Conoscere la Valchiusella tra presente e passato

LA RESISTENZA IN VALCHIUSELLA

a cura di Bianca Lena

La Resistenza in Valchiusella  indice

  1. 1.     l’otto settembre 1943

  2. febbraio 1944-la deportazione degli ebrei

  3. marzo 1944: l’imboscata di Drusacco

  4. maggio 1944: i primi rastrellamenti 

  5. 5.     giugno 1944: l’unificazione delle forze partigiane – i Moschettieri delle Alpi

  6. 6.     estate 1944: l’insediamento delle forze partigiane nella valle – i garibaldini

  7. estate 1944: l’insediamento delle forze partigiane nella valle – il gruppo Tabor

  8. estate 1944: l’insediamento  delle forze partigiane nella valle – Giustizia e Libertà – il battaglione Fratelli Rosselli

  9. estate 1944: l’insediamento  delle forze partigiane nella valle – Giustizia e Libertà – la brigata Mazzini

10. estate 1944: l’insediamento  delle forze partigiane nella valle – le formazioni Matteotti, il gruppo Piero Piero

11. 20 agosto 1944: l’incursione tedesca a Traversella

12. 13 settembre 1944_l’incidente aereo sul monte Cavallaria

13. 9 ottobre 1944_ la “Losna” a Rueglio

14. il grande rastrellamento in Valchiusella: Scalaro

15. il grande rastrellamento in Valchiusella: primi scontri

16. il grande rastrellamento in Valchiusella: da Brosso a Traversella

17. il grande rastrellamento in Valchiusella: Vico

18. il grande rastrellamento in Valchiusella: le ultime incursioni

19. dopo il rastrellamento: la situazione partigiana

20. dopo il rastrellamento l’inchiesta sui motivi della disfatta

21. il banditismo

22. il proclama Alexander

23. il rastrellamento del 13 febbraio 1945

24. marzo 1945-i lanci alleati

25. aprile 1945: l’imboscata di Lessolo

26. aprile 1945: la liberazione

27. maggio 1945: la situazione dopo la liberazione

28. maggio 1945: i CLN locali e la smobilitazione partigiana

29. per approfondire: fonti e bibliografia

1_L’otto settembre 1943

Ad Ivrea fin dal 1942 era nato un nucleo antifascista clandestino all’interno dello stabilimento Olivetti, animato dal dottor Canetta, militante nel partito d’Azione e da Mario Pellizzari “Alimiro” Dopo il 25 luglio questo gruppo fa azione di propaganda antifascista in città finché, l’undici settembre, si dà vita al Comitato di Liberazione cittadino.

Il gruppo si era anche occupato di far trasferire la madre di Piero Gobetti, gravemente malata, al convalescenziario Olivetti di Brosso: aggravatasi, morirà all’ospedale di Ivrea e il funerale si svolgerà proprio mentre le prime pattuglie tedesche entrano in città, il 12 settembre 1943.

Anche a Cuorgné nasce un Comitato antifascista che si riunisce dal 10 al 14 settembre al caffè Vernetti, riunione considerata come l’inizio della resistenza canavesana

In Valchiusella invece dopo l’otto settembre non vi sono reazioni significative.

Solo a Rueglio, paese caratterizzato da un diffuso atteggiamento antifascista (negli anni 20/30 vi erano circa 200 iscritti alla locale sezione socialista) vi sono feste all’annuncio dell’armistizio: si pensava che la guerra sarebbe presto finita.

Le motivazioni di questa iniziale mancanza di reazioni sono molte.

Non vi sono distaccamenti dell’esercito italiano in valle da cui possano provenire, come avviene in altri luoghi, i primi componenti di bande partigiane; alcuni giovani valligiani sbandati ritornano a casa, ma il fenomeno è molto ridotto: molti uomini infatti lavoravano nelle miniere, in particolare in quella di Traversella, (proprietà FIAT, che era considerata industria bellica) ed erano stati esonerati dal servizio militare.

Se le miniere fossero state chiuse vi era il rischio della deportazione, questo fa comprendere l’iniziale atteggiamento di prudenza dopo l’otto settembre.

Non vi sono inoltre al momento in valle forze o persone che possano assumere un ruolo di aggregazione per costituire bande partigiane.

Solo dal novembre 1943 si forma un gruppo di sette-otto giovani lavoratori nelle miniere Fiat di Traversella uniti da un comune sentimento antifascista:

“ci univano le stesse idee ma inizialmente non si faceva molto a livello di azioni militari, sia perché mancava l’obbiettivo, non c’erano in valle né fascisti né tedeschi, e poi non si sapeva dove recuperare le armi necessarie.”

(testimonianza di L. Giacchetto, in E. Fino, La resistenza in Valchiusella,1991)

corriere 8 settembre

 ——————————————————————————————————————————

2_febbraio 1944- LA DEPORTAZIONE DEGLI EBREI

Tra i molti sfollati in Valchiusella da Torino sotto i bombardamenti vi erano anche alcune famiglie ebree.

A Vico giungono i Goldshmied ed altri, alcuni di essi professori che organizzano anche una scuola per i bambini (le leggi razziali fasciste avevano vietato agli ebrei la frequenza alle scuole pubbliche)

A Succinto si trasferisce un gruppetto di circa dieci ebrei, due ingegneri della Olivetti, famiglie con anziani e bambini

Sembra anche, da testimonianze orali, che vi fosse a Vistrorio un altro gruppo di una quindicina di ebrei, nascosti nella parrocchia del paese dotata di passaggi sotterranei verso altre case del paese.

La sorte di queste famiglie ebree che si erano illuse di trovare scampo nella valle, grazie anche alla solidarietà di parte della popolazione, é però tragica a causa della presenza del federale fascista Pietro Mancinelli.

Nato a Stresa,  fascista della prima ora, squadrista, capitano di marina e volontario di guerra, diventato segretario politico del fascio di Trausella ed in seguito Questore di Aosta, dopo l’otto settembre organizza una spietata caccia a tutti gli ebrei presenti nella zona.

“…il Mancinelli…con alcuni militi fascisti, si recò a Succinto in piena notte per catturare degli ebrei che si erano rifugiati in tale posto; oltre ad effettuare l’arresto degli stessi fece pure alcune perquisizioni ed avendo trovato delle armi incendiò una cascina di proprietà della Chiesa di Succinto, prelevando il parroco Don Pellerej, trattenuto in seguito dieci giorni nelle carceri di Aosta con l’accusa di detenzione di armi e di aiuto ad ebrei. Il giorno seguente gli ebrei arrestati (vecchi, donne, bambini e uomini) furono avviati su carrette  alle carceri di Ivrea. Uno di costoro venne ritrovato nel 1945 nel campo di concentramento di Bolzano dal comandante partigiano Enny (Ennio Martina) ivi deportato, ed in seguito l’ebreo morì di fame”

(relazione non firmata , Archivio storico della Resistenza, Torino)

La notte del 14 febbraio 1944 il Mancinelli procede personalmente in Vico all’arresto della famiglia Ancona, dell’ing. Livio Goldschmied, del sig. Schneider e di altri, inviati al campo di concentramento di Fossoli, dal quale si era poi deportati nei campi della Polonia.

copertina Libro della memoria

Nel Libro della memoria di Liliana Picciotto Fargion (Mursia 1991 e 2002) si trovano i nomi e la sorte di alcuni degli ebrei arrestati in Valchiusella:

Ancona Achille, 24 anni, arrestato a Succinto, deportato ad Auschwitz,

morto 22 gennaio 1945

Ancona Gastone, anni 49 arrestato a Succinto, deportato ad Auschwitz,

morto 14 settembre 1944

Ancona Marisa, anni 18 arrestata a Succinto, deportata ad Auschwitz,

morta  a Bergen-Belsen dopo 11 febbraio 1945

Ada Fraenkel Goldshmied, anni 55, arrestata a Vico, deportata ad Auschwitz,

morta 5 aprile 1944

Livio Goldshmied, anni 31, arrestato a Vico, deportato ad Auschwitz,

morto 2 agosto 1944

 —————————————————————————————————————————–

3_marzo 1944: L’IMBOSCATA DI DRUSACCO

Alla fine di settembre 1943, mentre Mussolini ritorna in Italia e dà vita alla Repubblica Sociale sotto lo stretto controllo dei tedeschi, iniziano a comparire nell’Alto Canavese  milizie fasciste (29 settembre incursione di camicie nere a Cuorgnè ed in Val Soana) ed alcune truppe tedesche (3 ottobre 1943: rastrellamenti a Pian Audi-Corio e nella Val Soana).

Il 1 novembre 1943 esce il primo bando della Repubblica Sociale Italiana che intima a tutti i militari sbandati di presentarsi e di consegnare le armi entro il 10 novembre, in caso contrario saranno considerati ribelli. Pochi rispondono al bando e molti raggiungono le bande partigiane che si vanno formando in tutta l’area canavesana.

I primi gruppi nell’Alto Canavese si organizzano a Corio, Forno, Alpette e in Valle Sacra, in stretto contatto con il gruppo di antifascisti di Cuorgné, mentre nella zona di pianura uno dei nuclei più attivi, che fa riferimento al Partito d’Azione, si forma a Feletto guidato dal tenente degli alpini Luigi Viano “Bellandy” e dal maresciallo dell’esercito Mario Costa “Diavolo nero”.

Formato soprattutto da giovani del posto inizialmente svolge azione di reclutamento e di smistamento dei militari sbandati ma diventa ben presto una delle più attive squadre di azione e costituirà la base della futura VI Divisione Alpina di Giustizia e Libertà.

Il “Diavolo nero “diventa una figura quasi leggendaria: percorre il Canavese con un motofurgone militare e compie azioni spericolate facendosi beffe dei fascisti

Il 2 marzo 1944 un battaglione di camicie nere della Guardia Nazionale Repubblicana si insedia a Cuorgnè, compie un rastrellamento a Pont e nella notte a Sparone e Ribordone cattura dieci partigiani: tre di essi, feriti, sono condotti all’ospedale di Cuorgné.

Eludendo con grande audacia i posti di blocco “Diavolo nero” con alcuni partigiani entra in città, penetra nell’ospedale e libera i feriti catturando i piantoni di guardia: questa coraggiosa azione fa ulteriormente aumentare l’ammirazione della popolazione nei suoi confronti.

Copia di ritratto Mario Costa Diavolo nero_2

Mario Costa ( Diavolo Nero).

Il 30 marzo Costa con alcuni dei suoi partigiani si reca alle miniere Fiat di Traversella per confiscare dinamite, olio, micce e sopratutto la benzina indispensabile per le azioni del gruppo, caratterizzate da rapidi spostamenti ed attacchi di sorpresa

la teleferica che da Traversella portava il minerale a Montalto era ferma, i camions della Fiat che trasportavano il minerale in pianura non venivano su vuoti ma carichi di benzina, olio e minerale speciale… e poi si murava nella miniera. Il capo servizio e un tal Trucchetti portarono ad Aosta a Mancinelli i piani della miniera, dove era nascosta la roba. Mancinelli decise di asportare tutto il materiale… Anche i partigiani probabilmente seppero di questa cosa, anche loro decisero di prelevare parte del materiale….noi abbiamo avvertito della presenza di Mancinelli a Trausella con 25 uomini…

(testimonianza di L. Giacchetto, in E. Fino, La resistenza in Valchiusella,1991)

I partigiani di Costa non riescono a caricare tutto il materiale e ritornano il 31 ma, attraversando Drusacco, vengono notati da una spia, Almerina Morandi, che avverte il Mancinelli, nella sua casa di Trausella .

In località Spinasse (Drusacco) viene così organizzata una imboscata.

“Diavolo nero”, al volante del camion, gravemente ferito, riesce a fuggire, mentre muoiono Michele Cena, 20 anni e Giovanni Battista Castelletto, 27 anni, entrambi di Feletto e Giuseppe Carrino di Nardò (Lecce), due di essi sono colpiti da uomini del Mancinelli nei pressi del ponte di Trausella.

Il partigiano Anselmo Audagna, 20 anni, viene catturato e fucilato il giorno seguente a Melle (Cuneo).

La Morandi, ostetrica di Baio Dora che durante la guerra esercitava il suo mestiere in Valchiusella, arrestata dai partigiani alla fine dell’agosto 1944 e condotta a Succinto, nonostante il tentativo di mediazione del parroco don Giovanni Pellerej, verrà fucilata dalla IV Brigata Mazzini G.L.

Le vicende della Morandi sono ancora presenti nella memoria di molti valligiani sia per il suo ambiguo ruolo di spia sia per il trattamento ricevuto, sembra infatti che durante la prigionia sia stata torturata ma non vi sono precise testimonianze in merito.

Mario Costa, per la cui cattura i fascisti avevano offerto una taglia, verrà ucciso a Torino in Via San Francesco da Paola in un agguato fascista, su delazione di una spia.

Il suo gruppo, il cui comando viene assunto da Luigi Viano “Bellandy” ne onorerà la memoria prendendo il suo nome: “VI Divisione Alpina Mario Costa” di Giustizia e Libertà.

 rueglio

ESTATE 1944 Rueglio Partigiani della Brigata “MARIO COSTA” della VIª Divisione Canavesana Giustizia e Libertà

(Archivio Istituto piemontese per la storia della resistenza e della società contemporanea- Istoreto, fondo Novascone Elio e Ezio (IT C00 FD3228)

Didascalia originaria: “CADUTI PARTIGIANI DELLA VIª DIV. ALPINA CANAVESANA “GIUSTIZIA E LIBERTA'” Vittime di una imboscata della G.N.R. – su delazione del Questore Mancinelli – a TRAUSELLA – VICO il 31 marzo 1944. Istoreto, Fondo Novascone.

Ricordo funebre di Giovanni Battista Castelletto, Istoreto, Fondo Novascone

————————————————————————————————————————————————————

4_   maggio 1944: i primi rastrellamenti 

Dal novembre del 1943 alla primavera del 1944 il numero dei renitenti alla leva e le diserzioni dall’esercito della Repubblica Sociale aumentano considerevolmente, mentre cresce il movimento partigiano, nel quale molti dei renitenti e dei disertori confluiscono.

Alla fine di aprile un decreto del duce, impone il richiamo di tutte le classi sino allora precettate e dei civili senza obbligo di leva e pone la scadenza del 25 maggio per coloro che intendono “redimersi”: presentandosi alle autorità e deponendo le armi, potranno riavere il proprio posto di lavoro, se civili, e rientrare nei ranghi dell’esercito, se militari.

”Alle ore 24 del 25 Maggio scade il termine stabilito  per la presentazione ai Posti Militari e di Polizia Italiani o Germanici degli sbandati e appartenenti a bande.  Entro le ore 24 del 25 Maggio gli sbandati che si presenteranno isolatamente consegnando le armi di cui eventualmente fossero in possesso, non saranno sottoposti a procedimenti penali e nessuna azione sarà presa a loro carico secondo quanto è previsto dal Decreto del 18 aprile.

I gruppi di sbandati, qualunque ne sia il numero,  dovranno inviare presso i Comandi Militari di Polizia Italiani o Germanici un proprio incaricato che prenderà accordi per la presentazione dell’intero gruppo e per la consegna delle armi. Anche gli appartenenti a questi gruppi non saranno sottoposti ad alcun processo penale e sanzioni. Gli sbandati e gli appartenenti alle bande potranno presentarsi a tutti i Posti Militari e di Polizia Italiani o Germanici. Dopo le ore 21 del 25 Maggio tutti coloro che non si saranno presentati saranno considerati fuori legge e passati per le armi mediante fucilazione nella schiena.”

(Archivio Istoreto, Torino)

In questo momento in valle è presente solo un piccolo nucleo di partigiani in località Narbuss, sopra Brosso, appartenenti al distaccamento “Caralli” della II Brigata di assalto Garibaldi “Biellese”.

abbiamo deciso di andare in montagna per combattere il fascismo…la discussione politica non l’abbiamo mai fatta, nessuno di noi era in grado di fare una discussione politica. Si facevano azioni militari per sbarazzarci dei nazisti, era una risposta ad un fatto contingente, non un movimento politico. Inizialmente eravamo ad Arnad in val d’Aosta, qui il gruppo parlava in  patois, avevamo problemi di comprensione….abbiamo concordato di spostarci e abbiamo formato un gruppo in località Narbuss. Eravamo io, Ferruccio Nazionale, Ercole Berattino”Volpe” e altri

(testimonianza di Vilfrido Sapel Martinetto, in E.Fino, La resistenza in Valchiusella)

manifesto_consegna armi entro 25maggio

Alla scadenza del termine vengono effettuate vaste azioni di rastrellamento che coinvolgono anche la Valchiusella.

Un gruppo di repubblichini ed SS giunge a Vistrorio alle dieci di sera del 28 maggio 1944.

Grazie anche alle annotazioni del parroco del paese Don Giuseppe Basso, possiamo ricostruire gli eventi di quei giorni: si ordina alla popolazione di riunirsi, donne e giovani inclusi, nella piazza del Municipio alle sei del mattino seguente. Qui vengono controllati tutti i documenti personali, ai giovani viene ritirata la carta di identità e alcuni sono trattenuti in Municipio sotto scorta armata, le case vengono perquisite alla ricerca di armi nascoste e a metà mattina una ventina di giovani sono caricati su di un camion e condotti a Traversella (dove nel frattempo é giunto, salendo da Lessolo, un altro contingente di militi ed SS).

A metà pomeriggio una decina di giovani vengono rilasciati mentre gli altri sono portati a Castellamonte a disposizione del Comando tedesco, per la deportazione in Germania.

Nel paese viene imposto il coprifuoco e pattuglie armate si aggirano sparando alle finestre rimaste aperte.

Il giorno seguente, 29 maggio, alle sette del mattino il comandante raduna le madri dei giovani che non si erano presentati il giorno precedente e le trattiene come ostaggi fino alla sera del giorno dopo, quando vengono finalmente rilasciate con l’ordine di trovare i propri figli e indurli a presentarsi al Comando.

Anche a Traversella vi sono perquisizioni di case, interrogatori e minacce di fucilazione e deportazione

Il rastrellamento, con l’evidente scopo primario di terrorizzare la popolazione, si conclude però senza vittime.

Il 31 maggio fascisti e tedeschi lasciano la valle.

———————————————————————————————————————————————————–

5_ giugno 1944: l’unificazione delle forze partigiane – i Moschettieri delle Alpi

Il 9 giugno 1944 tutte le forze partigiane aderenti al Comitato di Liberazione Nazionale si unificano e sono riconosciute come Corpo Armato dell’Esercito italiano: Nasce un Comando generale del Corpo Volontari della Libertà guidato da Ferruccio Parri e Luigi Longo: il territorio in cui si combatte viene riorganizzato per rendere più efficaci le azioni militari: il Piemonte viene diviso in otto zone, la Valchiusella é inserita nella III zona Canavesano-Lanzo.

carta zone_tagliata_colorata

carta delle zone operative partigiane del Piemonte

Alla fine del mese di giugno un nucleo di “Moschettieri delle Alpi” del battaglione San Marco di stanza ad Ivrea, al comando di Piero Mancinelli, risale la valle e si insedia a Vico, nella casa sulla piazza sede della G.I.L. (Gioventù Italiana del Littorio).

“….praticamente non facevano niente, erano come guardia, ogni tanto venivano in miniera a telefonare, facevano delle scorrerie, venivano a Traversella a prendersi il pane bianco e quella era una cosa che dava un po’ sui nervi….la gente non aveva neanche il pane nero e loro avevano il pane bianco”

(testimonianza di Luigi Giacchetto di Traversella, partigiano della VII  divisione alpina Giustizia e Libertà, in E.Fino, La resistenza in Valchiusella, 1991)

Copia di Vico_colonia GIL_migl

Vico: la casa sulla piazza occupata dai “Moschettieri delle Alpi” in una cartolina d’epoca

Il gruppo si sposta poi a Novareglia a casa Martinallo. Qui il nucleo di operai antifascisti delle miniere Fiat di Traversella organizza azioni di disturbo:

una notte abbiamo fatto un piccolo assalto: Lì vicino c’era un ponticello e un fosso, da qui abbiamo gettato due bombe a mano nel cortile….loro avevano una mitraglia pesante, un mortaio e armi leggere, hanno subito risposto al fuoco e con il mortaio hanno bucato la casa di un operaio delle miniere che stava a Novareglia. Dopo questo sono andati via, tornando a Ivrea” .

(Luigi Giacchetto, idem)

—————————————————————————————————————————— 

6_ estate  1944: l’insediamento  delle forze partigiane nella valle: i garibaldini

Il distaccamento Caralli, della II Brigata di assalto Garibaldi “Biellese”, già insediatosi nella primavera sopra Brosso, aumenta i suoi effettivi fino a diventare un battaglione, il cui comando é affidato a Annibale Caneparo ”Renati” con commissario politico Primo Corbelletti  “Timo”.

