LA VALCHIUSELLA E LE RISORSE IDROELETTRICHE

LA VALCHIUSELLA E LE RISORSE IDROELETTRICHE

Premessa

L’energia idraulica, ben conosciuta sin dall’antichità, èsempre stata una risorsaprivilegiata che l’uomoha saputo sfruttare e trarne buon profitto: pensiamo ai mulini per la macina dei cereali o ai magli per la lavorazione dei metalli o ancora, specie in Canavese, alle “piste” per battere la canapa.

Parlando invece di centrali idroelettriche le prime nacquero sul finire del 1800 e si diffusero abbastanza rapidamente un po’ in tutto il mondo. L’acqua divenne quindi l’elemento più utilizzato a far girare le turbine e a produrre energia elettrica sino alla comparsa sul mercato del petrolio a buon prezzo e al successivo impiego dell’energia nucleare.

Le risorse idriche della Valchiusella

Questa descrizione vuole illustrare quanto è stato fatto in passato, anche abbastanza recente, in Valchiusella circa lo sfruttamento di questa risorsa.

La Valchiusella, infatti, dispone di una buona ricchezza d’acqua, perciòi suoi abitanti sin dall’inizio del XX° si diedero da fare, certamente con tanti sacrifici, per costruire piccoli impianti idroelettrici adatti alle esigenze di allora. In pratica ogni paese aveva la sua “centralina” come:Traversella, Drusacco, Brosso, Vico, Rueglio, tanto per citarne alcuni.

Dopo la costituzione dell’ENEL nel 1962 e la nazionalizzazione di buona parte delle aziende elettriche, questi impianti finirono per essere acquisiti dall’Enel stessa e alcuni di essi, specie i più piccoli, furono abbandonati oppure smantellati.

In Valle è presente e in attività uno di questi impianti, ora di proprietà Enel, anche se insiste sul territorio valligiano solo per una parte: è la Centrale di Ponte dei Preti, il cui invaso, della capacità iniziale di circa 1,2 milioni di metri cubi, si trova nei pressi di Vidracco (Gurzia), e la centrale ha una potenza installata di 6.200 kW (6,2 MW).

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E’ stato realizzato all’inizio degli anni venti del secolo scorso, in ossequio alla politica dell’autarchia introdotta dal governo di allora che promuoveva lo sfruttamento dell’oro bianco, l’acqua appunto, sfruttamento che ebbe il suo massimo sviluppo negli anni trenta e quaranta.

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Proseguendo nel tempo, prima della seconda guerra mondiale una grande impresa di costruzioni torinese fece redigere alcuni progetti per sfruttare le acque del Chiusella e di alcuni suoi affluenti laterali, prevedendo la realizzazione di parecchie centrali, ma a seguito degli eventi bellici la cosa venne abbandonata.

Dopo la guerra, verso la fine degli anni cinquanta,un altro grosso gruppoindustriale, operante nel settore metallurgico con sede nella prima cintura torinese, fece redigere un nuovo progetto.

Quest’ultimo in particolare, redatto nel 1958, prevedeva ben quattro centrali, tutte lungo il corso del Chiusella. La prima di queste aveva l’opera di presa nei pressi di Fondo, con la centrale ubicata poco prima di Traversella (località Prelle), mentre l’ultima centrale, ubicata in territorio di Vidracco, scaricava l’acqua nell’invaso di Gurzia. Le altre due centrali in progetto erano situate a Meugliano e a Issiglio. La potenza complessiva prevista era di circa 10.000 kW e unaproducibilità media annua di oltre 50 milioni dikWh.

Anche quest’impianti non furono realizzati per mancanza di fondi dovuti alla crisi economica attraversata in quel momento dall’azienda.

Riferendoci al secolo scorso, la crisi petrolifera degli anni settanta con le sue conseguenze, stimolò la ricerca delle energie rinnovabili al fine di affrancare il paese, almeno in parte, dalla dipendenza del petrolio.

Contestualmente alla ricerca sulle rinnovabili però, fu incrementato anche lo sviluppo e l’impiego del nucleare per produrre energia, perciò per un certo periodo le rinnovabili finirono per essere considerate delle Cenerentole e dimenticate nel cassetto.

L’energia idroelettrica, in quanto energia rinnovabile, divenne di nuovo di attualità e oggetto di attenzione solo all’inizio degli anni ottanta, quando il Parlamento italiano legiferò in proposito, istituendo il Piano Energetico Nazionale e nel maggio del 1982 varò una legge specifica, la 308 sul risparmio energetico e lo sviluppo delle fonti rinnovabili, dando a tutti, enti pubblici e privati, la possibilità di produrre energia elettrica, cosa che fino a quel momento era una prerogativa esclusiva dell’Enel e di poche altre grandi aziende elettriche.

