SUCCINTO FRA STORIA E REALTA’

SUCCINTO FRA STORIA E REALTA’

Evoluzione e sviluppo di un piccolo borgo di montagna

 

Testo e foto di Gianmarco QUACCHIO*

 

 

 

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Figura 1 Succinto in veste autunnale, dominata da Monte Marzo

 

 

 

PREFAZIONE

Fin dai tempi della scuola, siamo stati portati a considerare la Storia come una ricerca dei fatti salienti del passato, quelli che –  per intenderci – hanno portato ad eventi significativi per l’intero genere umano e che di conseguenza vengono annoverati nei libri, trovando così una collocazione eterna nel nostro Sapere e rappresentando, in un certo modo, la verità assoluta, una verità, per così dire, intera.

Tuttavia, parafrasando un noto filosofo inglese, Alfred North Whitehead, trovo più corretto dire che non esistono verità intere: di fatto, tutte le verità sono mezze verità e il vero problema consiste nel volerle trattare come verità intere, adagiandoci quindi su ciò che ci viene trasmesso senza porci ulteriori domande e senza voler approfondire determinati argomenti.

Quindi, se da una parte è vero ed indiscutibile che la Storia possa essere definita come l’insieme degli eventi e dei potenti che a livello mondiale hanno determinato la sorte dei loro popoli sia nel bene che nel male, è pur vero che esiste una Storia minore, di certo non per importanza, che – anche se non ha influito direttamente sugli equilibri dello scacchiere internazionale – è fondamentale per conoscere appieno un territorio ed i suoi abitanti. In questo modo, tramite gli eventi di tutti i giorni, è possibile conoscere le vicissitudini di uomini che –  sebbene risultino sconosciuti ai più, non potendo fregiarsi di un posto riservato nella “Storia” –  sono sicuramente dotati di un animo più nobile e di un vissuto più interessante rispetto a certi squallidi individui che tutto il mondo conosce solamente perché hanno magari rivestito importanti incarichi di governo, o peggio, hanno compiuto qualche atto criminale di estrema efferatezza .

Sulla base di quanto sopra esposto, nasce questo modesto “esperimento” con il quale vorrei condividere documenti e racconti parte della storia della Valchiusella.

Amo profondamente questa terra, alla quale appartengo, e non ho parole per descrivere tale sentimento; è come una simbiosi, è uno scambio continuo, una fonte di serenità e pace. E anche tenendo conto dei problemi e dei disservizi che può avere una piccola valle montana, periferia dimenticata della grande “Città Metropolitana”, rimane indissolubile in me il fatto di non saper immaginare altro posto in cui vivere; questa, in una parola tanto semplice quanto evocativa, è la mia Casa.

Ciò premesso è inutile dire che mi appassiona qualsiasi cosa inerente i miei “monti” ed è così che consultando lo splendido sito www.valchiusella.org , prova concreta di come i Valchiusellesi sappiano collaborare senza fermarsi ai confini amministrativi (che invece sembrano troppo spesso ostacolare la cooperazione fra gli enti locali anche su questioni basilari), ho pensato di voler fornire un piccolissimo e modesto contributo anch’io, mediante la pubblicazione di alcuni documenti di cui ero in possesso e che ho trovato molto interessanti sia per i contenuti di tipo storico, che per quelli prettamente personali.

I documenti che seguiranno sono incentrati esclusivamente sulla borgata di Traversella a me più cara: Succinto.

Naturalmente adoro  anche tutte le altre frazioni di Traversella, il mio ridente paesello, che apprezzo con tutto il cuore e nel quale vivo e lavoro da sempre, non perdendo mai occasione di calzare gli scarponi, iniziando a percorrere “in punta di vibram” la moltitudine di sentieri che il territorio offre, udendo intorno a me, oltre al mio respiro e all’incedere dei miei passi, la miriade di suoni che sa donare solo la Natura incontaminata. Devo riconoscere però, che Succinto merita un discorso a parte, perché Succinto è da sempre stato un borgo particolare, nel quale la comunità si è ininterrottamente distinta per ingegno e spirito di innovazione, non solo restando al passo coi tempi, ma prodigandosi per un incessante miglioramento delle condizioni di vita della collettività, dimostrando un attaccamento al territorio che non ha eguali.

Nei miei ricordi di ragazzino, affiora ancora la prima volta che mi recai in questo borgo, rimanendo piacevolmente colpito dal senso di bellezza che sapeva comunicarmi quell’insieme ordinato e curato di case che trasparivano di dignità ed orgoglio. Era un’assolata mattina d’estate, di quelle in cui una brezza fresca mitigava la temperatura, rendendola perfetta, anche in ragione della camminata lungo la mulattiera in pietra (all’epoca non esisteva altra via di accesso!) e rammento che quando arrivai a destinazione con la mia famiglia rimasi strabiliato, non potendo mai immaginare che al termine di quella ripida scalinata potesse comparire un paesello così bello:  ogni uscio era lindo e tutti gli angoli erano addobbati da fiori in un tripudio di colori, per non parlare degli orti con “preus” che parevano tracciate con la lignola, da quanto erano dritte e parallele tra loro. Tutto ciò comunicava, oltre ad un fascino intrinseco, una vitalità senza pari, che difficilmente si poteva riscontrare in altre realtà limitrofe.

Oggi ho perso il conto delle innumerevoli occasioni in cui mi sono recato in quel di Succinto, e malgrado ne conosca ormai quasi ogni pietra, non smetterei mai di andarci, provando sempre l’emozione della prima volta.

E’ così che negli anni mi sono appassionato a questo borgo, ed ogni occasione era buona per ascoltare qualche racconto in merito; con il passare del tempo sono poi venuto in possesso di alcuni documenti, riguardanti Succinto e i suoi abitanti. Personalmente li ho trovati molto interessanti e, riflettendoci su, ho realizzato che sarebbe stato un vero peccato confinarli in un cassetto, perché ciò avrebbe voluto dire impedirne la divulgazione; sulla base di queste considerazioni ho ritenuto che fosse necessario fare qualcosa che ne consentisse una diffusione.

E’ stato questo lo spunto che mi ha portato a trascrivere pazientemente tali documenti, coronandoli ogni volta con una mia breve riflessione. Lo scopo non è solamente quello di trasmetterne i contenuti, bensì quello di manifestare la mia ammirazione, tributando un doveroso riconoscimento ai Succintesi, di ieri e di oggi.

Com’è ovvio, questo breve saggio non si sarebbe potuto realizzare senza il contributo indispensabile di chi a suo tempo mi ha fornito la documentazione proposta.

Ed è per questo motivo che ringrazio Marco PISTONO, mio principale ed onnisciente referente che – in concorso con Don Guido GRIFFO, parroco Succintese D.O.C. –  ha saputo fornirmi preziosi appunti e documenti; un ringraziamento anche a Felicino NICOLINO per la generosa ospitalità che non tradisce il suo essere di Succinto e per le magnifiche foto fornite, e cara gratitudine anche a Giovanni GIACCHETTO per le foto d’epoca che ritraggono GIONO Bartolomeo e Don Carlo Rolfo, nonché per i suoi aneddoti e i racconti di vita vissuta riferiti con simpatica goliardia di fronte ad un buon bicchiere di vino.

Prima di iniziare, vorrei ancora riportare una mia breve nota, per consentire al lettore, che ancora non conosce Succinto, di saperne un po’ di più sulle sue origini.

In base ai racconti popolari che si tramandano da tempi immemori, sembra che le origini di Succinto si debbano all’esasperazione di alcuni audaci margari che – vessati oltre ogni possibilità da balzelli ed imposte da parte dei Signorotti di Brosso – con  ardito spirito di iniziativa, decisero di trasferirsi in una zona montana impervia, la cui orografia ne consentisse una facile difesa; di certo l’erta rupe circondata dai Torrenti Tarva e Chiusella si prestava egregiamente a questo scopo. Ed è così che – indicativamente sul finire del XIV secolo un certo numero di famiglie si trasferì in quella località, edificando le prime baite fino alla creazione del borgo che conosciamo oggi.

Succinto, originariamente, faceva parte di quello che veniva chiamato Comune di Valchiusella, che in effetti non è mai stato un vero e proprio Paese nel senso stretto del termine, ma piuttosto un insieme di borgate con capoluogo Fondo, l’unico dei “cantoni” – insieme al più alpestre Tallorno –  edificato lungo le sponde del torrente Chiusella, a differenza degli altri arroccati sul fianco delle montagne.

Il comune di Valchiusella fu poi sciolto ed accorpato territorialmente con il limitrofo Comune di Traversella durante il Ventennio, nell’ottica di un’ottimizzazione amministrativa; una lettera prefettizia del 21.11.1928 nella quale si “proponeva” di unire i due comuni portò alla conseguente deliberazione del Consiglio Comunale, assecondando così la richiesta del Podestà; nel frattempo tutto il territorio valchiusellese era stato incorporato nella novella Provincia di Aosta, creata con Regio decreto n. 1 del 2 gennaio 1927, nella quale confluirono i comuni dei soppressi circondari di Ivrea (già Provincia di Torino) e di Aosta; inutile dire che tale decisione creò non poco malcontento nelle genti canavesane, che si trovarono di punto in bianco inglobati in una provincia con usi e costumi assai differenti da quelli del luogo e per di più con capoluogo Aosta. La situazione rimase invariata fino a quando le truppe francesi, nella primavera del 1945, occuparono il territorio valdostano, facendo così cadere la Provincia. Successivamente, la soppressione della Provincia di Aosta venne ufficializzata mediante Decreto Legge Luogotenenziale in data 7 Settembre 1945, n. 545 entrato in vigore il 5 ottobre dello stesso anno, con il quale al secondo comma dell’articolo 1, si stabilisce che i comuni non compresi nel territorio della Valle (ndr d’Aosta), sono aggregati alla Provincia di Torino.

Oggi, Succinto costituisce una delle numerose frazioni del Comune di Traversella, il quale – come precisato – ha inglobato nel suo territorio anche quello dell’ex Comune di Valchiusella, diventando così la realtà territoriale maggiormente estesa di tutta la Valchiusella, con poco meno di 40 Km quadrati di superficie.

Dopo questa breve nota, di seguito verrò quindi a proporre la fedele trascrizione di una serie di documenti, alcuni dei quali antichi manoscritti con interessanti dati storici e descrittivi, altri sbiaditi fogli scritti a macchina, appunti costituenti delle vere cronistorie degli eventi accaduti nella storia della piccola comunità montanara. Si avverte il lettore che i testi sono proposti con i termini e la punteggiatura originali, pertanto alcune delle parole o delle locuzioni impiegate potrebbero apparire obsolete, in disuso od addirittura errate.

Si tratta esclusivamente di documenti di provenienza religiosa, che indubbiamente per l’epoca costituiva l’autorità indiscussa in termini di Cultura ed informazione e che, al di là del linguaggio aulico, a volte retorico e sempre forbito, trasmettono però una quantità infinità di dati, dai più significativi a quelli solo di sfondo, ma che ci consentono di aver l’impressione di aver conosciuto di persona l’uomo che ci descrivono, oppure di sapere quale evento accadde un determinato giorno, chi vi presenziò ed addirittura le condizioni meteo di quella giornata, il tutto in maniera così dettagliata d’aver la sensazione di aver vissuto tale esperienza in prima persona. Molti degli scritti riportati sono stati redatti da Don Carlo Rolfo, prevosto di Succinto negli anni immediatamente antecedenti la Seconda Guerra Mondiale, mentre altri sono riconducibili a pubblicazioni del Bollettino Parrocchiale ad opera di Don Bracco, dello stesso Don Rolfo e – in tempi più recenti – di Don Silvio. Non mancano inoltre documenti di autore ignoto ed altri splendidi scritti di coloro che si sono definiti “Gli amici di SUCCINTO”.

Spero di non aver annoiato il lettore né con la presente premessa, né soprattutto con ciò che seguirà, augurandomi che qualcuno possa trovare interessante ciò che di seguito propongo, almeno tanto quanto l’ho giudicato appassionante io.

Dedicato alla mia Famiglia, a cui voglio bene, anche se non glielo dico mai abbastanza.

 

 

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Figura 2. Il borgo di Succinto in una sbiadita cartolina d’epoca circondato dagli originari ripidi pascoli: si noti come appariva erbosa la Cimetta, sormontata dalla Croce.

 

 

CAPITOLO 1

 

Come primo capitolo di questo breve saggio, vorrei proporre un documento battuto a macchina da Don Carlo Rolfo. Si tratta di un omaggio in ricordo di Giono Bartolomeo, figura eclettica ed intraprendente della piccola borgata di montanari, con il quale Don Rolfo ha condiviso gli anni in cui è stato prevosto a Succinto.

Il documento, scritto a macchina e rovinato dai segni del tempo, non è datato, ma possiamo comunque localizzarlo dal punto di vista temporale in quanto è stato redatto a vent’anni dalla morte di Giono Bartolomeo, il quale venendo a mancare nel 1959, fa sì che tale scritto risalga al 1979, dopo il 2 Luglio. Nello stesso anno, a pochi mesi di distanza, verrà a mancare anche lo stesso Don ROLFO.