Le formazioni garibaldine sono caratterizzate da una forte organizzazione gerarchica e da una grande attenzione alla disciplina interna del gruppo ed ai rapporti con la popolazione, innanzitutto evitando di insediarsi nei paesi per non favorire rappresaglie dei nazifascisti.

noi non abbiamo mai avuto problemi in Valchiusella, eravamo ben visti dalla popolazione. Bisogna dire che noi pagavamo sempre la roba che prendevamo dai contadini….in altre occasioni barattavamo la roba con del sale preso nei depositi dei Repubblicani a Borgofranco”.

(Testimonianza di Marino Chiolino di Alice, partigiano garibaldino, in E. Fino La resistenza in Valchiusella, 1991)

Anche lo sfruttamento a fini di lucro personale della situazione è severamente punito, fino alla condanna a morte.

uno dei nostri aveva approfittato delle requisizioni di formaggio effettuate ai malgari, lo vendeva guadagnandoci. É stato scoperto, processato e fucilato a Baio Dora”.

(Testimonianza di Giacomo Iorio di Traversella, in E. Fino La resistenza in Valchiusella, 1991)

Copia di partigiano garibaldino

Estate 1944: Partigiano garibaldino con le armi personali

(Archivio Istoreto, fondo Novascone IT C00 FD3532)

In agosto, poiché il numero dei giovani che salgono in montagna per unirsi ai garibaldini é ancora aumentato, il comando crea la 76° brigata d’assalto Garibaldi “Togni”, comandata da Oreste Ferrari “Tin” e Attilio Tempia ”Bandiera” con commissari politici “Renati” e “Timo”, divisa in cinque distaccamenti, due dei quali, il Caralli e il De Luca, stanziati a Scalaro verso Quincinetto, operano anche in Valchiusella.

siamo tornati verso il principio del dicembre 1944….ci siamo piazzati più o meno nello stesso posto di prima, vicino alle miniere di Brosso. In questo primo periodo dovevamo svolgere un particolare compito, una sorta di bonifica della valle da delinquenti comuni. Abbiamo lavorato per circa un mese nel fare opera di pulizia, catturare cioè persone che si spacciavano per partigiani e prendevano la roba alla gente…vacche, galline, burro…abbiamo catturato una decina di persone che compivano furti e rapine…la popolazione non voleva più saperne di subire ingiustizie e quel che era peggio era che tutto il movimento partigiano ne pagava le conseguenze. la popolazione cominciava a non fidarsi più della figura del partigiano...”

(Testimonianza di Marino Chiolino di Alice, partigiano garibaldino, in E. Fino La resistenza in Valchiusella, 1991)

 ——————————————————————————————————————————

7_ estate  1944: l’insediamento  delle forze partigiane nella valle: il gruppo Tabot

Federico di Nunzio “Tabor”, sottufficiale della Marina dal 1939 al 1943, ferito, catturato dai tedeschi e internato nel campo di concentramento di Pontremoli, riesce a fuggire e si unisce ai partigiani. Il C.L.N. lo invia a Champorcher in Valle d’Aosta dove prende contatto con le formazioni di Giustizia e Libertà guidate da Pedro Ferreira ”Pedro” e Felice Mautino “Monti”.

Nel luglio 1944 Tabor si sposta in Valchiusella con il suo gruppo: qui infatti non vi erano ancora molte formazioni partigiane organizzate mentre la zona di Champorcher ne ospitava un numero ormai eccessivo per le possibilità del territorio.

Il gruppo di Tabor, costituito da una sessantina di uomini che diventeranno ben presto 120, insedia il suo Comando dapprima a Traversella, poi a Vico, nella Caserma dei Carabinieri e in seguito ad Alice, Pecco e Lugnacco (ragioni di sicurezza motivano i frequenti spostamenti del gruppo).

Nel Tabor operano anche sette militari inglesi, ex prigionieri fuggiti dalle carceri tedesche e accolti e protetti dai partigiani.

manifesto_prigionieri anglo-americani

Avviso (Archivio Istoreto, fondo Segre Bruno IT C00 FD3122)

A partire dall’agosto 1944 il gruppo inizia a compiere azioni militari: si segnala tra queste la cattura, nei pressi di Ivrea, di tre uomini del Battaglione San Marco.

Tabor è molto attento al rapporto con la popolazione, consapevole del ruolo fondamentale del suo sostegno:

“i rapporti con la popolazione locale erano abbastanza buoni, chi ci ha aiutato molto sono stati i due preti di Vico….ma comunque tutti ci hanno dato una mano, era una rivolta popolare e non del solo partigiano: Se non ci fossero stati i contadini, le donne contadine che facevano le staffette…sarebbe stato problematico, c’era molta collaborazione da parte della popolazione, ci ha sempre aiutato, soprattutto le donne. Mi ricordo che non avevamo di che vestirci, abbiamo requisito della pelle da conciare e l’abbiamo portata a Lessolo: alcune donne con le macchine da cucire ci hanno confezionato delle giacche….se qualche volta abbiamo salvato la vita dobbiamo ringraziare la gente…  quelle rare volte che si uccideva una vacca o un vitello la prima cosa che facevo era dare della carne agli ammalati e ai vecchi del paese dove ci si trovava……dobbiamo ringraziare in particolar modo le donne….quando eravamo malati ci curavano

(Testimonianza di Federico Di Nunzio “Tabor”. E.Fino La resistenza in Valchiusella, 1991)

Nella stessa testimonianza il Di Nunzio ricorda anche una singolare operazione partigiana per l’Olivetti.

Un giorno si sono presentati al comando dei pezzi grossi dell’Olivetti, il dott. Merli, il dott. Pampalone, il dott. Pero,  direttore generale della ditta e il dott. Lizier. Hanno chiesto di me e mi hanno detto che i tedeschi erano venuti in fabbrica e avevano asportato buona parte delle matrici delle macchine da scrivere. Le avevano messe su due camion e le avevano portate a Torino. Volevano che io tentassi di recuperarle. Saputo dove si trovavano i camion in una azione siamo riusciti a riprenderli e li abbiamo portati su al comando. L’indomani sono arrivati quelli della Olivetti a chiedermi se potevano riavere il loro materiale-si, certo, ma i camion ce li teniamo- Mi offrirono anche dei soldi ma io non li accettai, nonostante noi ne avessimo bisogno, l’avevamo fatto per salvare le macchine della Olivetti, non per i soldi...”

——————————————————————————————————————————–

8_ estate  1944: l’insediamento  delle forze partigiane nella valle:

     Giustizia e Libertà: il battaglione Fratelli Rosselli

Nel mese di luglio si insediano in Valchiusella due formazioni di Giustizia e Libertà: il battaglione “Fratelli Rosselli” e la 4° brigata Mazzini.

Il “Fratelli Rosselli” si forma nell’eporediese dopo l’otto settembre intorno a Mario Pellizzari “Alimiro”

Alimiro nel 45_Archivio Torra

Alimiro nel 1945 (Archivio Torra) 

Antifascista e mazziniano, il Pellizzari, che lavora alla Olivetti dal 1936, entra in contatto con il movimento clandestino di G.L. e forma intorno a sé, dopo l’otto settembre, un gruppo di giovani con i quali intende compiere azioni di sabotaggio, per risparmiare alla popolazione i danni di eventuali bombardamenti alleati, soprattutto su ponti e ferrovie

Nel giugno 1944 prende contatto con la formazione GL di Champorcher, comandata da Pedro Ferreira “ Pedro” e  Felice Mautino “Monti” e aderisce alle formazioni di Giustizia e Libertà

Nel mese di luglio la permanenza del gruppo nella zona di Ivrea diventa insicura: infatti dopo un attacco al gruppo di militari della X Mas di guardia alla stazione ferroviaria di Montalto un milite fascista, catturato, riesce a fuggire, i partigiani rischiano di essere riconosciuti: si decide quindi di salire a Brosso, in località La Spina, con una trentina di uomini al comando di Filiberto Pomo “Noto”.

Il gruppo di Alimiro, che si é preso con gli alleati l’impegno di rendere inutilizzabile la linea ferroviaria e interrompere così il transito dei treni provenienti dalla Cogne di Aosta e diretti in Germania, il 25 luglio ad Ivrea riesce a danneggiare gravemente il ponte ferroviario che attraversa la Dora nel centro della città.

Quando la linea sta per essere riattivata il gruppo Rosselli, insieme alla 76° brigata Garibaldi in agosto distrugge il ponte di Quincinetto.

ponte Quincinetto

Il ponte di Quincinetto dopo il sabotaggio (www.anpiivrea.it)

Infine, nel dicembre 1944. avendo appreso che gli inglesi progettavano di distruggere il ponte ferroviario sulla Dora ad Ivrea con un massiccio bombardamento che avrebbe causato molte vittime e danni incalcolabili alla città, decide di farlo saltare definitivamente.

L’esplosivo, circa 40 Kg diviso in 60 “pani” da applicare ciascuno ad un traliccio del ponte, viene fornite dagli inglesi; il gruppo scelto per il sabotaggio è composto da 13 partigiani: 5 sono dislocati di guardia all’entrata della galleria (ai confini con Montalto), 6 nei pressi del ponte per proteggere i due partigiani che avrebbero sistemato l’esplosivo: Alimiro e D’Artagnan (Amos Messori), che sono disarmati e completamente vestiti di scuro.

La collocazione delle mine dura circa 2 ore, nella notte tra il 24 e il 25 dicembre: i due partigiani devono spesso lavorare calandosi a testa in giù, tenendosi solo con i piedi per aver le mani completamente libere. Alle 4 del mattino avviene l’esplosione e il ponte verrà ripristinato solo dopo la liberazione.

sabotaggio ponte Ivea

25/12/1944  il ponte di Ivrea (Archivio Torra)

——————————————————————————————————————————–

9_  estate  1944: l’insediamento  delle forze partigiane nella valle

     Giustizia e Libertà _ “la Brigata Mazzini”

La brigata Mazzini si forma inizialmente nelle Valli di Lanzo intorno a Pedro Ferreira “Pedro” .

Pedro Ferreira_sacrario Martinetto

Pedro Ferreira  (sacrario del Martinetto_Torino)

Il Ferreira, ufficiale di fanteria, combatte in Jugoslavia. Dopo l’otto settembre rientra in Italia e si unisce ai partigiani diventando uno dei comandanti più importanti delle formazioni di Giustizia e Libertà. Sarà arrestato a Milano, sommariamente processato, condannato a morte per aver favorito e aiutato la fuga di prigionieri inglesi sfuggiti ai campi di prigionia fascisti e fucilato il 23 gennaio 1945 a Torino.

Dalla Valle di Lanzo, Pedro, dopo alcuni contrasti con i garibaldini insediati in quella zona, insieme a Felice Mautino “Monti”, Cesare Artom “Pino”, Raffaele Jona “Silvio” e una quarantina di partigiani, si sposta a Champorcher, in Valle d’Aosta.

“le formazioni partigiane Giustizia e Libertà della Valle di Champorcher erano molto popolari al piano per la loro attività seria e completa…,..i nomi dei comandanti Pedro, Monti, Pino, Silvio davano estrema fiducia per noi, perciò una corrente continua di ragazzi, renitenti alla leva fascista, fuggiaschi, perseguitati politici, idealisti della dignità nazionale, salì nella primavera del 1944 per unirsi ai pochi provenienti dalla Valle di Lanzo…”

per necessità tattiche, onde poter maggiormente operare ed impegnare maggiori forze nazifasciste, dalla base di Champorcher, ormai satura di forze partigiane, partirono piccoli gruppetti per costituire nelle altre valli altre formazioni combattenti…..Un gruppo di circa venti uomini si spostava nella Valchiusella attraversando il colle dei Corni il giorno 10 agosto…le file immediatamente si ingrandivano e veniva costituito il primo gruppo della Valchiusella forte di circa sessanta uomini”

(Archivio Istoreto  Relazione senza data)

In Valchiusella si crea la IV° Brigata Mazzini al comando di Ulrico Masini “Loris” con Gianni Barale “Gianni”: i partigiani si insediano a Succinto e nella zona tra Vico e Traversella, ponendo inizialmente il comando a Traversella.

Il comando l’ho sempre tenuto in piazza a Traversella in una casa con gli archi. Durante la settimana salivo due o tre volte a  Succinto dai ragazzi”

(Ulrico Masini, inE. Fino,La Resistenza in Valchiusella, 1991)

In seguito verrà spostato a Vico nella casa sulla piazza prima occupata dai Moschettieri delle Alpi di Mancinelli.

  “venne formata tutta l’organizzazione per rendere sicura tanto in offesa quanto in difesa la Valle: appostamenti militari, collegamenti telefonici, staffette volanti, posti di blocco”

(Archivio Istoreto  Relazione senza data)

Venne anche istituito un posto di blocco ad Alice superiore per controllare la strada per Ivrea.

I rapporti con la popolazione non sono particolarmente problematici ma le requisizioni di generi alimentari e talvolta lo spreco di cibo, in un momento di grave penuria per i valligiani, crea alcune tensioni e giudizi critici:

un esercito di liberazione poteva comportarsi meglio. Un giorno a Succinto ioe papà abbiamo trovato un vitello ammazzato e abbandonato per metà: c’era un odore fortissimo…abbiamo ricoperto la carcassa con della terra”

(Testimonianza di.Achille Nicolino, contadino di Succinto

 in E. Fino, La resistenza in Valchiusella, 1991)

Caplinna

Achille Nicolino (1924 – 2003)

Tra agosto e settembre la Brigata Mazzini vede aumentare il numero dei suoi uomini e si divide in tre nuclei operativi, il gruppo “Generale Perotti, il gruppo “Paolo Braccini” e il gruppo “Polizia”; il comandante Loris viene sostituito da Ennio Martina “Enny” con il commissario Gianni Barale ”Gianni”.

In seguito all’aumento del numero di partigiani di Giustizia e libertà nella zona Vico-Traversella il gruppo Tabor decide di spostarsi in una zona meno presidiata e si insedia nell’area di Lugnacco, Pecco ed Alice Superiore.

——————————————————————————————————————–

10_ estate  1944: l’insediamento  delle forze partigiane nella valle

        le formazioni Matteotti, il gruppo Piero Piero

1_Piero Urati

Piero Urati, detto “Piero Piero”, é una figura assai controversa della resistenza canavesana. Autore di imprese militari di estremo coraggio ed  audacia, ma anche accusato di violenze e furti e soprattutto di non aver saputo imporre ai suoi uomini corretti comportamenti verso le popolazioni.

Nato nel 1922 a Monselice (Padova) da una famiglia numerosa e poverissima, emigrata poi a Torino per trovare lavoro, soldato di fanteria a guardia dei confini con la Francia, l’8 settembre del 1943 sfugge alla cattura dei tedeschi e organizza una piccola banda che dalla fine del dicembre 1943 inizia ad agire nel basso Canavese tra Foglizzo, Pavone, Montanaro, San Giorgio e San Giusto.

Il giovane comandante ”Piero Piero” diventa popolare per il suo ardimento: mostra un eccezionale coraggio effettuando fulminei blocchi sulle strade, disarmando pattuglie neofasciste isolate, attaccando i depositi di armi e le caserme dei carabinieri della zona. La sua banda, che agisce con piccole squadre che si spostano di continuo e si mimetizzano nelle campagne, diventa rapidamente la meglio armata e la più agguerrita del Canavese e vede aumentare di molto il numero degli effettivi.

La popolazione li considera “quelli di Piero Piero” ed in effetti l’unica autorità riconosciuta nel gruppo é la sua: non vi sono precise idee politiche né rapporti di collaborazione con altre formazioni o contatti con il Comando per il Canavese.

il comandante Piero Piero é stato uno dei migliori comandanti della Resistenza non solo piemontese ma anche italiana: da un punto di vista militare era capace di grandi tattiche imparate facendo il militare: ci ha dato una tattica di guerra, una tattica di comando, ci ha un po’ forgiati

(testimonianza di Federico di Nunzio “Tabor” raccolta a Torino, ottobre 1991,

 in Fino, La Resistenza in Valchiusella, 1991

Nella primavera del 1944 “Piero Piero” si unisce alla formazione Matteotti “gruppo Sale”, che opera a Filia presso Castellamonte, guidata da Piero Falzetti, nell’estate assume il comando della Divisione “ Giorgio Davito” insediata a .Valprato Soana.

Piero Urati_2

Torino maggio 1945. Piero Urati, Comandante della brigata Matteotti “Giorgio Davito” (Istoreto)

2_ “quelli di Piero” in Valchiusella

Alla fine del luglio 1944 truppe tedesche e la X Mas di Junio Valerio Borghese sferrano una grande offensiva e riconquistano Pont Canavese, costringendo le forze partigiane, dopo una accanita resistenza, a ritirarsi in Val Soana.

Più di mille partigiani garibaldini e del gruppo di Piero Piero si ammassano nell’alta valle. Gli sbocchi verso la pianura sono chiusi e diventa impossibile fare incursioni per avere derrate alimentari; si crea quindi una situazione drammatica per la popolazione e per i partigiani.

La Valchiusella, raggiungibile dall’alta Val Soana attraverso il Passo delle Oche, diventa l’unica possibilità per garantire il vettovagliamento e viene quindi costituito un presidio a Traversella, con il compito di requisire viveri in pianura e portarli poi a Piamprato con corvée della popolazione.

consideravamo la Valchiusella come vallata di rifornimento: Non é mai stata considerata una vallata adatta per installarsi stabilmente, é troppo larga, quindi poco difendibile anche se nel contempo offre numerosi accessi alla pianura. Il distaccamento fu posto a Traversella sotto il comando di Bertino e cominciò ad organizzare dei magazzini a Chiara e a Fondo….a Traversella tenevamo anche i prigionieri, arrivavano a volte le volanti dalla pianura come quella di Costanzo “Singher”, a riposarsi, portare prigionieri e prendere ordini”

(testimonianza di R. Cignetti partigiano gruppo Piero Piero

 in Fino, La resistenza in Valchiusella, 1991

Il gruppo al comando di Alberto RinettiBertino” è composto da una sessantina di uomini: una decina si sposta nella zona Alice-Brosso per sorvegliare l’accesso alla valle e avvertire il comando in caso di allarme.

Rinetti Alberto_Bertino

Alberto Rinetti ”Bertino” catturato da un gruppo di fascisti della Folgore a S. Giusto canavese e fucilato il 30 dicembre 1944

(Istoreto, fondo Ass. naz. famiglie martiri e caduti per la liberazione)

I rapporti tra la popolazione e i partigiani di Piero diventano quasi subito tesi, in particolare per le requisizioni di beni alimentari, soprattutto dei vitelli, per gli sprechi, i frequenti furti e gli atteggiamenti violenti: si avverte nelle formazioni Matteotti la mancanza di un coordinamento centrale che sappia imporre rigore e disciplina, tutto é affidato ai capi dei singoli gruppi.

quando sono arrivati i partigiani di Piero a Traversella hanno occupato tutte le case di mia proprietà: Quando sono tornata nella casa in cui siamo adesso non c’era neanche più un fazzoletto”

(testimonianza anonima, in Fino, La Resistenza in Valchiusella, 1991)

Anche i trasporti obbligati di viveri creano malcontento: i civili scortati dai partigiani di Piero dovevano prelevare i generi alimentari ammassati nei magazzini a Fondo e Chiara e, attraverso il passo delle Oche, portarli in Val Soana.

