DON GIOVANNI BATTISTA MATTE’ RIF

Giovanni Battista Mattè Rif  ebbe i natali a Inverso nell’anno 1810.
La sua vocazione sacerdotale sbocciò in tenera età, forse anche alimentata dallo zio don Domenico Mattè, il quale fu rettore di Succinto dal 1820 al 1857.
Certo è che il giovane Giovanni Battista compì con notevole profitto i suoi studi, primeggiando innanzitutto nell’apprendimento delle lingue classiche.
Ordinato sacerdote nel 1834, iniziò la sua vita pastorale come coadiutore nelle parrocchie di Succinto e di Fondo Valchiusella, ma ben presto gli fu assegnata la cattedra di lettere e latino al seminario vescovile di Ivrea.
Fu stimato insegnante ed apprezzato umanista per diversi anni. Fu altresì insigne esaminatore sinodale, ma il suo carattere mite ed allo stesso tempo fermo nei propositi, indussero il Vescovo Luigi Moreno a nominarlo arciprete di Castellamonte nel 1851.
Va detto che Castellamonte è una delle più antiche parrocchie della diocesi eporediese, quantunque non se ne conosca precisamente l’origine. In epoca medievale vi sorgevano due chiese: una dedicata a San Pietro, l’altra a San Martino.
Nel XIII secolo l’antica chiesa di San Pietro risultava troppo angusta per la crescente popolazione, sicché si iniziò ad officiare nella chiesa di San Paolo che si trovava nel capoluogo.
Nel secolo XIX anche la chiesa di San Paolo cominciò a non essere più abbastanza capiente per il gran numero di fedeli, e così vennero realizzati diversi progetti per l’erezione di un nuovo edificio di culto. Il più importante di tali disegni è senza dubbio quello di Alessandro Antonelli, il famoso architetto dell’ineffettuabile.
L’Antonelli, passato alla storia per vari progetti, i più conosciuti dei quali sono la Mole di Torino e la cupola di San Gaudenzio a Novara, presentò il grandioso progetto di una chiesa che avrebbe dovuto essere di dimensioni quasi uguali alla Basilica di San Pietro in Roma.
I lavori per questo imponente edificio iniziarono col sostegno della cittadinanza nel 1842, ma dopo la realizzazione delle mura perimetrali a di alcune colonne, furono interrotti nel 1846 per mancanza di fondi.
Diversi furono in quegli anni i contenziosi tra la Curia Vescovile e l’Amministrazione comunale di Castellamonte a causa dell’erigenda nuova chiesa parrocchiale.
L’allora arciprete don Ubertino Rattonetti da Muriaglio, insediatosi nel 1839, ebbe il suo bel da fare per pacificare gli animi, per placare le liti e per risolvere la spinosa questione di una numerosa comunità come quella castellamontese, priva di un edificio idoneo per le sue celebrazioni. I suoi sforzi però non ebbero apprezzati risultati.
Alla morte di don Rattonetti, avvenuta nel 1851, la “questione” della nuova chiesa non era ancora risolta, anzi, era diventata più spinosa che mai.
Nel dicembre del 1851, in un clima tutt’altro che sereno, anzi, con gli animi più esacerbati che mai in tutta la comunità, il quarantunenne professore di Inverso prendeva possesso della sua nuova sede parrocchiale.
Molti riponevano in don Mattè grandi speranze, primo tra tutti Monsignor Moreno.
Il nuovo arciprete, mise in campo tutte le sue doti umane ed intellettive e si gettò a capofitto nella complessa questione. Egli era uomo di gran diplomazia e di straorinaria intelligenza ed infatti, nel giro di pochi mesi, riuscì nell’intento di riconciliare le varie fazioni e tendenze di pensiero.
Con pazienza e solerzia, risolutivamente accantonato il progetto dell’Antonelli, venne preso in considerazione il progetto del torinese architetto Luigi Formento e del conte Edoardo Mella di un edificio sacro in stile neogotico longobardo che impegnasse la parte che nella chiesa antonelliana avrebbe dovuto essere occupato dal presbiterio.
Grazie a questa più modesta ma allo stesso tempo ottima soluzione, dopo un travagliato trentennio, il 18 luglio 1875, Castellamonte ebbe finalmente la sua ampia e bella nuova chiesa, la stessa che si può ammirare ancora oggi.
Va detto che la vita da parroco di Castellamonte di don Mattè, girò tutta intorno a quella grandiosa rotonda dell’architetto di Ghemme. L’arciprete alla giuda della Congregazione di Carità, la quale si occupava di assistere e sostenere i malati, gli anziani e i poveri, tra il 1855 e il 1856, promosse la fondazione dell’Asilo infantile il quale funzionò in un’area tra la Rotonda e l’ospedale comunale fino al 1938, anno in cui venne trasferito in altro loco. Sotto la sua guida riprese vita anche l’oratorio e gran parte della vita religiosa del paese.
Come vicario foraneo compì accurate visite nelle parrocchie subvicariali: Baldissero, Borgiallo, Chiesanuova, Campo, Cintano, Colleretto Castelnuovo, Sant’Anna dei Boschi, Muriaglio, Sale e Villa Castelnuovo.
Intanto non smise mai di studiare, di scrivere e di compiere apprezzate traduzioni dal latino, la più conosciuta delle quali è forse quella della Divina Commedia di Dante Alighieri, la quale com’è noto nel settimo canto del Purgatorio, fa anche un breve accenno alla nostra terra: “Quel che più basso tra costor s’atterra / guardando in suso, è Guglielmo marchese / per cui e Alessandria e la sua guerra / fa pianger Monferrato e Canavese”.
Così, poco alla volta, quel presule valchiusellese, accolto con molta freddezza al suo insediamento, il quale avvenne senza le solenni cerimonie dell’epoca, diventò uno dei personaggi più amati di Castellamonte, tanto che nel 1890, in occasione del suo ottantesimo compleanno, si organizzarono vari festeggiamenti e ricevette gli attestati di gratitudine di tutto il paese, ben consapevole dell’immane lavoro che il suo parroco aveva compiuto per il bene comune.
Dopo più di quarant’anni alla giuda della comunità castellamontese, don Giovanni Battista Mattè, rese l’anima al Signore all’alba del 15 gennaio 1892.
Le sue spoglie mortali riposano nel cimitero di Castellamonte. La piccola cascina dove nacque a Inverso è ancora in piedi, come le opere da lui realizzate.
Si spera resti viva anche la memoria di un uomo che con i suoi talenti e il suo fervido impegno ha reso un grande servigio alla nostra terra.

Ponte di Inverso

 

RESPONSABILE DEL SITO

Andrea Tiloca

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Andrea Tiloca, Mauro Gillio, Enrico Bovio
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