L’omaggio è strutturato in più paragrafi, ognuno dei quali percorrente un diverso periodo storico. Partiamo così dal 1934, anno di arrivo di Don Rolfo a Succinto, apprendendo che gli abitanti della borgata sono in tutto 45; in effetti questo dato, peraltro ribadito nel bel ricordo che gli “Amici di Succinto” hanno riservato al giovane Sacerdote, contrasta con quanto specificato nel bollettino parrocchiale del 1937, ove – in occasione del 150° anniversario della Parrocchia, lo stesso Don Rolfo riporta che la popolazione si attestava intorno al centinaio di individui; potrebbe darsi che il riferimento numerico maggiore riguardi gli abitanti dell’intera Parrocchia di Succinto e quindi anche Cappia e Pianezza… oppure che i quarantacinque fossero i presenti in occasione del suo arrivo, comunque una gran folla se rapportata al contesto.

Approfondendo maggiormente la questione e rispolverando quanto descritto dal Bertolotti nella sua opera “Passeggiate nel Canavese” risalente al 1871, apprendiamo che la borgata di Succinto, descritta nel Capitolo LXXVIII “VALCHIUSELLA”, è abitata da circa 30/35 famiglie, il ché collima alla perfezione con quanto si riporta in una antecedente Deliberazione del Consiglio Comunale di Valchiusella del 1847 ove si afferma che il borgo vanta ben 187 abitanti. In tal modo i dati forniti combaciano in maniera migliore, partendo dai 187 abitanti del 1847 , probabilmente già in diminuzione nel 1871 (lo si deduce dal numero di famiglie) per poi arrivare al centinaio di individui riscontrati da Don Rolfo in occasione del 150° anniversario di erezione della Chiesa Parrocchiale, ovvero nel 1937. Se i dati sono corretti si evidenzia quasi un dimezzamento della popolazione nel giro di novant’anni, uno spopolamento a dir poco allarmante …

Succinto, nell’ambito del Comune di Valchiusella, ha sempre rivestito un ruolo rilevante: del resto la sua invidiabile posizione geografica ne consentiva uno stanziamento stabile durante tutto l’anno: gli abitanti di Succinto inoltre non erano solamente allevatori, ma anche minatori, muratori, falegnami, calzolai e commercianti; il loro spirito di innovazione e la ferrea volontà avevano determinato uno sviluppo che nessun altro dei cantoni dell’ex Comune di Valchiusella poteva vantare; non per nulla la frazione in questione  assomigliava più ad un paese che ad una borgata montana, sia per come era strutturata che per la componente sociale molto variegata. Di fatto ben un terzo della popolazione dell’intero Comune di Valchiusella, risiedeva nella Parrocchia della Santissima Trinità, il che significava che oltre il 30% degli abitanti erano concentrati principalmente a Succinto e Cappia; che Fondo fosse il Capoluogo era un fatto dettato più dalla necessità di individuare un luogo centrale rispetto al territorio comunale, che non all’effettiva importanza economica e sociale che rivestiva tale borgo.

Come impareremo proseguendo nella lettura, Succinto e i suoi abitanti non perderanno mai occasione per migliorarsi e reinventarsi, sempre con lo sguardo puntato al futuro, come dimostrano la centralina elettrica, la teleferica, la strada …  un’indole questa, già presente nei Succintesi fin da tempi più remoti e che mai si è mutata nel tempo; giusto per citare nuovamente il caro Bertolotti, nel 1850 il buon Rettore D. G. B. Matté, mediante un’ardita derivazione di una sorgente, allestì un acquedotto con oltre 900 metri di tubazione, al fine di far sgorgare il prezioso liquido, fin davanti alla Chiesa Parrocchiale, in posizione centrale e comoda per tutti gli utenti della borgata: lascio solo immaginare al lettore cosa significhi realizzare un’opera di questo genere, in quel contesto ed in quell’epoca … quell’acqua pregiata zampilla fiera ed abbondante ancor oggi, pronta a dissetare chiunque ne abbia bisogno: se non è pura intraprendenza questa …

Proseguiamo poi con il racconto del biennio 1936 – 1937 nel quale grande impulso fu dato all’avvio dello studio e della progettazione della centralina elettrica con lo scopo di portare finalmente Succinto fuori dal “Medioevo”.

Nel 1938 si avviarono finalmente i lavori e nel giro di 7 mesi l’opera fu compiuta  con “le luminarie persino alla Cimetta”… che rammarico vederla ora in totale abbandono. Oltre ai nominativi di chi partecipò attivamente alla costruzione o che fornì elargizioni in merito, apprendiamo anche che durante i lavori “non capitò il più piccolo incidente”.

E che dire dello spirito di sacrificio dei signori Nicolino Martino e Griffo Rinaldo, che per il bene della comunità, che necessitava di fondi per realizzare le opere della centralina, lasciarono il loro caro borgo per recarsi nell’Africa Orientale, a lavorare duramente in un assolato cantiere stradale, con lo scopo di guadagnare qualche lira da destinare all’amata Succinto.

Successivamente si ripercorrono le incredibili doti del signor Giono Bartolomeo, abile in qualsiasi mestiere, sia esso muratore, falegname o pittore, riconoscendone lo spiccato senso artistico. Inoltre a lui si deve l’iniziativa di metter in opera il Parco della Rimembranza alla Cimetta, in ricordo dei Caduti in guerra in terra straniera.

Infine, un risvolto molto curioso legato ad alcune incisioni rupestri, sia in Località Tonfrà che presso Cappia che Giono conosceva molto bene, frequentandole abitualmente. Quest’uomo dagli innumerevoli pregi ed abilità, rinomato proprietario e gestore del “Rifugio Alpino del Gran Rok” morì tragicamente, scivolando in un dirupo, ove stava falciando il fieno, lasciando dietro sé un vuoto incolmabile in tutti coloro che ebbero la fortuna di conoscerlo: era il 2 Luglio 1959.

 

 

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Figura 3 Splendida immagine di Giono Bartolomeo, immortalato sulla soglia del suo amato Rifugio Alpino del Gran Rok:

era il 6 ottobre 1958.

 

 

GIONO BARTOLOMEO – a 20 anni dalla sua morte

Richiesto di fare un Medaglione – Ricordo del Sig. Giono Bartolomeo – Cittadino di Traversella / Succinto, accettai molto volentieri.

Guardando nello specchio retrovisivo del tempo, lo ricordo così:

Giono Bartolomeo era nato a Succinto il 18/11/1881 – Secondo le ricerche del Sig. Daniel Justum, sarebbe un antenato del celebre romanziere francese JEAN GIONO (vedi estratto da rivista “Studi Piemontesi” – Marzo 1979-Vol. VIII° Fasc.I° – Torino).

Come tutti i borghigiani di quel ridente paese, frequentò le prime classi elementari della Scuola di Succinto.

Giono Bartolomeo era molto intelligente, con un profondo spirito di osservazione. Il cuore aperto e generoso rendeva la personalità affabile ricercata e gradita. Sapeva sempre dire, al momento giusto, una buona parola di ottimismo ornata da un sorriso bonario e dolce. Era di ingegno versatile, un buon ragionatore, un gran lavoratore e soprattutto aveva una profonda fede religiosa. L’ospitalità e la gentilezza nell’accogliere e trattenere gli ospiti del suo “Rifugio Alpino” del Gran Rok (che si era costruito ed arredato con buon gusto tutto da solo) era proverbiale.

Il cognome “Giono” impersonava genericamente l’Alta Valchiusella” e significava specificatamente “Succinto”.

IL PRIMO INCONTRO

29 Dicembre 1934

Il nuovo Rettore di Succinto, accompagnato dal Rettore di Traversella Don Ghiringhello, quando arrivò in vista della Chiesa Parrocchiale, fu sorpreso dal suono festoso delle campane, mentre, dal piccolo piazzale, Don Bracco, coi ragazzi della Scuola e gli abitanti della Borgata, (45 in tutto), gridavano saluti ed evviva tra uno sventolio di fazzoletti.

Il nuovo Rettore era commosso. Il bravo campanaro era il Sig. Giono. Dopo il saluto cordialissimo di Don Bracco, si presentò Giono che parlò a nome della Borgata e li invitò tutti al suo “Rifugio Alpino” per il pranzo.

A sera Giono ritornò in Canonica, per dare la “Buona Notte” al giovane Rettore spaesato, ed arrivò proprio nel momento in cui questi cercava l’interruttore della luce elettrica. Tra di loro si fece questo dialogo:

“Che cosa sta cercando Sig. Rettore?” – “Non trovo l’interruttore della luce elettrica” gli rispose – “Purtroppo qui siamo ancora nel lontano Medioevo e, di notte, la nostra luce è quella della candela” – il Rettore continuò: “Ma non è possibile risolvere questo problema …?” – E LUI: “Qui nessuno ha una certa istruzione e mai qualcuno ha pensato di darci una mano” – “Lei è giovane, ha studiato molto e potrebbe quindi pensare al nostro caso … ma l’unica e la più grossa difficoltà è la nostra grande povertà di mezzi …”

Il giovane Sacerdote, commosso, si congedò da Giono con le parole:” Il Vangelo dice che il povero è il prediletto di Dio …. Coraggio … la Divina Provvidenza non ci abbandonerà”.

 

1936 – 1937

Il giovane Prete ventinovenne, coi Sig.ri Giono, Nicolino Giacomo, Nicolino Martino e Griffo Rinaldo, dopo molti sopralluoghi lungo il torrente Tarva, scelsero la località più adatta e più comoda per costruire la centralina elettrica.

Il rettore si annotò le misurazioni occorrenti  e si mise a studiare.

Quando ritenne buona la preparazione culturale, portò i suoi disegni e progetti al Sig. Geom. Bario Giacomo di Vico Canavese perché preparasse gli elaborati richiesti dalla Legge onde ottenere l’autorizzazione legale del Genio Civile per iniziare i lavori. Il bravo Geom. Bario fù tanto gentile che nel giro di pochi giorni, ci accontentò e così ottenemmo il nulla osta desiderato.

Il Rettore fece esaminare il progetto dal Sig. Giono e poco tempo dopo questi gli rispose che, come lavoro manuale, era in grado di eseguirlo, però se fosse stato coadiuvato dal Sig. Nicolino Giacomo, competente in muratura.

A questo punto si fece un’assemblea delle famiglie che desideravano la luce elettrica (6 in tutto) e si decise di mettere in comune i nostri risparmi per poter affrontare le prime spese. Giono si assunse, col sig. Nicolino Giacomo, la direzione dei lavori ed impiantò il piccolo cantiere al Mulinetto, mentre i due Soci, il Sig. Nicolino Martino ed il Sig. Griffo Rinaldo lasciarono il fresco dei loro monti per recarsi in un cantiere stradale infuocato nell’Africa Orientale, per guadagnare denaro.

Esempio commovente di collaborazione.

 

 

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Figura 4 Succinto, come appare dall’alto dei Piani di Cappia: all’estrema destra, libero su quattro lati e fronteggiante la strada comunale, il Rifugio Alpino del Gran Rok dell’indimenticato Giono Bartolomeo.

31 Gennaio 1938

Dopo una bellissima Funzione Religiosa, ebbero inizio i lavori. Grande entusiasmo e tanta buona volontà. I lavoratori del Signor Giono erano: il rettore, il Sig. Nicolino Giacomo, il Sig. Nicolino Felice, che mandò in sua vece (perché inabile) i figli Riccardo e Janno (ndr si tratta di Nicolino Agliano, così soprannominato) , Nicolino Ettore, Nicolino Achille e Giono Domenico.

Si lavorò sodo per circa 7 mesi e la luce arrivò. Gioia indescrivibile e luminarie persino alla Cimetta. Festa anche per tutte le persone ed Enti che ebbero fiducia in noi, ci sostennero finanziariamente con contributi come i Dottori Scala  di Rueglio (padre e figlio), l’Avvocato Edoardo Dagasso, la Famiglia Ceratto, la Banca d’Italia , la Cassa di Risparmio di Torino, l’Istituto San Paolo, il Banco di Roma, la Banca Commerciale, moltissimi altri anonimi.

Inoltre ci aiutarono, con Mons. Filippello Vescovo di Ivrea, e con molte offerte molti Villeggianti e tanti gitanti attirati a Succinto dalla curiosità di visitare una piccola Mostra di minerali, di erbe e fiori medicinali, di arte ed artigianato locali.

Durante il lavoro non capitò il più piccolo incidente.

Chiuso il Cantiere si tirarono le somme. La spesa totale per il materiale, macchinario e murature, era stata di L. 25.500, completamente pagata.

Eravamo tutti stupiti, meravigliati, commossi. Giono diceva:” E’ stato un lavoro duro … ma è proprio vero che la Fede in Dio e nella Sua Provvidenza compiono i miracoli.”

La realizzazione di quest’opera, per noi eccezionale, fù solo possibile per l’intervento di Dio e la tenacia di uomini come il Sig. Giono e del Sig. Nicolino Giacomo, l’unione e la collaborazione in denaro e lavoro da parte di tutti.

La Valle ha delle belle teste, di grandi lavoratori e degli uomini Credenti.

 

GIONO AVEVA UN BUON GUSTO ARTISTICO

Le orme di questo Personaggio che ha dell’eccezionale ed era un autodidatta, si trovano anche in altri settori.

Quando il Rettore preparò un vano adiacente al campanile, per fare un Teatrino, Giono fece il lavoro da muratore e falegname, con abilità, pitture scenari e quanto secondo la bisogna e truccava anche gli Attori.