“mandavano il messo comunale a chiamarti e se non c’eri ti mettevano un avviso sulla porta di casa, eri quindi costretto a presentarti. Si partiva alla mattina da Traversella con 20-25 chili sulle spalle e scortati dai partigiani scarichi. La fatica era immane e infatti alcuni bucavano i sacchi di farina per alleggerire il loro carico. Arrivati in Val Soana posavamo il carico e riprendevamo la strada del ritorno. La sera, alle 21 circa, eravamo di nuovo a casa”

(Testimonianza di Dante Saudino di Meugliano,

 in Fino, La resistenza in Valchiusella, 1991)

“devo essere sincero; in Valchiusella amici dei partigiani ce ne sono pochi, per via del fatto che prendevamo le bestie per la nostra sopravvivenza”

(testimonianza di R. Cignetti partigiano gruppo Piero Piero

 in Fino, La resistenza in Valchiusella, 1991)

3_ il processo

In seguito alle accuse contro il gruppo di Piero Piero, il Comando partigiano apre nell’estate del 1944 una inchiesta:

 “Sono pervenute al Comando Militare Regione Piemonte accuse contro i comandanti delle formazioni Matteotti Piero e Franchi. Da tali accuse risulterebbe l’esistenza di attività deplorevoli e non compatibili con l’onore militare, qualità prima per il combattente partigiano. Il CMRP ha pertanto deliberato accertamenti per verificare la fondatezza delle accuse…..i due comandanti sono genericamente accusati di brutalità, violenza verso privati,  tolleranza verso crimini di dipendenti. In modo specifico si accusa il comandante Piero di sevizie a prigionieri…di requisizioni vessatrici a danno delle popolazioni, di pubblici litigi con il comandante Franchi, di ricatti…”

(memoria per il generale Nito incaricato dell’indagine, Istoreto, s.d. ma estate 1944)

“…purtroppo é stato constatato che tutto quanto la popolazione aveva riferito non corrispondeva che alla pura verità….sono all’ordine del giorno furti di materiali di ogni genere, come lana, radio, biciclette, preziosi… innumeri sono i fatti che non possono per carità di Patria essere citati in quanto offendono il buon nome dei partigiani d’Italia… sarebbe opportuno che codesto Comitato prendesse severi provvedimenti al fine di porre fine allo sconcio attuale”

(CLN Comando Zona Biellese, 21 settembre 1944, Istoreto)

Urati si difende  in una lettera al comando:

“voci false e tendenziose hanno in questi ultimi tempi tentato di mettere sotto cattiva luce il mio gruppo…..sono convinto che tutte queste dicerie sono dovute a una forma di gelosia e di invidia nei riguardi del mio gruppo che é sempre stato il primo  nel compimento del suo dovere e mai é indietreggiato di fronte al pericolo”

(lettera di Piero Piero,30 settembre 1944, Istoreto)

..una infinità di aggressioni e rapine vengono compiute da elementi irregolari servendosi del nome di Piero Piero…”

(novembre 1944, relazione sulle formazioni Matteotti,  Istoreto)

Nel marzo 1945 viene istituito un processo che si conclude con un’assoluzione, le cui motivazioni ci danno una interessante valutazione della figura di Piero Urati.

“Piero Piero é militarmente uno dei comandanti partigiani più valorosi e  che hanno saputo trascinare in azioni memorabili un maggior numero di uomini. La sua attività é iniziata il 25 luglio 1943 con la liberazione dalle carceri di Torino dei detenuti politici ed é proseguita  attraverso un numero indefinito di azioni che gli hanno permesso di armare fino a 1500 uomini con armi sottratte al nemico. Egli ha visto scorrere nelle sue mani molti milioni e benché povero non se ne é approfittato neppure per dare a sua moglie e a suo figlio quella assistenza che sarebbe giusto dare loro. Oltre che un valoroso é anche un puro e un onesto….egli può peccare per violenza ma  non per meschinità per sottrarsi ad una responsabilità…..Egli ha delle pecche che hanno giustificato il formarsi intorno a lui di una atmosfera di discredito che ha giustificato il sorgere di una inchiesta a suo carico.

 Il Piero Piero ha soli 22 anni. Appena ventenne è entrato nel movimento partigiano ed ha avuto il comando di uomini. La sua immaturità, accresciuta da una educazione e da un istruzione non certo raffinata e dal suo temperamento amante della lotta e di ogni audacia lo ha condotto a non poter esercitare una azione moralizzatrice sui suoi uomini che spesso si sono resi invisi per fatti inconsulti e anche per violenze non necessarie….ma anche di ciò non può essere fatta colpa al Piero Piero, il quale avrebbe dovuto essere guidato, essendogli mancato sia  il freno dei superiori gerarchici, sia la collaborazione di un commissario politico”

(Considerazioni in calce alla sentenza di assoluzione di Piero Piero)

corte presieduta dal comandante Pompeo Colaianni  Barbato, 30 marzo 1945, Istoreto)

——————————————————————————————————————————–

11_ 20 agosto 1944: l’incursione tedesca a Traversella

In un documento della Brigata Mazzini, datato 24 agosto 1944 e firmato dal comandante Gianni, vengono riferiti i fatti avvenuti in Valchiusella:

“il giorno 20 c.m. alle ore 8,20 in Traversella giungevano (precedentemente avvistati ad Alice Superiore ed a Drusacco dai nostri avvistatori telefonisti e segnalati), due autoblindo e sette autocarri di nazifascisti (circa 220  uomini)”.

Un nostro gruppo accantonato alle miniere FIAT col comandante Loris veniva incessantemente mitragliato per quasi due ore. Esso riusciva al completo a ritirarsi presso il gruppo di Renati a Scalaro…un altro gruppo nostro si spostava come prestabilito verso Fondo, portando in salvo i documenti della nostra Brigata e quelli della Brigata Matteotti.

I nazifascisti uccidevano un operaio delle miniere FIAT e spogliavano completamente molte case di Traversella e verso le ore 13 dello stesso giorno ritornavano al piano.

Immediatamente il nostro gruppo rioccupava le posizioni prestabilite: Alice Superiore-Drusacco-Traversella. Esemplare il contegno degli uomini, tutti sani e salvi….abbiamo riordinato militarmente il gruppo ed il grosso lo abbiamo trasferito a Succinto per motivi tattici di difesa. La Polizia e la Squadra d’Azione opera in basso e sta a Traversella “

(Istoreto, Fondo Mautino)

Nel documento si riferisce inoltre il valoroso comportamento di Enni:

Enni, per dare possibilità di meglio attestarsi alla difesa agli uomini della miniera, apriva il fuoco isolato sulle autoblindo attirando su di lui ogni eventualità di attacco con mitragliamento per almeno cinque minuti…”

Dopo questo attacco, su richiesta degli uomini del gruppo, Enni diventa capo della Polizia partigiana.

L’operaio delle miniere ucciso durante lo scontro é Francesco Bellanova, 28 anni, originario del brindisino:

“ero in miniera e sono arrivati i nazifascisti. Hanno cominciato a sparare contro i partigiani. Uno di noi, un tal Bellanova,  era con me e mi ha detto-vado a casa- gli ho risposto- non andare fuori, stai in miniera, é più sicuro, ma lui aveva paura che i fascisti gli portassero via i soldi a casa. É uscito dalla miniera ed ha incontrato i fascisti per la strada che, vedendolo correre, gli hanno sparato.”

(testimonianza di Luigi Giacchetto di Traversella, partigian odella Brigata Mazzini

 in E.Fino, La Resistenza in Valchiusella, 1991

Prima di allontanarsi da Traversella,  i tedeschi scrivono su una casa all’ingresso del paese, a caratteri cubitali: ACHTUNG! BANDENGEFAHR! (Attenzione! Pericolo di bande)

Anche nell’abitato di Vistrorio, durante il passaggio vengono compiute razzie di generi alimentari.

 Achtung_particolare

la scritta all’ingresso di Traversella, sotto la quale si legge ancora quella di Mussolini: 

CAMMINARE COSTRUIRE E SE NECESSARIO COMBATTERE E VINCERE

La scritta é stata salvata e restaurata a cura della Provincia nel 2004, per mantenere la memoria delle “genti della Valchiusella che seppero resistere”

Achtung_restauro

—————————————————————————————————————————————————

12_13 settembre 1944_l’incidente aereo sul monte Cavallaria

Nella notte tra il 12 ed il 13 settembre un aereo con 13 uomini a bordo, si schianta nei pressi del Colle Pian dei Muli, tra il monte Cavallaria e il monte Gregorio.

Probabilmente l’aereo doveva effettuare un lancio di materiali per i partigiani di Giustizia e Libertà nella zona di Champorcher; inoltre alcuni degli uomini dell’equipaggio appartenevano ad una missione militare da paracadutare in Valgrande di Lanzo.

Si ritiene che il velivolo, giungendo dalla pianura e dirigendosi verso la Valle d’Aosta, mentre sorvolava la zona di Vico abbia scambiato dei fuochi accesi in alcuni appezzamenti (secondo l’uso di incendiare alcune aree per renderle fertili) per segnalazioni della zona di lancio e si sia quindi abbassato per sganciare i materiali schiantandosi contro la montagna.

Nel libro di volo, rinvenuto nei pressi dell’aereo, si trova il nome del comandante dell’aereo, l’inglese maggiore Freddy e quello del tenente pilota italiano Casagrande.

Il ritrovamento di una piastrina presso uno dei motori permette di identificare il tipo di aereo, un quadrimotore Halifax della RAF.

I fratelli Novascone di Cuorgnè, partigiani della 6ª divisione GL, che si sono dedicati con grande passione e impegno a raccogliere testimonianze e documenti sulla resistenza canavesana, nel 1987, con l’aiuto del colonnello cecoslovacco Krzak hanno condotto una indagine che ha portato alla ricostruzione dell’elenco completo dei tredici caduti, inglesi, canadesi, cecoslovacchi ed italiani. I due caduti cecoslovacchi appartenevano alla missione “Silica” che aveva il compito di mettersi in contatto con i partigiani per riuscire a raggiungere i soldati cechi forzatamente aggregati all’esercito tedesco e aiutarli a disertare ed unirsi alla Resistenza. Un aereo della missione partì da Brindisi l’11 settembre 1944 e non venne più ritrovato, dovrebbe quindi essere quello precipitato in Valchiusella

Nel corso di questa inchiesta, pubblicata nel 1990 sul periodico “Il Canavesano” sono state raccolte dai Novascone le testimonianze di due testimoni oculari del disastro, Gaetano Tommasini ”Gianna” e Vilfrido Sapel Martinetto”Vico”, della 76° Brigata Garibaldi, insediata sulle pendici della Cavallaria, in località Lettola:

Nella notte tra il 12 e il 13 settembre 1944 stavo compiendo un mio turno di guardia….quando ad un tratto ebbi la percezione di rilevare il graduale avvicinamento di un aereo a più motori. Per quanto ancora lontano ed invisibile avvertii innanzitutto che l’aereo procedeva a velocità notevolmente ridotta e che la sua quota nel momento in cui stava imboccando la Valle d’Aosta, non doveva superare di molto l’orizzonte del mio posto di guardia…..mi sforzai a lungo di localizzare la massa dell’aereo che procedeva ovviamente a luci totalmente spente. All’improvviso udii un rabbioso risveglio dei motori portati al massimo regime …..apparve nell’aria una lunga scia di fuoco in movimento ed in progressiva ripresa di quota dal centro valle verso la cima del Cavallaria…..in pochi attimi la vistosa massa di fuoco scomparve. Un improvviso cupo boato rimbalzato ripetutamente lungo la valle ed un dilatato bagliore rossastro apparso nella parte più alta del Cavallaria non lasciavano dubbi sul disastro avvenuto. Erano all’incirca le 22 e 45.”

 

il luogo dell’impatto dell’aereo: Pian dei Muli, tra i monti Gregorio e Cavallaria

Il Tommasini avverte immediatamente il comandante”Vico”e si organizza una squadra di volontari :

“ancora prima del giorno, guidati da “Vico”, con una marcia difficile e faticosa, raggiungemmo il luogo della spaventosa sciagura. La parte prodiera dell’aereo e la cellula alare apparivano letteralmente disintegrate. Impressionante appariva sin dal primo istante la dimensione dello spaventoso impatto che, avvenuto negli ultimi metri di crinale, aveva determinato lo spostamento e la spinta verso la valle opposta di una notevole massa di materiale roccioso. Una metà della fusoliera (dal centro agli impennaggi) appariva quasi assurdamente intatta.…ci avventurammo tra i rottami ancora lambiti da una estesa presenza di fuoco diffuso sul terreno abbondantemente impregnato di benzina….qualcuno riuscì ad entrare nella parte della fusoliera rimasta intatta e sospesa nell’aria….l’inaspettato fortuito ritrovamento del libro di volo contenuto in una custodia protettiva permise di accertare che a bordo dell’aereo si trovavano 13 uomini e che un certo numero di essi costituivano una missione militare destinata ad essere paracadutata in Valgrande…nella vasta area del disastro erano disseminati per ogni dove capi di vestiario, armi distrutte o danneggiate, paracadute schizzati fuori dalle sacche di contenimento, munizioni e rilevanti quantità di carta moneta italiana, francese e del tipo AM-Lire: il tutto parzialmente o totalmente distrutto dal fuoco…difficile la localizzazione ed il recupero delle vittime carbonizzate che per la violenza dell’impatto erano state proiettate in avanti nella fascia in cui il groviglio di rottami faceva un tutt’uno col terreno sconvolto…col passare delle ore aumentava progressivamente il rischio che potessero arrivare sul luogo forze nazifasciste…ciononostante riuscimmo a portare a termine il pietoso recupero dei soldati periti…provvedemmo alla loro sepoltura scegliendo un tratto di terreno erboso sulla destra dell’aereo…da ultimo servendoci di due elementi tubolari in alluminio costruimmo una rudimentale vistosa croce che fissammo accuratamente nel terreno onde meglio individuare il luogo…”

(Testimonianza di Gaetano Tommasini “Gianna”,  raccolta nell’aprile 1987)

Si parla dell’incidente aereo anche nella testimonianza di Luigi Giacchetto di Traversella, partigiano della VII divisione Alpina GL, raccolta da E. Fino nell’ottobre 1991:

“questo apparecchio è arrivato dalla pianura ed era destinato a fare un lancio a Champorcher che dista solo 4 o 5 chilometri in linea d’aria…   da Vico a Traversella c’era il fuoco, in tutta quell’estensione avevano dato fuoco, danno fuoco ancora adesso d’inverno. c’erano circa due chilometri di fuoco, ma erano fuochi spezzettati perché lì ci sono anche pezzi di pietraia che non brucia. L’apparecchio ha ritenuto che fossero i segnali del lancio, si è abbassato, ha girato un bel po’, poi si è ancora abbassato e ha finito di sbattere contro la Cavallaria….da Brosso civili hanno visto l’incendio, sono partiti di notte e sono andati su. Il giorno dopo siamo saliti anche noi e abbiamo trovato armi in parte danneggiate. ….una parte le abbiamo portate alle miniere di Traversella e in officina sono state riparate”

(in E. Fino La resistenza in Valchiusella, 1991)

———————————————————————————————————————

13_9 ottobre 1944_ la squadra volante d’azione “Mario Costa”

a Rueglio

La squadra volante “Mario Costa” (detta anche “La Losna” per le sue fulminee azioni), inquadrata nella VI divisione alpina Giustizia e Libertà, proviene dal gruppo di partigiani nato nell’autunno del 1943 a Feletto e guidato da Gino Viano”Bellandy” e Mario Costa “Diavolo Nero”

Il 22 aprile 1944 Mario Costa viene ucciso in un agguato a Torino: la squadra prende il suo nome e il comando è affidato a Domenico Carrera “Walter”, che proveniva dal III reggimento Alpini.

 Domenico Carrera “Walter” a Rueglio, Istoreto, Fondo Novascone IT C 00 FD3675

Dal giugno 1944 la squadra, che agisce nel basso Canavese e anche in Valchiusella, si è stanziato a Mastri presso la frazione  di Rivarolo, Argentera; il 6 ottobre viene attaccata nel corso dei rastrellamenti tedeschi, Walter decide di trasferirsi in una zona più periferica e sceglie Rueglio:

“ci avevano segnalato l’arrivo di un altro rastrellamento all’Argentera e per questo abbiamo deciso di trasferirci. Quella stessa notte (8-9 ottobre) abbiamo preparato il camion e la macchina e siamo partiti…siamo arrivati a Rueglio pensando di fermarci solo qualche giorno…poi siamo stati parecchi mesi”

Testimonianza di Sergio Ruatti ”Sergio” vice comandante della squadra Mario Costa,

raccolta nel 1991 da E. Fino

Didascalia originaria: “Natale 1944 Rueglio in Valchiusella (TO) Partigiani della Brigata “Mario Costa” della VIª divisione G.L. (Nino CAMPEOTTO e Primo POLETTO)”

 Istoreto, fondo Novascone  IT C00 FD3537

Il rapporto con la popolazione è fin dall’inizio molto buono, si instaura un clima di reciproca fiducia, come attesta il racconto del vicecomandante “Sergio” :

il nostro comando era nella via laterale alla piazza; eravamo in buoni rapporti con il parroco di Rueglio, partecipavamo persino agli spettacoli cinematografici organizzati in parrocchia per i giovani. A Natale abbiamo fatto tutti insieme un pranzo favoloso. Qualcuno dormiva su nelle baite, qualcuno dormiva in paese. Il medico del nostro gruppo, DeRosa, aveva organizzato un’infermeria in una baita e curava anche i civili”

Testimonianza di Sergio Ruatti ”Sergio” vice comandante della squadra Mario Costa,

raccolta nel 1991 da E. Fino

Didascalia originaria: ” Rueglio canavese (To) in Val Chiusella  settembre 1944  partigiani del C.V.L e popolazione assistono alla S. Messa all’aperto.”

Istoreto, fondo Novascone  IT C00 FD321

“Su, nelle baite sopra Rueglio, avevamo organizzato una cucina e c’era una donna di nome Finetta (Elena Peno) che ci faceva da mangiare. Alla fine della guerra, in occasione del 25 aprile di ogni anno, siamo sempre andati tutti a commemorare e pranzare a Rueglio, ci hanno sempre accolti bene”

Testimonianza di Sergio Ruatti ”Sergio” vice comandante della squadra Mario Costa,

raccolta nel 1991 da E. Fino

Didascalia originaria: “RUEGLIO VALCHIUSELLA (TO) primavera 1945 –CORSO Antonio “Biella” partigiano della VIª DIV. G.L. con PENO Elena (Finetta) e la “mitraglietta americana”.

Istoreto, fondo Novascone IT C00 FD3202

Didascalia originaria: “CUORGNE’ (TO) Maggio 1945 Partigiani della VIª DIV. “G.L.”: CORSO Antonio e PENO Elena (Finetta)

Didascalia originaria: “La Banda Musicale di RUEGLIO (TO) anno 1945”: “Fotografia offerta a tutti noi (Partigiani della VIª G.L.) perchè riconoscenti del modo in cui noi ci comportavamo”.
Istoreto, fondo Novascone  [IT C00 FD3548

———————————————————————————————————————————

14_ ottobre 1944_ il grande rastrellamento in Valchiusella:

la situazione generale –l’attacco a Scalaro

Nel nord Italia, tra Piemonte, Liguria, Lombardia ed Emilia, erano nate, tra l’estate e l’autunno del 1944, numerose repubbliche partigiane, piccoli laboratori di democrazia nella gestione del potere politico e amministrativo: l’avanzata angloamericana, la liberazione di Roma e di Firenze (fine agosto), sembravano rendere ormai vicina la fine della lotta. L’autunno vede invece un progressivo rallentamento dell’offensiva alleata e dell’avanzata verso il nord.

Questo crea gravi difficoltà per i partigiani e permette ai tedeschi di spostare, dal fronte alleato, alcune divisioni per organizzare massicce azioni di rastrellamento e repressione

La Valchiusella era priva di presidi tedeschi, mentre le forze partigiane erano ormai molto numerose dopo il nuovo insediamento della Losna a Rueglio.

Per il gruppo di Piero Piero inoltre, la zona era vitale per continuare a far arrivare i rifornimenti ai propri partigiani in Val Soana. Infatti, quando la brigata Mazzini a metà agosto si era insediata in valle, Piero Piero aveva chiesto

di tenere la parte bassa  della Valchiusella sgombra per non far notare formazioni partigiane, per evitare il rastrellamento nelle vallate, per poter proseguire il nostro necessario vettovagliamento nella val Soana…finchè al comando vi erano Loris ed Enny, aderendo alle mie richieste tutto proseguì per il meglio …un mese orsono riprese il comando di detto distaccamento il Comandante Pedro, scarcerato….egli ritenne opportuno trasferire il distaccamento aumentato di forze in bassa valle, ossia a Vico Canavese. facendo notare al comando nazifascista un aumento di forze partigiane….il comando avversario spinto da questo aumento di forze ritenne opportuno un rastrellamento con forze preponderanti

Lettera di Piero Piero al Comando centrale delle Brigate Matteotti dopo i rastrellamenti di ottobre

ISTORETO BMat ac

Obiettivo della massiccia e violenta azione del 14 e 15 ottobre, condotta da truppe tedesche e traditori russi inquadrati nella Wermacht, sembra quindi essere stato, oltre alla volontà di colpire le formazioni partigiane della valle, quello di bloccare i rifornimenti alle formazioni Matteotti della Val Soana.

