STORIE E AVVENIMENTI

PAGINA DEDICATA A STORIE E RACCONTI, DEI NOSTRI LETTORI.

Marialisa Vola Gera – La mia nonna

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Bonacina Elisa, nata nel 1883, visse la sua gioventù a Cuorgnè dove i suoi si erano trasferiti per ragioni di lavoro da Vaprio d’Adda.
Poco più che ventenne si innamora di un ragazzo che però non ricambia il suo amore e ne sposa un’altra.
Per la delusione subita decide di partire per il Sud Africa dove c’è suo fratello che lavora nelle miniere del Transvaal.
Qui giunta, per non essere di peso a suo fratello e sua cognata, cerca un’occupazione. La trova in una sartoria. All’inizio confeziona vestitini per le bambole. Poi impara il mestiere ma con tanta fatica, perché le ragazze inglesi che lavorano con lei, sono gelose e la intralciano in tutti i modi. La chiamano “monkey face” = faccia da scimmia dal culo pelato.
Fra i minatori c’è Antonio Chiuni, emigrato da Brosso, si presentano, e la terza volta che si vedono lui le chiede di sposarlo (si danno ancora del voi). Lei accetta, forse anche per togliersi dalla difficile situazione nella quale si trova.
Il matrimonio si celebra a Johannesburg il 3 aprile del 1908. Il pranzo di nozze è preparato da soli uomini. Su un lungo tavolo imbandito con molto buon gusto, fra le altre pietanze, fanno bella mostra quattro maialini arrostiti, con in bocca un ramoscello di fresco rosmarino.
Vanno ad abitare in una villetta con finestre sul mare circondata da palme di cocco. Hanno una persona di servizio del luogo.
Nel 1909 nasce il primo figlio, Italo.
Quando decidono di tornare in Italia la nonna è nuovamente incinta di sei mesi. Affronta il lungo viaggio, in nave, fasciata stretta per nascondere la gravidanza, per evitare di non essere imbarcata
Partorisce mia madre, Fede, nel 1910 a Cuorgnè, con il piccolo Italo di appena un anno attaccato al collo. Il bimbo abituato a vedere facce scure e ora circondato da visi pallidi, non vuole stare con nessun altro.
Quando arrivano a Brosso, la banda musicale li va a ricevere in Piazza Sclopis, per far festa a un paesano che ritorna dall’Africa dove ha fatto fortuna. Erano orgogliosi, al giorno d’oggi sarebbero invidiosi.
Nel 1913 è nato il terzo figlio, Corrado.
Mia nonna Elisa ha continuato a fare la sarta e a ricamare. Ha vissuto sino al 1956 nella grande casa in via Roma, allora chiamata “il palazzo”, dove mio nonno Antonio, nella camera dell’ultimo piano, sulla parete dietro al letto aveva fatto dipingere: una villetta con tante finestre sul mare, palme da cocco, banani e cammelli. Per ricordare.

Antonio Chiuni nato nel 1876 è morto nel 1933 a soli 57 anni.


Piero Ballauri 27 dicembre 2014 – Mio nonno Piero Gontier

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Valchiusella 1944. Il 23 agosto del 1944 mio nonno materno, Piero Gontier partiva da Vico Canavese suo paese natale per recarsi ad Aosta dove prestava servizio presso l’allora provincia come vigile sanitario. Arrivato ad Ivrea scopriva di non poter continuare in quanto sia la ferrovia che la strada erano interrotte all’altezza di Pont Saint Martin a causa del bombardamento che aveva distrutto il paese, decideva quindi di tornare indietro approfittando del pulman dell’Olivetti che risaliva in Valchiusella. Arrivati ad un certo punto la corriera fu fermata da un gruppo di partigiani che stufi di andare a piedi fecero scendere gli operai dell’Olivetti e gli altri viaggiatori per poter prender posto sui sedili. Gli operai e mio nonno scesero sicuramente non contenti della prospettiva di restare a piedi. Si misero a discutere coi partigiani, mio nonno sicuramente a malincuore, visto il carattere, tenne un profilo basso in quanto non era conveniente farsi riconoscere come funzionario dello stato e perlopiù armato, l’unica cosa che gli importava era poter rientrare a casa dove aveva lasciato la moglie e la figlia (mia madre) che aveva compiuto un anno da pochi giorni. Alla fine si giunse ad un accordo: i partigiani sui sedili e i “civili” sul tetto e così la corriera ripartì. Arrivati all’altezza di Novareglia, poco distante da Vico, al partigiano che viaggiava seduto sotto mio nonno (che viaggiava sul tetto) e che teneva il fucile tra le gambe, imprudentemente col colpo in canna, partì una fucilata che attraversò la capote del pulman, il calcagno destro di mio nonno e gli frantumò il femore sinistro. Da li cominciò il calvario di mio nonno che morì nel 1954. Tutto questo non sarebbe successo senza la strada interrotta dal bombardamento di Pont Saint Martin che lo costrinse a tornare indietro.


Juan Carlos Leo

Gentilissimi Signori  Andrea Tiloca Mauro Gillio e Luigi Bovio

Prima di tutto voglio farvi i complimenti  per il vostro magnifico sito web www.valchiusella.org

Io mi chiamo Juan Carlos Leo, 38ene, cittadino peruviano di ceppo vicolese, nato in Arequipa, Perù. Facendo una ricerca genealogica familiare da più di 20 anni fa, il 3 di settembre scorso avevo trovato l’atto di morte del mio trisnonno chiamato Domenico Timoteo Leo figlio di Domenico Leo e Maria Leo, morto nella città di Huaraz, Ancash Perù il 14 febbraio 1893. In questo importantissimo documento dice che lui era nato in Vico Canavese, Regno d’Italia. Con questa informazione, sono riuscito a contattare alla Parrocchia di Vico Canavese dove loro hanno trovato nei suoi archivi parrocchiali l’atto di Battessimo del mio Trisnonno Domenico Timoteo Leo, battezzato il 22 gennaio 1837.