Dove si sente di più la presenza di Giono è nella Chiesa Parrocchiale. Una scossa sismica aveva lesionato gravemente il bellissimo edificio sacro da renderlo pericolante. Per assicurarne la sua stabilità si è dovuto ricorrere all’Impresa Edile Giorgio Dionisio di Traversella, che, oltre alla posa delle chiavi, eseguì altri lavori di restauro. La cupola, che era affrescata, con l’infiltrazione di acqua, aveva perso la tinta ed il colore. Il Rettore conoscendo l’abilità di Giono, ed approfittando dell’impalcatura del ponteggio, lo invitò ad eseguire i lavori di ritocco degli affreschi.

Lo fece così bene che ebbe molti elogi da tutti. Giono più volte parlò col Rettore che avrebbe desiderato tanto ricordare i Caduti in guerra di Succinto con un Parco delle Rimembranza. Si studiò il problema e lo si localizzò alla Cimetta. Egli stesso ideò e costruì i cippi in cemento armato e ne fece la posa.

Il parco dei Caduti piacque tanto e risultò un capolavoro. Alla solenne inaugurazione vi prese parte anche un reparto dell’esercito e Giono fu molto applaudito e meritatamente festeggiato.

Gli Anziani del Paese dicevano di avere mai visto tanta gente a Succinto e di avere mai udito della musica così bella ed una festa così riuscita.

 

 

 

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Figura 5 Intenso ritratto di Bartolomeo GIONO

Questo montanaro, profondo conoscitore delle cose, dei fatti e degli avvenimenti, era anche appassionato di archeologia. Più volte mi portò in Regione Tonfrà, per osservare l’impronta di un grosso piede umano, impressa in un masso erratico, ed in altre località, ove, secondo lui, vi erano stati stanziamenti umani preistorici.

Alla mia domanda che ne pensasse delle molte croci incise sulla pietra della Via delle Anime, presso il pilone di Cappia, se fossero antiche o se potessero avere qualche significato mistico o un altro significato – Giono rispose:  “Ma no … tutt’altro. Quelle croci hanno un altro significato. Non sono vecchie e sono per lo più molto recenti. Ognuna ricorda una o più persone che in quel luogo persero la vita, per causa, soprattutto, del gelo. Mi spiego, la neve e la tormenta riempie la strada mulattiera fino al punto da annullare il parapetto difensore sullo strapiombo e quindi i passanti inesperti, scivolando sulla neve e sul ghiaccio, finivano nel grande vuoto. I parenti ricordarono i loro cari con una Croce fatta incidere sulla pietra. Per indicare il punto preciso dell’incidente facevano fare una freccia direzionale al termine dell’asta basale della Croce. Purtroppo io mi ricordo moltissimi casi”.

Quest’uomo che ha dell’eccezionale, anche lui ebbe una morte tragica ed impressionante. Mentre il 2/7/1959 falciava il fieno ai bordi di un dirupo, perse l’equilibrio, scivolò a valle e morì.

Questa notizia rattristò tutti sia nella Valle che fuori.

Giono era morto ma il Giono interiore vive ed è sempre presente nel cuore dei suoi cari, dei suoi Amici, dei suoi ammiratori e di tutti coloro che lo conobbero ed apprezzarono le belle doti del suo Spirito.

A Succinto, quando si fa sera e si convogliano le acque del Tarva nella tubazione per far funzionare la Centralina Elettrica, è sempre ancora Lui, coi suoi amici collaboratori, che entrano sommessamente in ogni casa e per le viuzze portando il grande dono della luce e della gioia.

A coloro che godono di questo beneficio, Giono, il Capo Cantiere con voce serena e dolce, dice le belle parole di una volta: “Con la Fede in Dio e nella Sua Provvidenza si ottengono i Miracoli”.

 

Carlo Rolfo

 

 

 

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Figura 6 Il Gelo invernale che domina l’Inverso nulla può contro la favorevole esposizione di Succinto che gode di un clima mite anche in questa stagione.

 

CAPITOLO 2

Dopo aver esaminato lo splendido omaggio riservato a Giono Bartolomeo, con il quale abbiamo potuto percorrere alcuni fatti storici importanti per la borgata di Succinto, è mia intenzione proseguire riportando un estratto del Bollettino Parrocchiale risalente al Giugno 1937 e redatto direttamente da Don Carlo Rolfo.

Infatti la reggenza di Don Rolfo a Succinto ricade in un particolarissimo ed importante contesto storico per la piccola comunità montanara, ovvero nel 150° anniversario della Parrocchia di Succinto.

Scopriamo così la vena poetica del giovane Sacerdote, che per l’occasione compone ben tre poesie che non mancano di descrivere sia la borgata che la sua gente, fornendo anche in questo caso una miriade di informazioni, come per esempio il fatto che il piccolo borgo fosse anche nota località di villeggiatura, sia per coloro i quali volessero semplicemente riposare corpo e spirito, che per chi “ardente sciatore” o “classico alpinista” volesse saggiare le proprie capacità sugli irti colli succintesi.

Il terzo componimento, specifico per l’anniversario, è un manifesto con il quale l’autore descrive la forza, l’orgoglio e le virtù della piccola comunità che da sola, fra mille difficoltà, lavorando duramente, si è resa artefice della sua grandezza, nella magnifica cornice di un Paradiso in terra.

Come dicevamo, per un anniversario così importante, Don Rolfo ha realizzato un bellissimo quanto dettagliato resoconto della sua Borgata.

Iniziamo con una descrizione del territorio, per poi scoprire che già all’epoca era tutt’altro che latente lo spopolamento della montagna, con i residenti che continuavano a ridursi drasticamente; proprio in questo paragrafo si ha la discrepanza in termini di abitanti, di cui al Capitolo 1. Mai come oggi il problema dello spopolamento della montagna è così sentito e il dovere delle Istituzioni è quello di cercare in ogni modo possibile di porvi rimedio, malgrado le sempre maggiori ristrettezze economiche che attanagliano soprattutto gli enti locali presenti sul territorio. Significativo può essere il confronto fra una veduta passata del borgo, immortalata in una vecchia cartolina, ove si distinguono alla perfezione i numerosi terrazzamenti in pietra a secco, realizzati con fatica e pazienza per recuperare pochi metri quadrati di superficie da dedicare alla coltivazione di orti e campi, con un’immagine odierna che vede Succinto circondata da rigogliosi boschi che col tempo si sono inesorabilmente sostituiti alla maggior parte dei prati limitrofi all’abitato. La salvaguardia della montagna, si traduce infatti in presidio del territorio e in difesa dell’ambiente, due fattori di cui la nostra Società non può fare assolutamente a meno: inoltre, viste le potenzialità intrinseche di un territorio che già negli anni ’30 era ambita meta turistica, è doveroso incoraggiare ed agevolare qualsiasi tipo di iniziativa che possa in qualche modo promuovere il luogo in questo senso, rammentando che senza sviluppo non esiste futuro.

 

 

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Figura 7 Succinto in una vecchia cartolina d’epoca, quando ancora il bosco non la circondava.

Don Rolfo prosegue con la descrizione delle origini di Succinto illustrandoci così che il borgo nacque su iniziativa di margari montanari che, stanchi di essere vessati dai Signorotti di Brosso che ne opprimevano l’esistenza con tasse e balzelli di ogni sorta, decisero di insediarsi in una località isolata e facilmente difendibile, mettendo su famiglia e vivendo di pastorizia. L’autore compie in tale contesto una digressione, facendo un salto in avanti nel tempo fino all’epoca napoleonica, ricordando di come molti ragazzi in età di leva, per sfuggire alla coscrizione obbligatoria napoleonica, si rifugiarono proprio in quel di Succinto, beneficiando di un riparo e nascondiglio attraverso quelle che vennero poi chiamate Balme del Coscritto.

Don Rolfo prosegue ripercorrendo la storia della Parrocchia di Succinto, attraverso i vari Rettori che si sono succeduti a partire dal 1730, passando attraverso il periodo di subordinazione alla Parrocchia di Fondo, per poi riacquistare la sua autonomia, fino arrivare ovviamente al 1934, anno di insediamento dello stesso Don Rolfo.

Il giovane Rettore approfondisce a questo punto il vanto e l’orgoglio di tutta Succinto, ovvero la chiesa parrocchiale, descrivendone le opere d’arte che la caratterizzano, realizzate dal Visetti di Montanaro. Non manca la citazione delle due cappelle dipendenti dalla Parrocchia di Succinto, ovvero quella magnifica di Cappia, anch’essa affrescata dal Visetti e quella austera di Pianezza, eretta per un voto fatto dai montanari per liberarsi di un male che infestava il bestiame: apprendiamo che malgrado le rovinose slavine che distrussero molti degli originari fabbricati costituenti l’alpeggio, la piccola cappella dedicata a San Pietro in Vincoli, fu sempre risparmiata.

Come già citato in precedenza, Succinto vantava una vocazione turistica già all’epoca, pertanto nel compendio a cura di Don Rolfo, non poteva mancare un’ampia e bella descrizione degli itinerari e delle escursioni che si potevano effettuare da Succinto e dalla vicina Cappia, a quel tempo come adesso.

Infine, a riprova dell’orgoglio succintese, conosciamo i nomi di personaggi della borgata che si distinsero sia nell’ambito culturale e religioso (maestre e sacerdoti) che nell’ambito militare prestando servizio presso la gloriosa Arma dei Carabinieri.

Anche in questo caso il documento viene riportato nella sua grafia originale e con i dati ivi proposti, pertanto potrebbero risultare delle difformità sia a livello di dati metrici di altitudine, che nei nomi di determinate località che durante il Ventennio furono “italianizzate” (vedi Pont Saint Martin) rispetto all’attualità.

Segue un appunto inerente il Pilone presente alla Cimetta, edificato per voto di un privato, che divenne poi nel 1936 simbolo posto a memoria della Vittoria in Abissinia e della nascita dell’Impero Italiano, costituente il vero e proprio “Santuario di Succinto”. Contestualmente, si riferisce della presenza di minerali nel sottosuolo del piccolo borgo, con dovizia di particolari in merito alle tipologie che è possibile rinvenire in loco.

In ultimo l’ennesimo esempio d’ingegno e di concretezza messo in atto in comune accordo dal Rettore di Succinto e dal Rettore di Fondo, ovvero la creazione di una rudimentale linea telefonica  di collegamento fra la Parrocchia di Succinto e quella di Fondo. L’opera, perfettamente realizzata, funzionò per svariati anni, fino a quando un forte evento meteorologico distrusse il filo che costituiva la linea telefonica.

Don Rolfo coglie l’occasione, in virtù di questo dell’esempio di tenacità montanara, per portare all’attenzione del lettore una riflessione che anche a distanza di quasi ottant’anni risulta essere quanto mai attuale. E’ così bella ed evocativa, che per illustrarla al meglio, non si può far altro che riportarne integralmente il testo, che così recita:  “Questo modesto piccolo tentativo di un antico pioniere umile, sia monito efficace dei bisogni attuali improrogabili di queste montagne per evitare lo spopolamento, per allacciare questi paesi sperduti ed isolati con i centri maggiori della valle, per lo sviluppo dei commerci, per valorizzare le meravigliose bellezze turistiche, per rendere meno dura questa vita in cui pulsa pure tanto amore di Fede e Patria. Strade, telefoni e possibilmente una modesta centralina elettrica valorizzando le risorse e le energie locali. Questo il voto ardente su cui richiamiamo poveramente l’attenzione delle Autorità, Gerarchie ed amici.

Ciò a dimostrazione del fatto che i bisogni di allora sono gli stessi di oggi: la strada è finalmente arrivata e molte innovazioni, come per esempio la teleferica, sono state realizzate nel corso degli anni; tuttavia occorre sempre tenere alta l’attenzione e non adagiarsi sugli allori, perché Succinto – al pari di qualsiasi territorio montano – mai come in questo periodo storico, ha bisogno costante dell’aiuto e della collaborazione degli enti territoriali.

 

 

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Figura 8 Splendido scorcio invernale a Succinto

 

 

Estratto dal Bollettino Parrocchiale del Giugno 1937-XV

 

Carissimi Parrocchiani,

non doveva passare sotto silenzio la fausta data del 150° anno dell’erezione della nostra Parrocchia.

Ricorderemo e festeggeremo questo avvenimento con dei restauri alla Chiesa Parrocchiale.

Già tanti concorsero col loro obolo e ne son certo che altri ancora non mancheranno di dare il loro aiuto per questi urgenti lavori.

I vostri antenati che fecero la nostra Chiesa così bella e grandiosa saranno presso di noi e gioiranno nel veder restaurata la loro opera frutto di stenti, sacrifici eroici e sudore sanguigno.

Ricordando poi i nostri Rettori che spesero tutta la loro vita pel bene delle anime, faccio gli auguri che si intensifichi sempre più la vita parrocchiale e che si sviluppi in tutte le sue branche l’azione cattolica seguendo le direttive del Papa e del nostro amatissimo Vescovo.

Il vostro rettore

  1. Carlo Rolfo

Nostalgia Succintese

Cari monti mie vallate

Il mio cuor che andò vagando

Torna all’aure innamorate

Che fanciullo respirò.