L’operazione in Valchiusella è preceduta, la sera del 13 ottobre, da un attacco ai garibaldini insediati nella zona di Quincinetto: dopo un violento scontro a fuoco i partigiani ripiegano:

“di lì ci siamo ritirati su Scalaro e con la maggior parte abbiamo proseguito verso il colle del Gallo per la Valchiusella. A venti metri dal colle ci siamo schierati in assetto di guerra. All’alba i tedeschi sono venuti su in ordine sparso. Noi li abbiamo lasciati venire a tiro e ne abbiamo colpiti cinque. Loro hanno cessato il fuoco e noi abbiamo attraversato il colle e giù di corsa verso Traversella…abbiamo proseguito per Chiara, non per la strada ma nei dirupi tra i boschi. Con me avevo 60 uomini. Essendo pratico della zona cercavo di farli passare al sicuro risalendo la china che porta alle montagne di Inverso e Trausella. Intanto è venuta notte ed io guardavo giù in basso Traversella, tutta un bagliore di fiamme….nella notte siamo scesi ad Inverso ed abbiamo guadato il Chiusella e raggiunto i laghi di Meugliano….di li abbiamo proseguito per la miniera di Brosso.”

Testimonianza di Marino Chiolino ”Barolo”, vicecomandante della 183° Garibaldi, ANPI Ivrea

Sopra Scalaro i tedeschi fanno irruzione in una baita dove vengono sorpresi nove garibaldini del distaccamento Caralli. Otto sono catturati e saranno fucilati due giorni dopo a Traversella, mentre uno, “Ridolini” riesce a fuggire verso la  Valchiusella:

sono riuscito a scappare ma mi hanno preso al braccio destro…ferito, sono sceso da Scalaro, poi sulla Cavallaria e a Brosso: lì c’era il rastrellamento in pieno e mi sono rifugiato in una baita. É arrivato Alimiro con quattro-cinque persone e mi hanno portato alle miniere di Brosso”

Testimonianza di Antonio Giannino “Ridolini”, di Baio Dora, in Fino, La Resistenza in Valchiusella, 1991

 ——————————————————————————————————————————————–

15_ ottobre 1944_ il grande rastrellamento in Valchiusella:

l’avanzata tedesca e i primi scontri

Il giorno 14 il rastrellamento si sposta in Valchiusella, con un massiccio spiegamento di forze e di armamenti.

Le colonne naziste, formate da tedeschi, traditori russi inseriti nella Wermacht e sicuramente anche elementi italiani e spie locali, entrano in valle da più parti per chiudere i partigiani in una tenaglia: una prima colonna sale da Brosso verso Vico, una seconda punta su Vico e Rueglio salendo da Alice, una terza si dirige a Trausella e da Inverso arriva a Traversella dove si ricongiunge con la colonna proveniente da Scalaro che la sera prima aveva attaccato i Garibaldini.

–         lo scontro alla pineta di Meugliano

Racconta Luigi Giacchetto, della brigata Mazzini di G.L.:

il giorno 14 mi trovavo casualmente a Vico nel nostro comando (normalmente non mi fermavo al comando perché andavo a dormire a casa mia a Traversella) perché dovevamo effettuare una azione in pianura; alle 7 è arrivato uno in bicicletta da Alice ad avvertire dell’arrivo dei tedeschi.

Enny ci ha riuniti tutti in piazza, dicendo che quelli disarmati era bene che tornassero a Succinto, passando ad avvertire quelli di Traversella, a quelli armati lasciava invece la possibilità di scegliere: o combattere con lui o andare con i disarmati a Succinto. Raccolse circa 20 uomini.

Il suo piano era quello di aspettare i tedeschi nella pineta di Meugliano, impegnarli in uno scontro a fuoco e poi filtrare tra le maglie e ritirarsi in pianura.

Quando siamo stati a metà della collina, prima di entrare nel bosco, dalla parte di Brosso c’era una colonna: erano vestiti in grigioverde con una fascia tricolore sul braccio (distintivo dei garibaldini). Enny disse a uno di Torino di andare giù per dire loro che c’erano i tedeschi e se volevano venire con noi nella pineta li si aspettava insieme. Quando si trova vicino a questi sente che parlano in tedesco, torna quindi indietro e ci avverte della cosa. I tedeschi hanno notato dei movimenti e hanno iniziato a sparare. Abbiamo risposto, dopo di che Enny ha dato ordine di tagliare giù per la pineta, saltare la strada, il Chiusella e andare verso Rueglio. Ma, arrivati alla strada, c’erano le autoblindo e hanno iniziato a sparare. Enny è rimasto ferito e preso poi prigioniero. Uno di noi è rimasto ferito e poi l’hanno ucciso.”

Testimonianza raccolta da E. Fino nel 1991

Il partigiano ucciso è Renzo Garrone “Nello” 18 anni, che, ferito, fugge verso il Chiusella dove viene raggiunto e ucciso da raffiche di mitra

In questo scontro muoiono anche: Antonio Arnolo “Vito” 21 anni, Franco Barale “Kim” 22 anni e Luigi Gandolfo “Leo” 19 anni, vengono catturati Mario Garis “Nuccio” 20 anni e Gioacchino Strazza “Alfa” 21 anni, che saranno fucilati a Vico l’indomani.

Vengono feriti e catturati “Pietro Campagnoli “Campi” 25 anni, ed il comandante Ennio Martina ”Enny”, che saranno internati in un campo di concentramento a Bolzano. Enny riuscirà a fuggire, rientrando poi nella brigata Mazzini.

–         a Rueglio

Il gruppo di Walter già dal giorno prima si era ritirato dal paese:

“ci era arrivato qualcosa su dei movimenti…. Per non creare problemi alla popolazione ci siamo spostati in alto, sopra Rueglio, portando via la maggior parte della roba per non lasciare delle prove…se no incendiavano le case.

Si voleva fare un’azione, poi il comando ha detto che era meglio di no. Li abbiamo lasciati passare, hanno fatto il giro di Rueglio e sono andati via. Fermarli non si poteva, era quindi inutile mettere in pericolo la popolazione, le case. Tra l’altro noi con le armi che avevamo potevamo fare ben poco, se uno fa delle azioni improvvise va bene, ma fare una resistenza vera e propria era impossibile, le scarse munizioni sarebbero subito finite. Dopo il rastrellamento siamo tornati tutti giù a Rueglio riprendendo la stessa vita.”

Testimonianza di Sergio Ruatti della squadra volante Mario Costa

raccolta nel 1991 da E.Fino

Ad evitare il saccheggio e l’incendio del paese contribuisce anche l’intervento del parroco, don Cena, che dichiara ai tedeschi che, se c’erano dei ribelli, se ne stavano in montagna e mai erano stati notati in paese….

—————————————————————————————————————————————————————–

16_ il grande rastrellamento in Valchiusella:

da Brosso a Traversella

La colonna che sale verso Brosso attraversa Alice: il parroco, don Martino Gedda, apertamente ostile al fascismo, preoccupato per i suoi parrocchiani non si ritira, decide di restare allo scoperto e viene colpito a morte nel prato vicino alla Chiesa.

Ed ecco la situazione a Brosso nel racconto di Bernardo Leo di Vico, partigiano garibaldino:

“io ero a Brosso. Quello che comandava la nostra squadra, un tale Glaudo di Vico, era stato ferito la settimana prima….l’hanno portato da Borgofranco a Brosso a spalle e io l’ho assistito in una casa sulla piazza del paese….il 14 ottobre è arrivata sua sorella da Vico….arriva la sorella in cucina e mi dice – Elio mi ha detto di controllare fuori perché ha sentito dei passi strani – io guardo fuori dal balcone e sulla piazza vedo due tedeschi che mi dicono – alto le mani! –  sono venuto giù di corsa dalle scale e sono uscito, salvando così lui e la sua casa…se venivano in casa avrebbero trovato il ferito, armi e divise dei garibaldini.

Invece è andata bene così: i due tedeschi non mi hanno più lasciato andare. Dopo mi hanno portato con loro in colonna, insieme ad altri, per tutta la durata del rastrellamento. Arrivati alla cappella di Brosso hanno catturato altri tre del paese, non partigiani, tra i quali c’era il panettiere del paese. Poi ci hanno legato le mani dietro. Quando siamo partiti in colonna da Brosso eravamo 14-15, era con me anche il padre di Bruno Selis, Vincenzo, che era venuto la sera prima a trovare il figlio partigiano. É stato uno dei fucilati a Vico il giorno dopo.

Ci tenevano sempre in testa alla colonna per evitare attacchi dei partigiani: siamo andati su e siamo arrivati in colonna a Traversella verso le 14-14 e 30: c’erano già alcuni partigiani uccisi sulla piazza…..dopo ci hanno messo nelle scuole al pianterreno, eravamo in 20-25.

Nella notte hanno fatto l’interrogatorio e mi hanno detto :- domani mattina CAPUT – Alla mattina presto è arrivato il plotone di esecuzione, hanno fatto quattro nomi, li hanno presi e fucilati, hanno poi chiamato altri cinque, ma uno di loro ha detto che sapeva dove era Piero Piero. L’hanno portato indietro e non l’hanno fucilato…..siamo poi venuti via da Traversella, tutta la colonna si è fermata sul ponte mentre in paese si appiccava il fuoco alle case.

Siamo partiti e lungo la strada i tedeschi saccheggiavano tutti i negozi e portavano via la roba, se trovavano qualcuno con la bicicletta gliela prendevano, ci saranno state almeno 20 bici prima di arrivare a Vistrorio…”

Testimonianza raccolta nel 1991 da E.Fino.

Una relazione della VII divisione GL ci presenta la situazione a Traversella:

allarme verso le ore 7 del 14 c.m., a Traversella, sede del Comando della VII Divisione GL, da parte dei nostri posti di blocco: due colonne della divisione internazionale composta di russi e tedeschi…avanzavano dalla parte di Brosso per Vico una e dalla parte di Alice Superiore per Vico e Rueglio l’altra. La nostra staffetta riferiva pure che gli armati della Brigata di presidio a Vico erano già scesi in due gruppi, al comando del vicecomandante Enny e del comandante il gruppo “Paolo Braccini”, Pablo, per raggiungere le postazioni prestabilite in caso di attacco, tra Novareglia e Alice…continuato a piedi fino al posto di blocco di Drusacco, non avendo alcun automezzo efficiente a disposizione, ed ivi ispezionato il posto di blocco, l’apparato telefonico era già stato occultato con tutto il materiale del blocco, gli uomini si erano già ritirati sulle alture immediate a Drusacco.

Proseguendo lungo la strada per Alice incontravamo una donna del paese che correndo affannata verso Traversella avvisava che il nemico avanzava sulla strada oltre Vico a piedi in lunga colonna, nel frattempo si udiva vicinissimo il canto delle pesanti e colpi di fucile….ripiegato verso il Chiusella …..non era più possibile proseguire essendo i tedeschi a poca distanza di fronte e spazzando essi con il fuoco la zona sinistra del torrente”

I partigiani, guidati da Pedro e Gianni, vorrebbero passare il torrente e puntare su Trausella e Rueglio, nella speranza di unirsi alla “Mario Costa” di Walter per prendere alle spalle la colonna che sta salendo da Alice verso Vico: non riuscendo però a guadare il Chiusella in piena ripiegano verso il ponte di Inverso e si dirigono a Trausella dalla parte destra, nei pressi di Trausella viene avvistata una pattuglia tedesca, avanguardia di una colonna di circa 90 uomini che puntavano su Inverso e Traversella

“alcuni razzi bianchi vennero lanciati nella zona superiore alle miniere FIAT di Traversella, subito corrisposti da altri in direzione di Brosso, di Vico, di Alice, di Trausella. Poco dopo un altro razzo bianco venne lanciato appena sotto Vico e cadde dalla parte laterale del Chiusella, verso la strada Vico-Alice, nei pressi delle postazioni dei nostri. Un fuoco fortissimo veniva riversato dal nemico in detta zona…….un razzo rosso veniva quasi contemporaneamente lanciato dal ponte di Traversella: si constatava così che l’accerchiamento delle nostre forze che non si erano ritirate sulle alture o in direzione di Chiara era stato effettuato….dall’abilità, immediatezza, precisione del piano nemico si può pensare che il medesimo fosse guidato da spie della valle”

23 ottobre 1944, Relazione firmata da Gianni e Noto della VII GL sui fatti avvenuti nella Valchiusella, Istoreto BMAT ac10

Numerosi partigiani della brigata Mazzini e delle formazioni Matteotti restano nella trappola tedesca, alcuni, aiutati dalla popolazione, riescono nella notte del 14 a spostarsi verso la pianura, altri raggiungono l’alta valle:

“sono uno degli ultimi che ha abbandonato Traversella in seguito al rastrellamento. I tedeschi erano già a Traversella, due donne mi hanno nascosto in casa, poi sono riuscito a raggiungere gli altri a Fondo. Nella notte tutti si ritirarono. A Fondo ci siamo fermati due giorni e la gente ci ha ospitato…..mi sono preso l’incarico di portare verso la pianura i miei compagni feriti. Siamo partiti da Fondo, passati vicino a Vico e siamo infine giunti a Vialfrè…..quelli che non sono scesi con me sono svallati in Valsoana”

Testimonianza di Renato Cignetti, gruppo Piero Piero, raccolta nel 1991 da E. Fino

I tedeschi proseguono, raggiungono Chiara  dove vengono fermati dal fuoco dei partigiani: vengono però incendiate alcune case e depredati i depositi di armi e viveri delle formazioni Matteotti.

Nella notte tutti i catturati, rinchiusi nei locali della scuola, sono interrogati. Sono presenti anche militi repubblichini ed il Mancinelli, segretario politico del fascio di Trausella:

“deposizione precisa del comandante Enny assicura di essere stato interrogato dal Mancinelli nella casa gialla di Traversella. Ricorda una frase del Mancinelli: – tu ora hai finito di tormentare mia madre –  Intendiamo precisare che la madre del Mancinelli abitante a Trausella sotto la giurisdizione partigiana, non subì mai alcun sequestro ma fu sempre rispettata come non responsabile dei crimini del figlio; d’altronde tutte le famiglie dei fascisti da noi giustiziati o comunque prigionieri o fuggiaschi non vennero mai disturbate”

Relazione delle formazioni GL, s.d., Istoreto, Fondo Mautino, BM1

Sempre secondo questa relazione le case di Traversella poi incendiate …

“ furono contrassegnate dalla Irma Berattino dietro istruzioni del Mancinelli. Alcune case segnate non vennero che parzialmente bruciate previo versamento di somme di denaro e gioielli agli incendiari….una telefonata del Mancinelli alle miniere FIAT –  brucia ancora Traversella? L’hanno bruciata tutta?  – può essere testimoniata dai ricevitori ancora viventi.”

Case bruciate a Traversella

Nel paese vengono saccheggiati i negozi, si compiono distruzioni, furti e violenze verso le donne (almeno cinque casi confessati).

La mattina del 15 vengono fucilati altri partigiani portando a 14 il numero delle vittime dell’incursione tedesca.

Due vittime sono civili: Augusto Franza  35 anni, operaio di Drusacco e Giovanni Nicolino 72 anni, contadino di Chiara.

Nove sono partigiani della 76°brigata Garibaldi: Giovanni Bredda “Pilacchi”  32 anni, Flavio Bresciani “Adele”  20 anni, Salvatore Cerutti “Giulietta”  21 anni, Bartolomeo Clerin “Vento”  21 anni, Delfo Coda “Pirata”  18 anni, Stefano Martinetti “Cento”  23 anni, Gilberto Mosele “Gigetto”  31 anni, Giovanni Zoppo “Gigino”  30 anni, Antonio Favero”Battistin”  20 anni

Tre appartengono al gruppo PieroPiero:

Ernesto Piccolo  40 anni, Tiberio Dal Pozzolo  17 anni, Vincenzo Nicosia di Lessolo  31 anni.

Delfo Coda, 18 anni, fucilato a Traversella

Istoreto, Fondo Ass. Naz. Famiglie martiri e caduti per la liberazione

L’unica persona che assiste alle fucilazioni è la maestra del paese, Rosina Raiteri:

“hanno arrestato il parroco, forse volevano tenerlo come ostaggio oppure interrogarlo…..,aveva affidato la parrocchia alla sua perpetua ma questa fuggì perché aveva paura dei tedeschi. Io sono andata in parrocchia e trovandola incustodita mi sono fermata, i tedeschi sono tornati…..due di loro mi hanno presa in mezzo e mi hanno trascinata in piazza…ho visto che c’erano già alcuni ragazzi allineati contro un muro, non le dico gli occhi di quei ragazzi quando mi hanno vista, tutti puntati su di me, ero l’unica senza divisa. Poi hanno capito che ero, come loro, un prigioniero. Li hanno fucilati e li ho visti cadere uno per uno…mi guardavano, probabilmente pensavano alle loro famiglie e io…vederli cadere così, mi ha fatto una pena….Poi i tedeschi se ne sono andati e io sono rimasta sola con i corpi di quei poveri ragazzi, la gente del paese era tutta nascosta nelle case, nessuno osava uscire. Che cosa potevo fare? Sono riuscita a trovare una donna che mi ha aiutata a portarli in una chiesa sconsacrata del paese. Non avevamo altro posto per metterli. Li abbiamo allineati e poi ho preso coraggio e li ho lavati tutti dal sangue. Ho preso tutta la loro roba, documenti, orologi e altre cose che potessero servire per identificarli……..,il giorno dopo li abbiamo seppelliti.”

Testimonianza di R.Raiteri, raccolta nel 1991 da E.Fino

Traversella 2007:commemorazione delle vittime dell’ottobre 1944 di fronte al monumento ad esse dedicato, sul quale sono scolpiti i versi del poeta Nino Costa

manoscritto dei versi di Nino Costa per Traversella

“Proprio in questa piazza tedeschi e russi hanno seviziato in tutti i modi e poi fucilato tredici patrioti della vallata. La memoria dei martiri resta come un marchio di vergogna sulla fronte degli assassini, come una fiamma di gloria nel cuore dei Canavesani e dal sangue degli eroi nasce più libera e più bella la nostra patria rinnovata”

case bruciate a Traversella

Compiuto il massacro la colonna tedesca abbandona Traversella dopo aver appiccato il fuoco a 52 case.

————————————————————————————————————————————————————

17_ ottobre 1944_ il grande rastrellamento in Valchiusella:

il 15 ottobre a Vico

La colonna tedesca si sposta a Vico portando con sé cinque prigionieri che vengono fucilati vicino al Cimitero: Mario Garis “Nuccio”  20 anni e Gioachino Strazza “Alfa”,  21 anni, della brigata Mazzini di GL, catturati alla pineta di Meugliano, Giuseppe Salmoirago  41 anni, matteottino, Augusto Pinet  41 anni e Vincenzo Selis  51 anni, catturato a Brosso dove si era recato per incontrare il figlio Bruno Selis partigiano delle formazioni Matteotti.

La lapide presso il muro del cimitero di Vico che ricorda i caduti nella pineta di Meugliano il 14 ottobre e i fucilati del 15.

Vengono bruciate 4 case: il Municipio, la caserma dei carabinieri, la casa sulla piazza ex colonia della Gioventù Italiana del Littorio, in cui si erano insediati i partigiani e la casa di Cesare Ferretti, partigiano di Giustizia e Libertà.

Cesare Ferretti “John”, di Vico, partigiano della VII Div. GL, sfuggito al rastrellamento, raggiunge le formazioni partigiane nelle Langhe, con le quali partecipa alla liberazione di Torino

(fotografia scattata a Torino subito dopo la Liberazione)

Non avendo trovato uomini in paese ma solo donne e bambini, dopo aver compiuto anche qui saccheggi e violenze, i tedeschi decidono di incendiare tutto il paese, considerato un covo di ribelli. Il parroco Don Pietro Aimino, che inizialmente si era spostato nel Ricovero dei poveri vecchi, torna in paese e, grazie alla sua intermediazione, le altre case del paese si salvano dal fuoco:

mio padre con alcuni altri uomini erano scappati ed erano andati su nelle cascine sopra Vico: di là vedevano bruciare la caserma dove c’erano quelli di Tabor, la casa di Ferretti ed il municipio.

Sapendo che in queste case c’era della dinamite, mio padre e gli altri sono ritornati in paese e sono riusciti ad entrare nelle case che bruciavano portando fuori la dinamite e depositandola all’esterno nei cespugli. Ma i tedeschi, che nel frattempo erano di ritorno da Traversella li hanno presi e messi insieme a quelli di Brosso; sono stati quasi tutta la mattina seduti contro il muro della chiesa.

Ad un certo punto è arrivato come un ordine e i tedeschi si sono spostati verso la strada e hanno sparato. Mio padre, essendo vicino a casa, senza far troppo rumore è entrato in casa e si è nascosto. Poco dopo Don Aimino è venuto a chiamare mio padre dicendogli che dietro la chiesa c’era un massacro.