Secondo la Lista di Leva del mio avo trovata nel Archivio di Stato di Torino, dice che lui faceva il minatore; infatti anche ho trovato in documenti peruviani che lui svolgeva questo mestiere. Lui era emigrato in Perù intorno l’anno 1870 svolgendo attività minerarie (oro, argento). Poi nel 1872 lui si e trasferito al Deserto di Atacama (prima Bolivia, oggi Cile) per svolgere anche attività minerarie, in questa zona; lui risiede nel paesino di Chiu Chiu, dove conosce ed sposa il 15 gennaio 1873 alla mia Trisnonna Manuela Abaroa Carrazana, donna boliviana di ceppo vasco spagnolo. Dopo loro si trasferiscono in Perù, risiedendo definitivamente nella città di Huaraz, dove hanno avuto 7 figli: Carlos Remigio Leo, Hortencia Manuela Leo, Maria Luisa Leo, Domingo Leo (mio Bisnonno), Juan Bautista Leo, Lorenzo Justiniano Leo y Justina Elvira Leo. Mio Nonno e mio padre nati a Huaraz, sempre mi raccontavano che noi avevamo origine italiana, ma solo sapevano che il nostro avo italiano era Piemontese. Mio padre mi raccontava che suo nonno (figlio di italiano) parlava italiano, ma dopo (sfortunatamente) le seguente generazione non l’hanno più parlato. Io da piccolo sempre desideravo sapere da dove era originario mio antenato piemontese. Appena ho avuto la maggioranza di eta, sono partito al paese del mio padre per iniziare questa importante ricerca. Ho dovuto visitare parenti, chiese, il comune di Huaraz, l’Archivio Regionale di Huaraz, la Curia Vescovile di Huaraz; ma sempre trovavo poche risposte ed molti ostacoli, nonostante sempre andavo avanti.

Poi cercando su internet ho trovato il suo eccellentissimo sito web dove ho potuto sapere tutto sulla Valchiusella, Vico Canavese e anche li altri belli posti della Valchiusella. Mi sento orgoglioso di sapere che nelle mie vene scorre sangue vicolese, e non vedo l’ora di partire e conoscere la Valchiusella, zona abitata anticamente per i nostri antenati i Salassi (Celti). Ho avuto il dovere morale di imparare la lingua di i miei antenati e vorrei imparare il dialetto della Valchiusella.

Oggi in Perù saremo intorno 300 i discendenti di Domenico Timoteo Leo chi sanno già da dove vengono le nostre radice.

Mi piacerebbe che Lei possa pubblicare nel suo sito web in STORIE E AVVENIMENTI la mia testimonianza.

Allego fotografia di mio antenato vicolese e anche altre due fotografie con i discendenti (tra loro mio Bisnonno, nonno e padre).

Emigrazione dalla Valchiusella 1

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Partida de Defunción de Domingo Timoteo Leo

Saluti Cordiali

Juan Carlos Leo

Perù


Giugno 2016. JUAN CARLOS: RITORNO NELLA TERRA DEGLI AVI – VICO CANAVESE 

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foto ( Giacomo Grosso)

A fine giugno Juan Carlos Leo ha realizzato il sogno che inseguiva da anni: visitare la terra dei suoi avi, quella terra dalla quale proviene il suo cognome.

Juan Carlos Leo ha sentito parlare fin da piccolo della patria che diede i natali al suo bisnonno Domenico Timoteo Leo. Si trattava di un piccolo villaggio del Piemonte.

La curiosità di Juan Carlos si è fatta sempre più pressante e all’età di diciotto anni ha iniziato a svolgere ricerche approfondite che lo hanno portato, poco alla volta, a scoprire di più sulle sue origini.

Il passo decisivo è avvenuto dopo aver preso visione e contatti col nostro sito e grazie alle informazioni che ha trovato su di esso e alle ricerche fatte dal parroco, ha potuto scoprire che il villaggio piemontese del suo bisavolo era Vico Canavese.

A Vico il cognome Leo era tra i più diffusi e più antichi. Esiste tuttora la Ca at Lee (casa dei Leo) e vi abitano ancora diversi discendenti di questo casato.

Ho visto l’emozione di Juan Carlos, oggi trentanovenne, quando è sceso dall’auto in piazza a Vico e per la prima volta ha posato i piedi sul suolo avito. Ho notato la contentezza e l’emozione di scoprire a poco a poco il paesello dove era nato e cresciuto il progenitore Domenico Timoteo, seguire i sentieri che lui stesso avrà sicuramente percorso più volte, visitare la chiesa dove venne battezzato, vedere la casa in cui, con ogni probabilità, nacque.

La sera dell’incontro in municipio col sindaco e con i discendenti dei Leo, Juan Carlos ha fatto una prolusione molto bella e non priva di commozione sulla sua storia.

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foto (Giacomo Grosso)

Oggi i Leo in Perù, paese dove Domenico Timoteo emigrò a fine ottocento, sono circa cinquecento; un numero di gran lunga superiore a tutti gli abitanti del paese di Vico.

Così vive ancora oggi questo piccolo borgo montano, ridotto numericamente nel numero di abitanti, ma in continuo fermento, perché finché ci sarà chi cerca le proprie origini nulla morrà e il paesello che sorge ai piedi della Torretta delle Cime sarà davvero un “vicus”, ossia un villaggio aperto: aperto al mondo.


Andrea Tiloca

RESPONSABILE DEL SITO

Luigi Bovio

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Andrea Tiloca, Mauro Gillio, Enrico Bovio
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