto appartiene alla leggenda.

Certo è però che afferratezze furono compiute da entrambi i contendenti.

I tuchini capitati nelle mani dei nobili venivano impiccati, torturati e dati alla morte nelle più svariate forme dettate dalla crudeltà.

Altrettanto dicasi dei nobili caduti negli agguati o presi nei loro castelli che poi venivano arsi e distrutti.

È affidata alla leggenda la narazzione del castellano chiuso in una botte irta di chiodi, al pari di quella di Attilio Regolo e fatto rotolare dall’alto della chiesa di Brosso per la “Drinà” il sentiero

Sassoso e ripido che sale al paese da Lessolo, dopo aver assistito all’incendio del proprio castello.

Copia di PICT0004

Ruderi del castello di Brosso.

Come pure per leggenda va presa la storia della mugnaia di Ivrea che recise la testa ad un barone, reclamante la “Jus primae noctis”.

Leggenda pure quella della contessina di Parella, che sarebbe stata legata nuda al torrione in pasto ai falchi ed ai gufi.

Durante la rivolta dei Tuchini oltre al castello di Brosso altri castelli famosi, come quello di Arundello andarono distrutti, ne resistettero parecchi,quello di Montalto, Pavone, Strambino,Valperga,San Martino e Castellamonte.

Copia di castello 015

Il castello d’Arundello (Pecco)

Il motto dei Tuchini sembra essere stato” Tuic un”(tutti per uno, uno per tutti).

La rivolta dei Tuchini la si vuole partita nei d’intorni di Ivrea, la leggenda vuole i capi Tuchini convenuti alla fonte dei sospiri nei pressi del lago Sirio.

L’epoca del Tuchinaggio e del feudalismo fu evocata anche dal poeta Giocosa.

Certo è che la causa prima della rivolta va ricercata nelle condizioni di miseria spaventevoli create dalle lotte che i feudatari (conti del Canavese) si facevano mettendo a ferro e fuoco le povere borgate impiegando soldatesche di ventura.

Sono rimasti nei ricordi popolari e nella leggenda, quali capi dell’insurrezione  i nomi di Gianni Capra e Ascanio di Burolo,di quest’ultimo si narra che essendosi fidato degli uomini di Mongrando Biellese per sorvegliare il passo della Broglina, sulla serra, venne dagli stessi tradito per denaro.

Giurò quindi odio a tutti i Biellesi e quanti malauguratamente gli capitassero nelle mani denutateli, li faceva legare sulla piazza di Burolo affinché le mosche ed i tafani accorressero a pungerli, quindi,

costretti con una mordacchia a tenere aperta la bocca, obbligava ogni passante a buttargli una monetina.

Il disgraziato veniva slegato solo quando era ormai morto fra atroci sofferenze.

Le bandiere dei Tuchini erano tutte verdi con il motto “Tuic un”, più tardi durante rivoluzione degli zoccoli portarono impressi  cinque lupi rappresentanti i cinque capoluoghi canavesani Ivrea, Cuorgnè, Ciriè, Caluso e Chiasso.

La leggenda ricorda pure il “Prato di Sangue”dorsale del monte di Trausella dove si vuole siano stati circondati e scannati alcuni gruppi di tuchini.

La dorsale appariva in estate in una magnifica coloritura rossa di ciclamini selvatici.

Anche la fontana “Acqua Bella” sopra Vico Canavese , posto incantevole e splendido panorama,

va ricordata.

La leggenda vuole che attorno ad essa nell’ultima notte dell’anno, convengano le anime dei Tuchini, e, che la fonte stessa sia generata dal pianto delle vittime della guerra fratricida.

Il Tuchinaggio trovo quindi in Valdibrosso uno dei maggiori centri di rivolta.

Si vuole che nella Chiesa di Brosso sia avvenuto il solenne giuramento dei valligiani che fecero voto a San Michele di estirpare il feudalismo.

 Per questo la Chiesa di San Michele venne considerata tempio di fede patriottica, essa è posta a lato del castello distrutto dai Tuchini.

 

Brosso dopo Salassa è ritenuto il più antico borgo canavesano di origine Celtica, in seguito i romani

Coltivarono le locali miniere di ferro, rame , argento, piombo ed oro, eressero sulla morenica che domina tutto il canavese orientale un tempio al sole, sulle cui rovine sorse la prima chiesetta cristiana, sorella all’epoca a quella più celebre di S. Maria in Doblazio di Pont Canavese.

La chiesa di stile gotico la cui navata  ha la caratteristica di partire quasi dal suolo dandole il carattere di cripta, conteneva supelletili e sculture in legno ritenute del Catrano famoso scultore del 1100.

Brosso possiede il libro delle catene, così e è chiamato lo statuto comunale foderato in legno dal quale pendeva una grossa catena che lo teneva affisso alla parete per essere consultato e per evitarne il furto.

Brosso diede i natali a quel Gillio che con il Bertarione ed il Chiariva capitanarono i moti del 1821.

Pier Vittorio Gillio.

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