Il parroco, quando è arrivato il rastrellamento si era allontanato dalla parrocchia per rifugiarsi nel Ricovero dei poveri vecchi, da lui fondato. I tedeschi non trovando né il parroco né altri uomini, ma solo donne e bambini, volevano incendiare il paese. Quando Don Aimino si è trovato là non si è sentito a suo agio ed ha ripreso la strada per tornare in chiesa. Quando è arrivato in piazza i tedeschi lo hanno fermato dicendogli che nel paese non c’era nessun uomo perché tutti ribelli; nonostante tutto il parroco è poi riuscito ad evitare che essi appiccassero il fuoco all’intero paese”

Testimonianza di Teresina Quilico raccolta nel 1991 da E.Fino

Verso sera i tedeschi iniziano a scendere verso la pianura.  A Vistrorio:

“quando arrivano i soldati sono quasi tutti ubriachi, entrano con prepotenza e minacciosi nelle case, facendosi consegnare cibi, poi si radunano tutti sulla piazza principale del paese. Hanno con sé parecchi partigiani prigionieri legati e fra essi anche il nostro Adriano Torreano, che appare già assai malconcio, certo per i cattivi trattamenti subiti durante gli interrogatori”

( Dal diario del parroco don Giuseppe Basso )

Ricorda Bernardo Leo di Vico, partigiano garibaldino trascinato come prigioniero nella colonna nazista:

“passato il ponte di Vistrorio la colonna si è fermata, hanno tagliato la corda dietro di me, eravamo in 13, io ero il penultimo della colonna e Adriano Torreano era dietro di me. Dopo averlo separato da noi gli hanno sparato e l’hanno buttato giù verso il Chiusella….siamo andati avanti fino a Castellamonte a piedi: avevamo una paura folle di fare la fine di Torreano, uno per volta invece per fortuna non fu così. Arrivati a Castellamonte ci hanno caricati su un camion e ci hanno portati a Cuorgnè….sono stato lì dieci giorni e poi sono stato liberato….siamo tornati in Valchiusella tutto per i prati, avevamo paura di passare per le strade.”

Testimonianza raccolta nel 1991

——————————————————————————————————————————————————————–

18_ ottobre 1944_ il grande rastrellamento in Valchiusella: le ultime incursioni

Il violento attacco del 14 e 15 ottobre, che ha visto in campo ingenti forze  russo tedesche con armamenti pesanti, autoblindo, mitragliatrici ed armi automatiche a fronte di un numero ridotto di partigiani con scarso e inadeguato armamento, lascia nella valle una situazione tragica: case bruciate, danni ingenti, popolazione terrorizzata dalle uccisioni e dalle violenze. Le formazioni partigiane, che oltre alle vittime hanno visto saccheggiati e distrutti i propri depositi di viveri e materiale bellico, subiscono anche l’ostilità della gente che teme spie e nuovi rastrellamenti.

I superstiti della brigata Mazzini di GL che ripiegano la sera del 15 verso Succinto devono attraversare Traversella

“ancora in fiamme e con ben tredici morti trucidati sulla piazza; il terrore della popolazione ha superato i limiti della ragione. La paura che spie fasciste segnalino il passaggio dei partigiani ancora nella zona con conseguente altro rastrellamento rende i valligiani ostili ai partigiani, il morale di tutti gli uomini è molto basso, i morti, i prigionieri sono realtà, dura realtà”

Istoreto Fondo Mautino BM1 f.2

Sono centinaia i manifesti affissi nella valle  per esaltare la vittoria contro i “ribelli”

TESTO DEL MANIFESTO:

“GUARDIA  NAZIONALE  REPUBBLICANA   AVVISO
Durante l’azione fatta il 14 e 15 ottobre 1944 da truppe di nazionalità tedesca tutta l’organizzazione dei banditi di val Chiusella veniva distrutta da un colpo durissimo fatto di sorpresa.

Più di 50 banditi e favoreggiatori sono caduti in combattimento o stati fucilati;

Altri 20 sono stati catturati, fra loro il Capo banda “Enny” ferito;

Tutti i depositi di viveri dei banditi, fino a Chiara, venivano trasportati o distrutti;

Un grande bottino di armi, munizioni, dinamite ed equipaggiamento sono stati ricuperati.

Veniva constatato che i Comuni di Vico e Traversella cooperavano coi banditi e i paesi erano fortificati. Anche nella Chiesa di Traversella veniva trovato un magazzino dei banditi. La popolazione e tutti gli uffici pubblici hanno collaborato con i banditi con tutti i mezzi.

Nè i Podestà, nè alcun cittadino ha fatto una relazione sul banditismo della Valle alle Autorità Tedesche e Italiane come era il loro dovere. Di conseguenza i comuni di Vico e Traversella, ad eccezione delle chiese, venivano bruciati per Ordine Superiore. così continueremo a battere i banditi e i loro amici fin quando tutta la zona sarà ripulita, in maniera che la popolazione possa lavorare con calma e sicurezza.

Chi aiuta i banditi in qualsiasi modo sarà trattato come loro e in conseguenza fucilato.
Z. d. O
15 ottobre 194 il Comandante della Zona di Sicurezza  “MITTE’

Le azioni di rastrellamento continuano. Il 19 ottobre sale da Brosso una colonna russo-tedesca che giunge all’alba e prosegue verso Traversella, saccheggiando quel poco che ancora restava:

“in tale località veniva raggiunta da un’altra colonna autotrasportata e le forze così riunite, forti di circa 300 uomini bene armati transitavano per Chiara puntando verso Fondo, dopo aver fatto una puntata verso Succinto, che però non raggiungevano, limitandosi a sparare alcuni colpi di mitragliatrice.

Ciò avveniva verso le 11.30 del giorno 20. La marcia verso Fondo veniva effettuata su due colonne procedenti ai lati del torrente

Le forze si accampavano quindi tra Fondo e Talorno ed ivi restavano fino alle ore 1.30 del giorno 21 per riprendere la marcia verso il Colle delle Oche

Raggiunta la località Pasquere, per condizioni atmosferiche avverse erano costretti a lanciare un razzo illuminante, il che permetteva ad una squadra di Piero di individuare il nemico, che veniva fatto segno a nutrito fuoco di fucileria, che feriva due uomini.

Presa posizione di combattimento ed essendosi ritirata la squadra degli uomini di Piero, alle ore 5.30 circa il nemico riformava la colonna e valicato il colle delle Oche scendeva a Piamprato senza incontrare ulteriore resistenza. La località di Piamprato era assolutamente deserta.

Tali notizie sono state fornite da elementi locali che, reclutati dai tedeschi, sono stati adibiti al trasporto delle munizioni, questi elementi sono stati rilasciati a Piamprato.”

Relazione del 23 0ttobre 1944, firmata “Noto”, IV brigata Mazzini GL

Istoreto Fondo Mautino, BM1 f.2a

L’obiettivo di questa spedizione era quindi completare l’accerchiamento della Valsoana, per distruggere le formazioni garibaldine e di Piero Piero ivi stanziate.

I tedeschi tornano ancora più volte in Valchiusella, dal 25 al 29 ottobre e poi dal 3 al 13 novembre, questa volta per cercare e colpire la squadra Mario Costa della VI divisione alpina GL, unica formazione che non aveva perduto né uomini né armi nelle precedenti incursioni, ma con scarsi risultati.

—————————————————————————————————————————————————————————————-

19_dopo il rastrellamento: la situazione partigiana

I rastrellamenti di ottobre determinano una grave crisi dell’organizzazione partigiana.

Per quello che riguarda le formazioni Matteotti, il gruppo di Piero Piero si sfalda. I superstiti si spostano in continuazione nel timore di nuove azioni nazifasciste: molti scendono in pianura e tornano alle proprie famiglie, il comandante si sposta nel Monferrato fino alla fine del febbraio 1945.

Una relazione della Brigata Bertino descrive le difficoltà di questo momento:

“nell’ottobre, nel grande rastrellamento della Valchiusella con azione concentrica in Val Soana, la brigata è dispersa, i collegamenti spezzati, i superstiti costretti dalla inclemenza della stagione e dalla schiacciante superiorità tedesca a lasciare la valle. Lo stesso comandante Bertino trova morte gloriosa (nota: catturato a S.Giusto e fucilato il 30 dicembre 1944)

Nel dicembre Aldino, già distintosi nella ritirata della Valchiusella quale comandante del plotone destinato ad ostacolare sino al limite delle possibilità umane l’incalzare dei tedeschi nell’alta valle, ricostituisce con le armi riuscite a recuperare la 4°brigata Bertino.

Difficile vita tra povera gente già provata da incendi e saccheggi operati dalla rabbia tedesca nell’ottobre-novembre, notti passate all’addiaccio sulla neve, soli amici le armi fedeli scampate al rastrellamento, le poche cartucce custodite come reliquie preziose…”

Relazione s.d. Istoreto UR.1

Tra dicembre e gennaio riprendono i contatti con la pianura. Ad aprile la brigata riorganizzata parteciperà alla liberazione di Torino con 260 uomini: nei combattimenti, intorno a Grugliasco, cadrà il partigiano Bruno Filippi di Alice Superiore.

Il gruppo di Tabor, che si era ritirato verso Cavallaria e Prà di Vico, cerca di riorganizzarsi, scende a Vico e si installa per un mese nell’albergo Universo di fronte al Municipio.

Cartolina della fine degli anni trenta: a destra l’albergo Universo, a sinistra sul muro del comune di Vico è affisso il manifesto pubblicitario della Fiat Balilla, disegnato da Dudovich nel 1934.

I garibaldini si spostano nel Biellese, solo un distaccamento torna in valle a dicembre, alle miniere di Brosso.

La IV brigata Mazzini di Giustizia e Libertà ha perso i suoi comandanti: Enny, ferito e catturato il 14 ottobre, Pedro Ferreira, sceso in pianura per riorganizzare i gruppi GL, arrestato e fucilato a Torino al Martinetto il 23 gennaio del 1945.

 Pedro Ferreira, dall’estate 1944 comandante della 7°divisione G

Un altro gravissimo colpo è stata poi l’uccisione il 4 dicembre 1944 dell’avvocato Tancredi Galimberti “Duccio”, comandante di tutte le formazioni Giustizia e Libertà del Piemonte, una delle figure più importanti della resistenza piemontese, seviziato e brutalmente ucciso con una raffica di mitra alla schiena.

Ritratto di Duccio Galimberti  in Archivio Istoreto, fondo Ass. naz. famiglie martiri e caduti per la liberazione 

In Valchiusella la brigata è ridotta a piccoli gruppi, disposti tra Succinto e Traversella:

“Mentre si riorganizza la formazione a Succinto ecco che, appena due giorni dopo ( il rastrellamento del 14-15 ottobre ), un’altra puntata si spinge fin sotto le nostre posizioni, ma dopo breve sparatoria il nemico se ne va.

Siamo certi tutti quanti che presto ritorneranno ed in forze per distruggere tutto quello che potranno distruggere. Gli uomini ritengono opportuno sganciarsi dai paesi e ritirarsi in baite onde evitare le rappresaglie sulle popolazioni…….Il giorno dopo la puntata ecco apparire la prima neve. Siamo giunti all’inverno, al tanto temuto inverno di montagna. I partigiani vivono alla macchia e non possono avere tutto il corredo di un regolare esercito in guerra. Vi è la neve e molti dei nostri sono ancora in calzoncini kachi e scarpette estive……Il morale degli uomini maggiormente si abbassa. Ormai è la vera caccia all’uomo e in pieno inverno poiché già un metro e più di neve c’è sulla montagna dove noi stiamo. I viveri sono scarsissimi e si va avanti con un po’ di polenta mal cucinata e affatto condita.”

Relazione s.d. Istoreto BM1

Valchiusella.Partigiani in montagna, VI divisione alpina di Giustizia e Libertà

Istoreto fondo Novascone

Sulla situazione pesa anche l’atteggiamento diffidente di parte della popolazione dopo le violenze dei rastrellamenti, vi sono però eccezioni, come quella del parroco di Succinto don Giovanni Pellerej che continua ad adoprarsi a favore dei partigiani insediati intorno al paese.

Don Pellerej a Succinto

Viene inviato per assumere il comando Filiberto Pomo “Noto”:

Il comandante Noto, designato al comando della IV in sostituzione di Enny raggiungeva così un gruppo di affamati ragazzi, circa ancora una cinquantina da duecento e oltre, in alcune baite, durante il rastrellamento che portava i tedeschi alle spalle della Val Soana.

Durante il periodo invernale novembre-gennaio fu un continuo andare da una baita all’altra per i continui rastrellamenti e puntate nemiche e la nostra attività combattiva fu ridotta.”

Relazione s.d. Istoreto BM1

L’unica formazione che è uscita indenne dai rastrellamenti è la squadra volante Mario Costa della VI divisione alpina GL, che riprende le sue posizioni a Rueglio e continua le sue rapide incursioni in pianura, con requisizioni e sabotaggi alle strade tra Ivrea, Castellamonte e Torino ed alla ferrovia Ivrea-Torino.

Didascalia originaria: “INVERNO 1944/45 VALCHIUSELLA (TO): Partigiani della Brigata “M. Costa” della VI° DIV. G.L”  Istoreto, fondo Novascone IT C00 FD3242

——————————————————————————————————————————–

20_ Dopo il rastrellamento: i motivi della disfatta

I rastrellamenti di ottobre, oltre alle pesanti perdite di uomini e materiali, hanno portato ad un vero e proprio tracollo dell’organizzazione partigiana in Valchiusella e Valsoana.

I motivi di tale disfatta sono molteplici.

In primo luogo è necessario tener presente l’enorme sproporzione tra le forze in campo.

Le formazioni partigiane in valle dispongono di pochissimi mezzi di trasporto; scarseggiano le munizioni e le armi individuali automatiche, leggere e poco ingombranti, adatte alle tecniche di guerriglia. Le colonne tedesche che giungono in valle invece, oltre ad essere numericamente preponderanti, sono perfettamente equipaggiate ed armate, dispongono di autoblindo e mitragliatrici e si tratta inoltre di truppe specificamente addestrate per i rastrellamenti in montagna.

All’inizio di ottobre infatti vi era stato un avvicendamento  di truppe: le Brigate nere e la X Mas erano state trasferite dal Canavese verso la Venezia Giulia, per combattere contro i partigiani slavi.

Il 4 ottobre entra a Castellamonte la 5 Divisione Alpina tedesca (5 Gebirgsjäger-Division), con ufficiali tedeschi e truppe costituite per la maggior parte da ucraini passati con i nazisti. Questi soldati si dimostrano subito violenti ed attaccabrighe, sovente ubriachi, molestano la popolazione, le donne in particolare: si tratta però di truppe specializzate in rastrellamenti invernali in montagna (dispongono anche di sciatori per attacchi dall’alto), hanno una efficientissima rete di informazioni che permette loro di conoscere molto bene la dislocazione dei partigiani, utilizzano tecniche di attacco a sorpresa, si servono dei sentieri per accerchiare di notte i propri obiettivi, attaccando poi da tutti i lati all’alba.

Ma vi sono anche motivi legati alle carenze organizzative e ai conflitti tra le varie formazioni partigiane.

Il Comando delle brigate Matteotti crea una commissione di inchiesta, per comprendere meglio ciò che è avvenuto nella valle:

“compiuta l’inchiesta, questo Comando ritiene opportuno comunicare al C.M.R.P. quei rilievi della commissione che rivestono un carattere generale nei confronti di tutto quanto il Corpo dei Volontari della libertà….una grave responsabilità, che noi riteniamo la più grave di tutte, risale al comando centrale che non ha saputo imporre disciplina e concordia maggiore fra le varie formazioni partigiane né venire alla creazione di un comando unico di valle con poteri sufficientemente estesi per imporre i suoi ordini al fine di conseguire la necessaria ed effettiva coordinazione della difesa della valle.

Le formazioni, Matteotti, Garibaldi, Giustizia e libertà, agivano in modo autonomo e spesso in contrasto tra di loro e rarissime sono state le riunioni di comandanti di formazioni per  stabilire un comune piano di difesa….ognuno agiva di propria iniziativa e fino al punto di ordinare in certi casi il disarmo dei partigiani appartenenti ad altre formazioni o addirittura di non prendere parte alle azioni….l’interesse di parte ha sempre prevalso sull’interesse generale.”

(Comando Brigate Matteotti, senza data, Istoreto BMat ac10)

La commissione, per far cessare questa situazione propone la costituzione di un Comando unico di Valle, la creazione di squadre volanti di polizia per l’eliminazione degli elementi che compiono veri e propri atti di brigantaggio, screditando tutto il movimento partigiano, e l’istituzione di una Commissione di controllo formata dai vari partiti antifascisti per eliminare i contrasti tra le varie formazioni.

Alcuni documenti mettono bene in evidenza lo scarso coordinamento ed i rapporti spesso conflittuali, in particolare tra i partigiani di Piero Piero e quelli di Giustizia e libertà.

In una relazione del 20 settembre 1944 al Comando della Brigata Mazzini, il commissario politico Gianni accusa Bertino di avere attaccato il distaccamento GL di Succinto facendo razzia e sequestrando tutte le armi. Dopo una forte protesta:

“ebbi da lui le più ampie scuse e l’immediato ritorno delle nostre armi e di quanto ancora era reperibile degli oggetti asportati: Il rimanente, che non è stato possibile recuperare ancora, non sarà più recuperabile perchè ben conosciamo i precedenti di certa gente…”

(Relazione al Comando generale della Brigata Mazzini, 20 settembre 1944, Istoreto BMI f2a)

Nella relazione della brigata Mazzini di GL, datata 23 ottobre 1944 e firmata dal comandante Noto e dal commissario politico Gianni, si legge;

“ allarme verso le ore 7 del 14 c.m., a Traversella, sede del Comando della VII Divisione GL, da parte dei nostri posti di blocco: due colonne della divisione internazionale composta di russi e tedeschi…avanzavan….immediatamente accorsi in piazza di Traversella il comandante della VII divisione GL Pedro, il commissario politico della brigata Gianni ed il patriota Remigio trovavano gli uomini del gruppo Piero sull’autocarro:  prospettato loro di avviarsi subito per dar man forte in una eventuale possibilità di difesa e resistenza e imboscata ricevevano una risposta negativa assicurando che essi attendevano disposizioni dal loro comando”

(Comando IV Brigata Mazzini, Relazione sui fatti avvenuti in Valchiusella durante il rastrellamento del 14 ottobre, Istoreto Mat ac10)

Così, non disponendo di mezzi di trasporto, i partigiani di GL scendono a piedi verso Vico…

Scrive invece Piero Piero :

nella preparazione contro le forze tedesche diedi ordine a Bertino, comandante del mio distaccamento di Traversella, di minare il ponte del suddetto paese ma senza autorizzazione e senza avvertimenti il comandante Pedro(GL) fece togliere gli esplosivi, così al momento opportuno non fu possibile fermare le forze avanzanti motorizzate.

Il comandante Pedro aveva avvertito il comandante Bertino che aveva fatto minare altri punti della strada tra Alice e Vico e Vico e Drusacco, fiducioso di questa preparazione tralasciai di interessarmi……dopo il primo attacco in Valchiusella …Bertino constatò che detta preparazione fu fatta solo a parole ….durante la loro ritirata fu trovata nel loro magazzino dai miei uomini il materiale che doveva essere stato messo per minare la strada….sarebbe bene che il Comando volesse intervenire per una stretta collaborazione tra tutte le formazioni in caso di combattimento come fu in precedenza da me richiesto…

(Lettera al Comitato Centrale Brigate Matteotti, senza data, Istoreto BMat ac10)

Per verificare la veridicità di queste affermazioni bisognerebbe poterle confrontare con altri documenti e testimonianze di cui al momento non disponiamo. La lettera ci attesta comunque la presenza di gravi disaccordi tra le due formazioni.