O bell’eco dei miei monti

O fragor dei miei torrenti

O bel gemer delle fonti

Sempre t’amo e t’amerò

Come è bello ai gioghi miei

Splende il sole in sulla cima

No, sì bello tu non sei

Là nel suol dello stranier

Cime bianche dalla neve

Bell’incanto di purezza

Sciolgo a te il canto lieve

Con nel cor la contentezza

Scampanio degli armenti

Verde oscuro dei miei prati

Le tue note son cocenti

Che fa cor gli affaticati

I sublimi panorami

Dalle guglie dentellate

Tempestate di rottami

Son pel cor gioie sognate

Ti ringrazio o mio Signore

Della tua gran bontà

Mi fa sussultare il cuore

L’immensa grandiosità

Fa che degno di te sia

Che ammirando la tua beltà

Arricchisca l’alma mia

Dio amore e santità.


 

Succinto


Ridente, soleggiato

in sul ciglion del monte

Con aria pura e sana

Succinto è rinomato

Il panorama è bello

Si spazia in val di Brosso

Il piano, la padana

E l’Appennino snello

Ardenti sciatori

Classici alpinisti

Villeggianti placidi

Ne son ammiratori

E vengon quindi in frotte

Per poi goder le ferie

E riportarne in frutto

Forze nuove alle rotte

Dal sole sei baciato

O caro paesello

A Dio innalzi il core

Mirando il creato


 

 

 

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Figura 9 Il sole sorge rendendo vivi i caldi colori autunnali nella Borgata


 

 

 

Pel 150° Anno della fondazione della Parrocchia

Suonate campane

Con note festose

A tutti narrate

Le glorie montane

Le rocce alzanti

Le cime nevose

I prati ubertosi

Son tutti osannanti

Gran data è questa

Scolpita nei cuori

Di tre cinquantenni

Ben lieta è la festa

Di vita cristiana

Un secolo e mezzo

Gran grazia di cielo

Che l’alma risana

Succinto montano

Gioisci quest’anno

Ringrazia il Signore

Che mai chiami invano

Ricorda i morti

I tuoi antenati

Che tanto han sudato

E vissero da forti

Con fede e amore

Eressero un tempio

Di linea bello

Lor vanto ed onore

Deh! Prega per loro!

Proponi tu pure

D’andare in cielo

D’unirti al lor coro

Propositi Santi

Preghiera e lavoro

Virtù famigliari

Vi faran giganti

Di vision Celeste,

scopo della vita,

che il Dio d’amore

di lui ci investe.


 

 

 

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Figura 10 Succinto in una cartolina d’epoca: poco più in basso si scorge la rinomata Baita del Cipresso appartenuta a

Nicolino Achille detto “Caplina”

 

 

 

Memorie della Parrocchia di Succinto nel suo 150° anno di vita

8 Maggio 1787 – 8 Maggio 1937

 

L’alpestre borgo di Succinto a 1.200 m. sul mare è esposto, quale nido d’aquila, sul pendio del monte che termina colla Cima del Debat o Vailet (2.900 m.)

Il paesello è chiuso da due torrenti pittoreschi: il Chiusella ad ovest ed il Tarva ad est. Ben soleggiato con clima altamente salubre, offre al Visitatore un panorama invidiabile. Dal piazzaletto della Chiesa si domina gran parte della pianura della Dora Baltea. La maestosità dei monti e l’ubertosità dei prati, fonte di benessere per i montanari, danno una nota profondamente simpatica. L’alpestre borgo è meta di numerose comitive di villeggianti e di escursionisti.

 

POPOLAZIONE

I montanari di Succinto di carattere cortese e cordiale sono i veri tipi della persona ospitale e benigna. Causa lo spopolamento della montagna la popolazione è diminuita in modo spaventoso ed attualmente non conta più che circa un centinaio di anime.

 

ORIGINE

L’origine storica di Succinto va ricercata assai remotamente al tempo dei Signorotti di Brosso. I balzelli gravosi messi ai poveri pastori fecero spuntare l’idea ad un gruppo di margari di fuggire in cerca di libertà. Nessun luogo poteva essere più adatto alla difesa che Succinto, ripido tra due torrenti e molto isolato. Vi si stabilirono e formarono ivi le loro famiglie vivendo del pascolo.

Ricordi napoleonici – I giovani e gli uomini per sfuggire alla leva, ordinata da Napoleone il grande, si rifugiavano tra le rocce presso i più spaventosi burroni, e vi costrussero dei rifugi alla meglio. Di giorno nessuno si moveva e di notte i parenti portavano loro il vitto. Ancora oggi sono visibili queste spelonche chiamate le balme del coscritto.

 

 

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Figura 11 Veduta invernale di Succinto: la leggera coltre nevosa mette in risalto i numerosi terrazzamenti un tempo riservati all’agricoltura e che si sviluppavano fin sulla sommità della Cimetta sul versante con migliore esposizione al sole e protetto dai venti provenienti da Monte Marzo

PARROCCHIA

Fin dal 24 febbraio 1730 il M. R. D. Bernardo Glauda, nativo di Succinto, eresse in Succinto una Cappellania sotto la giurisdizione della Parrocchia di Valchiusella. Il cappellano di Succinto aveva anche l’assistenza di Cappia e Chiara. L’attività di Don Glauda ottenne che si erigesse ivi la Parrocchia, voto e desiderio ardente di tutti.

Fu infatti l’8 Maggio 1787 che Succinto venne eretta Parrocchia (Rog. Ronco cancelliere e Bonini Vic. Gen.). Durò la vita parrocchiale fino al 1804. A reggere la nuova Parrocchia che per vari anni era senza parroco, causa l’insufficienza di congrua c’era il Rev. D. Giacomo Boglino. A lui successe D. Bianco.

Questa situazione precaria venne risolta, unendo nuovamente Succinto colla Parrocchia  di Valchiusella coll’obbligo al Curato di Fondo della residenza alternativa di sei mesi per posto. Curato e rettore di Succinto e Fondo era D. B. Matté.

Nel 1820 il benemerito Matteo Pietro Arnodo fece il supplemento di congrua e la Curia Vescovile con decreto del 17 Luglio 1820 la erige in Parrocchia definitivamente.

Causa la vecchiaia di D. G. B. Mattè, venne eletto il primo rettore D. Domenico Mattè dell’Inverso di Drusacco nipote di G. B. esimio letterato, traduttore della Div. Com. in versi latini.

Lo zelo ardente di questo giovane sacerdote realizzò il sogno dei Parrocchiani di avere una chiesa bella ed artistica.

Dopo un lungo lavoro quanto mai gravoso e costoso il Sacerdote zelante vide l’attuale opera compiuta. Una Chiesa ampia ed elegante di puro stile rinascimento. Compiuti i lavori Mons. Vescovo lo trasferiva a Castellamonte ove anche là eresse l’attuale Chiesa. A lui succedeva il Cappello di San Benigno, e poi fu eletto D. Micheletti di Foglizzo stimato e ben voluto da tutti. Nel 1883 veniva il giovane D. Francesco Minola a reggere la Parrocchia vacante per morte di D. Micheletti. D. Francesco Minola di Sale Castelnuovo, d’ingegno perspicace e caritatevole diede forte incremento alla vita Religiosa.

In questo tempo si ampliò il Camposanto, si acquistò un orologio pel Campanile. La lunga vita del Venerando sacerdote, provato più volte dalla malattia, si chiuse col rimpianto di tutti il 29 Maggio 1931, dopo 49 anni di permanenza a Succinto. A lui successe il R. D. Giacomo Vironda di Colleretto Castelnuovo. Di belle iniziative dovette troncare tutta a causa delle sua morte improvvisa, appena due anni dopo il suo ingresso.

Infatti il Rettore D. Vironda il 16 Ottobre 1934 decedeva nella Parrocchia di Traversella. Il Rettore D. Vironda lasciava tutto il suo mobilio per la Chiesa e D. Minola legava tutto il suo avere alla Parrocchia.

il 28 Dicembre 1934 Mons. Vescovo Filippello mandava come Rettore il M. R. Don Carlo Rolfo di Mazzé (Vivat, crescat, floreat! nota della redazione) .

 

LA CHIESA PARROCCHIALE

La bella Chiesa parrocchiale voluta così maestosa e finemente artistica dal M. R. D. Matté fu iniziata nel 1846 atterrando la vecchia cappella già più volte ampliata. E’ di puro stile rinascimento e magistralmente lavorata. La cupola affrescata dal Pitt. Visetti di Montanaro figurante il Paradiso è di un’arte fine e briosa.

L’icona dell’altare Maggiore è pure un capolavoro di arte pittorica dell’insigne Montanarese, rappresenta l’incoronazione di Maria SS. L’altare maggiore di marmo bianco è stato donato da S. Maestà Vitt. Emanuele II.   Il magnifico tempio di perfetta croce latina racchiude pure altri tesori d’arte. Un bel quadro raffigurante S. Antonio Abate, opera del Maestro Stornone di Ivrea fa da icona ad un altare laterale. L’arte pittorica di questa tela è ammirata da tutti i forestieri e visitatori. La sacrestia è pure ricca di paramentali in damasco e broccati in seta finemente lavorati in oro e argento.         

 

 

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Figura 12 La splendida ed imponente Chiesa Parrocchiale di Succinto dedicata alla Santissima Trinità

 

 

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Figura 13 Veduta interna della Chiesa Parrocchiale di Succinto

 

 

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Figura 14 Magnifica rappresentazione artistica del Pittore Visetti di Montanaro a Succinto

 

 

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Figura 15 Altare Chiesa Parrocchiale di Succinto

 

 

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Figura 16 Veduta interna Chiesa Parrocchiale di Succinto

 

 

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Figura 17 Intensa prospettiva interna alla Chiesa Parrocchiale di Succinto

CAPPELLE

Cappia – La Parrocchia di Succinto ha due cappelle la più bella delle quali è quella della borgata Cappia, eretta quasi simultaneamente alla cappella del Capoluogo. Fu poi più tardi ampliata. La sua forma e struttura è la solita caratteristica delle cappelle montane.

Titolare ne è S. G. Battista. Possiede un artistico  affresco sulla facciata, di autore ignoto. L’icona di una vivacità impagabile, è opera del Visetti di Montanaro. La cappella fu restaurata nel 1936.

Pianezza – La seconda cappella, ora quasi diroccata e spoglia di ornamenti è a Pianezza (1900 metri). Sorse per un voto fatto dai montanari per liberarsi da un terribile male che infestava il bestiame. E’ intitolata a S. Pietro in Vincoli. Numerose valanghe che discendono dalla Cima Vailet distrussero completamente i casolari attigui lasciando sempre illesa la cappella ex voto.

Concorsero nell’erezione della cappella il Rev. D. Pietro Arnodo di Succinto che ivi alloggiava durante il tempo che trascorreva nella patria casa dei Pien.

 

 

 

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Figura 18 La Cappella di Cappia, appartenente alla Parrocchia di Succinto,  dedicata a San Giovanni Battista

 

 

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Figura 19 Veduta interna della Cappella di Cappia anch’essa affrescata dal Pittore Visetti di Montanaro

 

 

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Figura 20 Veduta sulla borgata di Cappia, appartenente alla Parrocchia di Succinto

 

 

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Figura 21 Cappia sormontata dagli omonimi Piani in una giornata di tarda primavera: ciò nonostante una leggera coltre nevosa arriva comunque a lambire i verdi prati delle baite di Cappia di Sopra

 

 

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Figura 22 L’austera Cappella di Pianezza, dedicata a San Pietro in Vincoli ed appartenente alla Parrocchia di Succinto

 

 

 

 

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Figura 23 L’Alpe Pianezza appartenente alla Parrocchia di Succinto: un piccolo borgo a 1936 metri di altezza.

 

 

ESCURSIONI E TRAVERSATE

Dopo aver soggiornato nel bell’albergo “Rifugio Alpino” del Signor Giono Bartolomeo, da Succinto si può comodamente salire agli Alps di Pianezza in due ore (1940 m.) tra clivi facili ed erbosi.

Continuando lo stesso comodo sentiero si giunge alla balma della Valera costruita in prossimità del colle stesso che si apre fra la punta della Valera e la punta Debat. Dalla Cima Debat o Vailet si stacca il contrafforte che scende in val di Aiasse a dividere la comba Brusasco da quella del Rio Fer o della Moia, formando lungo la cresta le due prominenze Mombrignon  (2320 m.) e il Bel Cormoney (2143 m.) Superato il colle si protende lo sguardo su di un immenso macerato che ingombra tutta la parte superiore della comba di Brusasco fin presso l’alpe della Balma.

La vista panoramica che vi si gode è di una maestosità rara ed impagabile. Tutte le giganti catene dei monti eternamente bianchi, dalle alpi marittime alle Novaresi si prospettano maestosamente. La vista spazia sugli Appennini e nelle belle giornate ventilate vi si può scorgere Milano, Torino, Alessandria, Piacenza, ecc.

Percorrendo questo grande macerato si giunge al Rio Brusasco, presso il quale c’è il sentiero mulattiera che pel versante sinistro del vallone delle Brengole mette a Pont Bozet (775 m.)

Di qui per una buona mulattiera si discende a Bard.