Sorsero quindi molte iniziative in tal senso, che vennero incentivate con contributi sia in conto capitale sia in conto interessi e si crearono così le condizioni per riattivare molti vecchi impianti abbandonati, che vennero perciò fatti nuovamente funzionare in molte parti d’Italia, stimolando anche nel contempo la realizzazione altri nuovi.

Analogamente la Regione Piemonte nel 1984 emanò una legge per l’attuazione del Piano medesimo e l’applicazione in campo regionale della legge 308 prima citata.

La Valchiusella, sotto quest’aspetto, inizialmente rimase un po’ refrattaria e venne coinvolta solo marginalmente da queste iniziative, probabilmente perché molti vecchi impianti erano ormai demoliti e scomparsi o, forse, per indifferenza.

Alla fine del 1984 fu però la Comunità Montana Valchiusella che pensò di verificare la possibilità di sfruttare le risorse idriche presenti in Valle, soprattutto per dotare la Valle stessa di una struttura che fosse in grado di sopperire ai continui e fastidiosi disservizi elettrici di cui era vittima, avviando nel contempo un piano energetico di valle.

L’iniziativa era ambiziosa perché intendeva elettrificare i territori non ancora asserviti dalla rete pubblica: in particolare tutta l’alta Valle a monte di Traversella e alcune zone rurali vicine a Rueglio.

L’idea degli Amministratori era anche quella di sfruttare queste risorse per creare nuovi posti di lavoro, sia per la realizzazione degli impianti, sia per la loro gestione e, a conti fatti, ricavarne anche un utile vendendo l’energia.

Un secondo obiettivo, non trascurabile, era quello che dai possibili proventi dovuti alla vendita dell’energia, si sarebbero potute realizzare altre opere utili sul territorio.

A questo scopo fu rintracciato il vecchio progetto del 1958 prima accennato e, dopo averlo esaminato al fine di stabilire quale impianto, dei quattro originali previsti, sarebbe stato possibile realizzare, venne identificato quello che meglio si adattava alle specifiche esigenze, sia come potenza, sia come ubicazione.

Con apposita Deliberazione la Comunità Montana incaricò un professionista per redigere un progetto iniziale. Questo progetto prevedeva un impianto della potenza di 3.000 kW con una producibilità media annua di circa 15 milioni di kWh.

La centrale era prevista nelle vicinanze di Issiglio, mentre l’opera di presa era ubicata presso le gole di Garavot. Alla fine però, conti alla mano, risultò al momento impossibile per l’Ente montano reperire i necessari finanziamenti. La spesa prevista era di circa 12 miliardi di vecchie lire.

            Poco tempo dopo anche un imprenditore privato presentò un progetto analogo a quello della Comunità Montana, che ne ricalcava praticamente le stesse caratteristiche e la medesima ubicazione. Non ottenne però l’autorizzazione perché l’ente montano avendo presentato il progetto in precedenza aveva la priorità sulla derivazione.

Il progetto della Comunità Montana rimase per qualche tempo sopito. Fu però ripreso e riadattato con potenza leggermente inferiore negli anni successivi e ripresentato dalla stessa Comunità, questa volta però in società con imprenditori privati, usufruendo di un finanziamento da parte della Regione Piemonte.

Nemmeno in questa occasione l’impianto poté essere realizzato perché nel frattempo era nata tra gli abitanti la consapevolezza che bisognava tutelare il territorio e le sue risorse idriche. Furono perciò sollevate molte proteste in difesa dell’ambiente, che alla fine riuscirono a bloccare la realizzazione dell’impianto.

            Tuttavia in valle le risorse idriche erano ancora tante e non mancarono altre iniziative in tal senso, in special modo mirate allo sfruttamento delle risorse minori, ossia installando piccoli impianti idroelettrici in grado di sopperire alle esigenze di piccole utenze quali: alpeggi, piccole comunità rurali, agriturismo, rifugi alpini ecc., con potenze disponibili anche solo di pochi kilowatt.

Ancora appena dopo la metà degli anni ottanta la Comunità Montana fece redigere uno studio di massima mirato alla elettrificazione rurale dell’alta valle, a quell’epoca ancora completamente priva di luce elettrica. Lo studio evidenziava la possibilità di realizzare sette piccoli impianti idroelettrici per una potenza complessiva di 500 kW.

Da questo studio, comunque, sono stati realizzati in seguito la centralina della Borgata Succinto, con potenza utile di 30 kW e un’altra centralina, realizzata successivamente da una società privata con un diverso progetto, con una potenza di circa 700 kW.