——————————————————————————————————————————————-

21_la riorganizzazione partigiana: lotta al banditismo

La presenza di singoli o piccole bande che, presentandosi come partigiani, sequestrano alla popolazione animali e beni alimentari e compiono furti e prepotenze, era già stata segnalata in alcune relazioni ai comandi:

“sorgono le prime difficoltà, nella stessa zona si installano altre piccole bande e non tutte riconosciute dal CLN di Torino. Queste bande non agivano col favore della popolazione anche per i soprusi che essi alla popolazione stessa facevano. Si cercarono gli accordi per poter assorbire dette bande e così eliminare nel modo più lineare il pericolo di vedere le formazioni partigiane screditate nei confronti del popolo per gli atti poco puliti e certo non consoni al movimento di liberazione nazionale di quei gruppi irregolari, capeggiati sempre da elementi poco onesti”

Costituzione del gruppo Generale Perotti della 1 brigata Mazzini delle formazioni GL, s.d. Istoreto, BM1

Dopo il rastrellamento di ottobre e lo sbandamento dei gruppi il problema diventa più grave: i comandi di Giustizia e libertà organizzano una azione sistematica contro il banditismo:

“La IV Brigata in collaborazione col distaccamento di Walter a Rueglio ha eliminato dalla Valchiusella elementi non regolari di gruppi scioltisi dopo i rastrellamenti del nemico in detta Valle. Sono pure stati eliminati alcuni banditi che operavano nella zona dell’Inverso.….alcune famiglie maggiormente danneggiate dalla barbarie nazista durante i rastrellamenti sono state aiutate dal nostro comando”

21 novembre 1944, Relazione del commissario politico Gianni al comando VII Divisione Giustizia e Libertà, Istoreto  BM1

Anche le formazioni garibaldine intervengono:

“siamo tornati verso il principio del dicembre 1944….ci siamo piazzati più o meno nello stesso posto di prima, vicino alle miniere di Brosso. In questo primo periodo dovevamo svolgere un particolare compito, una sorta di bonifica della valle da delinquenti comuni. Abbiamo lavorato per circa un mese nel fare opera di pulizia, catturare cioè persone che si spacciavano per partigiani e prendevano la roba alla gente…vacche, galline, burro…abbiamo catturato una decina di persone che compivano furti e rapine…la popolazione non voleva più saperne di subire ingiustizie e quel che era peggio era che tutto il movimento partigiano ne pagava le conseguenze. la popolazione cominciava a non fidarsi più della figura del partigiano…”

Testimonianza di Marino Chiolino di Alice, partigiano garibaldino, raccolta nel 1991 da E.Fino

Per superare l’ostilità di molti valligiani le requisizioni vengono limitate allo stretto indispensabile e si cerca di pagare ciò che si prende

Vengono inoltre stampati i “buoni di requisizione”, con valore di ricevuta di consegna dei beni, che il CLN si impegna a rimborsare a liberazione avvenuta. Quasi sempre però i buoni sono distrutti nel timore di eventuali perquisizioni e rappresaglie nazifasciste:

“i partigiani rilasciavano i buoni. I miei genitori avevano una tabaccheria, arrivavano i partigiani, prendevano la roba e in cambio rilasciavano i buoni, ma noi avevamo paura di tenerli e così li bruciavamo: se i tedeschi durante i rastrellamenti li avessero trovati erano guai.”

Testimonianza di T. Quilico di Vico, raccolta nel 1991 da E.Fino

(i buoni provengono dall’Archivio Novascone)

—————————————————————————————————————————————————————–

22_inverno 1944_il proclama Alexander

13 novembre 1944, la stazione radio “Italia combatte”, attraverso la quale il comando anglo-americano manteneva i contatti con le formazioni del C.L.N, trasmette il seguente proclama del generale Alexander, comandante supremo delle forze alleate in Italia:

Patrioti! La campagna estiva, iniziata l’11 maggio e condotta senza interruzione fin dopo lo sfondamento della linea gotica, è finita: inizia ora la campagna invernale.

In relazione all’avanzata alleata, nel periodo trascorso, era richiesta una concomitante azione dei patrioti: ora le piogge e il fango non possono non rallentare l’avanzata alleata, e i patrioti devono cessare la loro attività precedente per prepararsi alla nuova fase di lotta e fronteggiare un nuovo nemico, l’inverno. Questo sarà molto duro per i patrioti, a causa della difficoltà di rifornimenti di viveri e di indumenti: le notti in cui si potrà volare saranno poche nel prossimo periodo, e ciò limiterà pure la possibilità di lanci; gli alleati però faranno il possibile per effettuare i rifornimenti In considerazione di quanto sopra esposto, il generale Alexander ordina le istruzioni ai patrioti come segue:

1. cessare le operazioni organizzate su larga scala;

2. conservare le munizioni ed i materiali e tenersi pronti a nuovi ordini;

3. attendere nuove istruzioni che verranno date a mezzo radio “Italia Combatte”  o con mezzi speciali o con manifestini. Sarà cosa saggia non esporsi in azioni arrischiate; la parola d’ordine è: stare in guardia, stare in difesa;

4. approfittare però ugualmente delle occasioni favorevoli per attaccare i tedeschi e i fascisti;

5. continuare nella raccolta delle notizie di carattere militare concernenti il nemico; studiarne le intenzioni, gli spostamenti, e comunicare tutto a chi di dovere;

6. le predette disposizioni possono venire annullate da ordini di azioni particolari;

7. poiché nuovi fattori potrebbero intervenire a mutare il corso della campagna invernale (spontanea ritirata tedesca per influenza di altri fronti), i patrioti siano preparati e pronti per la prossima  avanzata;

8. il generale Alexander prega i capi delle formazioni di portare ai propri uomini le sue congratulazioni e l’espressione della sua profonda stima per la collaborazione offerta alle truppe da lui comandate durante la scorsa campagna estiva”.

Il generale Alexander (a destra) con Churchill  ed il gen. Leese in Italia, agosto 1944

Il messaggio, che giunge in uno dei momenti più cruciali della guerra di liberazione con i partigiani già in difficoltà per il massiccio attacco tedesco e che di fatto segnala l’intento di rinviare alla primavera le azioni offensive degli alleati, suscita reazioni sdegnate e viene giudicato, dalla maggior parte delle forze della Resistenza, un duro colpo politico, organizzativo e militare.

Con un comunicato del 2 dicembre, il Comando Volontari della Libertà invita tutti i comandi regionali a interpretare il proclama Alexander nel senso dell’apertura della campagna invernale: non si tratta di smobilitare ma di passare ad una nuova strategia in considerazione delle mutate condizioni belliche e climatiche; l’inverno 1944-45, particolarmente rigido, rendeva molto precaria la sopravvivenza, soprattutto delle formazioni partigiane di montagna.

Le forze partigiane si dedicano soprattutto alla riorganizzazione delle proprie strutture, ma non rinunciano alle azioni militari: nella zona canavesana l’impresa più rilevante è il sabotaggio del ponte ferroviario di Ivrea nella notte del 24 dicembre 1944, compiuto dagli uomini di Alimiro, del battaglione Rosselli, che blocca i trasporti di materiali bellici tra Ivrea ed Aosta e salva la città da un quasi sicuro bombardamento alleato.(vedi cap. 8)

Per superare le carenze organizzative che hanno influito pesantemente sulla disfatta di ottobre. i vari gruppi vengono inseriti in più efficienti e strutturate reti di comando.

Le Matteotti creano un comando di settore del Canavese affidato a Rino Raineri “Rino”, da cui dipenderà la IV brigata della Valchiusella, ricostituita, dopo il rastrellamento di ottobre, dal vicecomandante Aldo Volpato “Aldino”. Dopo la fucilazione del suo comandante Bertino il 30 dicembre 1944, il comando della IV brigata passa a Federico di Nunzio “Tabor”, che dal 27 novembre 1944 è entrato con il suo gruppo nelle formazioni Matteotti.

Nel marzo del 1945 le brigate Matteotti del Canavese vengono ulteriormente riorganizzate e sono raggruppate nella divisione ”Davito Giorgio” al comando di Piero Urati “Piero Piero”

Giorgio Davito (1928-1944) partigiano di S. Giorgio Canavese, caduto in combattimento a sedici anni, nel luglio 1944, Istoreto B MAT/ac 10

A Rueglio si decide di diminuire il numero dei partigiani:

“verso la metà di gennaio 1945 io con un gruppo di dieci uomini circa ci siamo spostati a Pertusio vicino a Valperga, e questo per due motivi: alleggerire il numero a Rueglio, che era aumentato, e favorire l’azione di rifornimento dalla pianura…dopo due giorni che eravamo lì abbiamo subito un attacco da parte dei nazifascisti guidati da una spia. Sono stato ferito al braccio e da quel momento non ho più partecipato attivamente ad azioni di guerriglia”

Testimonianza di Sergio Ruatti, vicecomandante della squadra volante Mario Costa di GL, raccolta nel 1991 da E.Fino

Sergio Ruatti (primo a sin.) al tirassegno a Cuorgné dopo la liberazione

Didascalia originale: “CUORGNE’ (TO) Maggio 1945 PARTIGIANI DELLA VIª DIV. “G.L.”: RUATTI Sergio, CORSO Antonio (Biella), BERTOTTI Piero (Levanna)”.(Istoreto, fondo Novascone)

Anche le formazioni garibaldine si danno una struttura più precisa: il battaglione Caralli della 76° brigata, accresciuto di effettivi, diventa 183° brigata , comandata da Renzo Faré ”Mix”, con il commissario politico Giovanni Tempia “Bandiera”  Queste due brigate insieme alla 112° insediata in Val d’Aosta sono riunite nella VII Divisione Garibaldi “Walter Fillack”.

La 183° brigata resta nella zona tra Baio Dora, Brosso e Vico fino alla vigilia della liberazione occupandosi soprattutto di liberare la zona dai falsi partigiani e dai banditi (vedi cap. 21)

La VII divisione Garibaldi viene intitolata al partigiano Walter Fillack “Martin”: a causa di una delazione è sorpreso dalle truppe germaniche nella notte tra il 29 e il 30 gennaio 1945, mentre si trova a Lace (nel comune di Ivrea) con l’intero comando della Divisione. Arrestato assieme ai suoi compagni, che verranno tutti sommariamente fucilati, il 4 febbraio Walter Fillak è processato e condannato a morte dal Tribunale militare tedesco di Cuorgné. Alle ore 15 del giorno seguente, il 5 febbraio 1945 condotto lungo la strada che porta ad Alpette viene impiccato.

Istoreto, fondo Grosa Nicola [IT C00 FD339]

Manifesto con il quale viene comunicata pubblicamente la condanna a morte per Walter Fillak.
“AVVISO. Il bandito WALTER FILLACK è stato condannato da una corte marziale alla pena di morte per banditismo e per aver ordinato l’assassinio di due prigionieri tedeschi a Le Piane e di un prigioniero tedesco. La sentenza è stata eseguita  mediante impiccagione.

Zona, 5-2-45 Il Comandante del Settore di Sicurezza NORD”

———————————————————————————————————————————————-

23_il rastrellamento del 13 febbraio 1945

Il 13 febbraio 1945 è una data che segna pesantemente le sorti della Germania nazista: l’aviazione alleata rade al suolo la città di Dresda, causando più di centomila vittime, mentre l’armata Sovietica conquista Budapest dopo cinquanta giorni di assedio.

Nel Nord Italia proseguono le azioni nazifasciste: il 13 febbraio viene effettuato un nuovo rastrellamento per colpire le formazioni garibaldine e di Giustizia e Libertà presenti in Valchiusella.

Le colonne puntano su Rueglio, Vico, Traversella e Brosso.

Rueglio viene accerchiata, ma gli uomini di Walter riescono ad eludere l’attacco dividendosi in due gruppi e spostandosi sia verso la pianura sia verso la montagna.

La colonna che punta su Vico rastrella il territorio sino a Traversella, sale a Succinto, prosegue per Fondo e torna a Traversella:

“a Succinto sono venuti 32 tedeschi con 7 muli, Non hanno trovato nessun partigiano e si sono fermati all’albergo a mangiare, lasciando fuori tutti i fucili con una sentinella di guardia. In quel periodo i partigiani (di GL) erano nei cascinali di Inverso”

Testimonianza di Achille Nicolino, raccolta nel 1991 da E. Fino

Durante gli spostamenti viene razziato alla popolazione il poco che resta: polli, uova, vino, e vengono anche arrestati alcuni civili: a Drusacco sono catturati Alfredo Streito, Mario Bracco e Adriano Bracchiglione

Riferisce Alfredo Streito a Emanuela Fino nel 1991:

“mi hanno preso i tedeschi alla cascina di mio nonno sopra Drusacco, mi hanno tenuto prigioniero insieme ad altri due di Drusacco per tutto il rastrellamento: Siamo poi stati liberati per interessamento di una signora che pareva fosse amica del capitano tedesco.”

Per la zona di Brosso abbiamo una minuziosa cronaca degli scontri nel racconto di un protagonista, Primo Corbelletti “Timo”, garibaldino della 183° brigata.

Distaccamento della 183° Garibaldi nella zona della Cavallaria (foto ANPI Ivrea)

“la mattina del 13 febbraio, verso le 6, la staffetta Lea arrivò per notificare che dalla mulattiera Baio-Brosso saliva un forte nerbo di truppe nemiche. Le misure precauzionali che distinguevano il loro incedere facevano pensare alla possibilità di un rastrellamento in zona. Contemporaneamente un informatore avvertiva che anche a Vico stavano affluendo reparti nemici autotrasportati,…..in quei giorni  si trovava presso la brigata in servizio di ispezione Timo, il quale assunse senz’altro il comando”

Primo Corbelletti “Timo”, Noi della VII° Storia di partigiani garibaldini, pag.84,Tipografia Giglio Tos Ivrea , 1945

Immediatamente due distaccamenti della 183°, il “Tempia” e il “Pistono”, vennero dislocati sopra Vico mentre un terzo, il “Savio” venne schierato a nord di Brosso.

In quella prima giornata però i tedeschi si limitano a rastrellare il territorio tra Vico e Traversella, rientrando in serata nella località di concentramento dopo aver messo posti di blocco a Brosso e a Vico.

dopo l’imbrunire al comando della 183° vi fu consiglio di guerra. Visto che il nemico aveva ormai perduto il punto di vantaggio che gli sarebbe stato garantito dall’attacco immediato, perché non approfittarne? I capi decisero di conseguenza e ordinarono lo spostamento dei reparti su posizioni più favorevoli per vibrare un energico contrattacco nel caso in cui i tedeschi fossero montati all’assalto. Lo spostamento si confermò quanto mai opportuno quando, il giorno dopo, alle 5 le vedette garibaldine segnalavano che i reparti germanici iniziavano il rastrellamento della zona rimasta inesplorata il giorno prima…. la brigata al completo si era spostata sulle pendici del monte Cavallaria….l’intera costa della montagna formicolava di garibaldini in condizione di dominare la vallata”

Timo, idem, pag.84.

L’attesa dello scontro si protrae sino al primo pomeriggio:

verso le 15, vale a dire dopo 10 ore di attesa, il nemico appariva, disposto su 4 colonne, che evidentemente avevano quattro distinti obiettivi tattici. I tedeschi però avevano calcolato male le loro mosse …le colonne prestavano, salendo la dura erta, un bersaglio non soltanto facilmente individuabile ma anche largamente vulnerabile…. Fu così che non appena le truppe tedesche furono nella rete del tiro dei mitragliatori piazzati, per così dire, sulle loro teste, tutte le armi della brigata entrarono in azione determinando negli attaccanti, colti alla sprovvista, un notevole disorientamento…”

Timo, idem, pag 84

Le colonne tedesche ripiegano, molti soldati si danno alla fuga:

si misero a lanciare all’impazzata decine di razzi rossi, per segnalare la gravità della situazione e chiedere soccorsi, poi dalle quattro colonne scompaginate si staccarono grosse aliquote di uomini che di corsa infilarono i sentieri per tornare a valle. Ad un certo momento dai posti di blocco tedeschi costituiti in basso cominciarono a partire girandole di proiettili contro la montagna. Erano due mitragliere da 20 e due cannoncini anticarro che facevano un baccano d’inferno e, quel che è peggio, essendo i puntatori rimasti privi di collegamento coi cervelli delle 4 colonne, i loro colpi finivano per cadere tra i reparti tedeschi in fuga. La fuga fu rapida ma ai suoi partecipanti non impedì di vedere che i garibaldini sbucavano da tutte le pieghe del terreno, simili a fantasmi, ma non come i fantasmi evanescenti ed innocui. Quarantacinque minuti durò l’intenso fuoco di tutte le armi della brigata che inseguì i germanici alle calcagna, fermandosi solo a quella certa linea X che in questi casi non è mai bene superare.”

Timo, idem,p.85

Il bilancio degli scontri risulta molto pesante per i tedeschi:

“la Brigata cominciò da parte sua un rastrellamento, onde garantirsi le spalle. Nel corso di tale rastrellamento vennero raccolti 33 caduti e 40 feriti tedeschi…i partigiani ebbero soltanto due morti ed un compagno catturato. Il repulisti effettuato alle spalle della linea X finì alle 20.”.

Timo, idem,p.85

Oltre al risultato militare ottenuto Timo sottolinea l’importanza della reazione della popolazione:

quando a sera una parte della Brigata scese a Brosso la popolazione accolse i suoi combattenti con una grandiosa manifestazione di giubilo: furono applausi, evviva, abbracci e cori festosi. L’altro scaglione della Brigata che aveva raggiunto Quassolo, alle pendici della Cavallaria, ebbe da parte della popolazione accoglienze festose quasi commoventi”

Timo, idem,p.86

Gruppo di ufficiali italiani, americani ed inglesi passano in rassegna le Forze partigiane nell’ex Piazza di Città di Ivrea, il giorno della Liberazione. Terzo da sinistra il Comandante Primo Corbelletti “Timo” firmatario della resa dei Tedeschi a Biella il 02/05/1945, foto ANPI Ivrea

Parte del Comando della VII Divisione Garibaldi rende omaggio al Cippo, dietro il Cimitero di Ivrea, che ricorda i fucilati della VII (quarto da sinistra il Comandante Timo)

Primo Corbelletti “Timo” Comandante della VII Divisione Garibaldi, qui ritratto negli anni novanta durante una celebrazione del 25 aprile a Lace)

——————————————————————————————————————————————————

24_marzo 1945:  lanci alleati, rastrellamenti ed imboscate

Nella notte tra il 17 e il 18 novembre 1944 era stata paracadutata nei pressi di Biella la missione inglese “Cherokee“, composta dal maggiore Alastair MacDonald, dal maggiore Pat Amoore, dal capitano Jim Bell, specialista in esplosivi e sabotaggio, e dal radio-operatore, caporal maggiore Tony Birch.

Ritratto di Patrick Amoore della missione britannica Cherokee, Istoreto, Fondo Bertot

Il capitano Patrick Amoore della missione inglese parla ad Ivrea dopo la liberazione, Istoreto ,fondo Bertot

Scopo della missione era organizzare lanci di armi ed esplosivi per le formazioni partigiane, che erano quasi interamente equipaggiate solo con armi catturate durante le saltuarie sortite e gli scontri nella zona.

Un imponente lancio per le forze partigiane di GL e garibaldine della zona venne effettuato con successo, in pieno giorno, da una ventina di aerei il 26 dicembre 1944: una grande quantità di esplosivi, miccia e detonatori, 165 mitragliatrici leggere “Bren“, 80 lanciagranate anticarro “Piat“, 85 mortai fanteria, 505 sten, 565 fucili, 5.725 bombe a mano tipo “pigna”e riserve di munizioni.

Come dichiara il maggiore MacDonald :

“il materiale ricevuto durante il “grande lancio” era così inaspettatamente abbondante da non poterlo spostare subito per intero e se ne dovette sotterrare una parte in un cimitero vicino, in attesa di concordare con il Comando di zona un piano di distribuzione. Tale piano fu basato sul principio della parità di armamenti fra le varie brigate Garibaldi, l’approvvigionamento della brigata Giustizia e libertà e la costituzione presso la Missione di una grossa riserva di materiale di sabotaggio e di equipaggiamento, per fornire ad hoc le zone non sottoposte al Comando zona biellese. Nella pratica però, era ovviamente difficile procurare i mezzi per il trasporto del materiale, anche prima dei rastrellamenti che si protrassero a lungo a partire da gennaio, tagliando fuori completamente intere zone, ed era pure inevitabile che sorgessero dispute fra le diverse unità concorrenti per rifornirsi delle armi paracadutate”.

“L’impegno”, aprile 1992, Ist. per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli.

La VII formazione di GL non riceve i materali richiesti, vi sono quindi interventi del commissario politico Gianni, per organizzare un lancio anche in Valchiusella:

“mi permetto di far presente a codesto superiore comando che la VII divisione GL necessita di fondi e di materiale vario (vestiario, scarpe, armi, munizioni ed esplosivi) Tale necessità è dovuta al fatto che da parte della Brigata Cattaneo di Monti, presso la quale è la missione per i lanci alle GL del Biellese e del canavesano, ancora non si è ottenuto un bel nulla”

Relazione sull’attività della VII GL, 28 dicembre 1944, Istoreto C41a

L’11 gennaio 1945 il comando risponde:

quanto alla questione dei lanci interverremo presso Monti. Intanto sarebbe bene che ci comunicaste le coordinate di un campo che servisse le brigate della VII….”

Lettera del comando piemontese GL al comandante e al commissario politico della VII divisione GL, 11 gennaio 1945, Istoreto C41a

Viene infine organizzato un lancio per  i partigiani della Valchiusella, all’inizio di marzo, nella piana di Meugliano.