Altre interessanti escursioni si possono fare passando a nord della borgata Cappia. Per un buon sentiero vi si giunge agli Alps di Tonfrà (2007 m.) A questo punto la via si fa più ripida fino alle grangie di Salanger 2261 oltre le quali ritorna migliore correndo a mezza costa su rocce che si avvallano a picco sulle sottostanti praterie e si arriva alla sommità del Colle. Il Passo d’Arnord, stretto, fra le due masse del Becco delle Steie o della Cima di Bonzo (1867) da cui tenendosi a destra si giunge per una buona mulattiera agli alpi Borat (1359). Così proseguendo si giunge alla frazione Pramoton e, varcata la Dora, a Ponte San Martino. Facendo la strada di Cappia agli alpi di Tonfrà e proseguendo a nord, nord ovest per un sentierino ripido vi si giunge a colle della Finestra situato alle falde del becco delle Steie, caratteristico: uno spuntone di roccia che domina il colle conosciuto dai cacciatori col nome di “Bassim emboss”. Superato il colle si scende nella comba Rio Fer o della Moia e per un buon sentiero si giunge tra prati e boschi di conifere a Vert, frazione di Donnas.

 

SUCCINTESI CHE SI DISTINSERO

Succinto diede 5 Sacerdoti. D. Bernardo Glauda iniziatore della Parrocchia, i Fratelli D. Nicolino l’uno divenuto Parroco a Vidracco e l’altro Maestro a Rueglio. D. P. Arnodo Maestro a Issiglio e poi morto a Succinto.

Due Succintesi di distinsero nell’arma fedelissima: i due fratelli: Nicolino Giacomo Sottotenente dei carabinieri e Nicolino Giovanni maresciallo: il primo morì a Genova ed il secondo a Moncalvo.

La Maestra Domenica Nicolino che per oltre 30 anni fu esemplare insegnante a Fondo Valchiusella morta poi a Traversella il 1 Gennaio 1931.

 

SUCCINTO E L’IMPERO ITALIANO

Sul colle della Cimetta esiste un pilone ex-voto di Arnodo Antonio. Il 7 Giugno 1936 per ricordare la strabiliante Vittoria Italiana in Abissinia, vittoria creatrice dell’Impero Italiano, con Spirito perfettamente patriottico, i Succintesi vi posero una bella statua di Maria Ausiliatrice in cemento armato. Da allora il piccolo pilone alpestre divenne meta di voti e peregrinazioni.

La Madonnina della Cimetta è il Santuario di Succinto. Già numerose grazie concesse la cara Madonna e non mancherà di prodigarne delle migliori.

 

 

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Figura 24 Esempio lampante di patriottismo anche nello stradario, in onore degli eroici Caduti nell’omonima battaglia del 26.01.1887

 

 

 

RICCHEZZE DEL SOTTOSUOLO

Anticamente, e lo dimostrano ancora i numerevoli scavi, vi erano in azione le miniere di pirite aurea e ferrea. Il quarzo candido in grossi filoni rivela ricchezze minerali di non scarso valore. In più luoghi affiorano pure vene di lucente micca e galena.

 

SUCCINTO ED IL TELEFONO

Nel 1886 reggeva la Parrocchia di Fondo il Rev. D. Tonso uomo eminentemente pratico molto versato nelle scienze fisiche e matematiche. D’accordo col giovane rettore di Succinto D. Francesco Minola pure versatissimo in dette scienze, per alleviare un po’ l’enorme peso della solitudine, si fecero un apparecchio telefonico.

Eravamo agli inizi di questi strumenti divenuti ora alla portata di tutti. Si costruirono le pile, la cabina, le cuffie e tutto l’occorrente: disteso poi il filo si comunicavano le loro impressioni. Tutto riusciva a meraviglia e per più anni fin quando un potente uragano distrusse il filo e da allora mai più si pensò di riattivarlo. Se ne conservano i resti come prezioso cimelio.

Questo modesto piccolo tentativo di un antico pioniere umile, sia monito efficace dei bisogni attuali improrogabili di queste montagne per evitare lo spopolamento, per allacciare questi paesi sperduti ed isolati con i centri maggiori della valle, per lo sviluppo dei commerci, per valorizzare le meravigliose bellezze turistiche, per rendere meno dura questa vita in cui pulsa pure tanto amore di Fede e Patria.

Strade, telefoni e possibilmente una modesta centralina elettrica valorizzando le risorse e le energie locali.

Questo il voto ardente su cui richiamiamo poveramente l’attenzione della Autorità, Gerarchie ed amici.

 

CRONACA PARROCCHIALE – 8 Maggio 1787 – 8 Maggio 1937

Con una funzione solenne si commemorò la fausta data del cento cinquantesimo anno dell’erezione della nostra Parrocchia.

Per tramandare ai posteri questo caro giorno venne inaugurata un’alta candida croce sulla sommità della Cimetta.

Tutti i parrocchiani presero parte alla Comunione generale ed alle altre funzioni. Ricordati i Rettori  defunti e tutti i morti della Parrocchia, s’impartì la benedizione Eucaristica e si fece solennemente la promessa di vivere intensamente la vita Parrocchiale e di bandire dalle labbra e dal cuore il turpiloquio e la bestemmia. Come chiusura si fece la processione di San Giovanni Bosco colla reliquia del Santo portata da M. Rev. D. Bracco prevosto di Fondo di Valchiusella.

La manifestazione antiblasfema, voluta e raccomandata dai Reverendi Superiori Ecclesiastici e dal Governo per epurare il nostro dolce idioma riuscì pure tanto bene. Speriamo che i frutti siano sinceri e duraturi.

NELL’AZIONE CATTOLICA

Il 21 Aprile la nostra cara gioventù maschile sostenne brillantemente gli esami di gara catechistica zonale fatti dal Delegato della Federazione giovanile Diocesana. Si spera di essere nuovamente quotati tra i primi nella graduatoria diocesana.

Con piacere poi apprendiamo dal “Risveglio” che la nostra Sezione Femminile meritò il premio catechistico di primo grado Diocesano. Deo gratias!

Il catechismo è la scienza del galantuominismo e dei Santi. Procurate di viverlo e sarete poi di certo quotati tra i primi nella graduatoria celeste.

 

LA NOSTRA SCUOLA

Nei giorni scorsi la nostra scuola venne riconosciuta ed assunta tra le scuole rurali dell’Impero Balilla. Siamo molto lieti di questo trapasso e formuliamo i più rosei auguri.

  1. Carlo Rolfo Rettore

 

 

CAPITOLO 3

Dopo l’attenta lettura che ci ha portato a conoscere un po’ meglio la Succinto del 1937 percorrendone la storia a partire addirittura dal 1730, proseguiamo con la trascrizione di alcuni appunti battuti a macchina da Don Rolfo risalenti al Luglio 1938 e relativi all’inaugurazione del Parco della Rimembranza alla Cimetta, che abbiamo già incontrato nella lettura dell’omaggio a Giono Bartolomeo. Posso solo immaginare come potesse apparire questo splendido evento, magari fantasticando con vecchie cartoline e foto dell’epoca che ci restituivano un vero è proprio giardino a monte della borgata, alla presenza di oltre duemila persone che erano accorse a celebrare il grande evento a suffragio di chi era caduto in guerra in terra straniera, sia essa la Spagna o l’Africa dell’Impero. Che desolazione vederlo oggi in totale abbandono, soffocato dal bosco che con gli anni ha guadagnato inesorabilmente terreno; questo è forse un esempio lampante di cosa voglia dire lo spopolamento della montagna, poiché l’uomo e la terra sono due organismi complementari e solo con l’equilibrio perfetto fra le due componenti si possono raggiungere risultati straordinari. L’augurio è quello che anche la Cimetta, un giorno, possa ritornare ai fasti di un tempo, per rispetto verso chi in quei luoghi ha vissuto, ha lavorato duramente e ha creduto in qualcosa di migliore, per rispetto della Terra di cui facciamo parte e di noi stessi. Per esprimere al meglio questo concetto, mi è caro riportare alcune parole attribuibili ad un capo pellerossa del 1800, che pur nella loro semplicità riferiscono uno dei pensieri più saggi, belli  e soprattutto veri che mai mi sia capitato di condividere:  “La terra non appartiene all’uomo, bensì è l’uomo ad appartenere alla terra. Tutte le cose sono unite come il sangue unisce una stessa famiglia. Tutto ciò che accade alla terra, accade ai figli della terra. Non è l’uomo che ha tessuto la trama della vita: egli ne è solamente un filo . Tutto ciò che egli fa alla trama, egli lo fa a se stesso”.

Con queste parole di monito, richiamo al dovere ed alle proprie responsabilità ognuno di noi, al fine di preservare ciò che di più caro ci è stato dato.

 

 

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Figura 25 In questo fotogramma ormai sbiadito dal tempo, una bella “combricola” di Succintesi: partendo da dx verso sx riconosciamo Bartolomeo GIONO, Amedeo VICARIO, Achille NICOLINO (Caplina), Riccardo NICOLINO, “Martin dal Cios” , Emiliano ARNODO e Domenico GIONO; al suo fianco, seduto troviamo Ettore NICOLINO e seduto a terra “Gustin FRANCESIA”. Infine, in ginocchio da sx verso dx compaiono Rinaldo GRIFFO e Bernardo GIACCHETTO.

 

 

Appunti di Don Carlo Rolfo – Inaugurazione Parco Rimembranza – 31 Luglio 1938

Questa è la bella data dell’inaugurazione del Parco della Rimembranza alla Cimetta. Tutti i giornali canavesani fecero le loro relazioni ripiene di ammirazione. Ci pare superfluo rifare o ridire una cosa a tutti già nota. Rileviamo soltanto quanto scrive L’”Italia”: il 31 Luglio u.s. a Succinto in Valchiusella si inaugurava alla presenza del Federale di Aosta, del Colonnello del 54° Fanteria, con reparti di truppa, delle Autorità Comunali e delle rappresentanze numerose delle organizzazioni della vallata il nuovo Parco delle Rimembranza per i Caduti dell’ex Comune di Valchiusella e per i Caduti della Valle nell’Impero e nella Spagna.

Al mattino si celebrò al campo presso il Santuarietto della Cimetta in quel di Succinto una solenne Messa di suffragio per gli Eroi dell’Impero e della Spagna generosi figli delle nostre Alpi, baluardo inespugnabile in tutti i tempi.

Finita la funzione religiosa i reparti mitraglieri risposero all’appello per i gloriosi Caduti (con raffica a salve delle loro mitragliatrici) che vivono più che mai nel cuore e nella mente dei forti montanari di Valchiusella.

Quindi prese la parola il Rettore di Succinto che illustrò il valore di tutti i figli di quelle terre che sanno attingere nella Fede l’eroica forza del sacrificio per la grandezza della Patria.

Chiuse il Federale incitando a mantenere viva la fiamma delle patrie tradizioni del valoroso Piemonte. I due oratori, cogli omaggi di 2 giovani del Paese, vivamente applauditi da circa duemila persone, coronarono degnamente la cerimonia che esprimeva il vivo sentimento di tutti.

 

 

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Figura 26 Il Parco della Rimembranza alla Cimetta in una storica cartolina d’epoca

 

 

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Figura 27 Veduta attuale del pilone votivo alla Cimetta

 

 

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Figura 28 L’antica croce in legno che campeggia nell’ormai desolato Parco della Rimembranza

 

 

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Figura 29 Uno dei piloni dedicati ai Caduti nel Parco della Rimembranza

CAPITOLO 4

Nel seguente estratto si ripercorre la gioia scaturita dall’arrivo della luce elettrica a Succinto,  descrivendo minuziosamente i luoghi ed i lavori messi in atto da pochi ma volenterosi operai, non mancando neppure una dettagliata descrizione tecnica della centralina stessa e delle sue componenti, narrando la benedizione in occasione della posa della prima pietra con tanto di pergamena commemorativa sottoscritta dalle massime autorità dell’epoca. Appare così incredibile il cambiamento generato dall’innovazione derivante dall’energia elettrica, tanto da citare con entusiasmo cose che possiamo oggi dare per scontate, ma che nel 1938 erano un balzo diretto nel futuro per gli abitanti della borgata, come per esempio ascoltare la radio, oppure più semplicemente, mettere a riposo gli antichi lumi ad olio e le lampade ad acetilene, sostituiti ormai dalle moderne lampadine! Non manca un accenno alle ingenti spese che la povera comunità ha dovuto sostenere, confidando nel caritatevole aiuto di chi volesse sostenerla.

Conclude questa sezione una bella poesia, nuova testimonianza della vena poetica del giovane Rettore Don Rolfo, dal titolo “Luce”.

Estratto dal Bollettino Parrocchiale dell’Agosto 1938 a cura di Don Carlo Rolfo

SUCCINTO HA LA LUCE ELETTRICA.

Dopo un lungo attendere e dopo minuziose riflessioni si iniziarono finalmente i lavori per l’impianto luce. Era ormai tempo che il nostro meraviglioso borgo godesse questo grande beneficio! I Succintesi che da molto bramano un po’ di benessere salutarono quel giorno fausto con una esplosione indescrivibile di gioia. Le detonazioni delle mine unite ai canti gioviali della gioventù toccarono il diapason dell’allegria più sana e della vera festa popolare. Tutti concordi nell’unanime aspirazione dettero inizio al lavoro il 31, 1, c.a. festa del Santo tanto caro al nostro cuore S. Giov. Bosco. L’operosità tenace dei Succintesi continuò ininterrotta per eseguire il progetto del tecnico Sig. Giacomo Bario. Nessun inconveniente e malanno fu verificato poiché la Madonna della Cimetta vegliava su di noi.