La centralina di Succinto, entrata in funzione nel 1988, per la verità sostituiva una vecchia centralina preesistente, che era entrata in funzione nel lontano 1938; a quell’epoca era l’unica borgata ad avere energia elettrica. La vecchia centralina disponeva però di una potenza molto modesta (3 kW), non era quindi più adatta alle moderne esigenze energetiche di un’intera borgata, anche se poco abitata durante tutto l’arco dell’anno.

Nel medesimo periodo la Comunità Montana, per affrontare in modo alternativo l’elettrificazione di una vasta zona rurale del Comune di Rueglio denominata “Volpiano”, fece effettuare un progetto di massima per riattivare la vecchia centralina idroelettrica ubicata sotto il vecchio ponte di Rueglio, anch’essa diventata proprietà Enel, appartenuta in precedenza alla gloriosa “Società Elettrica Ruegliese”. La centralina, all’epoca della sua piena attività, unitamente ad una seconda più piccola, dava la corrente ai paesi di Rueglio, Gauna, Alice Superiore, Pecco e Issiglio.

Il progetto mise in evidenza che con una serie di modifiche e interventi ben mirati, la potenza della centralina poteva aumentare dai primitivi 88 kW sino a 250 kW, permettendo l’allacciamento di una settantina di utenti della zona di Volpiano e di vendere all’Enel la parte restante di energia non utilizzata. Gli interventi contemplavano anche la realizzazione delle linee elettriche di allacciamento, sia in media tensione (15.000 volt), sia in bassa tensione (400/230 volt).

Il totale sfacelo però in cui si trovava questa centralina e i conseguenti costi elevati delle opere, sia per la riattivazione sia per gli allacciamenti, fecero abbandonare l’idea, dal momento che non c’era alcuna certezza di ottenere finanziamenti in tal senso.

Arrivando a tempi più recenti, anche il Comune di Traversella presentò un progetto per realizzare un impianto idroelettrico nei pressi della frazione Fondo, ma anche in questo caso non fu possibile costruirlo per le proteste sollevate in difesa dell’ambiente e conseguente diniego all’autorizzazione di derivare l’acqua da parte degli organismi preposti.

Infatti, attualmente le acque del Torrente Chiusella e dei suoi affluenti sono state definite: acque di maggior pregio, per via della loro qualità e purezza, quindi sottoposte a maggior tutela; praticamente intoccabili ai fini idroelettrici, pertanto ogni iniziativa finalizzata al loro sfruttamento non è al momento possibile.

Va detto però che malgrado i divieti in atto, recentemente una società ha presentato dei progetti per la realizzazione di due centraline idroelettriche nel territorio di Alice Superiore, delle quali una dovrebbe essere la ristrutturazione e riattivazione della vecchia centralina “Sotto il Ponte” di Rueglio, che si trova totalmente in territorio di Alice Superiore.

Il territorio valligiano comunque, al di la degli impianti  prima menzionati, è costellato, specie in alta valle, di piccole o piccolissime centraline poste a servizio di alpeggi o abitazioni rurali, con potenze variabili da poco più di 1 kW sino a qualche decina di kW.

Questi impianti nel contesto territoriale risultano praticamente invisibili e non impattanti, essendo tutti ad “acqua fluente” con prelievi idrici modesti o modestissimi e restituzione in alveo nella breve distanza..

La maggior parte di essi è stata realizzata a metà degli anni ottanta, usufruendo dei finanziamenti previsti dalla legge regionale citata in precedenza.

Anche per gli impianti su acquedotto, che alcuni comuni stanno di fatto realizzando, vale il discorso dell’impatto ambientale nullo, dove si sfrutta una derivazione già in atto senza attivare ulteriori prelievi.

Resta comunque il fatto che la Valchiusella sicuramente dispone di risorse idriche suscettibili di ulteriori sviluppi, occorre però che rimanga prioritaria la tutela dell’ambiente valligiano, che per fortuna non è ancora compromesso.

La filosofia che dovrebbe ispirare la realizzazione di un qualsiasi impianto è che se da una parte può portare benefici agli abitanti, favorendo l’impiego di manodopera locale per realizzarli e per gestirli, stimolando anche la permanenza del presidio umano sul territorio, dall’altra parte non deve stravolgere o turbare gli equilibri ambientali esistenti.

Una cosa altrettanto importante e che occorre ribadire è quella che l’acqua è una delle poche risorse presenti in Valle e, ammesso che sia possibile un suo sfruttamento ricavandone qualche utile, quest’ultimo dovrebbe andare ad esclusivo beneficio dei valligiani.

Giuseppe Ricco

RESPONSABILE DEL SITO

Luigi Bovio

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EDITORS
Andrea Tiloca, Mauro Gillio, Enrico Bovio
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