Per riceverlo si concentrano nella zona di Inverso numerosi partigiani: dal Biellese giungono gruppi di garibaldini con il cappellano militare don Franco, da Brosso parte del distaccamento Rosselli guidato da Amos Messori “D’Artagnan” poi i componenti della missione inglese e il gruppo della IV brigata “Mazzini”, infine a pochi giorni dal lancio giunge, dalla zona Strambino-Romano, anche Burlando “Falco” con alcuni partigiani della V brigata Mazzini:

“tra febbraio e marzo siamo venuti a Inverso per assistere al lancio. C’era il capitano Bell, il maggiore Pat, il radioelegrafista Birch ed io, avevamo una decina di uomini di scorta; Siamo stati là circa 8 giorni. Il lancio è stato effettuato nella piana di Meugliano. Prima di arrivare ad Inverso siamo passati a Drusacco e siamo andati da magna Laura, il nostro appoggio, abbiamo mandato uno di noi a cercare i partigiani GL che ci accompagnassero a Inverso. Nel lancio hanno buttato giù le armi, le hanno raccolte e io non volevo che le usassero subito, era necessario un addestramento: Burlando e gli altri erano focosi e volevano provarle. Sono venuti a provarle sopra la cascina Biava a Strambinello accompagnati dal capitano Bell….”

Don Franco Bessolo, cappellano militare della VI divisione Garibaldi,

in Fino, La Resistenza in Valchiusella, 1991

Dalle testimonianze pare che i lanci in valle siano stati più di uno:

“per il lancio accendevano cinque fuochi più altri cinque disposti a croce…radio Londra diceva: c’è una colomba bianca, c’è una colomba bianca; due sere dopo c’era il lancio. i partigiani mi venivano ad avvisare di portare il mulo giù a Vico…li avevo su nelle baite…lavoravo tutta la notte a portare la roba su a Vico e a Traversella”

Testimonianza di Lorenzo Marten Canavesio di Vico, raccolta nel 1991 da E.Fino

Lorenzo Marten Canavesio

Anche la tela dei paracadute viene riutilizzata:

“era tela robustissima…la davamo alla Ghitin che aveva un negozio di teleria a Drusacco.”

Testimonianza di Piero Barro di Drusacco, raccolta nel 1991 da E.Fino

Subito dopo il lancio di inizio marzo in Valchiusella si ha un nuovo rastrellamento, volto soprattutto a colpire i partigiani della “Mario Costa” che avevano effettuato con successo numerosi attacchi nella zona di Castellamonte e anche sulla strada Torino-Milano.

Il 10 marzo il paese di Rueglio viene circondato: gli uomini di Walter, ormai esperti in tecniche di guerriglia, riescono a disperdersi ed oltrepassare l’accerchiamento, soltanto un partigiano viene sorpreso e catturato: Daniele Gaido” Scorpione”,di Alice Superiore, che verrà fucilato ad Ivrea il 16 marzo:

Il 12 marzo nuovo rastrellamento di tutta la valle fino a Chiara accompagnato dalle consuete razzie di generi alimentari ma  senza raggiungere risultati.

Mentre la situazione generale della guerra fa sempre più sperare nella imminente sconfitta tedesca, i partigiani intensificano le azioni, soprattutto sulle strade, per rendere sempre più insicuri gli spostamenti dei nazifascisti.

Si organizza una imboscata sulla strada Castellamonte- Ivrea, nelle immediate vicinanze del Ponte dei  Preti

Leggiamo nella “Relazione sull’imboscata fatta al nemico” del 24 marzo 1945:

 “era stato fatto un appello a tutte le formazioni della Valchiusella col quale si invitavano le stesse a partecipare con una rappresentanza di uomini ad una azione in comune contro il nemico, ciò allo scopo di cementare i vincoli di fratellanza fra i gregari delle diverse formazioni….a detto appello rispondevano con entusiasmo la 3 brigata Matteotti e la VII brigata GL ..….la partenza avveniva alle ore 2 di notte dal luogo di concentramento ed alle ore 4 ci siamo trovati sul luogo scelto per l’azione. Dopo aver opportunamente piazzato gli uomini alle ore 6 si è avvistata sulla strada, proveniente da Castellamonte, una colonna di trasporti militari ippotrainati scortata da 14 uomini. Non appena detto convoglio raggiungeva il punto in precedenza stabilito per l’attacco veniva intimata la resa ma, notando che il nemico si disponeva alla reazione, si apriva il fuoco e ne nasceva un vero combattimento che dopo 20 minuti si concludeva con la resa dei sopravvissuti (7 russi). Degli altri 4 restavano cadaveri sul terreno mentre i rimanenti 3 riuscivano a dileguarsi benché due fossero feriti. Immediatamente si procedeva alla cattura dei 7 prigionieri e delle armi lasciate sul terreno……Durante l’azione, dopo aver dato prova di eccezionale coraggio da vero eroe cadeva colpito dal piombo nemico il patriota Savino  (Pasquale Savino “Cichin” di Torino, della Brigata Bertino delle Matteotti)

Relazione del comandante Rino Raineri, Comando settore brigate Matteotti,”Istoreto, BMat ac10b

——————————————————————————————————————————-

25_aprile 1945: l’ imboscata di Lessolo

All’inizio di aprile è ormai evidente l’imminente sconfitta dei tedeschi.

Le forze alleate in Italia avanzano verso il Nord e i partigiani, mentre organizzano l’insurrezione generale, continuano rapide azioni di disturbo sulle strade e contro i presidi nazifascisti.

Nella notte tra il 10 e l’11 aprile i garibaldini della 183°, della zona Brosso-Vico, organizzano un attacco al presidio istituito a Parella dagli alpini della divisione Monte Rosa:

Racconta il comandante Primo Corbelletti “Timo”:

erano le 24 quando ottanta garibaldini con i rispettivi comandanti in testa, attaccavano la caserma di Parella convergendo da tre punti. Ottimo fu il risultato dato che, dopo circa 90 minuti di fuoco il presidio, circondato ed esausto, si arrendeva al completo consegnando una mitragliera da 20, un mitragliatore, due mitragliatrici Breda 35, 20 moschetti, dieci cavalli, 4 carri e 8 quintali di munizioni, molte coperte e una discreta quantità di generi alimentari.”

Primo Corbelletti “Timo”, Noi della VII° Storia di partigiani garibaldini,

pag.89, Tipografia Giglio Tos Ivrea , 1945

Sulla via del ritorno in valle però i garibaldini resi più lenti dalla grande quantità di materiali conquistati da trasportare, a Lessolo cadono in una imboscata di russo-tedeschi che stavano rastrellando quella zona alla ricerca di un’altra formazione partigiana:

“la pattuglia avanzata della 183°, formata da Orso, Bomba e Ciccomitra si scontrava per prima con i rastrellatori, i quali si mettevano a sparare a tutta mandata. Orso, brandeggiando il suo Brem, rispose immediatamente puntando i piedi su una posizione di fortuna, e vi rimase, nonostante gli fossero già caduti intorno i due valorosi compagni ed egli stesso grondasse sangue dalle ferite riportate. Orso non indietreggiò…. sin dal primo momento egli aveva capito che il suo sacrificio e quello di Bomba e di Ciccomitra significava tenere impegnati i russo tedeschi e dar tempo al grosso della brigata, che seguiva, di porsi in salvo schierandosi in linea di combattimento su posizioni adatte

Primo Corbelletti “Timo”, idem

Il bilancio finale dello scontro è di dieci morti e una ventina di feriti tra i russo tedeschi mentre i garibaldini riescono a uscire dall’imboscata senza altre vittime, soprattutto, come sottolinea Timo nel suo racconto, grazie al valoroso comportamento di “Orso” che, sebbene due volte ferito, continua a resistere sino alla fine per la salvezza del suo gruppo.

Ad Antonio Curta “Orso”, 28 anni e Domenico Bertarione Rava Rossa “Ciccomitra”, 22 anni, entrambi di Vico, è stata intitolata una via del paese.

————————————————————————————————————————————————

26_aprile 1945: la liberazione

Già nel corso dell’estate del 1944 il comando piemontese del CLN aveva diramato istruzioni a tutte le formazioni operanti nelle valli piemontesi in vista della liberazione di Torino:

“Oggetto: Progetto per la liberazione della capitale regionale

É necessario che le formazioni predispongano i piani e i mezzi per concorrere con le forze insurrezionali cittadine alla liberazione di Torino…..le formazioni del Canavese si spingeranno in parte su Chivasso, avendo di mira l’interruzione della linea Torino-Milano, in parte scenderanno su Torino…..tutte quante avranno proceduto prima all’occupazione dei principali centri delle singole valli….occorre che siano predisposte immediate prese di contatto fra i comandi delle varie formazioni operanti nelle singole zone perché si addivenga allo sviluppo dell’azione nello spirito più collaborativo, facendo affluire per prime le truppe meglio armate e più efficienti, indipendentemente dalla loro appartenenza  a questa o quella formazione….”

Comunicazione del Comando Nazionale Piemontese del CLN, 29 agosto 1944, Istoreto BMAT ac10b

Viene quindi elaborato il piano “E27”che prevede l’ insurrezione di Torino prima dell’arrivo degli alleati, con il concorso sia delle formazioni partigiane cittadine sia di quelle esterne: mentre i partigiani all’interno della città devono difendere gli impianti industriali e le vie di comunicazione, impadronirsi del potere e creare organismi di autogoverno, i gruppi esterni devono liberare le zone intorno a Torino e convergere poi verso la città, creando posti di blocco per contrastare i movimenti delle forze nazifasciste.

All’interno delle forze operanti in Valchiusella i compiti vengono così divisi:

–         la squadra volante Mario Costa della VI divisione Alpina GL e le formazioni Matteotti dovranno liberare la zona dai presidi tedeschi presenti a Castellamonte e Rivarolo e da quelli degli alpini della Monterosa, una delle grandi unità allestite e fatte addestrare in Germania dalla Repubblica Sociale Italiana, insediati a Pont, Castellamonte e Cuorgnè. Queste formazioni dovranno poi convergere su Torino.

– I garibaldini della 183°brigata e i GL della VII divisione alpina “Pedro Ferreira”, compresa la IV brigata Mazzini, dovranno invece scendere verso Ivrea.

-dalla Valchiusella ad Ivrea

 “tutti gli uomini armati debbono abbandonare le loro sedi attuali e spostarsi in modo da poter agire in continuità sulla strada Castellamonte-Ivrea. Apprestare blocchi, sbarramenti, mine se possibile e cercare con ogni mezzo di interrompere il traffico…….tutte le armi e tutte le munizioni devono seguire i distaccamenti….deve essere curato al massimo il collegamento tra le varie unità……la massima disciplina deve essere pretesa……nell’effettuare lo schieramento offensivo deve essere tenuto conto della possibilità di una reazione forte che obblighi al ripiegamento: pertanto deve essere accuratamente esaminata la possibilità di difendere la ritirata in modo da non perdere armi e materiali….a Succinto resterà un nucleo sufficiente per la guardia ai prigionieri.

 Il comandante militare Noto.”

26 aprile 1945, ordine del giorno dal comando della VII divisione GL al comando della IV brigata Mazzini, Istoreto

Ipartigiani entrano in Ivrea dalla statale per Aosta, in Messori, Le memorie di Alimiro, Ivrea 1979

La situazione nella zona di Ivrea è molto complessa: sin dall’inizio di aprile i partigiani hanno messo in atto un piano di accerchiamento, per controllare tutte le vie di accesso alla città: le formazioni garibaldine si concentrano intorno al 25 aprile nella zona di Andrate, Bollengo, Chiaverano, altri garibaldini e GL sono a Settimo Vittone e Montalto

I comandanti GL Noto, Monti e Gianni fanno schierare la IV Mazzini sulla strada Castellamonte Ivrea e su quella Lessolo-Baio-Quassolo, altre formazioni GL sono sulla statale Caluso-Ivrea, in modo da controllare completamente le vie d’accesso alla città.

Dalla Valle d’Aosta stanno però affluendo ingenti forze tedesche, dopo che è stata conclusa una tregua d’armi con la condizione che il nemico abbandoni la valle.

Il generale Picker, che comanda le forze tedesche e fasciste in città non accetta di arrendersi ai partigiani. Dopo lunghe trattative, e mentre le brigate GL hanno già occupato Borgo Olivetti e a villa Burzio si è insediato il CLN, si giunge ad una tregua: i partigiani potranno entrare in città dopo l’evacuazione delle truppe nazifasciste.

Il 2 maggio, dopo la capitolazione della Germania e l’entrata in vigore del cessate il fuoco, il gen. Picker firma nel castello di Mazzé, alla presenza del comandante Noto e di un ufficiale inglese, la resa delle truppe tedesche (circa sessantamila uomini) confluite nel basso Canavese.

Castello di Mazzè, 2 maggio 45, Trattative per la resa delle forze tedesche confluite nel Canavese, Istoreto, BMat ac10

Ivrea viene abbandonata dai nazifascisti intorno alle 13 del 3 maggio, i partigiani entrano trionfalmente nella città liberata e il comandante della VII GL Noto assume il comando.

La Liberazione: partigiani a Ivrea, Istoreto, Fondo Mautino

Bandiera della VII Divisione Giustizia e Libertà  Sul retro la scritta: “inaugurata da Duccio Galimberti e Paolo Braccini ai Monti di Mezzenile nel febbraio 1944. L’esecuzione del ricamo è dovuta alle suore del Cottolengo di Torino” Archivio Istoreto, dono di Felice Mautino “Monti”

Cerimonia per la liberazione in piazza Roma a Ivrea, 4 maggio 1945: intervento delle autorità alleate. Archivio Istoreto

 -dalla Valchiusella a Torino

La Mario Costa di Walter partecipa alla liberazione di Cuorgné insieme ad alcune brigate garibaldine, nella notte del 24 aprile viene attaccata la caserma Pinelli, il presidio si arrende e il 25 Cuorgné è libera.

Le formazioni Matteotti isolano Castellamonte dalle linee elettriche, telefoniche e telegrafiche, circondano le forze tedesche che si arrendono. Anche Pont e Rivarolo vengono liberate

Le forze partigiane discendono verso Torino seguendo il fiume Orco: sulla destra marcia la IV divisione Garibaldi e la VI divisione alpina GL con Walter, sulla sinistra le brigate Matteotti “Davito Giorgio” comandate da” Piero Piero” e divisioni di Autonomi.

Le colonne si muovono nella notte del 25 aprile, affrontando notevoli difficoltà per i continui scontri con colonne nazifasciste in ritirata. Il giorno 27 le formazioni canavesane raggiungono comunque i loro obiettivi: la VI divisione alpina GL è a Ponte Stura e poi in Barriera di Milano, la “Davito Giorgio” occupa la zona della Lancia , le divisioni garibaldine entrano nelle caserme Cernaia e Valdocco

Nel corso degli scontri per il controllo della città, nella notte del 27 viene ucciso da un cecchino Giorgio Bertoldo, 19 anni di Vidracco.

La mattina seguente la resistenza fascista e tedesca a Torino è quasi cessata.

La sera del 29 aprile si consuma l’ultima atrocità dei nazisti tra Collegno e Grugliasco: i partigiani di Grugliasco concedono alla 34° Infanterie Panzer Division comandata dal Generale Schlemmer, che proviene dalla Liguria e cerca di proseguire verso il Passo del Brennero, il passaggio nella zona in cambio della garanzia che non vengano commesse rappresaglie sulla popolazione. I tedeschi invece, attaccano a tradimento: 66 persone, molte delle quali non partigiani ma gente comune, ragazzi, vengono trucidate.

“le bare dei 66 martiri ricevono l’omaggio della popolazione” foto Anpi Grugliasco

Tra le 66 vittime dell’eccidio, la mattina del 30 Aprile in via San Massimo a Collegno cade anche Bruno Filippi “Musolino”, 22 anni, di Alice Superiore, della formazione di Piero Piero.

Alle 17 del 3 maggio Schlemmer firma la resa nelle mani di un colonnello americano dopo che due giorni prima gli alleati erano arrivati a Torino trovandola ormai nelle mani dei partigiani

Dopo l’armistizio firmato presso il Quartier Generale Alleato di Caserta il 29 aprile, il 2 maggio alle ore 14.00 entra in vigore il cessate il fuoco e la resa totale delle truppe tedesche in Italia: la guerra è finita.

Torino, 6 maggio 1945, sfilata per la Liberazione, comando della 3ª zona partigiana (Canavese e valli di Lanzo) All’interno della macchina, seduti sullo schienale dei sedili, Andrea Battistini e il comandante Giovanni Picat Re, ferito in combattimento.

Torino, 6 maggio 1945: sfilata per la liberazione, la Banda musicale di Rueglio, Istoreto, Archivio Novascone.

Didascalia originaria: “6 maggio 1945 Torino Via Roma: sfilata della VIª Divisione alpina canavesana di “Giustizia e libertà”, Istoreto, fondo Novascone

Cuorgnè 9 maggio 1945 sfilata per la Liberazione: la “Mario Costa” della VI divisione alpina GL, stanziata a Rueglio, Istoreto, fondo Novascone.

——————————————————————————————————————————————

27_maggio 1945: la situazione dopo la liberazione

Dopo la resa tedesca e la liberazione la situazione nell’Alto Canavese è molto complessa:

tutta la zona diventa una grande sacca destinata a ricevere tutte le forze tedesche e fasciste con le armi al piede…..in questa sacca i tedeschi resteranno indisturbati ma non dovranno a loro volta disturbare, sino all’arrivo delle forze americane che provvederanno alla loro smobilitazione”

Mario Pellizzari, Le memorie di Alimiro, Ivrea 1979

Il 3 maggio il CLN di Ivrea dà una serie di disposizioni per rispettare i termini della resa incondizionata: entro le ore 12 del giorno 4 maggio tutte le forze armate tedesche e fasciste si devono concentrare nella zona approssimativamente compresa tra Rivarolo, Caluso, Ivrea e Castellamonte:

“tutte le forze militari appartenenti al Corpo dei Volontari della Libertà debbono abbandonare immediatamente con armi ed equipaggiamento il territorio sopraindicato……ai termini di detta resa incondizionata le formazioni militari tedesche e fasciste debbono sospendere qualsiasi requisizione (viveri, alloggi, mezzi di trasporto etc.)…….in attesa che entrino in funzione i servizi dell’Intendenza alleata il CLN di Ivrea provvederà alla consegna di 40 capi bovini alle forze concentrate nella zona suddetta. ……ogni requisizione sul posto di generi alimentari od altro da parte delle forze in attesa del disarmo è abusiva e deve essere segnalata immediatamente al CLN di Ivrea……. L’amministrazione civile è di completa ed esclusiva competenza dei CLN locali, il comando tedesco è garante per la disciplina delle proprie truppe mentre le autorità locali dovranno provvedere all’ordine civile con piccoli corpi di guardie civili….”

Comunicato n.3 del CLN di Ivrea, 3 maggio 1945

Mentre ai partigiani è vietato dai termini dell’accordo qualsiasi tipo di intervento armato nella zona, la presenza di questo grande numero di militari, inquadrati e perfettamente armati, come è il caso delle truppe tedesche (i cui ufficiali devono garantire il rispetto delle condizioni di resa) e spesso invece sbandati e senza più un comando, come è il caso delle forze fasciste, crea gravi problemi per la popolazione.

Il comando della III zona canavesana, chiedendo ai comandi alleati di poter far intervenire le forze partigiane, descrive una situazione confusa e drammatica:

“si fa presente a questo Comando la tragica situazione in cui si viene a trovare tanta parte della nostra zona e cioè tutto l’Alto Canavese….rioccupato temporaneamente dai tedeschi e dalle brigate nere che vi sfogano tutta la rabbia della sconfitta, queste terre soffrono attualmente ogni sorta di vessazioni e di brutali angherie: fucilazioni, incendi, violenze, saccheggi. I nostri partigiani, che hanno liberato queste terre, soffrono ora di rimanere nell’inattività mentre le loro case vengono distrutte, i loro cari maltrattati e sottoposti a ogni sorta di soprusi”

Istoreto, B34a

Un interessante documento ci presenta in modo molto dettagliato la situazione: si tratta della relazione sulla “ricognizione motociclistica più marcia Km. 40 a piedi e a cavallo nell’Alto canavese (base di partenza Feletto)” effettuata dal tenente Domi Gianoglio con l’esploratore alpino allievo ufficiale Guido Rosia e l’autista De Sanctis.

OGGETTO: accertamento presenza nuclei nemici Alto Canavese

Nella zona delimitata dal torrente Orco, dalla rotabile Rivarolo-Castellamonte, dal torrente Chiusella e dalla rotabile Caluso-Ivrea sono concentrati forti contingenti della V e XXXIV Gebel Divisionen ivi affluiti da tutto il Piemonte e parte dalla Liguria……nel castello dei duchi di Genova in Agliè è installato il comando della V Gebel Div. con tutto lo stato maggiore. Pare che vi si trovi pure il comandante in capo di tutte le forze germaniche e repubblicane……la quasi totalità delle truppe germaniche si trova dislocata in ogni paese ed in ogni cascina della zona….la truppa vive oziosa nella maggioranza, tuttora notevole tuttavia il movimento di automezzi: vetture e furgoni.