SITO – Il nostro rumoreggiante ed impetuoso torrente Tarva che scorre ad est della Borgata ci servirà d’acqua necessaria per la cascata generatrice. Dopo lungo lavoro d’imbrigliamento presso il Mulinetto vedemmo con gioia scorrer la limpida acqua sul muraglione di sbarramento alto molti metri e sfociarsi nel serbatoio preparato. Il sito è veramente indovinato perché saldamente protetto dalle irruenti aggressioni del torrente. La tubazione in ferro ci porta l’acqua della centralina per azionare il macchinario. Sebbene gli operai fossero pochi di numero non si notò mai un segno anche minimo di sfiducia.

Tutti animati dallo spirito di sacrificio dettero la loro opera generosamente fidando nella Divina Provvidenza. Lavoro e preghiera furono uniti e fecero palpitare tutti i cuori.

CENTRALINA – Ottenute le debite legali autorizzazioni, compiuta la mano d’opera e la palificazione, l’Impresario Sig. Domenico Dal Canto provvide all’installazione del macchinario, acquistato presso la Ditta Sig. Capitani di Biella.

L’interno della gabina assai spaziosa e bella che porta una targa con sovrapposta la croce, lateralmente il fascio littorio con la dicitura veramente opportuna  pro aris et focis (per dio e per le nostre famiglie) con l’anno dell’era fascista, è diventata ripiena del macchinario: ruota pelton, dinamo, quadro e linea di uscita. Il silenzioso macchinario sgorgato da un silente ed ignorato lavoro di poveri montanari anch’essi ignorati dirà a tutti quanto può fare l’uomo se unito e sano di mente e di cuore. Simpatica e commovente fu la benedizione della prima pietra della Centralina. Era il primo di Aprile, primo venerdì del mese. Tutti i Parrocchiani devotamente oranti colla presenza sempre cara del Sig. Prevosto di Fondo Rev. D. Bracco che disse calde ed appropriate parole, assistettero alla posa e benedizione della prima pietra. La pergamena firmata dal Signor Podestà del Comune e dal sig. Ispettore di zona Avv. Perino allora commissario del Fascio e di tutte le autorità e Succintesi è così concepita:

 

“Regnado Vitt. Em. III Re ed Imperatore, Duce del Fascismo Benito Mussolini – Papa Pio XI, Vescovo di Ivrea Mons. Filipello – Podestà del Comune Sig. L. Giono – Rettore di Succinto D. C. Rolfo – il 31 Gennaio 1938-XVI – la borgata Succinto, Com. di Traversella, Prov. Aosta – confidando nella Divina Provvidenza si accinse a quest’opera di pubblica utilità per la luce materiale simbolo della Spirituale. Con tutto entusiasmo e lavoro tenace concorsero nell’erigenda centralina elettrica i sotto firmati.

Pregando la cara Vergine nostra special Patrona ed invocando da Gesù Re e vera luce che illumina tutto il mondo, il suo special aiuto auspicando ai destini della Patria – inaugurando e benedicendo questa primaria lapide i Succintesi ed autorità formulano i migliori voti. (seguono le firme)”

 

 

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Figura 30 Immortalata in questo scatto,  la folla accorsa all’inaugurazione della Centralina elettrica di Succinto: il Rettore Don Carlo ROLFO si accinge ad effettuare la benedizione della tanto agognata opera che, in un istante, ha catapultato Succinto dal “Medioevo” direttamente nel Futuro.

INAUGURAZIONE – Le feste dell’inaugurazione le quali saranno più solenni per la presenza delle autorità avverranno nell’estate in una data da stabilirsi. Poiché Succinto deve essere tanto grato alla Madonna per quella fausta data farà l’illuminazione alla Cimetta dal bel parco della Rimembranza. Ogni cuore pulserà d’amore riconoscente e figliale verso la nostra Madonnina e la lampada calda e luminosa sarà un veritiero simbolo di quanto ci sta nell’intimo dell’anima.

Miei cari, il nostro piccolo grande lavoro elogiato e caldeggiato dalle autorità ed ammirato da tutti ci deve far meditare e formulare un fermo proposito: l’acqua che corre liberamente tra i massi è solamente buona sè ed ispirazione di aride sebben forbite poesie, ma quella che si lascia imbrigliare e corre nel tubo messo con fatica e pazienza, dà energia, luce e calore che allieta l’uomo. Noi pure se amiamo Gesù e corriamo, col suo soave giogo, sul binario di Dio e della Sua Grazia restiamo utili ed i nostri lavori, le nostre angosce, le nostre opere e le nostre croci saranno trasformate in luce e calore di Santità, di Cielo. Fate tutti luce e sarete poi ammessi al cospetto beatifico di colui che è “la vera Luce che illumina tutto il mondo”.

 

LUCE E CIVILTA’ – Per la prima volta Succinto si vede illuminato! Per la prima volta Succinto ode la radio! Per la prima volta i Succintesi vedono le proiezioni della Madonna di Lourdes per ringraziarla della sua materna assistenza ed aiuto. Tutto commuove e suscita i più cordiali commenti.

Come verranno pagate le grandi spese incontrate? Noi siamo poveri, molto poveri e preghiamo la Divina Provvidenza che pensi lei al modo e ci mandi dei benefattori, persone di mente e cuore che comprendano quanto sia  importante in ogni settore quest’opera compiuta. Aiutare i poveri è un’opera cristiana e sociale che ha le benedizioni certe di Dio. Aiutare l’alta montagna, problema urgente ed importante tanto dibattuto in questi ultimi anni è un’opera patriottica di prim’ordine. Aiutare Succinto poi è ancora una carità fiorita perché la sua povertà è nascosta a nessuno non avendo altro reddito che quello scarsissimo della pastorizia.

Iddio voglia suscitare di questi generosi che ci aiutino a coprire quanto abbiamo realizzato. I Soci della cooperativa luce fra consumatori ne saranno riconoscentissimi e scriveranno questi nomi nel loro cuore e nell’albo marmoreo ad eterna memoria.

 

LUCE

E’stanco il vecchio lume,

spenta l’acetilene,

non v’esce più un barlume

dalle lucenti vene.

Come sarà la notte

in questa tetra vita?

Faremo le marmotte

solo a dormir più sita?

Con tanta luce al mondo

staranno allo scuro

sol più Succinto e Fondo?

Opriam signori miei.

Facciamoci una centrale

sfidiam tutti gli Dei

piantando un arsenale.

Petardi alla mano

il Tarva sia deviato

e da quel ferro strano

la  luce abbia fiato.

La ferrea turbina

muova il generatore

e fin sopra la cima

rifulga il riflettore.

La festa di quel giorno

ognun la può poi dire

di viva luce adorno

Succinto fa gioire.

S’abbellirà il Paese

la notte non è più amara

non più l’antico arnese

ma lampadina chiara.

O vecchi paesani

o forte gioventù

sperate nel domani

la luce verrà su.

Ma poveri noi siamo

sprovvisti di danaro

a chi dunque corriamo

che dia non da avaro? 

In alto il nostro cuore!

La c’è la Provvidenza.

Banchiere è il Signore

Se in Lui avrem fidenza.

Amiamo il Dio d’Amore

e Lui da Padre buono

ci aprirà il Suo Cuore

facendoci il bel dono.

Quello che si farà

con tutto il nostro ardore

a tutti insegnerà

che l’opra è del Signore.

 

 

 

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Figura 31 Il sole sorge sulla chiesa Parrocchiale della Santissima Trinità

 

CAPITOLO 5

Carlo ROLFO nacque in quel di Mazzé, per la precisione nella Frazione di Barengo, il 20 agosto 1906. La sua vocazione lo portò a diventare Sacerdote e, sul finire del 1934 venne assegnato quale Rettore della Parrocchia di Succinto, presso la quale restò fino all’estate del 1940. Furono anni intensi per il giovane religioso, colmi di fatiche ma allo stesso tempo ricchi di grandi soddisfazioni, tant’è che quel lustro passato nel piccolo borgo montano rimarrà per sempre scolpito nel cuore di Don ROLFO. Assegnato in seguito ad altra Parrocchia, non dimenticherà mai la Valle e la sua gente, e nel 1969 pubblicherà un libro ripercorrente la sua esperienza valligiana, intitolato “Con Don Giacomo Bracco nella bella Valchiusella”. Verrà a mancare il 3 ottobre 1979 a Piverone, all’età di 73 anni, lasciando un grande vuoto nei Succintesi che con lui condivisero una sincera e fraterna amicizia.

Come abbiamo potuto constatare, Don Carlo Rolfo fu Rettore della Parrocchia di Succinto in un periodo molto particolare: da una parte la ricorrenza del 150° Anniversario di fondazione della Parrocchia, dall’altra i tristi eventi bellici dapprima riguardanti Spagna ed Africa Orientale e poi sfociati nel Secondo Conflitto Mondiale. Don Rolfo si ambientò immediatamente a Succinto, diventando un tutt’uno con la popolazione locale.

L’entusiasmo che lo contraddistinse lo portò a mettere in cantiere mille iniziative, malgrado le enormi difficoltà incontrate sul suo percorso. Tuttavia, questo non darsi mai per vinto, unito all’amicizia che lo legava ai suoi cari Succintesi, lo portò a compiere opere straordinarie che sempre rimarranno nelle memoria di chi l’ha conosciuto, venendo a loro volta tramandate fra le generazioni future.

Anche a ciò serve questo mio breve saggio; trasmettere e divulgare queste note, questi ricordi pieni di affetto, nonché tutte le documentazioni disponibili, affinché chi non ricorda, ricordi – e chi non sa, sappia  – in modo che il valore di queste persone non venga dimenticato, ma riecheggi all’infinito nel tempo.

Ciò che propongo qui di seguito è la trascrizione del commovente ricordo di Don Carlo Rolfo, Parroco e Pastore fra genti di montagna, ad opera dei suoi cari “Amici di Succinto”.

 

Ricordo di DON CARLO ROLFO

PARROCO E PASTORE FRA GENTI DI MONTAGNA

 

Il compianto indimenticabile Don Rolfo fu Rettore in Succinto di Valchiusella dal 29.12.1934 al Luglio 1940, ed amava dichiararsi e sentirsi “come uno di noi”.

Di questo suo lustro di vita montanara Egli ha voluto e saputo lasciarci un dono prezioso …: “Con Don Bracco nella bella Valchiusella”, un volumetto, già purtroppo oggi introvabile, dalle pagine del quale riemergono associati i ricordi di quella che fu la sua opera ed il suo ministero, e di quale fu la scuola di apostolato, preghiera e penitenza che il Santo Don Bracco seppe a Lui offrire quale grande maestro in quei suoi lontani anni giovani.

In preludio ci ha Lui stesso definiti.

La nostra Valle fu per Lui di una bellezza incomparabile, i valligiani gente sobria, lavoratrice, semplice, allegra che sente profondo il senso della riconoscenza, con una raro e commovente trasporto per la fraternità … in paesi lindi, case curate, e baite caratteristiche.

Era poi stato ed era ancora convinto, per collaudata esperienza, che la Valle avesse delle “belle teste, dei grandi lavoratori, degli uomini credenti”.

Quel nuovo Rettore Don Rolfo era salito, come già detto, il 29.12.1934 in quel di Succinto, la più alta e più piccola Parrocchia dell’Alta Valle, che annoverava ancora in quel tempo 45 abitanti, arroccati attorno ad una bellissima Chiesa, in una impeccabile e sempre inalterata nitidezza di case, e sentieri, nella cornice dei sovrastanti alpeggi e delle vicine borgate, “un succinto vero e proprio di bellezza e di pace”.

E vi aveva trovato parrocchiani ligi ad ataviche regole di un solido civismo montanaro, orgogliosi dei loro tetti e delle loro rigorose tradizioni, una materia prima che si profilava di promettente resa per la fatica di apostolato che il novello Sacerdote si apprestava a svolgere, e per il successo di quelle iniziative di ammodernamento e sviluppo alle quali si sentiva portato.

Confortato dall’esempio dell’anziano e santo Don Bracco, parroco della vicina borgata di Fondo, Don Rolfo realizza nella sua minuscola comunità montanara e nel campo dell’apostolato vero e proprio, iniziative che ci appaiono oggi quasi incredibili: Associazione per la Buona Morte – Apostolato della Preghiera – Le lampade viventi (adorazione quotidiana al Santissimo) – Carnevale Santificato – Giornata Universitaria – Azione Cattolica con circolo e bandiera – Festa di Don Bosco – Sacello, devozione e festa annuale con Messa per Maria Ausiliatrice al Colle della Cimetta – Festa e fiaccolata per l’Immacolata – Terzo ordine Francescano.

Nel contempo, seguito dalla ferma volontà dei più vicini collaboratori, operaio egli stesso con gli altri e fra gli altri, senza perdere un solo giorno, passa a stupire la stessa intera Valle con traguardi di civica utilità raggiunti a passo di carico.

Infatti, con soli sette mesi di lavoro, con i soli suoi mezzi e le sole sue braccia, spronata dall’aiuto di pochi amici benefattori, Succinto sa ideare, progettare, costruire e porre in piena efficienza, la sua centralina elettrica sul Tarva, e la luce sfavilla ovunque, congedando i vecchi lumini a petrolio.