In tutto il Canavese trovansi abbandonati nella campagna, liberamente pascolanti con grave danno alle coltivazioni, 1500 o 3000 capi di bestiame equino(2/3 cavalli, 1/3 muli, bardotti ed asini) in grande maggioranza appartenenti all’esercito tedesco e come tali matricolati, in minima parte requisiti ai civili durante la ritirata.

Le truppe tedesche in fase di progressivo disarmo fanno affluire a mezzo autocarri e carreggio ippotrainato nella zona Ivrea-Strambino il proprio armamento pesante (artiglierie, mezzi corazzati, armi automatiche da postazione) e gli automezzi di maggiore portata (autocarri pesanti) L’armamento individuale, l’autocarreggio leggero, il carreggio e le salmerie non sono ancora stati versati, anzi pare che agli Alleati non interessino queste due ultime voci, di cui non si curano di effettuare il recupero.

I reparti germanici dislocati in zona non danno eccessivo fastidio alla popolazione civile. La quale vive però continuamente in ansia, soprattutto per il fatto che la truppa, spesso e volentieri ubriaca….si abbandona a maltrattamenti, con particolare preferenza per le donne…..”

Si passa poi ai problemi posti dai resti delle forze fasciste che, diversamente dai tedeschi, sono allo sbando e si danno ad azioni di brigantaggio:

esistono pure nella zona nuclei di briganti neri di una certa consistenza, che si ritiene ammonti a 500/600 uomini. Sulla dislocazione di tali nuclei non è molto facile fornire particolari in quanto i componenti degli stessi vivono prevalentemente alla macchia tenendosi occultati, anche perché i tedeschi danno loro una caccia spietata, fucilando quelli sorpresi in azioni di rapina e traducendo quelli catturati non in flagranza del delitto alle Autorità Alleate, onde far rispettare anche a costoro le condizioni della resa.

È ovvio che i nuclei di cui sopra sono dediti al brigantaggio né hanno la minima intenzione di deporre le armi. Essendosi impadroniti dei numerosi cavalli liberamente vaganti per la campagna essi si spostano con una certa qual mobilità in zone abbastanza impervie ed agendo secondo il costume dei banditi argentini e messicani, invadono al galoppo, sparacchiando, i paesi e le borgate non controllate dai germanici e dagli Alleati, si introducono nelle case di abitazione facendosi consegnare sotto la minaccia delle armi derrate alimentari ed altri generi di prima necessità, denaro e preziosi, compiono inoltre ogni sorta di violenze sui civili, in particolare sulle donne.

L’armamento di questi nuclei ribelli alla resa, che oppongono resistenza, è ancora completo e consiste prevalentemente in armi automatiche individuali.”

Ed ecco infine la situazione della Valchiusella:

 “Esistono nuclei di sbandati della brigata nera e della SS italiana.

Alcuni autocarri della Brigata nera di Cuneo a bordo dei quali si trovavano pure militari repubblicani appartenenti alla SS italiana, transitati attraverso Feletto-Agliè-Torre BairoBaldissero, si sono spinti fino a Vistrorio, ai limiti della zona di tregua (la vallata tra Baldissero e Vistrorio fa parte della suddetta zona di sicurezza) Dopo una sosta brevissima sono ritornati sulla destra orografica del Chiusella donde sono dilagati poi nella zona collinare e boschiva circostante a San Martino Canavese.

Parte di detti militari repubblicani si sono rifiutati di seguire il reparto ritirandosi a Issiglio e Rueglio in Val Savenca….donde per Loetto e Passo Savenco nuovamente in Valchiusella a Cantoncello (frazione del comune di Traversella), dove si trovano attualmente. Il nucleo ammonta ad una sessantina di uomini tutti perfettamente armati ed equipaggiati. Venuti in contatto con formazioni partigiane della VII Divisione GL 4° brigata, operante ai limiti della zona di tregua, sono stati in parte catturati (12 uomini) e tenuti a disposizione delle autorità.

A Brosso è stato posto un campo di concentramento al quale sono stati avviati un certo numero di tedeschi arresisi ai partigiani prima della stipulazione dell’accordo con le Autorità Alleate, i quali unitamente ad alcune Ausiliarie, sono in attesa di essere avviati ad Ivrea.

14 maggio 1945, Relazione, CVL, Comando Militare Regionale Piemontese, 14° gruppo Esploratori Alpini” E. Contini”, Istoreto B34b

———————————————————————————————————————————

28_maggio 1945: i CLN locali e la smobilitazione partigiana

In tutti paesi si costituiscono Comitati di Liberazione locali, che si assumono il compito di ristabilire e far rispettare le regole della civile convivenza, mentre faticosamente si iniziano a ricostruire le attività economiche indispensabili per la sopravvivenza della popolazione.

Nella valle viene creato un CLN dell’Alta Valchiusella, con sede a Traversella, che coordina i CLN dei comuni di Valchiusella (che comprendeva la parte terminale della valle, con Fondo e Succinto), Traversella, Inverso, Trausella, Drusacco, Vico, Novareglia, Meugliano e Brosso

In data 12 maggio 1945 la segreteria del CLN Alta Valchiusella rende ufficiali, affiggendoli nei vari comuni, gli elenchi dei comitati locali: i moduli indicano i membri del CLN, la loro appartenenza politica (oppure la voce “senza partito”) e il mestiere,  specificando che:

“è dovere di ogni cittadino che abbia motivate eccezioni da opporre di presentare rapporto scritto e firmato alla Segreteria del CLN dell’Alta Valchiusella entro 10 giorni dalla avvenuta affissione. Le denunce anonime non saranno ascoltate: Le eventuali sostituzioni che si rendessero necessarie saranno deliberate dai partiti e dagli organismi di massa interessati nonché elettivamente dalle categorie lavoratrici rappresentate.”

CLN del comune di Valchiusella

Nicolino Martino fu Domenico, agricoltore, Partito comunista

Tasso Martino fu Giovanni, agricoltore, Partito socialista

Pellerej Giovanni, Parroco, Partito democristiano

Chiolino Rava Domenico fu Martino, agricoltore, Partito liberale

Gaido Massimo di Guido, agricoltore e partigiano, senza partito

CLN del comune di Traversella

Giacone Guido fu Giovanni, chimico, Partito comunista

Giacchetto Pancrazio fu Giuseppe, magazziniere, Partito socialista

Emanuelli Paride di Luigi, impiegato, Partito liberale

Cortese Carlo di Giuseppe, impiegato, senza partito

Franza Giovanni Battista, guardia, Partito democristiano

Istoreto H13b

CLN del comune di Vico

Torazzo Napoleone di Giovanni, mont. Meccanico, Partito comunista

Dott. Naretti Giacomo fu Pietro, medico condotto, Partito liberale

Nicolino Bartolomeo di Pietro, contadino, Partito democristiano

Presbitero Giacomo fu Martino, meccanico autista, Partito d’Azione

Gontiè Pietro di Antonio, impiegato, Partito socialista

Ricordo di Giacomo Naretti Cimitero di Vico Canavese

 Il dottor Giacomo Naretti

CLN del comune di Drusacco

Bertino Enrico fu Antonio, minatore, Partito comunista

Maddalena Giuseppe fu Antonio, falegname, Partito socialista

Glaudo Guglielmo di Giacomo, fabbro, Partito d’Azione

Caffaro Giovanni fu Andrea, guardia campestre, Partito democristiano

Bellino Giuseppe fu Antonio, agricoltore, senza partito

CLN del comune di Inverso

Beratto Antonio di Antonio, operaio, Partito comunista

Tasso Secondo di Stefano, muratore, Partito socialista

Rudellat Rodolfo di Modesto, scalpellino, Partito d’Azione

Perino Natale fu Battista, operaio, Partito liberale

Omenetto Aleardo fu Michele, muratore, senza partito

CLN del comune di Trausella

Trabetti Arturo di Giuseppe, operaio, Partito comunista

Francesio Giacomo fu Battista, contadino, Partito Socialista

Bellino Ercole fu Domenico, studente chimica agr., senza partito

Boglino Carlo di Luigi, minatore, Partito liberale

Zenerino Vittorio di Luigi, operaio, Partito democristiano

CLN del comune di Meugliano

Perotto Alessandro di Vittorio, boscaiolo Partito comunista

Saudino Dughera Severino fu Giacomo, cantoniere, Partito socialista

Cargnino Antonio fu Giovanni, contadino, (appartenenza illeggibile)

Marten Canavesio Raimondo di Stefano, contadino, senza partito

Allazzetta Basilio fu Stefano, contadino, Partito democristiano

CLN del comune di Novareglia

Piana Pietro fu Giacinto, operaio, Partito comunista

Bertarione Pietro di Pietro, minatore, Partito socialista

Bandella Ettore fu Michele, minatore, Partito liberale

Martinallo Stefano fu Alessandro, tornitore, Partito democristiano

Pastore Bruno di Attilio, minatore, Partito d’Azione

CLN del comune di Brosso

Morello Giovanni di Cresto, meccanico, Partito comunista

Buat Guerrino di Bernardo, falegname, Partito d’Azione

Bovio Basilio fu Giacomo, commerciante, Partito Liberale

Bovio Michele fu Michele, contadino, Partito socialista

Battistino Isidoro, minatore, Partito democristiano

Anche negli altri comuni della valle si formano i CLN: Rueglio già il 4 maggio comunica al CLN di Ivrea che:

“addì quattro maggio 1945 alle ore 16 presso il Municipio di Rueglio si è riunita la popolazione del comune stesso per l’elezione dei componenti del CLN locale. Si è proceduto alla nomina dei Sigg.

De Filippi Domenico fu Efisio di anni 40, Partito comunista

Vigna Giuseppe fu Giacomo di anni 56, Partito comunista

Scala Giuseppe fu Pietro di anni 55, Presidente, Partito Socialista

Glaudo Martino fu Battista di anni 59, Partito socialista

Bertoldo Marino di Domenico di anni 25, Partito democristiano

Favetto Isidoro di Ernesto di anni 32, Partito d’Azione

Vigna Domenico fu Giacomo di anni 31, senza partito

Il 3 giugno 1945 infine, con una riunione nel palazzo comunale di Alice, si costituisce una Segreteria di collegamento dei CLN della Valchiusella, che comprende, oltre ai comuni dell’alta valle già collegati tra loro, Rueglio, Alice, Pecco, Lugnacco, Vistrorio, Issiglio e Vidracco, allo scopo di collaborare “per il buon e rapido andamento della ricostruzione politica, morale e materiale della Valle”

Sono eletti alla Segreteria: Sada Giovanni (Partito d’Azione), Ceratto Giorgio (Partito socialista) Bertoldo Marino (Partito democristiano), Emanuelli Paride (Partito liberale) e Giacone Guido (Partito comunista).

Il 23 maggio 1945 il comando della III zona canavesana affigge un manifesto dichiarando ufficialmente lo scioglimento delle bande partigiane ed il ritorno alla normale vita civile:

“Corpo Volontari della Libertà Comando IIIª Zona

Partigiani del Canavese e delle Valli di Lanzo!

La nostra gloriosa epopea è finita. Venti mesi di fatiche di sacrifici e di pericoli hanno avuto il loro premio: la restituita libertà del nostro paese,  la possibilità di guadagnarsi la vita e di esplicare il nostro lavoro senza  dover piegare il collo ad umilianti imposizioni.

Oggi noi rientriamo disciplinatamente nei ranghi dei lavoratori e tra questi saremo d’esempio come ieri lo fummo tra i combattenti. Solo con la tenace applicazione di tutte le energie produttive il nostro paese potrà risollevarsi dall’abisso di miseria in cui l’ha gettato la criminosa incapacità fascista.

C’è un po’ di amarezza nel momento della separazione: la grande avventura volge al termine, la poesia della nostra giovinezza è finita. Ora comincia la prosa del lavoro virile, nei campi, nelle officine, negli uffici, dove necessariamente ci troveremo, a fianco d’uomini i quali non hanno nel loro passato questa fiamma di gloria che è la guerra partigiana.

Non importa: noi non saremo superbi, non accamperemo pretese e rivendicazioni, in una parola, non saremo “squadristi e marcia su Roma”. La consapevolezza di avere scritto una pagina della storia del nostro paese sarà una ricchezza interiore che nessuno potrà strapparci, un motivo d’intimo orgoglio che varrà a farci più alti e migliori.

Ma in venti mesi d’agguati, di rastrellamenti, d’imboscate e di attacchi temerari abbiamo imparato come si combatte per l’indipendenza della patria e per la nostra dignità d’uomini liberi. Se dovesse mai avvenire che questi valori supremi – i soli per i quali valga la pena di vivere e di morire – fossero nuovamente in giuoco dai luoghi che hanno visto le nostre prime prove ridiscenderebbero compatte le schiere dei partigiani della III Zona, e su per le pendici del Soglio e del Quinzeina, nelle conche di Corio e di Ribordone, lungo le acque della Stura, del Soana, dell’Orco e del Chiusella, risuonerebbero ancora i nomi e i numeri gloriosi delle nostre Divisioni e delle nostre Brigate.

Oggi il vostro Comando, cioè il Comando che vi eravate liberamente scelto, vi ringrazia dell’opera prestata e vi dà atto dell’entusiasmo, della bravura e della nobile abnegazione con cui avete sempre compiuto il vostro dovere e facilitato l’opera sua. Comunque ci allontani e ci disperda la vita, noi abbiamo gettato le basi d’una grande famiglia temprata nelle fatiche e nei pericoli e dovunque avverrà che due partigiani s’incontrino, essi si troveranno fratelli nella memoria incancellabile delle imprese compiute e dei compagni per sempre perduti

GLORIA AI NOSTRI MORTI

zona, 23 maggio 1945 IL COMANDO

Manifesto del Comando della IIIª zona (Canavese e Valli di Lanzo), esposto dopo la Liberazione, allo scioglimento delle bande.Istoreto Fondo Isrp

 ——————————————————————————————————————————————-

_29_ per approfondire: fonti e bibliografia

 

Una vastissima documentazione, catalogata con cura ma ancora poco studiata per quello che riguarda la Valchiusella, si può consultare presso l’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “Giorgio Agosti, Torino, Via del Carmine 13 (Istoreto)

Di particolare interesse per le vicende canavesane e della valle è il Fondo Novascone, donato all’Istituto nel 1986 dai fratelli Elio ed Ezio Novascone di Cuorgnè, partigiani della 6ª divisione Gl.

A partire dal 1962 i Novascone si dedicarono con grande passione e impegno a raccogliere testimonianze e documenti sulla resistenza canavesana con l’intento di dare vita ad un Centro di documentazione, che vide l’adesione degli ex partigiani della zona.

Si tratta per la maggior parte di documenti in fotocopia o in trascrizione, tratti da archivi pubblici e privati, di opuscoli, di ritagli stampa e fotografie riguardanti fatti, vicende e personaggi della 6ª divisione GL e della Resistenza nella terza zona canavesana.

Nel 2001 sono giunti all’Archivio altri documenti dei Novascone, altre carte della 6ª GL, una serie, rara nella sua completezza, relativa alla cinquantennale attività di celebrazione e memoria della Resistenza nel canavese e la documentazione del Cln aziendale dell’Olivetti. Altre carte si sono aggiunte nel 2007: queste ultime acquisizioni sono in via di ordinamento e non ancora accessibili.

Ezio Novascone (a destra) e Domenico Boggio “Gioberto”, partigiani della 6ª divisione Gl a Porta Palazzo a Torino il 4 maggio 1945.( Istoreto, fondo Novascone )

Ex partigiani della VIª divisione Gl alla manifestazione per il decennale della Liberazione il 3 luglio 1955 a Prascorsano, data della visita di Ferruccio Parri. Da sinistra: Edoardo Bertoglio, Natale Ricco, Sergio Ruatti, Giacomo Troglia Ris, Teodoro Bolognesi, Giuseppe Pazienza “Pippo”, Felice Allera “Lice”, Primo Poletto” Leone, Mario Varello “Furié”, Elio Novascone “Moreno”, Secondino Serena, Pierino Tommasi, Sergio Ciocatti, Luigi Viano “Bellandy” ed Aldo Colombatto, Archivio Istoreto, fondo Novascone

Altri documenti relativi alla Valchiusella si trovano nel fondo Mautino-Nicodano

Felice Mautino “Monti”, comandante partigiano delle formazioni GL prima nella zona di Lanzo, poi a Champorcher (Valle d’Aosta), dall’agosto 1944 nel Biellese, infine, nella fase insurrezionale, comandante della 7° divisione GL operante nella zona di Ivrea, ha donato parte del suo archivio, riguardante tutte le fasi della sua partecipazione alla Resistenza.

Ad esso è stata unita, per l’evidente affinità, la documentazione donata dal dr. Giorgio Nicodano, partigiano della 7° GL.

Partigiani nel Biellese, Felice Mautino “Monti” (secondo da sin.), archivio Istoreto, BM4

Sino ad oggi non sono stati pubblicati lavori storiografici sulla Resistenza in Valchiusella

L’unica ricerca specificamente dedicata alla valle è la tesi di laurea, presentata nell’anno accademico 1990-91, nella facoltà di scienze politiche dell’università di Torino, da Emanuela Fino

Si tratta di un lavoro ampio e ben documentato, che risulta particolarmente prezioso in quanto all’analisi dei documenti d’archivio affianca una serie di testimonianze raccolte dalla viva voce di importanti protagonisti della resistenza in Valle: partigiani di Giustizia e Libertà (Luigi Giacchetto di Traversella, Ulrico Masini “Loris”, Amos Messori, Sergio Ruatti), partigiani delle formazioni garibaldine (Bernardo Leo di Vico, Marino Chiolino di Alice), partigiani delle formazioni Matteotti (Renato Cignetti del gruppo Piero Piero, Federico Di Nunzio “Tabor”) e valligiani che narrano le esperienze vissute tra 1943 e 45.

La tesi è consultabile presso la biblioteca Istoreto a Torino e la biblioteca comunale B.Bovis di Vico (Via Monte Marzo 21, fraz, Drusacco)

Cenni e informazioni sulle vicende della valle sono presenti anche in altri testi, che affrontano la storia della resistenza nel Canavese:

Michele Florio, Resistenza e liberazione nella provincia di Torino Gribaudo, Torino1995

Bruno Rolando, La Resistenza di Giustizia e libertà nel Canavese, Enrico, Ivrea 1981

Luciano Cesca, Le brigate Matteotti nel canavese, tesi di laurea in materie letterarie, Università di Torino, a.a. 1984/85, reperibile nella biblioteca Istoreto a Torino e nella biblioteca civica B.Bovis di Vico (Via Monte Marzo 21, fraz, Drusacco)

Vi sono poi i racconti e le testimonianze di alcuni protagonisti della lotta partigiana.

Mario Pellizzari, Le memorie di Alimiro, Enrico, Ivrea 1979

Piero Urati, Piero Piero : autobiografia di un protagonista della guerra partigiana, 1943-1945 ,a cura di Rosanna Tappero, Le chateau, Aosta 2005

Primo Corbelletti “Timo”, Noi della VIIa! Storia di partigiani garibaldini, Tipografia Giglio Tos, Ivrea 1945

Guido DeRosa, Le ore più belle, Dalle memorie di un partigiano, Stamperia artistica nazionale, Torino 1945 (De Rosa era il medico della squadra volante “Mario Costa” a Rueglio)

 

Rueglio, inverno 44/45, a destra Guido De Rosa , Archivio Istoreto, fondo Novascone

De Mayo-Viano, Il prezzo della libertà: venti mesi di lotta partigiana nel Canavese, Anpi Cuorgnè, 1977

Ottobre 1944, Valsoana, Lino Castegnetto e Vincenzo Viano “Lingera” della 49°brigata Garibaldi,  Archivio Istoreto Fondo Novascone.

Il tempo che fa
Valchiusella
26 aprile 2017, 12:30
Temporali
Temporali
10°C
Temperatura percepita: 11°C
Pressione: 1010 mb
Umidità: 79%
Vento: 1 m/s SO
Raffiche di vento: 1 m/s
Alba: 06:24
Tramonto: 20:29
Previsione 26 aprile 2017
Giorno
Temporali
Temporali
12°C
Vento: 1 m/s NO
Raffiche di vento: 2 m/s
Previsione 27 aprile 2017
Giorno
Coperto
Coperto
11°C
Vento: 1 m/s NNO
Raffiche di vento: 2 m/s