Poi, da lui stesso voluta e tenuta, viene la scuola con la refezione scolastica e la Befana, il Teatrino e la Biblioteca Parrocchiale, si provvede ai restauri richiesti dalla Chiesa Parrocchiale  e dalla Cappella di Cappia, si ricorda e si celebra il 150° anno di fondazione della Parrocchia.

E per ultimo quella che fu la più riuscita ed imponente realizzazione dei Succintesi di Don Rolfo: il Parco della Rimembranza alla Cimetta, inaugurato il 31 Luglio 1938, con una manifestazione di tutta eccezionalità che richiamò lassù l’intera Valle, presenti le massime Autorità Provinciali del tempo.

“Mai vista tanta gente quassù …” era il soddisfatto stupito commento di tutta Succinto.

Messa al campo, benedizione del Parco, onori militari ai Caduti resi da un reparto dell’Esercito accampato in Chiara per manovre estive, pranzo solenne all’Albergo Rifugio Alpino, gestito dal compianto Sig. Giono Bartolomeo, coartefice e stretto onnipresente collaboratore del Rettore Don Carlo.

Al gennaio 1940 una lettera di Consuntivo del lustro trascorso fra i cari montanari della sua piccola dirupata Parrocchia: “Abbiamo pianto e gioito, assieme abbiamo lavorato. Abbiamo potuto vedere e toccare tutti con le dita che se si ama Iddio, Egli è con noi e compie ogni cosa per bene nostro”.

Poi a Luglio il sofferto distacco dal Pastore che “ha amato, nutrito, assistito, guidato e difeso le sue pecorelle”.

Don Rolfo commosso saluta:

“Io Vi ricorderò sempre tutti, e ve ne sarei grato se vorrete pregare per il Vostro Ex Rettore”.

“La cara Madonna della Cimetta ci benedica e ci protegga”.

 

Gli Amici di Succinto.

 

 

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Figura 32 Magnifico scatto ormai ingiallito dal tempo che ci riporta negli anni ’30 del secolo scorso, immediatamente dopo l’arrivo di Don Rolfo in quel di Succinto. Di fronte al rinomato Rifugio Alpino del Gran Rok riconosciamo un giovanissimo Don Carlo Rolfo (seduto primo da dx) Giovanni Giono (seduto secondo da dx) e l’intraprendente Bartolomeo Giono (in piedi primo da dx) che con perfetto portamento si accinge ad offrire un buon bicchiere di vino ai suoi ospiti.

 

 

 

 

CAPITOLO 6

Lasciandoci alle spalle la Seconda Guerra Mondiale, facciamo un balzo temporale in avanti, ovvero nel 1960. In quell’anno Succinto raggiunse un’ulteriore tappa: si tratta del nuovo acquedotto  che grazie alla ferrea volontà dei Succintesi, unita al contributo fornito dal Comune di Traversella, ha permesso di realizzare il nuovo acquedotto con “moderna conduttura”.

La gente di Succinto, sia di origine che di adozione, ha così nuovamente dimostrato l’attaccamento al proprio territorio e una dedizione che non ha nulla da invidiare ai loro predecessori, del resto il sangue non è acqua e i Succintesi l’amore per la propria terra ce l’hanno nel DNA!

Percorriamo così questi sentimenti attraverso uno stralcio del Bollettino Parrocchiale risalente al Dicembre 1960, a cura di Don Silvio.

 

 

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Figura 33 Una bella immagine di una Succinto estiva ove si intende appieno cosa si intende per “Verde Valchiusella”

 

Estratto dal Bollettino Parrocchiale del Dicembre 1960

SUCCINTO

Una grande opera è stata ultimata a Succinto: l’acqua potabile con moderna conduttura zampilla alla “Cà d’la” alla Nova.

L’opera è dovuta alla volontà coraggiosa della popolazione di Succinto e al contributo concesso dal Comune di Traversella. Il lavoro è stato lungo ma nessuno si è ritirato: “Era un bene per tutti”, ricorda l’audacia e l’unione dei giovani d’oggi. Han dimostrato di non essere meno della gente passata, anche se sono diminuiti di numero.

La fontana chiacchierina parlerà per tanti anni del loro lavoro, lo dirà a tutti, anche a coloro che ad essa si accosteranno solo per ristorarsi senza pensare alle fatiche di quelli che l’hanno costruita. La fontana canterina unirà nella sua la voce di tutta Succinto, colla gentilezza delle sue persone, e con l’incantevole suo paesaggio, per dire a tutti “Ritorna, rimani, riposa”.

Passeggero assomiglia anche tu a quella fontana.

Auguri di buona feste.

Don Silvio

CAPITOLO 7

Proseguiamo con un altro passo in avanti per la piccola comunità montanara, protagonista di un’escalation di eventi ed innovazioni l’una a ridosso dell’altra. E’ così che nel 1962 nasce il Comitato per l’erezione della Teleferica Succinto. Si tratta di un’opera rivoluzionaria per la borgata, soprattutto in considerazione del fatto che qualsiasi merce doveva obbligatoriamente transitare lungo la ripida mulattiera comunale, o in alternativa lungo sentieri di fortuna. Chiaramente la realizzazione di una tale opera avrebbe consentito un netto miglioramento nella vita degli abitanti della suggestiva frazione traversellese.

Inoltre l’intuizione di realizzare una teleferica ad acqua si rivelò sorprendente, e ancor di più oggigiorno nell’ottica delle tanto citate energie rinnovabili e di basso o nullo impatto ambientale. E così si pensò di creare una teleferica funzionante mediante un contrappeso costituito da semplice quanto abbondante acqua.

Ciò che segue è la trascrizione della comunicazione che il Comitato della Teleferica Succinto inoltrò ai vari potenziali utenti. Da tale mero documento si evincono molte informazioni assai particolareggiate relative a questa nuova impresa, per cui non resta che continuare la lettura!

 

 

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Figura 34 Queste le sole vie di comunicazione di cui disponeva Succinto prima

dell’avvento della teleferica e della carrozzabile poi!

 

 

Estratto Comunicazione del Comitato Teleferica Succinto

Succinto 10/3/962

Comitato per l’erezione della Teleferica Succinto

 

Egregio Signore,

In seguito ad incarico avuto l’11/2/62 dall’Assemblea dei soci radunatasi a Traversella presso la Società si porge alla gentile Sua attenzione il lavoro fino al presente svolto.

1°) Verrà costruita una teleferica della lunghezza di m. 650 con partenza dal Pian Quassolo.

2°) Viste le varie offerte di funi si decise di farne ordinazione alla Ditta Gambari Falch Torino. Le funi del 15 e 12 possono trasportare 5 quintali di merce.

3°) Alla Ditta Girodo di Drusacco venne dato l’incarico della costruzione delle vasche, poiché la teleferica funziona per contrappeso, richiedente minor spesa di manutenzione, per l’acqua e delle bene necessarie.

4°) I lavori per la costruzione vengono eseguiti dal Sign. Francesia Agostino con l’aiuto di locali e l’assistenza del tecnico della Ditta Gambari.

5°) Venne contratta una assicurazione contro gli infortuni per la costruzione con l’I.N.A.I.L.

6°) Prossimamente si inizieranno i lavori e verranno svolte le pratiche per porre la Società con riconoscimento legale presso il Tribunale di Ivrea.

7°) Il cassiere ha aperto un C.C.P. presso l’Ufficio di Traversella. Di esso gliene diamo copia per gli eventuali suoi versamenti.

8°) Vennero prese tutte le misure per dare all’opera una garanzia tecnica e legale e perché possa essere collaudata dall’Ufficio della M.C.T.C. e riconosciuta in sede provinciale. Legge 13/6/1907/1935 Ministero Trasporti 28/6/1955.

9°) Gentile Signore la ringraziamo della fiducia postaci, pensiamo sia soddisfatta di quanto fu fatto. Attendiamo, qualora non lo avesse ancora fatto, il suo pensiero in merito per un appoggio di miglioramento.

10°) Avvertiamo che questo è l’ultimo invito a coloro che, versando L. 25.000, intendessero essere soci. Agli eventuali venienti postumi la cifra di partecipazione verrà stabilita dal Comitato. Si accettano offerte minori senza però acquistare alcun diritto nella società.

 

Distinti saluti.

Il Comitato

 

 

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Figura 35 Pian Quassolo: piazzale di partenza sia della teleferica che della pista consortile di Cappia e Succinto

 

 

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Figura 36 Arrivo della teleferica a Succinto

 

 

 

 

CAPITOLO 8

Passano alcuni anni e finalmente, nel 1966, quanto immaginato, studiato, progettato e messo in opera dal Comitato Teleferica Succinto, diventa una solida realtà. La teleferica è stata compiuta e così, come già avvenne in occasione della realizzazione della Centralina Elettrica, Succinto fu chiamata ad organizzare una splendida celebrazione, con tanto di benedizione dell’opera ed ospiti illustri, oltre ad una moltitudine di persone provenienti da tutta la Valle ed oltre, che per un giorno portarono nuovamente la piccola borgata ad essere la protagonista indiscussa delle cronache locali, festeggiando un così fausto evento.

Una fedele cronaca dell’evento ci viene fornita da Don Silvio, mediante l’estratto del Bollettino Parrocchiale del giugno 1966, che segue questo breve preambolo.

 

Estratto dal Bollettino Parrocchiale del Giugno 1966

SUCCINTO

Giornata storica per Succinto la domenica 29 maggio. Al cuor contento di ogni persona che saliva il colle rispondeva una giornata di tale simpatico sole che anche l’erba nel prato ne gioiva. Riconoscenza: nome grande che vive nell’animo di tutti i  Succintesi.

Riconoscenza per D. Pellerey nel 25° della sua venuta nella Valle, parroco buono, difensore coraggioso nel periodo postbellico, studioso ed attivo.

Riconoscenza all’Avv. Gianni Oberto presidente dell’Amministrazione della Provincia, amante di ogni angolo della Valle, realizzatore di opere, sacrificato per il bene pubblico.

Riconoscenza per l’Amministrazione Comunale di Traversella, che accanto alla opere nel benessere del Centro stima e collabora nel bene della frazione.

Riconoscenza a tante persone, ignote nel nome, ma non nel cuore che amarono e si danno ancora nel bene di Succinto.

Il grazie alla simpatica Banda Musicale sempre prontissima nel salire da Vico su per gli erti colli per ingigantire una giornata di festa; al piccolo (olim) Coro San Giovanni di Vico , che ingentilisce le ore di tripudio, diventato ormai grande Coro alpino nelle sue interpretazioni.

Nella festa hanno parlato di Don Carlo Rolfo, attuale Parroco di Piverone, che ricorda il 25° della sua lontananza da Succinto. Ai suoi tempi Succinto realizzò la turbina per la luce elettrica. Nel piazzale parlarono il Sindaco di Traversella Gallo Martino, con parole che toccarono il cuore e si stanziarono perenni nella memoria; il Sindaco di Alice, a nome del Consiglio di Valle, grande conoscitore di problemi della Valle, amico di Succinto e di Don Pellerey. Parlò l’Assessore alla viabilità (salito a piedi) geom. Botta, come al solito vivace in parole ed in opere. L’Avv. Grand’Ufficiale Gianni Oberto aveva, nel parlare, gran cuore ed aperta intelligenza e negli occhi calde lacrime di soddisfazione. Ritornò agli anni verdi della giovinezza, agli anni tristi della guerra, al periodo di operosità, alle opere grandi come le stesse montagne.

Messaggi augurali erano giunti da Roma da parte del Sen. Forma, dell’on. Donat Cattin, del cav. Egidio sindaco di Vico, telegrammi da Torino, prof. Grosso, Avv. Dagasso e da Ivrea.

Venne benedetta la teleferica. Da tanti anni non si ricorda tanta gente a Succinto. Abbiamo notato la presenza di Don Primo Ceresa ex rettore di Succinto, del geom. Fornelli, di soci venuti dal piano, dai monti e dalle valli. Volti noti o no, ma colla stessa gioia di ritrovarsi felici lassù. Persone, che nel discendere, sentivano ancora la nostalgia di ritornare per rimanervi e riposarsi.

Don Silvio

 

 

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Figura 37 Straordinaria visuale su Succinto in totale assenza di vegetazione, raffigurata in un’antica cartolina postale.

 

 

CAPITOLO 9

Esaminiamo ora un manoscritto nel quale vengono tracciate le storie della nuova Chiesa Parrocchiale, del Campanile, del Cimitero, della casa Parrocchiale antica e di quella nuova. Si tratta di un documento non datato, anche se viste le sue caratteristiche e i termini utilizzati, potrebbe essere tranquillamente riconducibile fra la fine dell’800 all’inizio del 900; naturalmente anche in questo caso si tratta di un testo di provenienza religiosa. Alcune parole risultavano illeggibili e di conseguenza sono state sostituite con tale dizione entro parentesi; ad ogni modo il senso compiuto della frase è comunque comprensibile.

Oltre una precisa cronistoria fatta di date certe, l’autore del documento si sofferma su una miriade di dettagli, sia di tipo metrico che monetario, indugiando su nomi e cognomi delle persone direttamente interessate dalla realizzazione delle opere descritte, senza trascurare precisi riferimenti ad atti notarili (“istrumenti”) permute e rifatte. A tal proposito, nella mia veste di geometra, sento la necessità di avvertire chi si avventurerà nella lettura del seguente documento, che incontrerà unità di misura tipiche dell’allora Regno e comunque consolidate nella cultura piemontese. E così parlando di “tavola” occorre intendere un’unità di misura di superficie pari a mq 38, mentre nella descrizione delle campane con il termine “rubbo”  ha da intendersi un’unità di peso pari a circa 9,22 kg; con il “trabucco” si intende invece una misura di lunghezza che si attesta in metri 3,086.

Apprendiamo in questo modo che l’odierna Chiesa Parrocchiale vide luce nel 1846, con la demolizione di quella antica ed il contributo di privati che fornirono ulteriore superficie atta alla costruzione. E che dire del possente campanile corredato di tre campane, che ci fanno tornare indietro nel tempo nel 1769 e forse anche più…  Analogo discorso vale per il cimitero antico risalente al 1787 ed ampliato nel 1846. Infine l’antica casa parrocchiale che per via delle condizioni di manutenzione ormai precarie, non rendeva più conveniente la ristrutturazione portando così al trasferimento nella nuova casa Parrocchiale.

Nuova Chiesa Parrocchiale

Alla nuova Chiesa Parrocchiale si diede principio nel 1846 lì 27 di Maggio. Per averne l’area e gran parte dei materiali si atterrò la Chiesa antica, la casa di Domenica vedova e degli eredi del fu M. Martino Giono, a cui venne data in cambio l’antica casa parrocchiale mediante la rifatta di lire 150 a favore del parroco, una stalla ed un fienile di M. Domenico Arnodo Monetta, a cui venne dato in cambio un altro fienile e stalla prima del Sig. Rettore D. Domenico Mattè ed il casolare posto avanti la nuova casa parrocchiale come pure un fienile lasciato dalla Signora Mana Margherita nata Vercellino e vedova del fu Sig. avvocato Giuseppe Chialiva legato alla parrocchia  con testamento del 30 di Maggio 1834 rog. Bellino i quali erano in pessimo stato, e incapaci di ristorazione. Venne (illeggibile)  e portata via una tavola incirca di giardino proprio del Sig. D. Giovanni Battista Mattè per istrumento di acquisto fatto dal Giacomo del fu Domenico Arnodo Cava 1846. Nell’anno 1846 venne interamente distrutta per far luogo alla nuova, di cui si parlerà in seguito.

 

 

 

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Figura 38 Suggestivo scorcio dal sagrato della Chiesa Parrocchiale di Succinto

 

 

 

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Figura 39 La targa posta sulla Chiesa Parrocchiale che individua la limitrofa piazza.

Il Campanile

Il campanile fu costrutto nel 1779 e fatto rialzare nel 1826. Vi sono tre campane la prima di venti rubbi incirca stata comprata nel 1831 dal negozio Chiodi in lire 799,4. La seconda di rubbi 15.22 stata comprata nel 1825 dal medesimo negozio in lire 595,10 . La terza di rubbi 6.6 comprata nel 1769 in lire 164.10 dal negozio Balma. Si presume peraltro che la presente non sia la più antica ma un’altra stata cambiata in sua vece circa l’anno 1792.

 

 

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Figura 40 Il campanile di Succinto

Il Cimitero antico e nuovo

Il cimitero antico venne eretto nel 1787 in seguito a Decreto emanato dal Superiore Ecclesiastico lì 8 maggio 1787 più volte citato, essendo troppo angusto, malamente costrutto e rimosso nel 1846 si venne all’edificazione di un nuovo. A questo oggetto Giacomo Arnodo del fu Giacometto regalò una mezza tavola incirca di terreno posta a mezzogiorno del medesimo e si prese una tavola di orto propria della Parrocchia, ch’è quella stessa, che venne legata per la Cappellania dal Sig. D. Bernardo Glauda prevosto di Valchiusella con testamento delli 24 febbraio 1730 rogito Traggia per il rimanente si ritenne il sito del cimitero antico se non ché  si ritirò il muro posto a mezza notte un trabucco incirca dalla strada verso il fondo. Il trasporto delle ceneri si fece contemporaneamente alla costruzione. Le spese si fecero colle oblazioni spontanee della popolazione e del parroco. Venne benedetto dal Sacerdote Giovanni Battista Matté V. Curato subdelegato dal sig. D. Bernardino Bongera arciprete di Vico e vi furono a tal fine autorizzati da Monsignor Vescovo d’Ivrea Luigi Moreno con lettera delli 7 di settembre 1845, previa novena pel fedeli, defunti e presentò il popolo a tal fine radunato in giorni di domenica corrente 28 Settembre del medesimo anno.

 

 

 

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Figura 41 Il minuscolo ed ordinato Camposanto di Succinto

 

 

 

L’antica casa parrocchiale

L’antica casa parrocchiale era quella che venne assegnata al Cappellano dal Sig. D. Bernardo Glauda col più volte citato testamento del 24 febbraio 1730 consistente in una cantina e due camere superiori. Nel tempo che vi era il Sig. D. Giacomo Boglino economo della parrocchia vi si aggiunse contiguamente una stalla, ed un’altra camera. Nell’anno 1846 questa casa essendo (illeggibile) riparazioni da farvisi alla parrocchia più di aggravio che di vantaggio colla permissione del Superiore ecclesiastico venne cambiata con quella di  Domenica vedova del fu Martino Giono e degli eredi di questo distrutta per aver  l’area della nuova Chiesa, mediante però la rifatta di lire 150 a favore del parroco per parte di essi e l’obbligo per parte dell’Amministrazione di Chiesa di mantenergli la cera pelle Messe di sette che cantate e Benedizioni del SS° Sacramento nei giorni feriali che prima era a carico del medesimo.

 

 

 

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Figura 42 Altra veduta d’epoca di Succinto: da notare, nella cartolina, l’imponente Chiesa ed il Camposanto arroccato su un ripido pendio.

 

 

La nuova casa parrocchiale

La nuova casa parrocchiale anticamente non era che un casolare consistente in quattro muri, ed alcune grotte stato fatto costrurre probabilmente dal Sig. D. Bernardo Glauda fu Prevosto di Valchiusella e proprio in seguito del fu Bernardino Glauda fratello di esso poiché è tradizione che questi sia stato ucciso  in un angolo di tal casolare mentre cenava con un colpo di schioppo scaricatogli dal tetto del casolare posto innanzi. Questo dopo la morte del Bernardino Glaudo fu quasi interamente abbandonato, fintanto che il Sig. avvocato Giuseppe Chialiva di Traversella non so per quali ragioni se ne appropriò. Non essendo l’antica casa parrocchiale  sufficiente per il parroco nell’anno 1820 in seguito a decreto emanato  dalla Curia Vescovile il Giorgio fu Giorgio Nicolino, Antonio Nicolino , Giacomo Arnodo, Martino Debattiste e Glaudo Domenico in qualità di amministratori e procuratori della parrocchia con atto di sottomissione delli 9 Luglio  si obbligarono a provvedere il parroco di altra abitazione. A tale oggetto si diedero a ristorare il suddetto casolare che già a tal fine avevano acquistato dal nominato Sig. avvocato  Giuseppe Chialiva. Ma non avendo fondi sufficienti si ebbe da essi (illeggibile) alla Curia Vescovile cioè al Vicario Generale Caviglione per ottenere di impiegare in tale ristorazione lire 450 .

 

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Figura 43 Esempio di toponomastica originaria

 

CAPITOLO 10

Dopo questo viaggio nella Storia ci catapultiamo nel presente approdando nel 2013, anno nel quale Succinto  raggiunge un altro trionfale traguardo, ovvero il collegamento viario attraverso la realizzazione di un’ardita pista consortile.

Tale opera, malgrado le mille difficoltà burocratiche ed economiche che non hanno però scoraggiato l’animo dei Succintesi, ha iniziato così a prendere forma mediante le abili maestranze del luogo. Il tracciato si sviluppa per circa 1200 metri a partire dall’ultimo tornante della pista consortile che conduce alla vicina borgata di Cappia. Incastonata nella viva roccia nel primo tratto, assume un andamento più dolce fino ad intersecare il Torrente Tarva, per poi risalire a monte fino al raggiungimento dell’estremità orientale del piccolo borgo.

Anche questo lieto evento è stato splendidamente celebrato in occasione dell’inaugurazione avvenuta il 27 ottobre 2013, con la generosa partecipazione della gente comune e delle autorità locali.

Una targa ripercorre tutte le conquiste di Succinto, che abbiamo imparato a conoscere leggendo questo breve decalogo. Poco discosto dall’arrivo della pista consortile incontriamo invece un altro simbolo di devozione e di condivisione di alcuni Succintesi, ovvero il piazzale dedicato al compianto Achille Nicolino, chiamato Caplina, altra figura indimenticabile del piccolo borgo montanaro, nel quale quest’uomo ha sempre creduto e per il quale ha costantemente contribuito al suo sviluppo. Anche adesso che non c’è più, lo ricordiamo continuamente, e chiunque abbia da passare di fronte alla targa commemorativa presso il Piazzale Caplina, opera dei suoi degni eredi, oppure di fronte alla sua inconfondibile e meravigliosa Baita del Cipresso, non potrà fare a meno di pensare a quest’uomo e al sogno che portava nel cuore e che finalmente si è realizzato.

Oggi, a distanza di nemmeno tre anni, si può constatare come la realizzazione della “Strada” abbia rivitalizzato l’intero borgo che – se da un lato è sempre stato energico ed attivo – dall’altro stava attraversando un periodo di torpore dettato proprio dalle difficoltà che possono scaturire da un’accessibilità limitata. Questa semplice considerazione porta l’attenzione su un altro fondamentale elemento necessario alla sopravvivenza della montagna, ovvero le vie di comunicazione che – realizzate con cura e rispetto del territorio – consentono di mantenerlo vivo e dinamico.  Le strade sono il progresso e costituiscono la porta per il futuro di queste aree; del resto Traversella può vantarne svariati esempi sul suo stesso territorio comunale, come le borgate di Cappia e Tallorno che mantengono inalterato quel presidio montano di cui abbiamo tanto bisogno.

 

 

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Figura 44 Targa commemorativa per la celebrazione dell’arrivo della strada carrabile a Succinto

 

 

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Figura 45 Targa Piazzale “Caplina” dedicata a Achille Nicolino

 

 

 

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Figura 46 Un sogno che si avvera: Succinto vista dalla partenza della pista carrozzabile

 

 

 

CONCLUSIONI

 

Eccoci arrivati alla fine di questo breve viaggio, che ci ha permesso di ripercorrere alcuni dei fatti salienti che hanno riguardato la bella Succinto, conoscendo personaggi strepitosi che ne hanno condiviso l’esistenza nel bene e nel male, sempre a testa alta e con la tenacità tipica della gente di montagna, perseguendo degli obbiettivi e portandoli sempre a compimento malgrado tutto.

Se dovessi sintetizzare in una sola parola Succinto mi piacerebbe senza dubbio identificare il borgo con il termine “resilienza”, ovvero la capacità di un sistema di adattarsi al cambiamento. Ancor di più si addice questa definizione se applicata alle persone di Succinto, individuando la loro predisposizione a far fronte in modo positivo agli eventi traumatici, riorganizzandosi in maniera concreta di fronte alle difficoltà, reagendo –  anziché soccombere – alle problematiche e traendo la loro stessa forza dalle sfide che si accingono ad affrontare. Sicuramente è proprio questa la descrizione più adatta ad uomini come Bartolomeo Giono o Don Carlo Rolfo, giusto per citare due personaggi simbolo di questo incantevole borgo, che abbiamo imparato a conoscere nel corso della lettura.

A questo punto il mio augurio, che però è anche una certezza, è che Succinto e i suoi abitanti, non smettano mai di stupirci, così come fecero i loro predecessori prima di loro, dimostrando ancora una volta l’operosità e l’intraprendenza che li ha portati ad essere sempre all’avanguardia ed all’altezza in ogni situazione, nonché vanto ed orgoglio per l’intera Comunità Traversellese.

Chissà che cosa ferve, in questo preciso momento, nelle vivaci menti dei Succintesi…. Non resta che stare a vedere e lasciarsi sorprendere ancora una volta!

Traversella (TO), lì 14 Maggio 2016

Gianmarco QUACCHIO

 

 

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Figura 47  1° Maggio 2009: i verdi prati primaverili a Succinto contrastano con l’abbondante coltre nevosa eredità dell’inverno 2008/2009

 

 

 

* Tutte le immagini ivi riportate, comprese le cartoline d’epoca e i testi introduttivi e di analisi di ogni documento sono di Gianmarco QUACCHIO, fatta eccezione per quelle fornite da terzi per gentile concessione, così come specificatamente indicate nel presente documento.  Si ringraziano infinitamente Marco PISTONO e Don Guido GRIFFO, per aver fornito tutti i documenti storici ivi riportati , compresi gli estratti dai bollettini parrocchiali dell’epoca, per i quali è stata proposta la fedele trascrizione integrale. Un caro ringraziamento a Giovanni Giacchetto per le foto di Don Carlo ROLFO e di Bartolomeo GIONO che vengono pubblicate per sua gentile concessione e cara riconoscenza a Felicino Nicolino per l’assistenza prestata e per le splendide fotografie d’epoca fornite. Si ringrazia Renato BATTISTINO per la preziosa collaborazione. Un cordiale ringraziamento alla signora BARO Maria Grazia, Ufficiale Stato Civile del Comune di Mazzé, per i dati di nascita di Don Carlo ROLFO.

RESPONSABILE DEL SITO

Luigi Bovio

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